Sopra le righe. O fra le righe
Pensieri al femminile

Sopra le righe. O fra le righe.

Sì, sono un po’ sopra le righe.

Troppo tutto.

Troppo donna, troppa passione, anche professionale, troppa disponibilità, generosità.

Troppo amore.

Questo mi rende una creatura meravigliosa in alcune circostanze, ma terribile in altre.

Eppure continuo a credere, contro  ogni evidenza,  che amare sia un grande privilegio, ancor più che essere amata.

Amare richiede un grande coraggio, perché sì, è facile amare quando le circostanze semplificano le questioni e non c’è nessuna età nella quale sei al sicuro,  gli anni non ti proteggono dall’amore.

A volte amare significa fare i conti con tutto il resto, con l’ipotesi di essersela raccontata per una ventina d’anni, bugie vere e convenzionali, a cui ci garba credere, per andare avanti, perché così fan tutte.

Talvolta per sopravvivere.

Soprattutto per quanto riguarda ciò di cui si ha bisogno per essere felice.

Raccontarsela può esser divertente, comporta un gioco di ruoli e come un’eroina dentro un film puoi addobbarti con maschere, fare un lavoro sopra le righe, unghie finte e tacchi alti.

Tutto questo però, arriva al capolinea, prima o poi.

Tout vient à  bout.

Alla fine l’autenticità vien fuori, che ci piaccia o meno.

L’unica scelta vera che abbiamo è la volontarietà del gesto:  saper rileggere segni e sintomi, per poter valutare con calma scelte e conseguenze, oppure  la palata sui denti del destino, questa è una condizione che mi sento di sconsigliarvi, perché si sa, tornare a sorridere  poi costa sempre molto caro.

Appena ci sembra di aver finalmente assemblato una vita piena di comfort, non so a voi, ma io trovo un pezzo di me che non so dove infilare.

E sovente tocca rifare tutto daccapo.

Col brivido lungo la schiena, di quei brividi che, quando arrivano, non preannunciano tempi facili.

Forze nascoste che ci abitano e che guidano le azioni dell’anima all’inevitabile, svelando verità chiuse nel cuore, a doppia mandata.

Tocca fare i conti con l’autenticità della propria vita se si vuol andare avanti, altrimenti il cammino è un inciampo continuo, si fan due passi e si incespica. A volte cambiare le scarpe è utile.

A volte occorre camminare scalzi a piedi nudi dolorosamente.

Con kafkiana inevitabilità io prendo le scarpe in mano e provo a mettere un passo dietro l’altro.

Perché si sa,  anche un viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo (Lao Tzu).

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