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GRASSI

Anche due uova al giorno levano il medico di torno
Approfondimenti scientifici

Anche due uova al giorno levano il medico di torno

E’ molto difficile parlare di nutrizione, perché son oramai tutti esperti.

A questo si sono aggiunte vere e proprie ideologie alimentari che aggravano la confusione già presente in molte persone che non conoscono la materia e sovente si affidano ai media per capirci qualcosa.

L’essere umano  è onnivoro.

Da qui si parte e qui si arriva, inevitabilmente.

Altrimenti ci si ammala.

Essere onnivori significa aver acquisito una capacità di adattamento enorme che si traduce in un vantaggio esclusivo sul piano evolutivo.

Scelte drastiche  e settarie portano a conseguenza drammatiche sul piano della salute fisica e mentale, in men che non si dica.

E’ solo questione di tempo.

Tutti i nutrienti hanno effetti sul nostro organismo.

Ma proprio tutti.

In particolare hanno un effetto sui geni e sulla formazione di proteine cellulari e quindi sul metabolismo.

Esistono numerosissimi studi sull’alimentazione e spesso servono solamente come campo di battaglia per chi vuol prendersi la briga, anche quando di mestiere fa ben altro, di dire agli altri cosa è bene mangiare e cosa non si deve;  dato che è molto difficile estrapolarne relazioni causa effetto spesso queste teorie sono utilizzate a tornaconto di teorie personali poco credibili.

Purtroppo osservare cosa accade al nostro organismo quando seguiamo un certo tipo di alimentazione non è semplice, perché per alcuni tipi di alimentazione gli effetti profondi si vedono solamente a danno compiuto, mentre prima si percepiscono dei gran benefici.

Sostenere che l’essere umano è fatto per assumere solo alimenti vegetali o certe categorie di questi vegetali, ad esempio la frutta, è molto nobile e si può anche credere che contribuisca a salvare il mondo, migliorando la propria salute, ma è poco realistico sul piano biologico.

In realtà l’agricoltura è stato l’intervento più devastante che l’uomo abbia fatto sul pianeta perché è capace di distruggere interi ecosistemi.

Iniziando un’alimentazione fatta di soli vegetali, ci si sente molto bene, anche per diversi anni, perché si depura l’organismo, si sciolgono le scorie antiche, a volte scompaiono problemi di salute causati dall’assunzione di cibi oltremodo dannosi (insaccati o latticini o cereali raffinati), si perde peso e ci si sente davvero imbattibili.

Infatti anche nel metodo Kousmine si inizia con un digiuno per settare un nuovo stile di vita corretto. Molte situazioni dolorose scompaiono in pochi giorni (certo non si usano più gli organi digestivi e gli emuntori eliminano tutte le tossine).

Poi, dopo un tempo variabile a seconda del grado di intossicazione iniziale, si inizia a perdere gradualmente muscolo, sostituendolo con il grasso. Si pesa uguale magari, ma i vestiti stringono. Ci  si sente stanchi o depressi o ansiosi (situazioni molto difficili quando si mangia correttamente, soprattutto il pool lipidico corretto evita ansia e depressione), non si assumono più quantità sufficienti di proteine, si associano male i cibi e appaiono, all’improvviso o gradualmente, i danni e i limiti della tribù alimentare che si è scelta.

A quel punto può esser molto difficile riparare ciò che a volte si è già trasformato in una malattia anche grave.

Credo che il massimo rispetto per la natura si debba manifestare accettando le sue regole:  in natura dalla morte nasce la vita, dal chicco in poi, e noi umani, per nutrirci, ci piaccia o meno, siamo costretti a far parte di questo meccanismo pre esistente la nostra comparsa sul pianeta.

C’è un legame stretto fra il mondo vegetale, erbivori e predatori, al quale l’uomo si può solamente in parte sottrarre, ma del quale non può cambiare la struttura di fondo. Nemmeno volendo.

Farsi una certa idea idilliaca della natura non significa affatto poter mutare le proprie esigenze biologiche.

Una dieta totalmente priva di proteine animali e senza una quantità adeguata di grassi di una certa specifica tipologia non fornisce al corpo tutti i nutrienti sufficienti e necessari per riparare i danni, ricostruire i tessuti e rigenerare le normali componenti organiche, che si accumulano per anni, a volte decenni, per poi sfociare in processi metabolici alterati e malattie gravi.

