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La parola alla scienza

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TANTE GRAZIE RADICALI LIBERI!

Sembra pazzesco, ma l’avventuroso studio dei radicali liberi e comprensione dei loro meccanismi, è iniziato grazie ai produttori di gomma inglesi, che volevano sapere perché la gomma degli pneumatici invecchiasse, crepandosi.  

Nel mentre esimi scienziati si domandavano perché sulla pelle si formano rughe, le mele tagliate scuriscono, il burro vecchio sa di rancido, insomma perché le materie organiche si deteriorano e invecchiano?

I radicali liberi sono frammenti di molecole cui manca un elettrone sull’involucro esterno, tentano di strappare l’elettrone mancante da un altro legame chimico, danneggiando così le strutture vicine, cellule e tessuti, alterandole. Sono molto reattivi e instabili. Possono anche attaccare il progetto genetico del nucleo della cellula, diventando così un fattore scatenante di quella fatale trasformazione, che sta all’inizio dell’evoluzione cancerogena.

I danni maggiori colpiscono il collagene e l’elastina, quindi le arterie e le strutture dei tessuti. I radicali liberi aumentano per cause esterne, ma anche per cause interne, come risultato dei processi di distruzione cellulare. Essendo molto instabili, nel tentativo aggressivo di integrare l’elettrone mancante, rischiano di nuocere all’intero organismo, dal DNA allo strato di collagene dell’epidermide. Sono un sottoprodotto del normale metabolismo ed è impossibile limitarli al cento per cento. Sono però anche provocati da fattori esterni come l’esposizione all’ozono, al fumo di tabacco, ai fumi delle auto e a molti altri tipi di inquinanti, come insetticidi, pesticidi, radiazioni e troppa luce solare.

Solventi, vernici, lacche, colle e pitture, l’ozono delle fotocopiatrici, i deodoranti di cui facciamo uso regolare, le radiazioni elettromagnetiche prodotte dagli apparecchi della vita quotidiana (sveglie, monitor del pc, schermi televisivi,  asciugacapelli, cordless, radiografie, cotture alla griglia di proteine, cotture in forni a microonde, metalli tossici nelle acque e nei prodotti per il corpo) son tutti fonti di radicali liberi.

Questo continuo furto aggressivo di elettroni snatura le cellule e le loro funzioni:  è ciò che chiamiamo stress ossidativo. 

I radicali liberi danneggiano tutto ciò che incontrano nelle cellule e nei tessuti e hanno un ruolo primario nel provocare infiammazione cellulare, il che può generare una risposta alterata della cellula ai problemi che incontra nell’esecuzione delle sue funzioni, fino a favorire un forte rilascio di eicosanoidi proinfiammatori (concorrono allo sviluppo di numerose patologie).

Sia gli stati di infiammazione che la produzione di radicali liberi fanno parte delle nostre salutari reazioni di difesa, ma in presenza di un’esposizione sistematica a sostanze nocive, i radicali liberi prodotti in grandi quantità e la cronicizzazione degli stati infiammatori impegnano costantemente il sistema immunitario, che diventa meno efficace su altri fronti. La ricerca di laboratorio conferma che quando le cellule muoiono, quasi un terzo delle loro proteine è stato danneggiato dall’attacco dei radicali liberi.

Secondo Bruce Ames, ricercatore nel campo delle neoplasie, ogni cellula umana riceve almeno 10 mila “colpi” nocivi di radicali liberi ogni giorno.

Sono soldati feroci e privi di remore!

Eppure hanno due volti, come il Giano bifronte, possono svolgere un ruolo benefico se associati ai globuli bianchi. E’ proprio la loro tossicità a renderli equivocamente utili: i leucociti se ne servono come armi di precisione per combattere virus e batteri. In certi fenomeni infiammatori purtroppo, i globuli bianchi calcano un po’ la mano e liberano troppi radicali liberi, aggravando i problemi.

Il nostro tallone di Achille sono  però i mitocondri: i maggiori produttori di energia sono anche i più grandi produttori di radicali liberi.

Vita e morte intimamente legate in un equilibrio perfetto.

L’organismo combatte i radicali liberi esattamente come fa con virus e batteri, sia cercando di neutralizzarli in partenza, procurando loro l’elettrone mancante prima che lo prelevino da tessuti vulnerabili, sia riparando i danni che provocano.

