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SALVIAMO IL NOSTRO CERVELLO!
Antiage e bellezza

SALVIAMO IL NOSTRO CERVELLO!

In qualunque modo voi crediate che siamo stati creati, siamo stati progettati per essere intelligenti tutta la vita, che a giudicare dai più recenti studi sul cervello, è ben più lunga di quella a cui ci siamo ridotti.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, sebbene i progressi scientifici e in tutti i campi dell’umano agire e sentire, in primis nel campo della medicina, lo abbiamo letto sui giornali non più di un mese fa, l’aspettativa di vita si è ridotta.

Catherine Kousmine lo diceva nel secolo scorso e non era certo sensitiva: le bastava constatare come il nostro stile di vita ci conducesse alla deriva, per non dire all’autodistruzione.

Quello che pare evidente è che il nostro cervello dovrebbe funzionare bene fino all’ultimo respiro, mentre la maggioranza di noi invece, probabilmente, assisterà a un declino cognitivo, come i dati sulle patologie neurodegenerative stanno testimoniando in modo drammatico ed esponenziale.

In realtà questo accade perché non viviamo una vita adeguata al nostro genoma! In nessun senso.

Ma c’è anche una buona, buonissime notizia:  vi farà piacere sapere che possiamo intensificare l’azione dei nostri geni sani, disattivando al contempo i geni che danno luogo a eventi dannosi come l’infiammazione e la produzione di radicali liberi, due grandi nemici della nostra salute, non solo cerebrale.

Molto di ciò che riguarda il corpo umano non è affatto immutabile. Le ricerche degli ultimi anni ci dimostrano proprio il contrario.  Rigenerazione è la parola chiave, per poter sopravvivere su questo pianeta. Questo è valido sia nel campo psicologico che fisico.

Autorinnovamento! Lo sapete che certe cellule ematiche vivono poche ore?

Che le cellule recettoriali gustative vengono sostituite ogni 10 giorni?

La pelle si rifà ogni 28 giorni e le cellule muscolari ogni 15 anni circa, per un completo rinnovamento.

Si è scoperto perfino che, il muscolo cardiaco, un organo a lungo ritenuto immutabile dalla nascita, sperimenta un ricambio cellulare. A 25 anni viene sostituito circa l’1% delle cellule del cuore ogni anno.

Anche il nostro cervello è in grado di rinnovarsi, è ciò che definiamo neurogenesi e si verifica negli esseri umani per tutta la vita.  Saperlo significa poter solo immaginare quali siano le implicazioni su tutti i disturbi cerebrali, incluse le malattie cerebrali progressive.

Le vittime di ictus possono parlare di nuovo, le persone senza una parte di cervello possono riprogrammarlo affinchè apprenda ciò che non fa la porzione mancante, zone offese da ictus ischemici o emorragici vicariano ad altre zone le loro capacità, proviamo solo ad immaginare quanto meravigliosa sia la possibilità per noi che speriamo “semplicemente” di conservare le nostre facoltà mentali.

Come possiamo favorire la neurogenesi?

Anche questo processo, come è logico, è controllato dal DNA. Un gene sul cromosoma 11 codifica la produzione di una proteina chiamata “fattore neutrotrofico derivato dal cervello” o BDNF (Brain derived Neurotrophic Factor).

Il BDNF ha un ruolo nella neurogenesi, ma protegge anche i neuroni esistenti e la formazione delle sinapsi (il collegamento fra un neurone e l’altro): processi vitali per il pensiero, l’apprendimento e tutti i livelli più alti della funzione cerebrale.

Nei malati di Alzheimer il BDNF ha un calo. Ma anche in caso di altri disturbi come epilessia, anoressia nervosa, depressione, schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo.

I fattori che inducono il DNA a produrre BDNF sono per lo più sotto il nostro controllo.

Vediamone alcuni.

Una dieta che riduca del 30% le calorie aumenta il BDNF in modo netto, con incredibili miglioramenti della memoria e altre funzioni cerebrali. La restrizione calorica è stata una terapia efficace per le crisi epilettiche.  Oggi sappiamo perché: offre una profonda neuro protezione, aumenta la crescita di nuove cellule cerebrali e consente alle reti neuronali di espandere la loro sfera di influenza (NEUROPLASTICITA’).