Mangiare molte verdure fa benissimo, ma non è l’equivalente di una dieta sana, se non si introduce niente altro. Idem e ancor di più vale per la frutta, che introduce troppi zuccheri al quale il nostro organismo non riesce a far fronte.

Alimentazioni esclusive a base di questi cibi portano dritte alla rovina.

Abbiamo anche altri estremismi come la dieta paleolitica.

Eliminare cereali e legumi, mangiando solo proteine, magari dando la prevalenza alla carne, porta a insufficiente capacità di ripristinare il glicogeno muscolare.

I muscoli non crescono e si auto cannibalizzano per produrre energia, cosa che accade quando il muscolo non riceve il nutrimento corretto. Sino ad arrivare a danneggiare gli organi interni. Eppure nel primo periodo si sta così bene: si dimagrisce e ci si sente dei leoni.

Le nostre esigenze odierne sono molto diverse da  quelle di un cavernicolo, ecco perché non abbiamo bisogno né di un eccesso di zuccheri, né di un eccesso proteico, ma di un giusto equilibrio, capace di far funzionare al meglio i nostri organi, nel lungo periodo che la vita ci concede di esser ospiti di questo meraviglioso pianeta.

Se poi confondiamo gli aspetti nutrizionali con quelli etici, teorie economiche con ideologie e si ignorano i dati scientifici, bè possiamo iniziare a sceglierci i fiori per il funerale, perché ci stiamo scavando la fossa, letteralmente, con i denti.

Ciascuna di queste tribù, per non dire sette, come tutti gli estremismi si chiude al dialogo e all’apprendimento.

In realtà le regole di un’alimentazione sana con fondamento scientifico sono poche e molto chiare. Chiarissime. Il resto è aria fritta e i risultati, nel tempo, sono verificabili, fatto salvo pochissime eccezioni.

La sostenibilità di un certo tipo di agricoltura o allevamento e lo sfruttamento delle risorse planetarie richiedono interventi ben oltre le galline felici o le piantine sul balcone. Ad esempio utilizzare pseudo cereali noti da tempo a vegetariani e vegani per l’alto contenuto proteico, può causare problemi alle popolazioni che se ne sono sempre cibate: se prendiamo ad esempio la quinoa, oggi diffusa ovunque, ha raggiunto un prezzo inaccessibile per gli autoctoni. E’ francamente ridicolo che proprio chi si dovrebbe mostrare sensibile ai problemi legati al cibo, a livello etico e planetario, sia la causa dei problemi causati ad altri esseri  umani. Secondo il Guardian non sanno più cosa mangiare.

Trovo assurdo che certe categorie di persone, per come si alimentano, si sentano superiori e pensino di poter imporre per questo la propria teoria, la quale porterà all’unico risultato di farsi del gran male in prima persona.

Nella mia esperienza professionale di esperta del metodo Kousmine gli errori trasversali più diffusi che posso sottolineare sono i seguenti.

Insufficiente apporto di vegetali

Verdure, frutta, bacche, legumi sono la base della nostra alimentazione. E’ sbagliato non assumerne in grandi quantità e/o sostituirli con alimenti come prodotti da forno, dolci, bibite e derivati del latte.

Gli alimenti vegetali apportano molte vitamine, antiossidanti e una quantità varia e abbondante di fitochimici, ossia molecole che letteralmente ci guariscono. Senza verdure, frutta e legumi si impoverisce molto la flora batterica, fondamentale per la salute del tratto intestinale ma anche dell’intero organismo: la gran parte del sistema immunitario si trova infatti nell’intestino. I vegetali sono anche un ottimo sistema per tamponare l’acidosi tissutale che tende a derivare dal consumo di cereali e proteine animali.  Verdura e frutta di stagione dovrebbero essere la principale fonte di carboidrati della dieta, in particolare la verdura dovrebbe superare il mezzo kg al dì, fra cruda (prevalente) e cotta (contorno).  Ovviamente è meglio scegliere le versioni biologiche per ridurre al minimo le sostanze chimiche usate nelle coltivazioni e aumentare i nutrienti, come anche evidenziato in un bellissimo libro, da un  oncologo francese.

Il biologico fa la differenza, eccome se la fa.

