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GLUTINE

GLUTINE ADDIO!!! BENVENUTA SALUTE
Sani principi di alimentazione

GLUTINE ADDIO!!! BENVENUTA SALUTE

Amiamo il cibo.

E  lo odiamo.

Lo bramiamo.

Ma sappiamo davvero cosa stiamo mangiando?

In genere la maggior parte delle persone si occupa di appagare il gusto o al massimo di valutarne gli effetti sulla propria forma fisica.

Nessuno si domanda se la natura ha previsto che mangiassimo quel cibo, in quella modalità, con quegli abbinamenti o piuttosto ne prevedeva l’uso integro ed occasionale e non certo in almeno 5 porzioni al dì?

Noi umani abbiamo l’ardua convinzione di poter migliorare quello che la natura ha creato e ci applichiamo per dimostrarlo, fino a metter in gioco la salute e la vita stessa.

Quando consiglio ai miei assistiti di eliminare il glutine si scatena una vera e propria Apocalisse.

Niente cereali a colazione? Niente pasta? Niente cous cous? Niente pane? Niente croissants?

Non se ne parla davvero, no, non  posso farcela.

Il glutine perturba la digestione, danneggia i microvilli dell’intestino tenue dove assimiliamo i nutrienti fino a provocarne l’atrofia, visibile poi nelle biopsie che diagnosticano celiachia.

Inoltre rende più permeabile l’intestino, il che può portare alla sindrome da permeabilità intestinale, a intolleranze alimentari di varia natura, problemi immunitari, incapacità di assorbire le sostanze nutritive di tutti i tipi, causando veramente molte malattie e può inibire la capacità di sintetizzare la B12.

Purtroppo gran parte della comunità medica continua a non prendere atto del  fenomeno della sensibilità al glutine: secondo molti, chi non è un celiaco conclamato non ha problemi e non ha motivo di indagare ultieriormente.

In realtà esistono tanti falsi negativi, sia per la celiachia sia per qualunque forma di sensibilità al glutine, così solamente sperimentando di eliminarlo dalla dieta ci si sente ad un tratto molto meglio e si capisce che purtroppo vi è una diffusa incapacità di comprendere quanto sia importante poter sperimentare su di sè.

Quindi,  a mio parere  questo è il test migliore che possiate fare, meglio se coadiuvati da un gran bravo terapeuta esperto del naturale, medico o no, che vi ascolti e possa comprendere i vostri malesseri, purtroppo molto spesso incompresi dai nostri medici di base, supportati anche da analisi fuorvianti.

Si sa che la medicina non è una scienza esatta!

La gliadina è coinvolta nell’intolleranza al glutine e resiste ai tentativi di digestione sia da parte dello stomaco che da parte degli enzimi pancreatici, le due più importanti fasi di digestione.

Anche in chi non presenta particolari sensibilità, il glutine scatena il rilascio di una proteina, la zonulina, prodotta dall’intestino tenue, che è insidiosa e potenzialmente parecchio pericolosa, in quanto smantella le proteine che creano nella mucosa intestinale strette giunzioni che mantengono il rivestimento intestinale ben sigillato, in modo che tutto il cibo parzialmente digerito rimanga all’interno. Per via dei danni provocati dalla zonulina, una parte del cibo percola invece all’esterno e il sistema immunitario pensa di essere invaso. All’improvviso si sviluppa una sensibilità verso alimenti che un tempo si tolleravano benissimo e la risposta immunitaria complessiva aumenta il livello di infiammazione, la quale provoca una serie di sintomi e di danni e quindi potenziale concausa di tutte le malattie, inclusi i tumori.

A mio parere, se avete una malattia autoimmune, la prima cosa da fare è eliminare il glutine: deve sparire dalla vostra dieta.

Troppo spesso davanti a situazioni problematiche la sola risposta che la medicina fornisce è un farmaco oppure, se non si hanno esiti certi come nel caso della intolleranza al glutine, mal valutata e mal rilevata, i medici consigliano di aspettare e vedere cosa succede, anziché consigliare caldamente di abbandonare gli alimenti che possono aumentare il rischio di autoimmunità, anche perché chi sviluppa una malattia autoimmune ha molte più probabilità di svilupparne un’altra.

La celiachia è solo la forma più estrema di problema col glutine, così, come le allergie alimentari igE sono una forma estrema di sistema immunitario impazzito. Esistono molte forme intermedie di intolleranza, NON DIAGNOSTICABILI,  per cui il glutine infiamma l’organismo e ostacola la digestione.