Gli antiossidanti agiscono per facilitare tale processo, oserei dire che sono la nostra unica salvezza. Si trovano in grandi quantità in frutta e verdura, specie se colorata. Perché siano ricchi di fattori di crescita, enzimi e vitamine, occorre che siano cresciuti in terreni sani, senza troppi diserbanti, antiparassitari, antimuffe e tutto ciò che di chimico concorre, anche a livello sistemico, ad alterarne i contenuti nutrizionali.

Il miglior modo per combatterli è proprio un’alimentazione corretta.

Consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno aiuta molto, ma anche gli integratori possono dare una buona protezione. Un dato interessante proviene da una ricerca condotta da Ranjit Chandra, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’immunologia nutrizionale: questo ricercatore ha analizzato l’effetto di integratori vitaminici su un gruppo di volontari, dimostrando che un tale intervento ha portato a un’impressionante riduzione delle malattie, senza effetti collaterali.

Il professor J. Blumberg del Human Nutrition Research Centre, luogo di ricerca dove ogni assunzione di cibo e integratori viene monitorata, ribadisce: “Abbiamo indizi sufficienti perché i medici inizino a suggerire ai pazienti di assumere integratori, o almeno a non scoraggiarli a farlo”

Nessuno sembra preoccuparsi dell’eccessiva prescrizione di farmaci, quindi perché non suggerire un complesso vitaminico economico e innocuo?

Vitamina C, vitamina  E (tocoferoli misti), vitamine del gruppo B, sono integratori basilari alla portata di tutti, ma  è meglio farsi consigliare da un terapeuta che sappia tradurre in consigli personalizzati le vostre esigenze, anche sulla qualità dei prodotti!

Alimentazione sana, esercizio moderato, riposo rigenerante restano le nostre armi migliori contro i radicali liberi.

LE DUE FACCE DEL SOLE : UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO
La parola alla scienza

LE DUE FACCE DEL SOLE : UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO

Sui benefici (o malefici) del sole girano moltissime notizie contrastanti sia sulle riviste patinate, ma anche sul web e in tv.

A seconda della nostra predisposizione all’abbronzatura siamo soggetti a credere agli uni o agli altri, ma quale fondamento hanno?

Traendo spunto dall’ultimo libro di Richard Béliveau, Vivere Anticancro, Sperling & Kupfer, vi espongo un sunto sulla base dei più recenti studi e statistiche, augurandovi una buona estate!

Domani inizia l’estate, ufficialmente!

I raggi del sole sono caldissimi e fanno venire una gran voglia di lasciarsi baciare la pelle dal sole, comodamente sdraiati in costume.

In un passato non troppo lontano, un incarnato bianco era considerato un segno di superiorità, sia perché simboleggiava la purezza e il divino, sia perché permetteva di distinguere i nobili dal popolo che, lavorando all’aperto, aveva un colorito molto scuro.

Con l’avvento della rivoluzione industriale invece i visi pallidi  erano coloro che, obbligati a stare in ufficio o in fabbrica a lavorare, non potevano godersi le delizie del mare o della campagna, come invece potevano fare i più abbienti, così  l’abbronzatura  diventò un indicatore di successo, anche finanziario.

In poco tempo la pelle scura e abbronzata è passata dall’essere segno di volgarità al simbolo supremo di bellezza e salute, espressione di uno stile di vita abbiente, dinamico e perfino eccitante, in prima pagina sui giornali di gossip più diffusi.

Quando ci esponiamo al sole, la reazione naturale della  pelle  è di produrre  un film  protettivo a mo’ di schermo, costituito dalla melanina, deputata dall’evoluzione per la protezione dai raggi UV: essa assorbe l’energia delle radiazioni, riducendo il danno alle cellule e dà il colorito abbronzato.  Sì, avete capito bene, l’abbronzatura è una reazione infiammatoria dell’organismo, con cui cerca di difenderci dal danno!

A volte l’epidermide però può anche avere delle reazioni abnormi, la più comune delle quali è la scottatura solare, dovuta a un’eccessiva o prolungata esposizione ai raggi UV senza adeguata protezione; così come potrebbero esserci reazioni anomale anche alle normali esposizioni: si tratta dell’eritema.

Le irritazioni sono rischiose, non tanto nell’immediato, ma sono cumulative,  manifestandosi nel tempo con invecchiamento precoce e, nei casi più gravi, tumori.

Il sole è davvero fondamentale per la vita: basti pensare alla fotosintesi clorofilliana.

Ma non solo, il sole controlla, tramite il ciclo nictemerale, molte funzioni fisiologiche dell’essere umano, grazie all’orologio biologico del nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo nel cervello.