Eccessivo apporto di zuccheri e cereali raffinati.

Prima che l’uomo diventasse un agricoltore allevatore, cioè 10.000 anni fa circa, la sua alimentazione era basata sulla caccia, pesca e sul raccolto di poche bacche vegetali e radici commestibili che la natura offriva. Non esistevano frutteti da cui attingere frutta a volontà, né campi di grano da saccheggiare o farine da trasformare in pane, pasta, focacce e torte.

Si è così iniziato a consumare cereali in quantità, grazie al progresso agricolo e derivati del latte. Oggi giorno questi alimenti hanno modificato la nostra alimentazione a tal punto da evidenziare come gli scheletri dei nostri antenati agricoltori appaiano deboli e malati rispetto ai cacciatori; in Egitto si rilevano anche le carie dentali e cancro.

La sommatoria di cereali raffinati e zuccheri porta a un continuo innalzamento della glicemia, che costringe il pancreas a un super lavoro e una produzione eccessiva di insulina, con squilibri grandissimi a carico di tutto l’organismo, come già esposto in altri pezzi.

Sì, anche certe proteine innalzano l’insulina: infatti il punto è trovare un equilibrio.

Molti vegetali crudi che precedono il pasto, vegetali cotti che lo accompagnano, consentono di mangiare dosi moderate di cereali integrali e proteine, sia animali che vegetali, senza problemi e con molti benefici.

Apporto sbilanciato di proteine

Sulle proteine oggi se ne sentono di tutti i colori.

Limitiamoci ad asserire che siamo fatti praticamente di proteine e che un apporto inadeguato di questi nutrienti porta dritti al camposanto, passando per un’atroce via crucis.

Non tutte le proteine sono uguali. Insaccati o salumi non vanno bene; sgombro al vapore o merluzzo lesso, con insalata di stagione, va decisamente molto meglio. Tutti i prodotti animali lavorati vanno  eliminati e le proteine animali che si assumono devono essere di alta qualità, possibilmente da allevamenti biologici. La carne rossa va cotta il meno possibile e non bisogna superare i 400 grammi la settimana.

Le proteine del pesce son sane e si devono aumentare: dare la preferenza a pesci di piccola taglia non allevati, ma pescati.

Le proteine dei legumi sono utili, ma sono molto ricche di amido.  Consumarli in un pasto al giorno è una quantità considerata salubre, che il metodo Kousmine consiglia.

Le uova sono un cibo perfetto per l’uomo. Questo è il motivo per cui l’uovo, opportunamente utilizzato, non crea mai difficoltà a nessun organo vitale, tanto che si può impiegare anche in presenza di patologie renali, epatiche anche gravi come steatosi e cirrosi, ipercolesterolemie e iper trigliceridemie et…….tumori! Si dimentica che l’uovo è una cellula gigante, nella quale l’albume corrisponde al citoplasma. In patologie caratterizzate da una crescita tumultuosa e incontrollata di cellule, potrebbe sembrare che l’uovo sia controproducente. In realtà la biologia e la fisiopatologia del cancro dimostrano, senza eccezioni, che la cellula è caratterizzata da una falsa vitalità. La duplicazione e l’aumento numerico non sono orientati nella direzione di una struttura organica funzionante, inserita armonicamente in un contesto generale, ma sono disordinati quanto più il tumore è maligno. Se non arrestata nella sua crescita la cellula tumorale sembra avere come unica direzione solo la morte: della massa tumorale stessa (per necrosi o degenerazione) o dell’organismo intero. Anche l’uovo è una cellula, ma il suo messaggio è armonico, programmato dalla natura per il sostegno e la continuità della vita, in direzione opposta al finalismo suicida del cancro. Il suo stimolo vitale agirà in senso positivo sulle residue energie dell’organismo malato, aiutandolo a fronteggiare la terribile malattia da cui è affetto. Per sfruttare al massimo questa capacità “informativa” è preferibile mangiare uova genuine e possibilmente fecondate, in modo da avere un messaggio preciso per lo sviluppo di cellule differenziate, ordinate e controllate nella loro velocità di crescita: il contrario di quanto avviene nel cancro. Oltre a ciò l’uovo è utile nelle patologie oncologiche per il suo potere nutrizionale quantativo: ricchezza di micro e macro nutrienti, indispensabili in pazienti il cui organismo è stressato dalla lotta alla malattia e spesso dai gravi effetti collaterali delle terrificanti terapie allopatiche per il cancro.
Il contenuto dell’albume è insostituibile nei casi di diminuzione dell’albumina plasmatica (sintomo di cancro), il ferro migliora l’emoglobina ridotta da farmaci chemioterapici, la colesterina riporta a valori normali il colesterolo che si riduce nei malati e da cui dipende la maggior parte degli ormoni, le sostanze implicate nella difesa immunitaria e tutti i processi riparativi della integrità cellulare compromessa. Infine l’uovo non mette in difficoltà i processi emuntoriali, soprattutto fegato e reni (in genere compromessi da malattia o da cure).  Alla coque, in camicia e al piatto è l’ideale. Chi asserisce che le uova sono veleno è anni luce dalla realtà scientifica e gridando al lupo quando non serve si fanno solo passi indietro. La d.ssa Kousmine prescriveva, nelle anemie, 2 tuorli crudi d’uovo mescolati al cibo che in 6 settimane portano il ferro da 46 mcg a 140 mcg.