La celiachia è relativamente rara, ma i disturbi provocati dal glutine sono invece molto comuni e la maggior parte delle persone è ignara di esserne affetta. Mediamente, un 30-40% della popolazione, me compresa, ha qualche tipo di intolleranza al glutine, anche sintomatico, con dolori articolari, annebbiamento mentale, disturbi gastrointestinali.   Teniamo presente che sovente (in USA accade regolarmente) i preparati a base di  cereali possono esser arricchiti di glutine, per renderli maggiormente appetibili migliorando la consistenza dei prodotti in cui sono inseriti. Non solo, il glutine può trovarsi in molti cosmetici, immaginiamo cosa succede se fa male a mangiarlo, se ce lo spalmiamo sulla pelle: il più grande organo del nostro corpo che, in sette minuti, lo immetterà nel torrente sanguigno.

Molti medici sbagliano nel diagnosticare la celiachia perché non sono a conoscenza della varietà di sintomi (circa duecento) che può causare  o del numero pressoché infinito di combinazioni di sintomi che possono esser presenti in una persona afflitta. La celiachia è solo la punta dell’iceberg, quando parliamo di intolleranza al glutine. La biopsia può dare falsi esiti e così i test sugli anticorpi, soprattutto nelle forme lievi.

La celiachia inoltre, pur potendo portare a patologie gravi, è subdola, perché molte persone non soffrono di sintomi visibili per anni. Solamente a fronte di un’osteoporosi grave o di un cancro al colon, si può scoprire che alla base vi era una celiachia non diagnosticata. Fra le forme gravi e non conclamate e quelle non diagnosticate vi è poi tutto un sottobosco di persone che soffrono di patologie o tremendi problemi di salute  che non vengono correlate al glutine.  Molte persone indagano ogni anno problemi legati al tratto digestivo e hanno esiti negativi per appendiciti, problemi alla cistifellea, ulcere, celiachia o qualunque altro problema conosciuto. Non ricevono spiegazioni per i loro malesseri  e vengono rimandati a casa con antidolorifici. Molte di loro soffrono di intolleranza al glutine.

Sebbene siano state fatte poche ricerche sulla diffusione di questi problemi, si può affermare, basandosi sull’esperienza clinica e su un’ampia consapevolezza dei problemi connessi all’intolleranza al glutine, che moltissime persone non celiache soffrono di intolleranza al glutine.

Se quella di stasera fosse la mia ultima cena vorrei mangiare una pagnotta a lievitazione naturale, bella croccante e magari farei il bis. Ma sta di fatto che spero di vivere ancora molti anni e più glutine mangio, peggio sto, sembrerei più vecchia, rugosa, malata e aumenterei di peso.

Io non voglio vivere così! E voi?

Abbiamo ingerito glutine tutta la vita, spesso nei cibi più impensati (carni in scatola, conservate, affettate, condimenti per insalata, sottaceti ecc. Davvero? Sììììì!!!) e così ora dobbiamo dire addio a pasta e pane!

Ovviamente anche al Seitan!

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La celiachia è malattia genetica e rara. I geni da soli però non sono sufficienti a provocarla. Per attivarli serve un trigger, ossia un elemento scatenante. Tra quelli più comuni si annoverano: un trauma fisico importante (interventi chirurgici, gravidanze, infezioni virali), insieme al più potente immunosoppressore del nostro secolo: lo stress! Queste situazioni possono slatentizzare qualunque tendenza patologica in realtà.

Potrete esser celiaci da anni e non saperlo ancora, perché ancora non vedete i problemi manifestarsi. Una volta manifestatosi però, le cellule del sistema immunitario, se ingerite glutine, tentano di attaccarlo e aggrediscono le cellule del vostro corpo. Anche se all’inizio non notate sintomi, ogni volta che mangiate un pezzo di pane o una barretta di cereali il vostro intestino tenue subisce un duro colpo. Risultato: non assimilate correttamente le sostanze nutritive e vi esponete a rischi gravi per la salute.

I cereali gluten free sono: Amaranto, Grano saraceno, Granoturco, Miglio, Quinoa, Avena (meglio se specificato che non è contaminata), Riso, Sorgo e Teff.

L’avena non contiene glutine o gliadina del tipo contenuto nel grano, ma sovente durante la mietitura o altre fasi della lavorazione, viene contaminata da altri cereali.   Per questa ragione è sconsigliata nei casi di celiachia o forte intolleranza al glutine. Si potrebbe inoltre soffrire di intolleranza all’avena, indipendentemente dall’avere reazioni specifiche verso il glutine.

Purtoppo le granaglie prive di glutine non ne sono necessariamente prive. Uno studio apparso già nel 2010 sul Journal of the American Dietetic Association ha riscontrato che su 22 granaglie senza glutine, più della metà conteneva tracce di questa sostanza.  Accade per una questione di vicinanza, a meno che il prodotto non sia coltivato in un campo isolato.

