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Pensieri al femminile

Le leggi dell'amore,
Pensieri al femminile

LE LEGGI DELL’AMORE

Non mi piacciono le ricorrenze obbligate.
Ma proprio per nulla.
Soprattutto quelle che vengono dissacrate da gadget e parole inutili.
Credo che dell’Amore, di questa meravigliosa parola, si abusi, ogni giorno.
Soprattutto ai tempi del web.
Ma se proprio dobbiamo parlarne, ed oggi ci sarà modo per tutti noi, parliamo dell’ amore per noi stessi, presupposto fondamentale per poter amare chiunque altro.
Una giornata dedicata all’Amore è l’occasione ideale per fare un viaggio interiore e guardare con affetto, comprensione ed empatia al nostro percorso.
Una volta volevo dar fuoco al mondo.
Ed oggi, in effetti, conservo un po’ di cenere, a ricordo dei miei sogni.
Qualche scintilla luminosa ogni tanto ancora si vede, in certi momenti.
Quello che mi lascia sempre esterrefatta, quando ascolto le storie delle persone, è come nel corso degli anni abbiano sepolto i sogni preziosi sotto strati di macerie, anzichè dar loro vita.
Da piccola volevo curare le persone.
Oggi, sovente, quando parlo con i malati mi chiedono: “perchè non ha studiato medicina”?
Perchè non volevo studiare medicina, è semplice!
Volevo CURARE le persone.
Che richiede una vocazione e un’adesione del cuore totalizzante e capace di compassione, dedizione, sacrificio di sè e tanto tanto AMORE.
Il mio percorso non è certo stato semplice, nemmeno lineare.
Son passata dal cancro e diverse altre vicissutidini, per arrivare dove sono oggi.
Ma quel che è certo è che non ho sepolto nessun sogno.
Qualcuno l’ho realizzato e qualcuno è in attesa di realizzarsi.
E stiamo sicuri che non intendo rinunciarvi!
Alla faccia delle ciance vane, delle difficoltà di ogni tipo e delle malelingue.
Per strada ho perso strati di ingenuità, buone intenzioni, ho subito amare sconfitte, deviazioni, delusioni, rifiuti, scelte sbagliate, il mio tempismo a volte ha fatto veramente pietà, i miei sforzi sovente caotici, le circostanze impreviste mi hanno confusa e ferita, i capricci del destino li avrei presi per i capelli e probabilmente metterò nel conto anche qualche occasione perduta.
Perfino qualche amicizia che credevo per la Vita è finita per sempre.
Affetti prêt-à-porter di parenti improbabili son rimasti laddove dovevano rimanere.
Io non voglio certo essere una “se-potessi-sarei” o, peggio, “se volessi-potrei-essere”.
I sogni, per essere realizzati, richiedono un requisito fondamentale: che tu ci sia!
Oggi.
Tutta intera.
Fare, fare-fare-fare?!!!
Sì, qualcosina.
Ma se non SEI, è difficile che il FARE ti porti da qualche parte.
Essere una donna che si occupa di guarigione è ESATTAMENTE ciò che voglio essere.
Inutile raccontarcela, il nostro lavoro la dice molto lunga su chi vogliamo essere nel mondo, su dove siamo arrivati nella nostra evoluzione.
Non raccontiamoci storielle, che dopo una certa età, non son più adatte se non a farci ammalare.
Alcuni lavori forse non rappresentano chi siamo in sè, ma ci consentono spazi esterni di realizzazione di noi, per scopi che ci realizzano (acquistare una casa, vivere una vita relazionale come vogliamo, realizzare i nostri progetti e quelli di chi amiamo, nutrire i nostri animali … ), altri sono di grande utilità, anche se nascosti agli occhi dei più.
Tutti sono dignitosi, tranne quelli in cui si estorce denaro a fronte di un imbroglio o di un danno alle persone, anche in modo sottile, non crediamo di sottrarci all’ira divina se produciamo veleni, ad esempio.
Ma sicuramente, il lavoro che facciamo, è una parte importante della nostra identità e dei progetti esistenziali che stiamo giocando in questa vita, su questa Terra.
Oggi è la giornata dell’ESSERE.
Stai con chi ami e trattati con gentilezza.
Porta alla luce il sogno sepolto tanto tempo fa.
Nella tua anima la brace arde ancora.
“Non è bene escludere dai tuoi calcoli un drago vivo, se gli vivi accanto”
(J.R.R. Tolkien).
A volte, un drago, è tutto ciò che ci serve.

