Curcuma: la spezia della salute
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Curcuma: la spezia della salute

“Vi è anche un vegetale, che ha tutte le proprietà del vero zafferano, così come il colore, ma che non è vero zafferano. (La Curcuma) è tenuta in grande considerazione, ed è un ingrediente in tutti i loro piatti” Marco Polo – Il Milione

La Curcuma Longa (o Turmerico), della Famiglia delle Zingiberacee, soprannominata “Zafferano delle Indie”, è una vera e propria spezia della salute. La pianta perenne è alta circa un metro, originaria dell’Asia sud-orientale: se ne usa la polvere derivata dal rizoma schiacciato e pestato, dal colore giallo oro che ci rimanda a una simbologia solare e che ha fortissimo potere colorante, tanto da essere già dall’antichità impiegata come tintura per stoffe (le vesti dei monaci buddisti) e come cosmetico in occasione di nozze e festività in India. Scritti risalenti alla tarda antichità attestano l’uso della curcuma e Marco Polo la descrisse nel XIII Secolo nel corso della narrazione del suo viaggio in Cina; essa tuttavia veniva già utilizzata dagli Assiri nella zona del Vicino Oriente Antico per la tintura dei tessuti e dagli Indiani come spezia per uso culinario e per la Medicina Ayurvedica, presso i quali viene ancora consumata abitualmente perché rientra nella composizione dei vari tipi di curry che compongono la quasi totalità dei pasti indigeni. Introdotta in Europa verosimilmente dagli Arabi specializzati nel commercio delle spezie (da loro denominata Kurkum, “zafferano”), la curcuma era conosciuta in Occidente anche dai Greci e descritta nel I Sec. d.C. da Dioscoride (40 – 90 d.C.) nel “De Materia Medica”; nel 1500 Paracelso la consigliava per la cura del fegato e nel 1815 Voegel e Pelletier ne analizzarono la radice e i principi coloranti in essa contenuti.

Il principale componente biologicamente attivo del Turmerico è la curcumina, principio attivo della pianta a cui si ascrive l’attività antinfiammatoria utile a contrastare molteplici problemi: raffreddore, influenza, infiammazioni, disturbi articolari, artriti, aumento dei valori ematici di colesterolo LDL, flatulenza, ulcere, colite ulcerosa, diverticoliti, sino a patologie molto gravi quali cancro e Morbo di Alzheimer ( più di settecento studi in merito, in corso da diversi anni, stanno fornendo risultati altamente incoraggianti, confermando le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti della curcuma).

L’estratto standardizzato contiene il 95% di curcuminoidi (antiossidanti) in grado di prevenire la formazione di radicali liberi e di neutralizzare in parte quelli già presenti. La curcuma è ricca di minerali (calcio, sodio, potassio, magnesio, fosforo, ferro, zinco, selenio, rame e manganese) e di vitamine (B1, B2, B3, B6, C, E, K) e pare essere utile nel contrastare l’insorgenza di leucemie, dei tumori del colon, della prostata, del cavo orale, dei polmoni, del fegato, dei reni, del seno e dei melanomi: gli studi condotti in merito hanno dimostrato a livello statistico come in Asia (continente in cui la curcuma è consumata abitualmente) l’incidenza di questi tumori sia più bassa rispetto ad Europa e USA.

Questa spezia è inoltre in grado di rafforzare il rivestimento dei vasi sanguigni, il che la rende valida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e alcuni recenti trial medici la stanno testando come supporto alla cura del Morbo di Alzheimer.

Interessante è anche un recentissimo lavoro, pubblicato nell’Agosto 2015 sulla rivista medica “Clinical Gastroenterology and Hepatology”, in cui si documenta l’efficacia dell’associazione di curcumina alla terapia convenzionale con mesalazina nella fase di attività lieve/moderata della Colite Ulcerosa: i risultati dello studio in doppio cieco hanno dimostrato una più veloce remissione della malattia (a livello clinico ed endoscopico), senza comparsa di effetti indesiderati; ciò pare dovuto all’incremento dei livelli di steroidi endogeni circolanti attraverso l’attivazione della corticale del surrene e alla contemporanea inibizione del catabolismo epatico degli steroidi.1 Occorre precisare che non soltanto la curcumina, presente nella curcuma nella percentuale di 0,3 – 5,5%, concorre all’alto potere antinfiammatorio di questa spezia, quanto piuttosto l’olio volatile dal caratteristico colore giallo oro, presente in una percentuale che varia dal 4% al 14% a seconda della qualità di curcuma presa in esame, composto prevalentemente di turmerone, atlantone e zenzerone: tali principi costituiscono tra i più potenti antinfiammatori presenti in natura, paragonabili – nel caso dell’atlantone – al betametasone disodico fosfato (principio attivo del farmaco commercializzato sotto il nome di Bentelan), senza presentare gli effetti collaterali tipici dei cortisonici di sintesi (in particolare la decalcificazione ossea). L’azione di questo olio volatile dall’altissimo potere colorante è responsabile dell’azione antinfiammatoria sistemica e protettiva anche a livello dell’endotelio arterioso.