La contaminazione può avvenire nei campi, ngli impianti di lavorazione, durante il trasporto o nei contenitori.  Purtroppo è sufficiente una quantità molto ridotta di glutine a causare effetti gravi sia sull’intestino che dal punto di vista immunitario. Bastano poche molecole di glutine per scatenare gli anticorpi antiglutine e scatenare un’autoimmunità in chi ne ha le caratteristiche predisponenti. Anche per causare la permeabilità in effetti, può esser sufficiente una piccola dosa, con conseguenze devastanti sul sistema immunitario. Il glutine spinge l’organismo ad attaccare le cellule dell’intestino tenue, un bel guaio!

Purtroppo viviamo in un mondo tossico, siamo molto stressati e non è sempre possibile sottrarsi allo stress (ma imparare a gestirlo sì!), perchè sottoporci anche a una condizione come l’intossicazione da glutine, che può essere evitata?

Fra i molti disturbi che possono esser causati dal glutine, ricordo che tre tipi di cancro colpiscono più comunemente le persone affette  da celiachia: l’adenocarcinoma dell’intestino tenue, il carcinoma esofageo e orofaringeo a cellule squamose e il linfoma non Hodgkin.

Un modo semplice per verificarlo è la dieta ad eliminazione, eliminarlo per tre settimane da la possibilità di comprendere se ci sono sintomi che migliorano.

E’ scioccante che si debba arrivare a fare autodiagnosi su un problema di così ampia portata, ma come già spiegato, ammesso che riusciate a convincere il vostro medico a farvi fare qualche test sugli anticorpi, questo probabilmente non vi dirà nulla di utile. Ritengo ancora peggio il fatto che i medici, se gli parlate di questo, vi trattino come modaioli che non si son fatti sfuggire il trend del web, l’ultima moda è esser intolleranti al glutine!  Ve ne parlano come se non assumendolo vi state privando di qualcosa di talmente prezioso che questo potrebbe danneggiarvi. Questo purtroppo l’ho visto anche ieri sera in una nota trasmissione televisiva, per cui tutti paghiamo una tassa e in cui un noto medico ne asserisce la totale atossicità.

Assurdità!

I medici semplicemente non approvano che i propri pazienti scoprano da soli di avere una reazione al cibo e forse si sentono minacciati da questo. Qualunque sia l’atteggiamento del vostro medico, ricordatevi che anche se è un buon medico sovente potrebbe essere di aiuto, è possibile che siate voi a dovervi occupare della vostra salute, in modi alternativi. Possibilmente non con Dr Google o in gruppi web dove soggetti inqualificati (e inqualificabili) vi daranno assurdi consigli su cosa mangiare, senza conoscere NULLA di voi.

glutine

E’ altresì vero che il business nato dai prodotti per celiaci induca a sospettare che effettivamente sia bene andare a fondo della questione, ma in realtà, senza fare uso di costosi alimenti gluten free, è possibile mangiare bene senza ricorrere a questi artifizi, spesso prodotti con additivi, conservanti e lavorazioni veramente poco salubri. Teniamo presente che il glutine potrebbe non essere la causa o la sola causa dei vostri problemi, ma una dieta correttamente gestita da un terapeuta vi porterà comunque evidenti benefici e vi aiuterà ad avere maggior consapevolezza di come gestire i propri malesseri.

E’ assolutamente necessario disintossicare l’organismo e riparare gli eventuali danni all’intestino e questo è possibile seguendo un protocollo totalmente naturale, che di certo vi aiuterà a star meglio in ogni caso!

Il glutine ha un ruolo impressionante e documentato da risonanze magnetiche, nell’infiammazione cerebrale, ancor prima che in quella intestinale, ma mentre i sintomi gastrici o intestinali fanno pensare immediatamente alla necessità di eliminarlo, quelli legati al cervello praticamente mai.

Bè, vi diranno, è facile sapere se si è celiaci.

Ma  come abbiamo visto, questo è l’ultimo dei nostri problemi.

Esiste un’enorme differenza fra la celiachia e la sensibilità al glutine, come abbiamo detto.
La celiachia è una reazione allergica che fa danni in particolare, ma non solo, nell’intestino tenue.

In realtà il glutine è in grado di coinvolgere qualsiasi organo del corpo, anche risparmiando l’intestino tenue.

E’ un discorso complesso e molto tecnico. Vi basti sapere che le citochine infiammatorie possono attaccare il cervello ed esercitare un forte effetto antagonista su di esso, danneggiandone il tessuto e lasciandolo vulnerabile a disfunzioni e malattie, soprattutto se questa situazione si protrae. La ricerca ha mostrato che alcune persone a cui è stata diagnosticata per errore la SLA o il morbo di Lou Gehrig, hanno semplicemente sensibilità al glutine e eliminandolo si fanno scomparire i sintomi. In soggetti sensibili al glutine si possono avere problemi di varia natura con le funzioni cerebrali in assenza di qualsiasi problema gastrointestinale. Tenendo presente che il 99% delle persone il cui sistema immunitario reagisce negativamente al glutine non è neppure consapevole, direi che fa riflettere.