Nessun farmaco riesce a fare altrimenti, senza effetti collaterali.

Apporto sbilanciato di acidi grassi

A lungo i grassi sono stati considerati i responsabili delle malattie cardiocircolatorie e il suggerimento tipico dato ai malati era di ridurre i grassi, cosa che spesso portava la persona a cercare nutrimento negli zuccheri. I grassi pericolosi son quelli inventati dall’uomo, cioè gli idrogenati, per anni aggiunti agli alimenti.

I grassi dell’olio d’oliva, dell’avocado e gli omega 3 non sono affatto dannosi, hanno molte proprietà benefiche e sono necessari all’organismo.  Perfino i grassi saturi non danno nessun problema nell’ambito di un’alimentazione corretta, ma solo se abbinati ai famigerati zuccheri. In pratica una fetta di pane integrale con burro e salmone è sana, pane bianco con burro (o senza) e marmellata, al contrario, è molto meno salubre.

Troppe sostanze chimiche

Ogni alimento comporta purtroppo il rischio di assunzione di sostanze indesiderate e dannose. Enormi quantità di sostanze sono usate sia nella produzione che nella conservazione degli alimenti, oltre a quelli disperse nei corsi di acqua e nell’aria.

Ogni alimento rischia di essere fortemente inquinato. Scegliamo BIO ogni volta che possiamo. Vegetali coltivati e animali allevati secondo questi criteri offrono maggiori garanzie rispetto all’agricoltura e all’allevamento convenzionali.

Se assumiamo grandi quantità di nutrienti benefici riusciremo meglio a gestire il carico tossico.

Consumo ridotto di spezie

Le spezie sono sparite dalle nostre tavole, anche perché son sempre di meno le persone che cucinano. Ci si limita a consumare pasti fuori casa e a improvvisare i pasti in casa. Le spezie sono portentosi regolatori delle funzioni cellulari capaci di ridurre l’infiammazione, di stabilizzare la glicemia, di proteggere le cellule dai danni ossidativi e di ridurre il rischio tumori e altre malattie. Arricchiamo di nuovo i nostri piatti con esse!

Concludendo: consigliamo un piatto unico composto da una grande quantità di verdure crude, per ben oltre la metà, un 25% di cereali integrali in chicco, o altri carboidrati sani come le patate dolci, un 25% di proteine sane, come il pesce. Oppure i legumi. Condimento: olio extra vergine di oliva di ottima qualità e sale integrale (indispensabile! Non è vero che il sale non serve, serve davvero molto, ma della giusta qualità).

Riduciamo l’apporto di glutine: il glutine ha un elevato potenziale infiammatorio anche in soggetti non celiaci. E’ meglio far ruotare i cereali gluten free e limitare il glutine. Riso, mais, miglio, quinoa, sorgo, teff, grano saraceno, amaranto sono di gran lunga preferibili al frumento e ai suoi derivati antichi.

Utilizziamo integratori alimentari mirati: è molto complesso se non addirittura impossibile adottare una nutrizione adeguata alle nostre esigenze senza far uso di integrazione ad hoc, consigliata da un esperto.

SALVIAMO IL NOSTRO CERVELLO!
Antiage e bellezza

SALVIAMO IL NOSTRO CERVELLO!