Ad un consumo inferiore di calorie corrisponde un miglioramento della funzione mitocondriale, del controllo dell’espressione genica e un decremento dell’incidenza di Alzheimer e Parkinson.

Quando non stiamo consumando quei carboidrati che non sono esistiti nelle nostre diete per il 99,9% della storia umana (farine, zucchero, cereali a go go), lo stato normale del metabolismo umano è una lieve chetosi particolarmente salutare che fornisce chetoni al cervello, senza intossicare l’organismo. Questo è molto utile nel Parkinson, Alzheimer, SLA, autismo ed epilessia.

In soli 28 giorni uno studio ha dimostrato che, dopo aver seguito una dieta chetogenica i pazienti malati di Parkinson registrarono un miglioramento enorme dei sintomi, paragonabile all’effetto di un trattamento medicinale o di interventi chirurgici al cervello. L’olio di cocco, dal quale ricaviamo MCT (trigliceridi a catena media), comporta un notevole miglioramento nella funzione cognitiva dei pazienti colpiti da Alzheimer, perché è una importante fonte di una molecola precursore del prezioso beta-idrossibutirrato, che rappresenta un approccio utile al trattamento dell’Alzheimer.

Inoltre provoca una riduzione dell’amiloide nel cervello, un aumento del glutatione nell’ippocampo e una crescita dei mitocondri.  Può contribuire a trattare condizioni patologiche neurodegenerative e a prevenirle. E’ un super carburante per il cervello e riduce l’infiammazione.

Potete usarne un cucchiaino al giorno. E’ termostabile, per cui si può usare per cuocere.

I chetoni sono prodotti dal fegato, ma anche dagli astrociti, speciali cellule cerebrali.

Il movimento fisico incrementa il BDNF e migliora tutte le funzioni cerebrali.

La curcumina, assunta con dosi quotidiane di curcuma aggiunta al cibo, aumenta il BDNF.

Anche il DHA lo aumenta in modo importante.

Due terzi del cervello sono rappresentati da grassi e un quarto è DHA. E’ fondamentale per le sinapsi e un funzionamento efficiente del cervello. Regola inoltre l’infiammazione, ma non è tutto qui!

Il DHA  combatte anche  l’infiammazione di una mucosa intestinale sensibile al glutine, pone freno al danno di una dieta ad alto contenuto di carboidrati aiutando a prevenire disfunzioni cerebrali conseguenti a un’alimentazione che ne è troppo ricca.

In uno studio su 815 individui tra i 65 e i 94 anni, chi consumava la più alta  quantità di DHA aveva una riduzione del 60% del rischio di Alzheimer. Questo livello di protezione è altissimo. Al giorno d’oggi molti bambini non ricevono quantità sufficienti di DHA ed è anche per questo che assistiamo a tanti casi di disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività.

Semplicemente integrandolo, spesso i disturbi scompaiono.

Come aumentarlo? Il corpo ne produce solo piccole quantità a partire dall’ALA (ACIDO ALFA LINOLENICO), come da semi di lino e chia. Però non possiamo affidarci alla limitata produzione del nostro organismo, il consiglio è di integrarlo in maniera adeguata alle nostre necessità.

L’intero sistema nervoso centrale possiede recettori per la vitamina D ed essa partecipa alla regolazione degli enzimi del cervello, nel liquido cerebrospinale, a loro volta coinvolti nella produzione di neurotrasmettitori e nella stimolazione della crescita dei nervi. Con adeguate dosi di vitamina D, il declino cognitivo si riduce del 25%,  il rischio di sviluppare Alzheimer del 77%; un aumento di 5ng/mL dei livelli di vitamina D nel sangue è correlato a una riduzione del 16% di ricadute della SM. (Sclerosi Multipla).

Depressione e stanchezza cronica si riducono. Serve anche alle ghiandole surrenali per regolare un enzima per la produzione di dopamina, epinefrina e norepinefrina, importanti ormoni cerebrali che influiscono sull’umore, sul controllo dello stress e sull’energia.

Infine, un cenno al glutine, di cui tanto oggi si parla e ci sarebbe da scriverne pagine e pagine.

Il glutine ha un ruolo impressionante e documentato da risonanze magnetiche, nell’infiammazione cerebrale, ancor prima che in quella intestinale, ma mentre i sintomi gastrici o intestinali fanno pensare immediatamente alla necessità di eliminarlo, quelli legati al cervello praticamente mai.