Le informazioni provengono principalmente dalla mia esperienza professionale, informazioni specifiche son tratte da Più sani senza grano, Macro Ed., Dr Stephen Wangen e La Dieta delle intolleranze, Pickwick, JJ Virgin, La soluzione Autoimmune, Amy Myers, Ed. Gribaudi.

Immagini da google.

FRUMENTO AMICO O NEMICO? E GLI ALTRI ZUCCHERI?
Approfondimenti scientifici

FRUMENTO AMICO O NEMICO? E GLI ALTRI ZUCCHERI?

Il vino e certi formaggi invecchiando migliorano.
Non si può dire così per l’essere umano.
O meglio potremmo anche migliorare, se sappiamo cosa ci nuoce molto e lo evitiamo.
Un termine ancora poco noto, ma di cui sentiremo presto e sovente parlare è AGE.
Significa Advanced Glycation End-products, sono cioè sostanze che hanno l’effetto di irrigidire le arterie (provocando l’arteriosclerosi), annebbiare la vista (cataratta) e confondere le connessioni neuronali del cervello (demenza). Più invecchiamo e più è facile trovare AGE negli occhi, reni, fegato, nella pelle e in ogni altro organo. Sono detriti senza alcuna utilità, il cui accumulo provoca un deterioramento dei tessuti del corpo. Non svolgono alcuna funzione: non si possono bruciare per produrre energia, non hanno funzioni lubrificanti né di trasmissione, non favoriscono l’azione degli enzimi o degli ormoni né possiamo utilizzarli per scaldarci in una fredda notte nevosa.

Gli AGE producono gli effetti visibili dell’invecchiamento, ma anche una perdita della funzionalità renale, (ovvero della capacità di filtrare il sangue per toglierne i rifiuti e trattenere le proteine), un accumulo di placche arteriosclerotiche che ostruiscono e irrigidiscono le arterie, un irrigidimento e un deterioramento delle cartilagini e delle articolazioni (soprattutto del ginocchio e dell’anca) e la perdita di funzioni cerebrali nel momento in cui grumi di detriti AGE ostacolano l’attività dei neuroni.

Come i pezzetti di sughero rimasti in un Cabernet d’annata possono rovinarvi una bella festa, così gli AGE possono rovinarvi la salute.

Anzi molto di più.

Alcuni AGE vengono introdotti nell’organismo tramite l’alimentazione e poi vedremo quali, ma ce ne sono altri che sono prodotti dagli alti effetti collaterali di glucosio nel sangue. Quando assumiamo cibi che aumentano la glicemia, la maggior quantità di zuccheri nei tessuti fa si che il glucosio reagisca con proteine di ogni tipo, formando molecole combinate di glucosio e proteine (glicoproteine).

Gli AGE sono indissolubili e indistruttibili, si uniscono in catene formando polimeri particolarmente nocivi. Gli AGE si accumulano nel punto in cui si formano e creano grumi di detriti inutili che non possono essere rimossi tramite alcun processo digestivo o di eliminazione dei rifiuti.
Gli AGE sono il prodotto finale di un effetto domino innescato ogni volta che si alza la glicemia.
Dovunque vada il glucosio (e il glucosio penetra in ogni anfratto dell’organismo), là si creerano AGE.
Maggiore è la quantità di glucosio nel sangue e più AGE si accumuleranno, con l’effetto di accelerare i processi di invecchiamento. I diabetici hanno il 60% in più di AGE rispetto ai non diabetici, con tutti i problemi che questo comporta (hanno una probabilità 4 volte superiore alla media di soffrire di problemi coronarici e attacchi cardiaci, maggiore probabilità di sviluppare un’arteriosclerosi carotidea o altri tipi di arteriosclerosi, insufficienze renali in media 10 anni dopo la prima diagnosi, neuropatie, demenze, tumori –soprattutto pancreas, seno, polmoni, colon e prostata-, disfunzioni erettili maschili, danni oculari).
Alti livelli di AGE nel sangue amplificano le manifestazioni dello stress ossidativo e dei marcatori infiammatori.

I recettori degli AGE svolgono il ruolo di guardiani rispetto alle risposte ossidative e infiammatorie, come le citochine, il fattore di crescita dell’endotelio vascolare e il fattore di necrosi tumorale.
Limitando la glicazione e l’accumulo di AGE è quindi possibile limitare tutti gli effetti nocivi qui esposti.
Ecco l’importanza di un regime salubre come il metodo Kousmine, che predilige con accuratezza l’equilibrio dei nutrienti ad OGNI pasto.
Altre metodiche, che favoriscono l’uso di carboidrati a scapito delle proteine, non fanno altro che aumentare in modo esponenziale l’aumento degli AGE nel sangue.
Gli AGE si formano anche quando i livelli glicemici sono nella norma, ma con un ritmo molto inferiore.
Più alta è la concentrazione di glucosio nel sangue e più AGE si formano.

