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INSODDISFAZIONE

Qualcosa di meglio
Pensieri al femminile

QUALCOSA DI MEGLIO

Se non fossimo insoddisfatti di ciò che abbiamo, non cercheremmo mai qualcosa di meglio.
Certo non parlo dell’essere insoddisfatti del vestito o della macchina o financhè della nostra casa.
Parlo di quel filo di inquietudine che, anche nei momenti più sereni, tende lo sgambetto al nostro animo.
Quella cosa lì, che definiremmo odiosa se dipendesse da noi, è una vera e propria benedizione.
L’insoddisfazione DIVINA!
E’ così che la nostra parte spirituale ci tocca, cercando di avere la nostra attenzione.
E se il Cielo vuole la tua attenzione, l’avrà.
A costo di scomodare immaginazione, intuizione, desideri fisici o mentali, sincronicità apparentemente impossibili, conversazioni che sembrano “casuali”, sogni ad occhi chiusi (o aperti😍), rêveries d’ogni sorta e accuratissimi presentimenti, fin nei dettagli.
Potrebbe toccarti anche un regalo magnifico.
Che ti fa riflettere su quanto è preziosa la tua vita e chi ti sta vicino.
O lontano.
Certo se per anni ignoriamo questi solleciti, ed ogni giorno, come sporco all’angolo degli occhi al risveglio da una lunga notte, li rimuoviamo con l’acqua di rose, bè, prima o poi inizieranno a lesionare la nostra vita, come il granello di sabbia che nell’ostrica produce la perla.
Come sotto una gragnuola di sassi le note di un pianoforte che suona Bach offrono un segno di speranza, così quel filo di inquieta insoddisfazione sta per condurti altrove.
Dove?
Non ne ho la benchè minima idea e, davvero, non ha nessuna importanza.
E’ un altro pezzetto di me, della mia parte più vera.
Sepolto sotto strati di macerie, rimosse a mani nude, sotto il sole cocente del deserto.
La fragilità che si percepisce in quel frangente da l’idea che da un momento all’altro potremmo andare in pezzi.
Se ti guardi allo specchio ti chiedi: chi è quella?
Improvvisamente non sopporti le tende dello studio.
Ma non si abbinano con nulla.
Tagli le ughie corte, perchè hai già rotto 10 paia di calze sta settimana.
Per un istante l’idea di cambiare perfino il colore dei capelli.
Come se qualcosa potesse esimerti dall’angoscia di andare più a fondo.
Di vedere se quel frammento si infila da qualche parte.
E scoppi a piangere ad una parola detta al momento giusto, dalla persona giusta, mentre intravedi un angolo di oasi nel deserto.
Sali in macchina e ti ritrovi a destinazione senza sapere come.
Pregusti un lungo bagno fra essenze profumate, e se possibile vorresti passarci il resto della vita a mollo con la Rosa di Damasco.
Vorresti una flebo di Olive, con qualche goccia di Aspen e se fosse possibile una siringa di Cognac francese in vena.
Bene, rilassati e goditela.
E’ la fase che precede la magnificenza.
E’ una cosa strana, continui a ripetere.
Sei tu la cosa strana, dice il poeta sufi Rumi, tanto caro al prof. Raffele Morelli.
Hai dentro di te l’energia del sole, ma continui a bloccarla nella base della spina dorsale.
Sei uno strano tipo d’oro, che vuole rimanere fuso nella fornace per non dover diventare una moneta.
Tutto cambia.
Solo il desiderio è duraturo.

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