Bè, vi diranno, è facile sapere se si è celiaci.

Ma questo è l’ultimo dei nostri problemi.

Esiste un’enorme differenza fra la celiachia e la sensibilità al glutine. La celiachia è una reazione allergica che fa danni in particolare, ma non solo, nell’intestino tenue.

In realtà il glutine è in grado di coinvolgere qualsiasi organo del corpo, anche risparmiando l’intestino tenue.

E’ un discorso complesso e molto tecnico. Vi basti sapere che le citochine infiammatorie possono attaccare il cervello ed esercitare un forte effetto antagonista su di esso, danneggiandone il tessuto e lasciandolo vulnerabile a disfunzioni e malattie, soprattutto se questa situazione si protrae.  La ricerca ha mostrato che alcune persone a cui è stata diagnosticata per errore la SLA o il morbo di Lou Gehrig, hanno semplicemente sensibilità al glutine e eliminandolo si fanno scomparire i sintomi.  In soggetti sensibili al glutine si possono avere problemi di varia natura con le funzioni cerebrali in assenza di qualsiasi problema gastrointestinale. Tenendo presente che il 99% delle persone il cui sistema immunitario reagisce negativamente al glutine non è neppure consapevole, direi che fa riflettere.

Paradossalmente il nostro stato di salute è peggiorato da quando abbiamo adottato un approccio scientifico alla nutrizione passando da abitudini legate a cultura e tradizione a decisioni consapevoli su cosa mangiare e bere, calcolandolo sulla base di teorie nutrizionali miopi, che tengono in scarsa considerazione il modo in cui gli esseri umani sono giunti dai millenni fino ad oggi.

Crediamo veramente che la nostra salute stia a cuore ai produttori di cereali per colazione o biscotti?

I carboidrati occupano la maggior parte dello spazio nelle corsie degli alimentari del supermercato, al costo minore di cibi proteici.

Vi invito a riflettere su un aspetto interessante, se amiamo tanto il cibo grasso c’è una motivazione profonda: è il grande amore del nostro cervello. Il grasso è stato molto demonizzato, ma con diete a basso contenuto di grassi, assistiamo alla più grande epidemia di obesità nella storia umana.

Qualcosa non quadra!

Ci sono determinati tipi di grasso che fanno molto male e sono correlati a problemi di salute: i grassi trans sono tossici.

Eppure al nostro corpo  fanno un gran bene i grassi buoni, mentre grandi quantità di carboidrati non giovano, anche quando sono senza glutine, integrali o ad alto contenuto di fibra.

E’ interessante notare che l’esigenza di carboidrati nella dieta umana  consente di sopravvivere anche quando sono minimi, invece, purtroppo, senza grassi, non possiamo affatto andare avanti.

Per farla molto breve, il grasso è stato sempre un pilastro della nostra nutrizione.

Il cervello è formato al 70% di grasso e il grasso  svolge un ruolo cruciale nel regolare il sistema immunitario. I grassi buoni come gli omega 3 e i grassi monoinsaturi (avocado, olive e frutta a guscio) riducono l’infiammazione di tutto il corpo! I cervelli malati presentano una grave carenza di grassi e di colesterolo. Un  buon livello di colesterolo è associato in età elevata a una crescente longevità.

Insomma che il cervello ha bisogno di zucchero è un mito da sfatare, perché il cervello adora i grassi: li considera un super combustibile e in ogni sorta di malattia neurodegenerativa una dieta con adeguato contributo di grassi è la base per la salute.

In effetti le statine sono fra i farmaci che aumentano il rischio di Alzheimer.

Concludo qui, ma ci sono spunti di riflessione interessanti, che certo, si dissociano da molte teorie in voga e molto di moda oggigiorno.   Però mi piacerebbe ricordarvi che il cervello inondato di zucchero, nella storia evolutiva, non l’abbiamo mai avuto. Gli unici zuccheri disponibili fino a qualche secolo prima di Cristo  erano frutta acida e per pochi mesi all’anno, legata alle zone e alle stagioni,  e miele…

In Europa lo zucchero si è diffuso solamente dopo la scoperta dell’America.

La natura rendeva difficile l’accesso allo zucchero, è stato l’uomo a renderlo facile e a giudicare dai risultati non è stata esattamente la migliore delle idee.

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