L’azione dei raggi UVB trasforma a livello cutaneo una molecola che, a partire dal colesterolo, sintetizza, grazie all’intervento di fegato e reni, la vitamina D nella forma attiva, che svolge un ruolo fondamentale nell’assorbimento del calcio e del fosforo, importanti regolatori della massa ossea, ma anche di molte azioni immunitarie oggi più che mai studiate e davvero importanti, grazie al fatto che la vitamina D è in realtà un potente steroide.

Se l’irraggiamento avviene per un periodo di tempo breve si ha produzione di vitamina D ed altri benefici come un buon funzionamento del sistema endocrino, effetti positivi sull’umore e curativo su affezioni della pelle come l’acne e la vitiligine, ma se le esposizioni sono eccessive, la troppa energia aumenta il rischio che altri costituenti cellulari vengano colpiti e danneggiati. In particolare, alla nostra latitudine, il sole produce vitamina D dalle 10 alle 14, da maggio a settembre. Un po’ pochino per averne delle buone quantità. Anche potendo prendere il sole ogni giorno in quella fascia oraria, un meccanismo autobloccante farebbe sì che dopo sole 20.000 UI di produzione di vitamina D, per quel dì basta! Per questa ed altre ragioni riteniamo indispensabile l’assunzione quotidiana della vitamina D, in un dosaggio decisamente importante.

Occorre quindi esporsi al sole usufruendo dei benefici, evitando le conseguenze nefaste dei raggi UV.

 Le classiche imprudenze da evitare

Gli orari più pericolosi per esporsi sono quelli compresi fra le 11 e le 14, quando i raggi colpiscono la pelle in modo più diretto e sarebbe opportuno usare una protezione molto alta, ma sono gli stessi orari in cui potrebbe formarsi la vitamina D, tanto preziosa!

Anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale:  mangiare male (fritti e cibi elaborati) durante l’esposizione solare aumenta i processi ossidativi della pelle e quindi il rischio di reazioni anomale e dermatiti.

Gli ultravioletti sono raggi invisibili di tre categorie.

UVA: sono i più abbondanti, penetrano profondamente nella pelle e causano danni gravi, provocano la formazione di radicali liberi che degradano le fibre del collagene e determinano l’invecchiamento precoce della pelle. I risultati delle più recenti ricerche indicano che gli UVA contribuiscono alla progressione del cancro cutaneo.

UVB: sono più carichi di energia, ma sono i meno numerosi (5%), vengono bloccati in parte dallo strato di ozono, ma a causa del buco ivi presente arrivano a  terra meno schermati dagli strati atmosferici e quindi più pericolosi. Sono causa di eritema e recenti studi hanno dimostrato che questa reazione è la manifestazione visibile e molto dolorosa di un processo di guarigione innescato dalle cellule sane in risposta al danno causato dagli UVB. E’ quindi una reazione infiammatoria che consente di rigenerare la cute, tuttavia il processo non è perfetto e cellule alterate possono sfuggire al processo, diventando cancerose. Inoltre una esposizione a questi raggi causa formazione di radicali liberi e infiammazione patologica: due condizioni che favoriscono lo sviluppo di cellule precancerose.

Entrambi questi tipi di raggi sono cancerogeni per eccellenza, capaci di provocare quelle mutazioni che preludono alla comparsa di cellule cancerose e sono anche capaci di modificare l’ambiente per favorire la progressione.

UVC:  sono molto pericolosi, ma completamente assorbiti dallo strato di ozono.

TUMORI CUTANEI

Negli ultimi dieci anni la ricerca dimostra che chi si espone eccessivamente al sole ha un maggior rischio di tumori della pelle, fra cui il famigerato melanoma, in forte progressione negli ultimi anni, il cui fattore di rischio  principale è l’esposizione occasionale e intensa al sole, mentre un’esposizione graduale, moderata e continuativa sembra non avere impatto così negativo, anzi potrebbe, in certi casi, ridurre l’incidenza di alcune tipologie di cancro.  Rischia maggiormente chi è stato esposto nell’infanzia, ma anche chi ha subito esposizioni eccessive in età adulta. In passato era molto raro, ma dagli anni ’50 in poi la sua incidenza aumenta di circa il 5% all’ anno, rendendolo il cancro con la progressione più rapida.

Per avere benefici dalla luce solare non è necessario stare immobili sotto il sole come lucertole per ore ed ore, è sufficiente rimanere all’aria aperta, vestiti normalmente, almeno un’ora al dì.