In qualunque modo voi crediate che siamo stati creati, siamo stati progettati per essere intelligenti tutta la vita, che a giudicare dai più recenti studi sul cervello, è ben più lunga di quella a cui ci siamo ridotti.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, sebbene i progressi scientifici e in tutti i campi dell’umano agire e sentire, in primis nel campo della medicina, lo abbiamo letto sui giornali non più di un mese fa, l’aspettativa di vita si è ridotta.

Catherine Kousmine lo diceva nel secolo scorso e non era certo sensitiva: le bastava constatare come il nostro stile di vita ci conducesse alla deriva, per non dire all’autodistruzione.

Quello che pare evidente è che il nostro cervello dovrebbe funzionare bene fino all’ultimo respiro, mentre la maggioranza di noi invece, probabilmente, assisterà a un declino cognitivo, come i dati sulle patologie neurodegenerative stanno testimoniando in modo drammatico ed esponenziale.

In realtà questo accade perché non viviamo una vita adeguata al nostro genoma! In nessun senso.

Ma c’è anche una buona, buonissime notizia:  vi farà piacere sapere che possiamo intensificare l’azione dei nostri geni sani, disattivando al contempo i geni che danno luogo a eventi dannosi come l’infiammazione e la produzione di radicali liberi, due grandi nemici della nostra salute, non solo cerebrale.

Molto di ciò che riguarda il corpo umano non è affatto immutabile. Le ricerche degli ultimi anni ci dimostrano proprio il contrario.  Rigenerazione è la parola chiave, per poter sopravvivere su questo pianeta. Questo è valido sia nel campo psicologico che fisico.

Autorinnovamento! Lo sapete che certe cellule ematiche vivono poche ore?

Che le cellule recettoriali gustative vengono sostituite ogni 10 giorni?

La pelle si rifà ogni 28 giorni e le cellule muscolari ogni 15 anni circa, per un completo rinnovamento.

Si è scoperto perfino che, il muscolo cardiaco, un organo a lungo ritenuto immutabile dalla nascita, sperimenta un ricambio cellulare. A 25 anni viene sostituito circa l’1% delle cellule del cuore ogni anno.

Anche il nostro cervello è in grado di rinnovarsi, è ciò che definiamo neurogenesi e si verifica negli esseri umani per tutta la vita.  Saperlo significa poter solo immaginare quali siano le implicazioni su tutti i disturbi cerebrali, incluse le malattie cerebrali progressive.

Le vittime di ictus possono parlare di nuovo, le persone senza una parte di cervello possono riprogrammarlo affinchè apprenda ciò che non fa la porzione mancante, zone offese da ictus ischemici o emorragici vicariano ad altre zone le loro capacità, proviamo solo ad immaginare quanto meravigliosa sia la possibilità per noi che speriamo “semplicemente” di conservare le nostre facoltà mentali.

Come possiamo favorire la neurogenesi?

Anche questo processo, come è logico, è controllato dal DNA. Un gene sul cromosoma 11 codifica la produzione di una proteina chiamata “fattore neutrotrofico derivato dal cervello” o BDNF (Brain derived Neurotrophic Factor).

Il BDNF ha un ruolo nella neurogenesi, ma protegge anche i neuroni esistenti e la formazione delle sinapsi (il collegamento fra un neurone e l’altro): processi vitali per il pensiero, l’apprendimento e tutti i livelli più alti della funzione cerebrale.

Nei malati di Alzheimer il BDNF ha un calo. Ma anche in caso di altri disturbi come epilessia, anoressia nervosa, depressione, schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo.

I fattori che inducono il DNA a produrre BDNF sono per lo più sotto il nostro controllo.

Vediamone alcuni.

Una dieta che riduca del 30% le calorie aumenta il BDNF in modo netto, con incredibili miglioramenti della memoria e altre funzioni cerebrali. La restrizione calorica è stata una terapia efficace per le crisi epilettiche.  Oggi sappiamo perché: offre una profonda neuro protezione, aumenta la crescita di nuove cellule cerebrali e consente alle reti neuronali di espandere la loro sfera di influenza (NEUROPLASTICITA’).

Ad un consumo inferiore di calorie corrisponde un miglioramento della funzione mitocondriale, del controllo dell’espressione genica e un decremento dell’incidenza di Alzheimer e Parkinson.