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Non esiste alcun livello di glicemia capace di interrompere completamente la formazione degli AGE. Basta un pochino di zucchero aggiuntivo nel sangue, appena pochi milligrammi più del normale (90 mg/dL) et voilà, gli AGE si mettono a fare il loro sporco lavoro e attaccano i vostri organi.
Mentre le uova non incrementano il tasso di zuccheri nel sangue, né le noci, l’olio di oliva, il salmone e molte altre proteine, TUTTI I CARBOIDRATI LO FANNO –tutti ,dalle mele alle arance, dalle caramelle gommose ai mix di cereali per la colazione, soprattutto i cereali soffiati.
Dal punto di vista glicemico i prodotti a base di frumento sono peggiori quasi di ogni altro alimento, avendo la capacità di far impennare il livello di zuccheri al punto da poter competere con i livelli tipici di un diabetico, anche se non avete il diabete.
L’amilopectina del frumento differisce da tutte le altre contenute in qualsiasi altro carboidrato perché viene digerita più facilmente e più rapidamente dall’enzima amilasi, il che spiega perché il frumento fa aumentare così rapidamente la glicemia. Nelle due ore successive all’ingestione si ha la massima formazione di AGE. Se ci fosse una gara a chi produce più AGE il frumento non avrebbe rivali, batterebbe qualsiasi altra fonte di carboidrati, incluse patate dolci, gelato e barrette di cioccolato.
In sostanza grazie al suo potere di innalzare la produzione di AGE il frumento accelera il ritmo di sviluppo di tutti i processi degenerativi, dalle macchie sulla pelle, a disfunzioni renali, demenze, arteriosclerosi e artrite.

Chiaramente farine raffinate e loro derivati (pane, pasta e cereali), amidi (riso, patate e mais) e carboidrati liquidi (bibite, birra e succo di frutta), innalzano velocemente il glucosio nel sangue. Consiglierei quindi di utilizzare con grande cautela le farine che compriamo e i prodotti da esse confezionati, mentre un utilizzo moderato e alternato del frumento, in assenza di gluten sensitivity o altre problematiche correlate, con grandi quantità di vegetali e ben abbinato alle proteine, può esser meno dannoso.

E che dire dei carboidrati contenuti negli ortaggi o nella frutta?

La fibra dei vegetali rallenta molto l’ascesa del glucosio nel torrente ematico. Inoltre, in rapporto al loro peso, le verdure contengono più acqua che amidi, il che   mitiga ulteriormente la risposta glicemica.

Anche quando mangiamo frutta ingoiamo zucchero, ma l’acqua e la fibra diluiranno l’effetto nel sangue.

Se mangiamo una pesca noce o una patata, a parità di peso, la patata essendo meno ricca di acqua, aumenterà più celermente il glucosio nel sangue.

Ovviamente ciò non significa che la pesca o qualunque altro frutto non causeranno problemi.

I nostri antenati mangiavano frutta? Certo. Ma non certo tutti i giorni dell’anno o nella quantità che noi consumiamo abitualmente ogni giorno.

Non siamo ancora evoluti al punto di riuscire a far fronte alla quantità di fruttosio che consumiamo come se fosse acqua fresca e sappiamo bene che i tempi dell’evoluzione sono millenari, non certo qualche centinaio di anni.

Una mela ha circa 45 calorie da zucchero, in una miscela ricca di fibre, per cui è un ottimo spuntino.

Una coca cola o un’altra bibita, ne hanno il doppio, circa 90 calorie da zuccheri.

E’ evidente che non possono avere lo stesso significato nutrizionale.

Però, se estraiamo il succo dalla quantità di mele sufficiente a riprodurre la stessa quantità della bibita, bè, abbiamo addirittura qualche grammo di zucchero in più che quello della nostra bibita carogna.

Quando quel fruttosio arriva al fegato, succede un patatrac!

Anche se il fruttosio non ha effetti immediati sulla glicemia e sull’insulina, nel corso del tempo, magari alcuni anni, inizierà a dare problemi di insulino resistenza.

Bè, l’importante è saperlo, poi ciascuno farà le scelte alimentari che ritiene consone.

Verificate però i valori dell’emoglobina glicata un paio di volte l’anno, se consumate molta frutta e/o molte centrifugate. Ovviamente se consumate cereali in abbondanza, senza bilanciare in maniera adeguata con delle proteine, ancor di più. Il persistere di livelli glicemici elevati ha una connessione diretta con il morbo di Alzheimer e col declino cognitivo, soprattutto a causa degli AGE, che deformano le proteine, esattamente con modalità similare a quelle del morbo della mucca pazza. Le proteine deformate dagli AGE non possono essere riparate, quindi sarebbe opportuno ridurre al massimo le proteine canaglia mettendo in atto comportamenti che limitino la produzione di AGE, come appunto i picchi glicemici. Le proteine ribelli hanno infatti un ruolo in tutte le malattie, ma soprattutto nella degenerazione neurologica.
Ci sono anche AGE esogeni, che introduciamo già belle che formati col cibo.
I cibi sono molti e tutti contengono quantità molto variabili di AGE, i più ricchi sono quelli di origine animale, come carne e formaggio.