Pur avendo il grande beneficio della produzione di vitamina D, il sole è così potente da costringerci a usare una estrema cautela nei suoi confronti: occorre esporsi a dosi quanto più modeste possibile, in modo da averne benefici, ma scongiurare i pericolosi rischi.  Per la produzione di vitamina D dobbiamo stare all’aria aperta, perché i raggi UVB filtrano attraverso i vestiti e il vetro.

Occorre evitare a qualunque costo i colpi di sole e il consiglio è di cospargersi di crema protettiva, con filtri fisici, naturali, che non si ossidano a contatto con la pelle, non si alterano al sole e offrono una protezione più duratura anche per i bambini.

Quelli chimici invece si alterano più facilmente e possono dare reazioni allergiche.

Il cattivo utilizzo delle creme solari è un fattore che può aumentare il rischio di tumori della pelle: se ci si abbronza molto, utilizzando creme a bassa protezione, favorenti l’abbronzatura, significa che i danni al DNA si sono già prodotti.

La crema di protezione preventiva invece riduce diversi tipi di tumore e sono indicati i fattori di protezione medio alta se ci si espone oltre i 15 minuti.

La tecnica migliore per prevenire danni alla pelle, ma anche scottature ed eritemi è di esporsi i primi due o tre giorni, solamente per 10’ senza protezione solare (poco più o poco meno a seconda del proprio fototipo): si stimola la giusta produzione –protettiva!-  di melanina.

Un’alimentazione adeguata, ricca di verdura cruda e frutta fresca, soprattutto nei toni del rosso (pomodori, ciliegie) e dell’arancio (carote, melone, albicocche, papaia), stimolerà in modo naturale la melanina e aiuta a combattere i radicali liberi. Bere tè verde è l’ideale, per effetto dei suoi potenti antiossidanti.

Se invece avete rischio di eritemi,  può essere di aiuto per un mese prima assumere 50 gocce di macerato glicerico  o gemmo derivato di Ribes Nigrum, la mattina e 50 gtt di  Alnus Glutinosa, una volta al dì, la sera, perché son rimedi specifici per prevenire  dermatiti da fotosensibilizzazione.

Se vi siete già scottati, ottimo ed efficace è l’oleolito di Iperico, come dopo sole, (non usare per esporsi, perché è foto sensibilizzante), insieme a qualche goccia di olio essenziale di Lavanda:  disinfiamma la cute arrossata, lenisce e favorisce la rigenerazione cellulare.

Insomma possiamo considerare il sole come un alimento e come dagli alimenti, possiamo avere benefici o rischi, se ne assumiamo in modo moderato, con continuità avremo benefici, mentre le megadosi rischiano di fare un grandissimo danno!

Concludo con la raccomandazione dell’American Cancer Society: proteggere la pelle evitando inutili esposizioni al sole.

Quando non è possibile stare all’ombra, indossare abiti protettivi o applicare creme solari.

 

Richart  Béliveau,  è fra i  più grandi ricercatore oncologi viventi  e una delle massime autorità mondiali sul tumore. Professore di biochimica e titolare della cattedra di Prevenzione e trattamento del cancro presso la facoltà di Medicina dell’Università di Montréal, direttore del laboratorio di medicina molecolare del centro emato-oncologico del Centro Charles Bruneau, presso l’ospedale Sainte-Justine, nonché ricercatore associato  al Centro di prevenzione del cancro del dipartimento di oncologia dell’Università Mc Gill e autore di oltre 240 pubblicazioni scientifiche.

Egli  afferma con granitica e documentata scientifica certezza che i cambiamenti  negativi nello stile di vita, soprattutto alimentari,  ma anche utilizzo di tabacco, alcool, esposizione non protetta a raggi UV, mancanza di movimento fisico, amplificano con sorprendente rapidità l’incidenza della malattia cancro, influenzando la funzione dei geni anomali presenti nei tumori microscopici, che tutti abbiamo fin dal seno materno o poco dopo, risvegliando i tumori latenti per accelerarne la progressione verso stadi più avanzati.

MICROBIOMA: L’ELISIR DI SALUTE E LONGEVITA’
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MICROBIOMA: L’ELISIR DI SALUTE E LONGEVITA’

Ogni giorno è un dono, potremmo morire diverse volte, in effetti.

Crescono cellule tumorali, muffe;  i batteri ci aggrediscono e i virus ci infettano, senza tregua.

Ogni giorno  e più volte al giorno, qualcuno ci salva miracolosamente la vita.

Le cellule che crescono in modo anomalo vengono eliminate senza pietà, distrutte spore poco utili, massacrati virus e batteri inesorabilmente.