Quando non stiamo consumando quei carboidrati che non sono esistiti nelle nostre diete per il 99,9% della storia umana (farine, zucchero, cereali a go go), lo stato normale del metabolismo umano è una lieve chetosi particolarmente salutare che fornisce chetoni al cervello, senza intossicare l’organismo. Questo è molto utile nel Parkinson, Alzheimer, SLA, autismo ed epilessia.

In soli 28 giorni uno studio ha dimostrato che, dopo aver seguito una dieta chetogenica i pazienti malati di Parkinson registrarono un miglioramento enorme dei sintomi, paragonabile all’effetto di un trattamento medicinale o di interventi chirurgici al cervello. L’olio di cocco, dal quale ricaviamo MCT (trigliceridi a catena media), comporta un notevole miglioramento nella funzione cognitiva dei pazienti colpiti da Alzheimer, perché è una importante fonte di una molecola precursore del prezioso beta-idrossibutirrato, che rappresenta un approccio utile al trattamento dell’Alzheimer.

Inoltre provoca una riduzione dell’amiloide nel cervello, un aumento del glutatione nell’ippocampo e una crescita dei mitocondri.  Può contribuire a trattare condizioni patologiche neurodegenerative e a prevenirle. E’ un super carburante per il cervello e riduce l’infiammazione.

Potete usarne un cucchiaino al giorno. E’ termostabile, per cui si può usare per cuocere.

I chetoni sono prodotti dal fegato, ma anche dagli astrociti, speciali cellule cerebrali.

Il movimento fisico incrementa il BDNF e migliora tutte le funzioni cerebrali.

La curcumina, assunta con dosi quotidiane di curcuma aggiunta al cibo, aumenta il BDNF.

Anche il DHA lo aumenta in modo importante.

Due terzi del cervello sono rappresentati da grassi e un quarto è DHA. E’ fondamentale per le sinapsi e un funzionamento efficiente del cervello. Regola inoltre l’infiammazione, ma non è tutto qui!

Il DHA  combatte anche  l’infiammazione di una mucosa intestinale sensibile al glutine, pone freno al danno di una dieta ad alto contenuto di carboidrati aiutando a prevenire disfunzioni cerebrali conseguenti a un’alimentazione che ne è troppo ricca.

In uno studio su 815 individui tra i 65 e i 94 anni, chi consumava la più alta  quantità di DHA aveva una riduzione del 60% del rischio di Alzheimer. Questo livello di protezione è altissimo. Al giorno d’oggi molti bambini non ricevono quantità sufficienti di DHA ed è anche per questo che assistiamo a tanti casi di disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività.

Semplicemente integrandolo, spesso i disturbi scompaiono.

Come aumentarlo? Il corpo ne produce solo piccole quantità a partire dall’ALA (ACIDO ALFA LINOLENICO), come da semi di lino e chia. Però non possiamo affidarci alla limitata produzione del nostro organismo, il consiglio è di integrarlo in maniera adeguata alle nostre necessità.

L’intero sistema nervoso centrale possiede recettori per la vitamina D ed essa partecipa alla regolazione degli enzimi del cervello, nel liquido cerebrospinale, a loro volta coinvolti nella produzione di neurotrasmettitori e nella stimolazione della crescita dei nervi. Con adeguate dosi di vitamina D, il declino cognitivo si riduce del 25%,  il rischio di sviluppare Alzheimer del 77%; un aumento di 5ng/mL dei livelli di vitamina D nel sangue è correlato a una riduzione del 16% di ricadute della SM. (Sclerosi Multipla).

Depressione e stanchezza cronica si riducono. Serve anche alle ghiandole surrenali per regolare un enzima per la produzione di dopamina, epinefrina e norepinefrina, importanti ormoni cerebrali che influiscono sull’umore, sul controllo dello stress e sull’energia.

Infine, un cenno al glutine, di cui tanto oggi si parla e ci sarebbe da scriverne pagine e pagine.

Il glutine ha un ruolo impressionante e documentato da risonanze magnetiche, nell’infiammazione cerebrale, ancor prima che in quella intestinale, ma mentre i sintomi gastrici o intestinali fanno pensare immediatamente alla necessità di eliminarlo, quelli legati al cervello praticamente mai.