La curcuma trova favorevole applicazione nei casi di dolore articolare e muscolare, rivelandosi pertanto un potente rimedio adatto gli sportivi (contratture muscolari, crampi) e a chiunque soffra di patologie artitiche e artrosiche. Secondo l’ approccio simbolico-analogico, l’Ayurveda ravvisa nella colorazione gialla, seguendo la Dottrina delle Segnature del Colore, un beneficio per il fegato e la medicina ayurvedica la utilizza in questo senso per dare sollievo a questo organo, stimolando la produzione di bile da parte della cistifellea e per la prevenzione della litiasi biliare. Secondo l’Ayurveda il gusto di questa spezia è piccante, astringente e amaro e viene per questa ragione considerata un ottimo bilanciatore dei Dosha (le tre energie che governano le funzioni psicofisiche, emozionali e strutturali di ciascun individuo): il suo potere riscaldante agisce su Kapha (Dosha derivato da Terra e Acqua, evoca il concetto di rilassamento e gestisce il raffreddamento corporeo) e su Vata (Dosha derivato dall’unione di Aria ed Etere, principio di leggerezza, dinamismo e movimento); il suo sapore amaro lavora su Pitta (l’umore biologico del fuoco, associato al processo digestivo, al riscaldamento e alla trasformazione dal livello cellulare e organico a quello della sfera emotiva e mentale).

Anche la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) riconosce il valore della curcuma, impiegandola in caso di problemi epatici e alla cistifellea, ma anche per le emorragie (essa in forma di cataplasma ha infatti un buon potere cicatrizzante), per le cogestioni al petto e per i disturbi mestruali; nelle flatulenze, nel mal di denti, nelle emorragie urinarie date da infezione e nelle contusioni e ulcerazioni (per uso esterno). Come utilizzare dunque questa preziosa spezia proveniente dall’Oriente? In prima istanza occorre considerare che la curcumina è una molecola scarsamente biodisponibile quando assunta per via orale: in particolare, essa viene rapidamente coniugata a livello epatico e intestinale in curcumina glucuronide e curcumina solfato, oppure ridotta a esaidrocurcumina, metaboliti che esplicano una minore attività biologica rispetto alla curcumina propriamente detta. Per migliorarne l’assorbimento intestinale si consiglia di assumerla ai pasti, oppure in alternativa a digiuno, in associazione ad enzimi proteolitici come la bromelina o la piperina. La curcumina inoltre è una molecola liposolubile, non viene quindi sciolta in acqua ma unicamente nei grassi (olio o burro): per aumentarne la biodisponibilità si consiglia di associarla al pepe nero (in grani, macinato al momento) in modo da utilizzare l’associazione con la piperina. Anche l’alcool rende assorbibile la curcumina (per via cutanea e intestinale), e può essere assunta la tintura dietro indicazione erboristica.

Secondo uno studio pubblicato nel Giugno 2009 sulla rivista “AAPS PharSciTech” da ricercatori dell’Università di Bangalore (India), la curcuma unita a zuccheri risulterebbe maggiormente solubile in acqua e sarebbe in grado di diminuire l‘infiammazione del colon nei ratti da laboratorio. Infine, la bromelina – enzima contenuto nella parte fibrosa e meno dolce della polpa dell’ananas, aumenterebbe la quantità di 1 Lang A, Salomon N, Wu JC, Kopylov U, Lahat A, Har-Nov O et al. “Curcumin in combination with mesalamine induces remission in patients with mild-to-moderate ulcerative colitis in a randomized controlled trial”; Clin Gastroenterol Hepatol 2015 Aug; 13(8):1444- 1449. curcumina assorbita dal tratto digestivo, ragion per cui spesso si trovano in commercio integratori comprendenti l’associazione curcumina-bromelina. In cucina la curcuma può essere utilizzata per il condimento di zuppe, riso, verdure; per la preparazione di salse di accompagnamento a carni o pesce; per insaporire formaggi freschi o crema di tofu; per la preparazione di centrifugati o frullati (utilizzando la radice fresca, magari in associazione all’ananas) nella quantità di due cucchiaini da caffè/die.

Per potenziarne gli effetti si suggerisce l’associazione con the verde, pepe nero e olio di oliva extra vergine.

Esistono in commercio numerosi preparati a base di curcumina, da assumere come integratori, coniugata ad altre molecole al fine di renderla maggiormente biodisponibile: la dose suggerita (da verificare con un terapeuta di riferimento) varia dai 400 agli 800 mg a somministrazione, da ripetere 3 vv/die; la curcuma non presenta effetti tossici sino alla quantità di 8 gr/die nell’essere umano.

Controindicazioni all’impiego terapeutico della curcuma sono dati dall’inibizione dell’aggregazione piastrinica in studi compiuti in vitro, che suggeriscono un potenziale aumento del rischio emorragico in pazienti in cura con farmaci antiaggreganti piastrinici, eparina o anticoagulanti orali (Coumadin o Warfarin).

Occorre prestare attenzione anche in caso di soggetti affetti da calcoli biliari o da processi ostruttivi delle vie biliari in genere, nel qual caso l’assunzione di integratori deve essere attentamente valutata con il terapeuta di riferimento.

Alessandra

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