Un servizio senza prezzo di cui il sistema immunitario si fa carico ogni giorno per ventiquattro ore al dì, senza pause sindacali, per mezzo delle sue operaie, innumerevoli piccolissime cellule, esperte nel riconoscere tutti gli estranei, killer, ed ogni sorta di delinquente che attenta alla nostra salute.

La gran parte del nostro sistema immunitario è situato  nell’intestino (circa l’80%).

Eppure  non è tutto!

Migliaia di migliaia minuscoli esseri risiedono  ovunque dentro di noi, e la maggior parte di loro vive come una ciurma allegra e beata in quel meraviglioso antro che è il nostro intestino. Siamo una specie di vascello che trasporta una ciurma di batteri che vivono in simbiosi con noi, trasformandosi continuamente in base sia a ciò che mangiamo, ma anche grazie a tutte le nostre abitudini, nessuna esclusa. E badate bene, non si limitano a viaggiare gratis e gozzovigliare a nostre spese, bensì ci forniscono un genoma ricchissimo, da cui prendiamo a prestito una grande quantità di geni necessari a sopravvivere in un mondo di grande cambiamento, quello odierno.

Questo genoma costituisce il nostro secondo corredo genetico, si chiama MICROBIOMA  umano.

E’ cioè l’insieme dei microorganismi che in maniera fisiologica a volte patologica, vivono in simbiosi con il corpo umano e di tutti i geni che essi sono in grado di esprimere.

Invece l’esercito di piccoli alieni, per la maggior parte unicellulari, che vive dentro di noi prende il nome di MICROBIOTA.

Se da un lato i progressi nella microbiologia umana hanno consentito di debellare malattie che per millenni hanno falcidiato vite umane, dall’altra hanno fatto nascere la convinzione che debellare i microbi sia un’ottima cosa sempre e comunque, anzi prima lo facciamo meglio stiamo.  Questa convinzione è così radicata che oggigiorno si danno antibiotici con estrema facilità, senza considerarne le conseguenze a volte devastanti.  In pediatria il fenomeno è macroscopico ed ha raggiunto proporzioni molto preoccupanti,  si danno antibiotici ai bambini ai primi colpi di tosse, pensando che questo possa evitare complicanze importanti o letali.

Nulla di più sbagliato.

I batteri  sono presenti in ogni anfratto del nostro corpo e sono fondamentali per moltissime funzioni, influiscono pressoché su tutti gli aspetti della nostra salute e finanche sulla personalità.La mappatura del microbioma umano ci ha insegnato che siamo abitati da forme di vita unicellulari che hanno i loro scopi, sono stacanovisti, instancabili e ci ridefiniscono ogni momento,  questo dovrebbe ridimensionare il nostro EGO.

Il corpo umano è formato da circa diecimila miliardi di cellule (dieci trilioni). I microbi sono almeno dieci volte tanto.

Fa riflettere su chi siamo veramente.

Siamo sicuri di saperlo?

Quei virus che ogni tanto ci fanno venire dolores de panza fanno sorridere al confronto del fatto che conviviamo ogni giorno con questa comunità microbica immensa che gioca un ruolo essenziale in tutte le maggiori funzioni come la digestione in primis, il sistema immunitario e perfino il nostro umore e comportamento. Veramente più che una comunità si tratta di un intero Paese, fatto di tante differenti tribù: in ogni parte del corpo questi minuscoli esseri svolgono differenti funzioni e sono infatti molto diversi fra di loro.

Ad esempio io vengo divorata dalle zanzare. Negli anni ho ipotizzato di tutto, da brava naturopata.

I rimedi omeopatici non funzionano, Ledum Palustre al massimo mi fa ingrigire un po’ il niveo manto epidermico, ma alle zanzare continua a piacere tanto. Il gusto del mio sangue è dovuto in gran parte alle varietà  microbiche che ospito. Hai voglia di metter Autan.

Essi influiscono anche sul peso, su allergie, sull’artrite, sull’autismo, sulla depressione, sulla predisposizione a certe patologie e perfino sui livelli di ansia, che non sono solamente legati agli eventi esterni, che pure hanno la loro importanza  nell’aumentare il nostro livello di allarme.

Ognuno di noi possiede circa 20.000 geni umani, ospitiamo però dai due ai venti milioni di geni microbici, la somma dei loro geni supera di un bel pezzo il totale dei nostri! Ma dove stanno tutti costoro?

Napoleone di ritorno da una campagna militare inviò un celebre messaggio all’imperatrice: Arriverò a Parigi domani sera. Non lavatevi.