Bè, vi diranno, è facile sapere se si è celiaci.

Ma questo è l’ultimo dei nostri problemi.

Esiste un’enorme differenza fra la celiachia e la sensibilità al glutine. La celiachia è una reazione allergica che fa danni in particolare, ma non solo, nell’intestino tenue.

In realtà il glutine è in grado di coinvolgere qualsiasi organo del corpo, anche risparmiando l’intestino tenue.

E’ un discorso complesso e molto tecnico. Vi basti sapere che le citochine infiammatorie possono attaccare il cervello ed esercitare un forte effetto antagonista su di esso, danneggiandone il tessuto e lasciandolo vulnerabile a disfunzioni e malattie, soprattutto se questa situazione si protrae.  La ricerca ha mostrato che alcune persone a cui è stata diagnosticata per errore la SLA o il morbo di Lou Gehrig, hanno semplicemente sensibilità al glutine e eliminandolo si fanno scomparire i sintomi.  In soggetti sensibili al glutine si possono avere problemi di varia natura con le funzioni cerebrali in assenza di qualsiasi problema gastrointestinale. Tenendo presente che il 99% delle persone il cui sistema immunitario reagisce negativamente al glutine non è neppure consapevole, direi che fa riflettere.

Paradossalmente il nostro stato di salute è peggiorato da quando abbiamo adottato un approccio scientifico alla nutrizione passando da abitudini legate a cultura e tradizione a decisioni consapevoli su cosa mangiare e bere, calcolandolo sulla base di teorie nutrizionali miopi, che tengono in scarsa considerazione il modo in cui gli esseri umani sono giunti dai millenni fino ad oggi.

Crediamo veramente che la nostra salute stia a cuore ai produttori di cereali per colazione o biscotti?

I carboidrati occupano la maggior parte dello spazio nelle corsie degli alimentari del supermercato, al costo minore di cibi proteici.

Vi invito a riflettere su un aspetto interessante, se amiamo tanto il cibo grasso c’è una motivazione profonda: è il grande amore del nostro cervello. Il grasso è stato molto demonizzato, ma con diete a basso contenuto di grassi, assistiamo alla più grande epidemia di obesità nella storia umana.

Qualcosa non quadra!

Ci sono determinati tipi di grasso che fanno molto male e sono correlati a problemi di salute: i grassi trans sono tossici.

Eppure al nostro corpo  fanno un gran bene i grassi buoni, mentre grandi quantità di carboidrati non giovano, anche quando sono senza glutine, integrali o ad alto contenuto di fibra.

E’ interessante notare che l’esigenza di carboidrati nella dieta umana  consente di sopravvivere anche quando sono minimi, invece, purtroppo, senza grassi, non possiamo affatto andare avanti.

Per farla molto breve, il grasso è stato sempre un pilastro della nostra nutrizione.

Il cervello è formato al 70% di grasso e il grasso  svolge un ruolo cruciale nel regolare il sistema immunitario. I grassi buoni come gli omega 3 e i grassi monoinsaturi (avocado, olive e frutta a guscio) riducono l’infiammazione di tutto il corpo! I cervelli malati presentano una grave carenza di grassi e di colesterolo. Un  buon livello di colesterolo è associato in età elevata a una crescente longevità.

Insomma che il cervello ha bisogno di zucchero è un mito da sfatare, perché il cervello adora i grassi: li considera un super combustibile e in ogni sorta di malattia neurodegenerativa una dieta con adeguato contributo di grassi è la base per la salute.

In effetti le statine sono fra i farmaci che aumentano il rischio di Alzheimer.

Concludo qui, ma ci sono spunti di riflessione interessanti, che certo, si dissociano da molte teorie in voga e molto di moda oggigiorno.   Però mi piacerebbe ricordarvi che il cervello inondato di zucchero, nella storia evolutiva, non l’abbiamo mai avuto. Gli unici zuccheri disponibili fino a qualche secolo prima di Cristo  erano frutta acida e per pochi mesi all’anno, legata alle zone e alle stagioni,  e miele…

In Europa lo zucchero si è diffuso solamente dopo la scoperta dell’America.

La natura rendeva difficile l’accesso allo zucchero, è stato l’uomo a renderlo facile e a giudicare dai risultati non è stata esattamente la migliore delle idee.

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