Gli AGE si trovano in carni ricche di grassi saturi: bacon, salsicce, salame, wurstel. In particolari portati ad alte temperature (grigliati o fritti) aumentano il loro contenuto di AGE più di mille volte. Inoltre il contenuto di AGE aumenta proporzionalmente al tempo di cottura del prodotto.
Preferite l’acqua per cuocere, all’olio, dato che i liquidi aiutano a ridurre l’esposizione agli AGE.
Consigliamo vivamente un regime alimentare equilibrato e ricco di nutrienti ANTI AGE come il metodo Kousmine, per recuperare la salute perduta e preservare quella futura!!

E’ facile riconoscere gli AGE  in azione: avete presente quelle persone piuttosto rugose, con la tendenza a incurvarsi, alterazioni della pigmentazione cutanea e perdita di radiosità, sebbene non siano particolarmente agée?

Tutti noi ne conosciamo qualcuna  e non vorremo certo assomigliarle, potendo. Io no di sicuro. E voi?

SALVIAMO IL NOSTRO CERVELLO!
Antiage e bellezza

SALVIAMO IL NOSTRO CERVELLO!

In qualunque modo voi crediate che siamo stati creati, siamo stati progettati per essere intelligenti tutta la vita, che a giudicare dai più recenti studi sul cervello, è ben più lunga di quella a cui ci siamo ridotti.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, sebbene i progressi scientifici e in tutti i campi dell’umano agire e sentire, in primis nel campo della medicina, lo abbiamo letto sui giornali non più di un mese fa, l’aspettativa di vita si è ridotta.

Catherine Kousmine lo diceva nel secolo scorso e non era certo sensitiva: le bastava constatare come il nostro stile di vita ci conducesse alla deriva, per non dire all’autodistruzione.

Quello che pare evidente è che il nostro cervello dovrebbe funzionare bene fino all’ultimo respiro, mentre la maggioranza di noi invece, probabilmente, assisterà a un declino cognitivo, come i dati sulle patologie neurodegenerative stanno testimoniando in modo drammatico ed esponenziale.

In realtà questo accade perché non viviamo una vita adeguata al nostro genoma! In nessun senso.

Ma c’è anche una buona, buonissime notizia:  vi farà piacere sapere che possiamo intensificare l’azione dei nostri geni sani, disattivando al contempo i geni che danno luogo a eventi dannosi come l’infiammazione e la produzione di radicali liberi, due grandi nemici della nostra salute, non solo cerebrale.

Molto di ciò che riguarda il corpo umano non è affatto immutabile. Le ricerche degli ultimi anni ci dimostrano proprio il contrario.  Rigenerazione è la parola chiave, per poter sopravvivere su questo pianeta. Questo è valido sia nel campo psicologico che fisico.

Autorinnovamento! Lo sapete che certe cellule ematiche vivono poche ore?

Che le cellule recettoriali gustative vengono sostituite ogni 10 giorni?

La pelle si rifà ogni 28 giorni e le cellule muscolari ogni 15 anni circa, per un completo rinnovamento.

Si è scoperto perfino che, il muscolo cardiaco, un organo a lungo ritenuto immutabile dalla nascita, sperimenta un ricambio cellulare. A 25 anni viene sostituito circa l’1% delle cellule del cuore ogni anno.

Anche il nostro cervello è in grado di rinnovarsi, è ciò che definiamo neurogenesi e si verifica negli esseri umani per tutta la vita.  Saperlo significa poter solo immaginare quali siano le implicazioni su tutti i disturbi cerebrali, incluse le malattie cerebrali progressive.

Le vittime di ictus possono parlare di nuovo, le persone senza una parte di cervello possono riprogrammarlo affinchè apprenda ciò che non fa la porzione mancante, zone offese da ictus ischemici o emorragici vicariano ad altre zone le loro capacità, proviamo solo ad immaginare quanto meravigliosa sia la possibilità per noi che speriamo “semplicemente” di conservare le nostre facoltà mentali.

Come possiamo favorire la neurogenesi?

Anche questo processo, come è logico, è controllato dal DNA. Un gene sul cromosoma 11 codifica la produzione di una proteina chiamata “fattore neutrotrofico derivato dal cervello” o BDNF (Brain derived Neurotrophic Factor).