L’odore che abbiamo e che tanto piace al nostro partner.. non dipende dal karma o da qualche altra diavoleria, ma bensì … udite udite…dai batteri che ospitiamo! I microbi banchettano con le nostre secrezioni et voilà… il nostro odore personale! La pelle è invasa letteralmente dai microbi, essi hanno l’importante funzione di respingere microbi che potrebbero infettarci.

C’è un mondo da scoprire davvero.

Naso e polmoni sono strapieni. Le narici contengono 900 tipi di batteri.

Bocca  e stomaco, pullulano, determinando digestione e salute.

Ma la più estesa comunità microbica di tutto il nostro corpo sta nell’intestino.

Qui i microbi fanno una gran bella vita, è il Grand Hotel del corpo umano:  pasti a volontà e un efficiente sistema fognario. Nell’ intestino tenue avviene l’assorbimento della maggior parte delle sostanze nutritive utili al nostro organismo e da lì passano  nel torrente ematico.

Nel crasso invece viene assorbita l’acqua e i microbi fermentano le fibre indigerite utili a molti processi di nutrimento della flora batterica. I microbi intestinali sono i veri guardiani del nostro metabolismo. Da essi dipende quante calorie assorbiremo, quali tossine entreranno in circolo, come i farmaci agiranno su di noi e via discorrendo.

Quando ci troviamo nella pancia della mamma, di norma siamo privi di microbi. Per nove mesi siamo intoccabili. Il cibo è pre masticato, l’ossigeno pre respirato.

I polmoni e l’intestino materni filtrano ogni cosa prima che arrivi a noi.

Perfino i pensieri son quelli della mamma e passeremo la vita a cercare di comprendere un inconscio sofferente.

Il liquido amniotico è la nostra armatura inossidabile. Appena la sacca protettiva si spacca comincia la colonizzazione.Se prima eravamo esseri costituiti al 100% da cellule umane, ben presto veniamo occupati dagli alieni, tanto che a livello cellulare siamo umani al 10% e microbi al 90%. Non si nota solo perché le cellule umane son più grandi di quelle dei nostri nuovi inquilini.

La flora del canale vaginale è rigorosamente selezionata, la metà di questi microbi è di un solo tipo: lattobacilli, molto bravi a produrre acido lattico (non son quelli che sentiamo nominare nello yogurt, per cui non illudiamoci). Qui può sopravvivere solo quello che riesce a superare i controlli di sicurezza svolti dagli acidi. Dopo il parto ci sono i padri fondatori della nostra prima colonia batterica: germi vaginali e intestinali della madre, oltre a germi della pelle e quello che ha da offrirci l’ospedale.

Il nostro microbioma proviene dal microbioma materno con cui entriamo in contatto nel canale del parto: è la base di partenza, imprescindibile, che determinerà moltissime situazioni di salute e di come saremo per il resto della nostra vita.

I bambini nati con il parto cesareo non ereditano il microbioma della mamma, ma quello presente a livello cutaneo e son più soggetti a un certo numero di problematiche, inclusa l’asma, intolleranze alimentari, dermatite atopica, obesità.

Il microbiota del bambino si modifica molto rapidamente nei primi mesi di vita, a seconda del cibo con cui viene nutrito. Latte materno o artificiale determinano differenze molto rilevanti. Il latte materno contiene sostanze capaci di favorire lo sviluppo di microbi utili. L’esercito acido ci protegge dai cattivi intrusi, altri batteri cominciano subito ad addestrare il sistema immunitario e volenterosi aiutanti scompongono le prime sostanze digeribili del latte della mamma. Alcuni di essi ci mettono circa venti minuti a fondare la colonia successiva, in poche ore ci sono i pro- pro- pro nipoti. Nonostante l’incredibile crescita demografica dei batteri, dovranno passare circa tre anni prima che sui campi intestinali si sia formata una flora batterica adeguata. Fino ad allora nella nostra pancia avranno luogo drammatiche lotte intestine. Alcuni popoli finiranno in bocca, altri scompariranno nel nulla e altri rimarranno per tutta la vita con noi. Quelli che si insedieranno stabilmente dipendono in parte da noi e dal nostro comportamento:  prima succhiamo il latte dal seno materno, poi rosicchiamo la gamba di un tavolino in salotto  nel frattempo diamo caldi bacini al vetro della finestra o al gatto della zia.

Non sappiamo cosa riuscirà a imporsi né se abbia buone o cattive intenzioni.

