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Béliveau Richard

LE DUE FACCE DEL SOLE : UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO
La parola alla scienza

LE DUE FACCE DEL SOLE : UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO

Sui benefici (o malefici) del sole girano moltissime notizie contrastanti sia sulle riviste patinate, ma anche sul web e in tv.

A seconda della nostra predisposizione all’abbronzatura siamo soggetti a credere agli uni o agli altri, ma quale fondamento hanno?

Traendo spunto dall’ultimo libro di Richard Béliveau, Vivere Anticancro, Sperling & Kupfer, vi espongo un sunto sulla base dei più recenti studi e statistiche, augurandovi una buona estate!

Domani inizia l’estate, ufficialmente!

I raggi del sole sono caldissimi e fanno venire una gran voglia di lasciarsi baciare la pelle dal sole, comodamente sdraiati in costume.

In un passato non troppo lontano, un incarnato bianco era considerato un segno di superiorità, sia perché simboleggiava la purezza e il divino, sia perché permetteva di distinguere i nobili dal popolo che, lavorando all’aperto, aveva un colorito molto scuro.

Con l’avvento della rivoluzione industriale invece i visi pallidi  erano coloro che, obbligati a stare in ufficio o in fabbrica a lavorare, non potevano godersi le delizie del mare o della campagna, come invece potevano fare i più abbienti, così  l’abbronzatura  diventò un indicatore di successo, anche finanziario.

In poco tempo la pelle scura e abbronzata è passata dall’essere segno di volgarità al simbolo supremo di bellezza e salute, espressione di uno stile di vita abbiente, dinamico e perfino eccitante, in prima pagina sui giornali di gossip più diffusi.

Quando ci esponiamo al sole, la reazione naturale della  pelle  è di produrre  un film  protettivo a mo’ di schermo, costituito dalla melanina, deputata dall’evoluzione per la protezione dai raggi UV: essa assorbe l’energia delle radiazioni, riducendo il danno alle cellule e dà il colorito abbronzato.  Sì, avete capito bene, l’abbronzatura è una reazione infiammatoria dell’organismo, con cui cerca di difenderci dal danno!

A volte l’epidermide però può anche avere delle reazioni abnormi, la più comune delle quali è la scottatura solare, dovuta a un’eccessiva o prolungata esposizione ai raggi UV senza adeguata protezione; così come potrebbero esserci reazioni anomale anche alle normali esposizioni: si tratta dell’eritema.

Le irritazioni sono rischiose, non tanto nell’immediato, ma sono cumulative,  manifestandosi nel tempo con invecchiamento precoce e, nei casi più gravi, tumori.

Il sole è davvero fondamentale per la vita: basti pensare alla fotosintesi clorofilliana.

Ma non solo, il sole controlla, tramite il ciclo nictemerale, molte funzioni fisiologiche dell’essere umano, grazie all’orologio biologico del nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo nel cervello.

L’azione dei raggi UVB trasforma a livello cutaneo una molecola che, a partire dal colesterolo, sintetizza, grazie all’intervento di fegato e reni, la vitamina D nella forma attiva, che svolge un ruolo fondamentale nell’assorbimento del calcio e del fosforo, importanti regolatori della massa ossea, ma anche di molte azioni immunitarie oggi più che mai studiate e davvero importanti, grazie al fatto che la vitamina D è in realtà un potente steroide.

Se l’irraggiamento avviene per un periodo di tempo breve si ha produzione di vitamina D ed altri benefici come un buon funzionamento del sistema endocrino, effetti positivi sull’umore e curativo su affezioni della pelle come l’acne e la vitiligine, ma se le esposizioni sono eccessive, la troppa energia aumenta il rischio che altri costituenti cellulari vengano colpiti e danneggiati. In particolare, alla nostra latitudine, il sole produce vitamina D dalle 10 alle 14, da maggio a settembre. Un po’ pochino per averne delle buone quantità. Anche potendo prendere il sole ogni giorno in quella fascia oraria, un meccanismo autobloccante farebbe sì che dopo sole 20.000 UI di produzione di vitamina D, per quel dì basta! Per questa ed altre ragioni riteniamo indispensabile l’assunzione quotidiana della vitamina D, in un dosaggio decisamente importante.

Occorre quindi esporsi al sole usufruendo dei benefici, evitando le conseguenze nefaste dei raggi UV.

 Le classiche imprudenze da evitare

Gli orari più pericolosi per esporsi sono quelli compresi fra le 11 e le 14, quando i raggi colpiscono la pelle in modo più diretto e sarebbe opportuno usare una protezione molto alta, ma sono gli stessi orari in cui potrebbe formarsi la vitamina D, tanto preziosa!

Anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale:  mangiare male (fritti e cibi elaborati) durante l’esposizione solare aumenta i processi ossidativi della pelle e quindi il rischio di reazioni anomale e dermatiti.

Gli ultravioletti sono raggi invisibili di tre categorie.

UVA: sono i più abbondanti, penetrano profondamente nella pelle e causano danni gravi, provocano la formazione di radicali liberi che degradano le fibre del collagene e determinano l’invecchiamento precoce della pelle. I risultati delle più recenti ricerche indicano che gli UVA contribuiscono alla progressione del cancro cutaneo.

UVB: sono più carichi di energia, ma sono i meno numerosi (5%), vengono bloccati in parte dallo strato di ozono, ma a causa del buco ivi presente arrivano a  terra meno schermati dagli strati atmosferici e quindi più pericolosi. Sono causa di eritema e recenti studi hanno dimostrato che questa reazione è la manifestazione visibile e molto dolorosa di un processo di guarigione innescato dalle cellule sane in risposta al danno causato dagli UVB. E’ quindi una reazione infiammatoria che consente di rigenerare la cute, tuttavia il processo non è perfetto e cellule alterate possono sfuggire al processo, diventando cancerose. Inoltre una esposizione a questi raggi causa formazione di radicali liberi e infiammazione patologica: due condizioni che favoriscono lo sviluppo di cellule precancerose.