Il BDNF ha un ruolo nella neurogenesi, ma protegge anche i neuroni esistenti e la formazione delle sinapsi (il collegamento fra un neurone e l’altro): processi vitali per il pensiero, l’apprendimento e tutti i livelli più alti della funzione cerebrale.

Nei malati di Alzheimer il BDNF ha un calo. Ma anche in caso di altri disturbi come epilessia, anoressia nervosa, depressione, schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo.

I fattori che inducono il DNA a produrre BDNF sono per lo più sotto il nostro controllo.

Vediamone alcuni.

Una dieta che riduca del 30% le calorie aumenta il BDNF in modo netto, con incredibili miglioramenti della memoria e altre funzioni cerebrali. La restrizione calorica è stata una terapia efficace per le crisi epilettiche.  Oggi sappiamo perché: offre una profonda neuro protezione, aumenta la crescita di nuove cellule cerebrali e consente alle reti neuronali di espandere la loro sfera di influenza (NEUROPLASTICITA’).

Ad un consumo inferiore di calorie corrisponde un miglioramento della funzione mitocondriale, del controllo dell’espressione genica e un decremento dell’incidenza di Alzheimer e Parkinson.

Quando non stiamo consumando quei carboidrati che non sono esistiti nelle nostre diete per il 99,9% della storia umana (farine, zucchero, cereali a go go), lo stato normale del metabolismo umano è una lieve chetosi particolarmente salutare che fornisce chetoni al cervello, senza intossicare l’organismo. Questo è molto utile nel Parkinson, Alzheimer, SLA, autismo ed epilessia.

In soli 28 giorni uno studio ha dimostrato che, dopo aver seguito una dieta chetogenica i pazienti malati di Parkinson registrarono un miglioramento enorme dei sintomi, paragonabile all’effetto di un trattamento medicinale o di interventi chirurgici al cervello. L’olio di cocco, dal quale ricaviamo MCT (trigliceridi a catena media), comporta un notevole miglioramento nella funzione cognitiva dei pazienti colpiti da Alzheimer, perché è una importante fonte di una molecola precursore del prezioso beta-idrossibutirrato, che rappresenta un approccio utile al trattamento dell’Alzheimer.

Inoltre provoca una riduzione dell’amiloide nel cervello, un aumento del glutatione nell’ippocampo e una crescita dei mitocondri.  Può contribuire a trattare condizioni patologiche neurodegenerative e a prevenirle. E’ un super carburante per il cervello e riduce l’infiammazione.

Potete usarne un cucchiaino al giorno. E’ termostabile, per cui si può usare per cuocere.

I chetoni sono prodotti dal fegato, ma anche dagli astrociti, speciali cellule cerebrali.

Il movimento fisico incrementa il BDNF e migliora tutte le funzioni cerebrali.

La curcumina, assunta con dosi quotidiane di curcuma aggiunta al cibo, aumenta il BDNF.

Anche il DHA lo aumenta in modo importante.

Due terzi del cervello sono rappresentati da grassi e un quarto è DHA. E’ fondamentale per le sinapsi e un funzionamento efficiente del cervello. Regola inoltre l’infiammazione, ma non è tutto qui!

Il DHA  combatte anche  l’infiammazione di una mucosa intestinale sensibile al glutine, pone freno al danno di una dieta ad alto contenuto di carboidrati aiutando a prevenire disfunzioni cerebrali conseguenti a un’alimentazione che ne è troppo ricca.

In uno studio su 815 individui tra i 65 e i 94 anni, chi consumava la più alta  quantità di DHA aveva una riduzione del 60% del rischio di Alzheimer. Questo livello di protezione è altissimo. Al giorno d’oggi molti bambini non ricevono quantità sufficienti di DHA ed è anche per questo che assistiamo a tanti casi di disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività.

Semplicemente integrandolo, spesso i disturbi scompaiono.

Come aumentarlo? Il corpo ne produce solo piccole quantità a partire dall’ALA (ACIDO ALFA LINOLENICO), come da semi di lino e chia. Però non possiamo affidarci alla limitata produzione del nostro organismo, il consiglio è di integrarlo in maniera adeguata alle nostre necessità.

L’intero sistema nervoso centrale possiede recettori per la vitamina D ed essa partecipa alla regolazione degli enzimi del cervello, nel liquido cerebrospinale, a loro volta coinvolti nella produzione di neurotrasmettitori e nella stimolazione della crescita dei nervi. Con adeguate dosi di vitamina D, il declino cognitivo si riduce del 25%,  il rischio di sviluppare Alzheimer del 77%; un aumento di 5ng/mL dei livelli di vitamina D nel sangue è correlato a una riduzione del 16% di ricadute della SM. (Sclerosi Multipla).

Depressione e stanchezza cronica si riducono. Serve anche alle ghiandole surrenali per regolare un enzima per la produzione di dopamina, epinefrina e norepinefrina, importanti ormoni cerebrali che influiscono sull’umore, sul controllo dello stress e sull’energia.