Con la bocca accogliamo il nostro destino, il risultato finale si potrà  vedere solo in un campione di feci, è un gioco immenso con troppi sconosciuti per comprenderne dinamiche e decorso. Ma non siamo privi di aiuto, quello che è più utile, da neonati è la mamma.Non importa quanti bacetti al vetro o al gatto possiamo dare:  coloro che saranno molto coccolati dalla mamma saranno al sicuro da pericolosi intrusi, perché protetti dai microbi di mammà!

Anche i bifido batteri amanti del latte materno ci proteggono.

Grazie al loro precoce insediamento, questi microbi contribuiscono a plasmare le future funzioni dell’organismo, come il sistema immunitario e il metabolismo. L’allattamento ha molta importanza ed è in grado di aumentare in modo esponenziale  i batteri buoni, riducendo ad esempio il rischio di intolleranza al glutine.

Il latte materno è la vera sostanza magica per noi piccoli umani:  possiede tutto, conosce ogni cosa e può tutto!

Nel latte materno sono presenti anticorpi che ci difendono da batteri nocivi che possono esser trasmessi dalle leccate degli animali domestici o da altre fonti.

Dopo lo svezzamento il mondo dei batteri del bambino si rivoluziona, man mano che si introducono alimenti nuovi si devono creare nuovi tipi di batteri capaci di scomporre i nuovi cibi. I bambini africani posseggono batteri capaci di elaborare ogni tipo di strumentazione per disintegrare una dieta molto ricca di fibre e vegetali; in Europa i bambini hanno dei batteri lassisti che non si degnano di svolgere questo duro lavoro pur mantenendo la coscienza pulita, visto che i piccoli hanno mangiato insulse pappette e carne piena di ormoni ben omogeneizzata: nessuna fatica.

Il prof. Pecchiai, mio docente di Eubiotica diceva sempre: se il canino cresce a due anni, perché dare la carne, frullata, a sei mesi?

Oltre a produrre per necessità determinati strumenti i batteri possono anche prenderne a prestito.Ad esempio si è scoperto che i batteri  enterici dei  giapponesi sono entrati in comunicazione con quelli marini e hanno ricavato un gene che li aiuta a scomporre le alghe. Molti batteri sono tramandati geneticamente, ma non è facile che siano trasmessi, infatti devono trovarsi bene sul loro luogo di lavoro.Per esser adatti al nostro intestino devono piacergli le nostre cellule intestinali, il clima e il cibo a disposizione, insomma l’ambiente deve essere accogliente e ben disposto;  questi fattori che sono totalmente differenti da persona a persona e dipendono dallo stile di vita, dagli incontri casuali, dalle malattie, da ciò che ci appassiona, da come trascorriamo il tempo e con chi e contribuiscono alla formazione del mondo nella  nostra pancia. Nemmeno i gemelli che condividono il patrimonio genetico hanno flora batterica identica.

Gli studi dimostrano l’importanza dei batteri che raccogliamo nelle prime tre settimane di vita, per formare il nostro sistema immunitario. Già tre settimane dopo la nascita possiamo prevedere quanto elevato sarà il rischio di soffrire di allergie, asma o dermatite atopica, in base ai prodotti del metabolismo dei nostri batteri intestinali. Un terzo circa dei bambini nei paesi industrializzati occidentali, viene al mondo con parto cesareo, niente angusti passaggi nel canale vaginale, né lacerazioni del perineo o espulsioni di placenta in modo naturale. Questi bimbi hanno contatto con la pelle di varie persone, prima ancora che con quella materna, guanti di lattice, dito indice della caposala Maria Luisa, germi e batteri che son passate dalla mano del pasticcere a quelle del babbo che porta i cioccolatini alla mamma e perfino il gatto della zia presente alla nascita poterebbe contribuire pesantemente alla costruzione della flora intestinale, dato che non si forma con i germi specifici della madre. Per questi piccoli sventurati anche il contributo di una perfetta sconosciuta come la donna pulizie, diventa importante: avrà pulito il lavandino con amore o recriminando per il basso stipendio ricevuto? La flora della pelle è esposta al mondo esterno e non rigorosamente regolata come quella vaginale e tutto ciò che viene raccolto in giro può trovarsi velocemente nell’intestino del neonato. Secondo uno studioso, l’ideale sarebbe trovare il modo, non è stato individuato quale, di passare sul corpo del bambino dei microbi vaginali, magari col cotton fiocc. Può sembrare un tantino poco ortodosso, ma data l’importanza di questo imprinting, un pensierino ce lo farei.