Entrambi questi tipi di raggi sono cancerogeni per eccellenza, capaci di provocare quelle mutazioni che preludono alla comparsa di cellule cancerose e sono anche capaci di modificare l’ambiente per favorire la progressione.

UVC:  sono molto pericolosi, ma completamente assorbiti dallo strato di ozono.

TUMORI CUTANEI

Negli ultimi dieci anni la ricerca dimostra che chi si espone eccessivamente al sole ha un maggior rischio di tumori della pelle, fra cui il famigerato melanoma, in forte progressione negli ultimi anni, il cui fattore di rischio  principale è l’esposizione occasionale e intensa al sole, mentre un’esposizione graduale, moderata e continuativa sembra non avere impatto così negativo, anzi potrebbe, in certi casi, ridurre l’incidenza di alcune tipologie di cancro.  Rischia maggiormente chi è stato esposto nell’infanzia, ma anche chi ha subito esposizioni eccessive in età adulta. In passato era molto raro, ma dagli anni ’50 in poi la sua incidenza aumenta di circa il 5% all’ anno, rendendolo il cancro con la progressione più rapida.

Per avere benefici dalla luce solare non è necessario stare immobili sotto il sole come lucertole per ore ed ore, è sufficiente rimanere all’aria aperta, vestiti normalmente, almeno un’ora al dì.

Pur avendo il grande beneficio della produzione di vitamina D, il sole è così potente da costringerci a usare una estrema cautela nei suoi confronti: occorre esporsi a dosi quanto più modeste possibile, in modo da averne benefici, ma scongiurare i pericolosi rischi.  Per la produzione di vitamina D dobbiamo stare all’aria aperta, perché i raggi UVB filtrano attraverso i vestiti e il vetro.

Occorre evitare a qualunque costo i colpi di sole e il consiglio è di cospargersi di crema protettiva, con filtri fisici, naturali, che non si ossidano a contatto con la pelle, non si alterano al sole e offrono una protezione più duratura anche per i bambini.

Quelli chimici invece si alterano più facilmente e possono dare reazioni allergiche.

Il cattivo utilizzo delle creme solari è un fattore che può aumentare il rischio di tumori della pelle: se ci si abbronza molto, utilizzando creme a bassa protezione, favorenti l’abbronzatura, significa che i danni al DNA si sono già prodotti.

La crema di protezione preventiva invece riduce diversi tipi di tumore e sono indicati i fattori di protezione medio alta se ci si espone oltre i 15 minuti.

La tecnica migliore per prevenire danni alla pelle, ma anche scottature ed eritemi è di esporsi i primi due o tre giorni, solamente per 10’ senza protezione solare (poco più o poco meno a seconda del proprio fototipo): si stimola la giusta produzione –protettiva!-  di melanina.

Un’alimentazione adeguata, ricca di verdura cruda e frutta fresca, soprattutto nei toni del rosso (pomodori, ciliegie) e dell’arancio (carote, melone, albicocche, papaia), stimolerà in modo naturale la melanina e aiuta a combattere i radicali liberi. Bere tè verde è l’ideale, per effetto dei suoi potenti antiossidanti.

Se invece avete rischio di eritemi,  può essere di aiuto per un mese prima assumere 50 gocce di macerato glicerico  o gemmo derivato di Ribes Nigrum, la mattina e 50 gtt di  Alnus Glutinosa, una volta al dì, la sera, perché son rimedi specifici per prevenire  dermatiti da fotosensibilizzazione.

Se vi siete già scottati, ottimo ed efficace è l’oleolito di Iperico, come dopo sole, (non usare per esporsi, perché è foto sensibilizzante), insieme a qualche goccia di olio essenziale di Lavanda:  disinfiamma la cute arrossata, lenisce e favorisce la rigenerazione cellulare.

Insomma possiamo considerare il sole come un alimento e come dagli alimenti, possiamo avere benefici o rischi, se ne assumiamo in modo moderato, con continuità avremo benefici, mentre le megadosi rischiano di fare un grandissimo danno!

Concludo con la raccomandazione dell’American Cancer Society: proteggere la pelle evitando inutili esposizioni al sole.

Quando non è possibile stare all’ombra, indossare abiti protettivi o applicare creme solari.

 

Richart  Béliveau,  è fra i  più grandi ricercatore oncologi viventi  e una delle massime autorità mondiali sul tumore. Professore di biochimica e titolare della cattedra di Prevenzione e trattamento del cancro presso la facoltà di Medicina dell’Università di Montréal, direttore del laboratorio di medicina molecolare del centro emato-oncologico del Centro Charles Bruneau, presso l’ospedale Sainte-Justine, nonché ricercatore associato  al Centro di prevenzione del cancro del dipartimento di oncologia dell’Università Mc Gill e autore di oltre 240 pubblicazioni scientifiche.

Egli  afferma con granitica e documentata scientifica certezza che i cambiamenti  negativi nello stile di vita, soprattutto alimentari,  ma anche utilizzo di tabacco, alcool, esposizione non protetta a raggi UV, mancanza di movimento fisico, amplificano con sorprendente rapidità l’incidenza della malattia cancro, influenzando la funzione dei geni anomali presenti nei tumori microscopici, che tutti abbiamo fin dal seno materno o poco dopo, risvegliando i tumori latenti per accelerarne la progressione verso stadi più avanzati.

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