Infine, un cenno al glutine, di cui tanto oggi si parla e ci sarebbe da scriverne pagine e pagine.

Il glutine ha un ruolo impressionante e documentato da risonanze magnetiche, nell’infiammazione cerebrale, ancor prima che in quella intestinale, ma mentre i sintomi gastrici o intestinali fanno pensare immediatamente alla necessità di eliminarlo, quelli legati al cervello praticamente mai.

Bè, vi diranno, è facile sapere se si è celiaci.

Ma questo è l’ultimo dei nostri problemi.

Esiste un’enorme differenza fra la celiachia e la sensibilità al glutine. La celiachia è una reazione allergica che fa danni in particolare, ma non solo, nell’intestino tenue.

In realtà il glutine è in grado di coinvolgere qualsiasi organo del corpo, anche risparmiando l’intestino tenue.

E’ un discorso complesso e molto tecnico. Vi basti sapere che le citochine infiammatorie possono attaccare il cervello ed esercitare un forte effetto antagonista su di esso, danneggiandone il tessuto e lasciandolo vulnerabile a disfunzioni e malattie, soprattutto se questa situazione si protrae.  La ricerca ha mostrato che alcune persone a cui è stata diagnosticata per errore la SLA o il morbo di Lou Gehrig, hanno semplicemente sensibilità al glutine e eliminandolo si fanno scomparire i sintomi.  In soggetti sensibili al glutine si possono avere problemi di varia natura con le funzioni cerebrali in assenza di qualsiasi problema gastrointestinale. Tenendo presente che il 99% delle persone il cui sistema immunitario reagisce negativamente al glutine non è neppure consapevole, direi che fa riflettere.

Paradossalmente il nostro stato di salute è peggiorato da quando abbiamo adottato un approccio scientifico alla nutrizione passando da abitudini legate a cultura e tradizione a decisioni consapevoli su cosa mangiare e bere, calcolandolo sulla base di teorie nutrizionali miopi, che tengono in scarsa considerazione il modo in cui gli esseri umani sono giunti dai millenni fino ad oggi.

Crediamo veramente che la nostra salute stia a cuore ai produttori di cereali per colazione o biscotti?

I carboidrati occupano la maggior parte dello spazio nelle corsie degli alimentari del supermercato, al costo minore di cibi proteici.

Vi invito a riflettere su un aspetto interessante, se amiamo tanto il cibo grasso c’è una motivazione profonda: è il grande amore del nostro cervello. Il grasso è stato molto demonizzato, ma con diete a basso contenuto di grassi, assistiamo alla più grande epidemia di obesità nella storia umana.

Qualcosa non quadra!

Ci sono determinati tipi di grasso che fanno molto male e sono correlati a problemi di salute: i grassi trans sono tossici.

Eppure al nostro corpo  fanno un gran bene i grassi buoni, mentre grandi quantità di carboidrati non giovano, anche quando sono senza glutine, integrali o ad alto contenuto di fibra.

E’ interessante notare che l’esigenza di carboidrati nella dieta umana  consente di sopravvivere anche quando sono minimi, invece, purtroppo, senza grassi, non possiamo affatto andare avanti.

Per farla molto breve, il grasso è stato sempre un pilastro della nostra nutrizione.

Il cervello è formato al 70% di grasso e il grasso  svolge un ruolo cruciale nel regolare il sistema immunitario. I grassi buoni come gli omega 3 e i grassi monoinsaturi (avocado, olive e frutta a guscio) riducono l’infiammazione di tutto il corpo! I cervelli malati presentano una grave carenza di grassi e di colesterolo. Un  buon livello di colesterolo è associato in età elevata a una crescente longevità.

Insomma che il cervello ha bisogno di zucchero è un mito da sfatare, perché il cervello adora i grassi: li considera un super combustibile e in ogni sorta di malattia neurodegenerativa una dieta con adeguato contributo di grassi è la base per la salute.

In effetti le statine sono fra i farmaci che aumentano il rischio di Alzheimer.

Concludo qui, ma ci sono spunti di riflessione interessanti, che certo, si dissociano da molte teorie in voga e molto di moda oggigiorno.   Però mi piacerebbe ricordarvi che il cervello inondato di zucchero, nella storia evolutiva, non l’abbiamo mai avuto. Gli unici zuccheri disponibili fino a qualche secolo prima di Cristo  erano frutta acida e per pochi mesi all’anno, legata alle zone e alle stagioni,  e miele…

In Europa lo zucchero si è diffuso solamente dopo la scoperta dell’America.

La natura rendeva difficile l’accesso allo zucchero, è stato l’uomo a renderlo facile e a giudicare dai risultati non è stata esattamente la migliore delle idee.

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