I  bambini nati col parto cesareo ci mettono molti mesi per sviluppare normali batteri intestinali e solo  a partire dal settimo anno di vita non sarà più possibile distinguere la flora intestinale dei bambini nati col parto cesareo o naturale. Ovviamente anche un’alimentazione sbagliata, l’inutile utilizzo di antibiotici o altri farmaci, un’eccessiva quanto inutile pulizia con prodotti troppo aggressivi o l’ incontro con germi nocivi  influirà  pesantemente sulla flora batterica di un neonato, almeno nel breve termine. Sul lungo termine l’alimentazione determinerà invece un influsso determinante sul microbioma  (ricordo il significato dei due termini: microbiota:  insieme dei nostri microbi, microbioma:  definisce il patrimonio genetico).

Insomma abbiamo visto che sulla mucosa intestinale esiste un vero e proprio sistema immunitario capace di “dialogare” con le cellule di tutto l’organismo, dal cui benessere dipende  sostanzialmente tutta la nostra salute.

Prendersene cura è un DOVERE.

Il microbiota è sovente  molto sottovalutato. Eppure, sia che siamo in salute, o in malattia, esso determinerà l’evoluzione del nostro essere.

La simbiosi che stabilirà, ostacolerà o favorirà l’insediamento e lo sviluppo degli agenti patogeni e modulerà  i fisiologici meccanismi di difesa, regolando la digestione dei cibi, l’assorbimento e l’assimilazione di tutte le componenti del cibo, inclusa la corretta eliminazione e smaltimento delle sostanze inutilizzate. Sempre da qui parte o viene coadiuvata la produzione di  ormoni e altre sostanze che facilitano una comunicazione bi-direzionale con il sistema nervoso centrale.

E’ facile perdere questo equilibrio e la malattia sarà in agguato.

Il nostro ritmo di vita disumano, lo stress che ne deriva, l’alimentazione scorretta e raffinata,  l’uso prolungato di farmaci possono provocare alterazioni nella flora intestinale, causando moltissimi disturbi, incluso il senso di gonfiore e tensione addominale, pesantezza, nausea, difficoltà digestive, attività intestinale irregolare (accelerata o rallentata).

Questo squilibrio, sovente viene spesso ignorato dalla classe medica quando non trova diagnosi patologica e non sa come poter gestire la situazione per riportarla all’omeostasi.  Purtroppo questo atteggiamento è probabile che possa portare a compromettere anche le funzioni di altri organi quali fegato, reni, muscoli, articolazioni e pelle.

Ecco perché anche alcuni sintomi sia fisici che psicologici, pur non immediatamente correlabili all’intestino, come candidosi, intolleranze alimentari, cefalea, mal di testa, insonnia, dolori articolari, in realtà spesso dipendono proprio da esso! All’alterazione del microbioma umano si deve una più elevata incidenza di malattie autoimmuni, di malattie infiammatorie intestinali, malattie metaboliche, diabete, obesità,  disturbi cardiovascolari, disturbi d’ansia e via discorrendo quelle succitate.

Il nostro corpo è un ecosistema complesso che funziona grazie alla sinergia di una genetica mista fra geni umani e geni batterici.

Dai batteri prende in prestito molti geni  che gli servono per adattarsi e funzionare al meglio. Tutte le volte che una parte di questi batteri viene distrutta,  (con i loro geni), nell’organismo si origina un danno dovuto all’alterazione di questo ecosistema,  che può avere conseguenze per periodi molto lunghi, talvolta di molti anni.

I batteri non sono killer, al contrario sono nostri amici ed è importante imparare a nutrirli e accudirli al meglio delle nostre possibilità, per garantirci una miglior salute e longevità, ad esempio attraverso l’alimentazione.

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Ma come agisce esattamente l’alimentazione sul microbioma?

La ricerca sta ancora muovendo i primi passi e visto il grande potere del microbioma di modellarci a sua immagine e somiglianza, di certo un’alimentazione salubre è il modo migliore, nel frattempo, per limitare i danni e quando capiremo meglio come influenzarlo, avrà anche il potere di curarci meglio di tanti farmaci, soprattutto per quelle patologie refrattarie ad ogni tipo di terapia medica.

Ed ecco che il bipede implume di  Platone: l’UOMO, con intelligenza superiore ad ogni altra specie, erede dell’Universo pur col portafoglio all’ultimo grido ben pieno di carte di credito, nel terzo millennio scopre di non avere nessun potere o quasi su ciò che è in grado di salvargli davvero la vita.

Quanta strada ancora da fare, e ci proponiamo INSIEME di esplorarla!

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