Qualcosa di meglio
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QUALCOSA DI MEGLIO

Se non fossimo insoddisfatti di ciò che abbiamo, non cercheremmo mai qualcosa di meglio.
Certo non parlo dell’essere insoddisfatti del vestito o della macchina o financhè della nostra casa.
Parlo di quel filo di inquietudine che, anche nei momenti più sereni, tende lo sgambetto al nostro animo.
Quella cosa lì, che definiremmo odiosa se dipendesse da noi, è una vera e propria benedizione.
L’insoddisfazione DIVINA!
E’ così che la nostra parte spirituale ci tocca, cercando di avere la nostra attenzione.
E se il Cielo vuole la tua attenzione, l’avrà.
A costo di scomodare immaginazione, intuizione, desideri fisici o mentali, sincronicità apparentemente impossibili, conversazioni che sembrano “casuali”, sogni ad occhi chiusi (o aperti😍), rêveries d’ogni sorta e accuratissimi presentimenti, fin nei dettagli.
Potrebbe toccarti anche un regalo magnifico.
Che ti fa riflettere su quanto è preziosa la tua vita e chi ti sta vicino.
O lontano.
Certo se per anni ignoriamo questi solleciti, ed ogni giorno, come sporco all’angolo degli occhi al risveglio da una lunga notte, li rimuoviamo con l’acqua di rose, bè, prima o poi inizieranno a lesionare la nostra vita, come il granello di sabbia che nell’ostrica produce la perla.
Come sotto una gragnuola di sassi le note di un pianoforte che suona Bach offrono un segno di speranza, così quel filo di inquieta insoddisfazione sta per condurti altrove.
Dove?
Non ne ho la benchè minima idea e, davvero, non ha nessuna importanza.
E’ un altro pezzetto di me, della mia parte più vera.
Sepolto sotto strati di macerie, rimosse a mani nude, sotto il sole cocente del deserto.
La fragilità che si percepisce in quel frangente da l’idea che da un momento all’altro potremmo andare in pezzi.
Se ti guardi allo specchio ti chiedi: chi è quella?
Improvvisamente non sopporti le tende dello studio.
Ma non si abbinano con nulla.
Tagli le ughie corte, perchè hai già rotto 10 paia di calze sta settimana.
Per un istante l’idea di cambiare perfino il colore dei capelli.
Come se qualcosa potesse esimerti dall’angoscia di andare più a fondo.
Di vedere se quel frammento si infila da qualche parte.
E scoppi a piangere ad una parola detta al momento giusto, dalla persona giusta, mentre intravedi un angolo di oasi nel deserto.
Sali in macchina e ti ritrovi a destinazione senza sapere come.
Pregusti un lungo bagno fra essenze profumate, e se possibile vorresti passarci il resto della vita a mollo con la Rosa di Damasco.
Vorresti una flebo di Olive, con qualche goccia di Aspen e se fosse possibile una siringa di Cognac francese in vena.
Bene, rilassati e goditela.
E’ la fase che precede la magnificenza.
E’ una cosa strana, continui a ripetere.
Sei tu la cosa strana, dice il poeta sufi Rumi, tanto caro al prof. Raffele Morelli.
Hai dentro di te l’energia del sole, ma continui a bloccarla nella base della spina dorsale.
Sei uno strano tipo d’oro, che vuole rimanere fuso nella fornace per non dover diventare una moneta.
Tutto cambia.
Solo il desiderio è duraturo.

Sopra le righe. O fra le righe
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Sopra le righe. O fra le righe.

Sì, sono un po’ sopra le righe.

Troppo tutto.

Troppo donna, troppa passione, anche professionale, troppa disponibilità, generosità.

Troppo amore.

Questo mi rende una creatura meravigliosa in alcune circostanze, ma terribile in altre.

Eppure continuo a credere, contro  ogni evidenza,  che amare sia un grande privilegio, ancor più che essere amata.

Amare richiede un grande coraggio, perché sì, è facile amare quando le circostanze semplificano le questioni e non c’è nessuna età nella quale sei al sicuro,  gli anni non ti proteggono dall’amore.

A volte amare significa fare i conti con tutto il resto, con l’ipotesi di essersela raccontata per una ventina d’anni, bugie vere e convenzionali, a cui ci garba credere, per andare avanti, perché così fan tutte.

Talvolta per sopravvivere.

Soprattutto per quanto riguarda ciò di cui si ha bisogno per essere felice.

Raccontarsela può esser divertente, comporta un gioco di ruoli e come un’eroina dentro un film puoi addobbarti con maschere, fare un lavoro sopra le righe, unghie finte e tacchi alti.

Tutto questo però, arriva al capolinea, prima o poi.

Tout vient à  bout.

Alla fine l’autenticità vien fuori, che ci piaccia o meno.

L’unica scelta vera che abbiamo è la volontarietà del gesto:  saper rileggere segni e sintomi, per poter valutare con calma scelte e conseguenze, oppure  la palata sui denti del destino, questa è una condizione che mi sento di sconsigliarvi, perché si sa, tornare a sorridere  poi costa sempre molto caro.

Appena ci sembra di aver finalmente assemblato una vita piena di comfort, non so a voi, ma io trovo un pezzo di me che non so dove infilare.

E sovente tocca rifare tutto daccapo.

Col brivido lungo la schiena, di quei brividi che, quando arrivano, non preannunciano tempi facili.

Forze nascoste che ci abitano e che guidano le azioni dell’anima all’inevitabile, svelando verità chiuse nel cuore, a doppia mandata.

Tocca fare i conti con l’autenticità della propria vita se si vuol andare avanti, altrimenti il cammino è un inciampo continuo, si fan due passi e si incespica. A volte cambiare le scarpe è utile.

A volte occorre camminare scalzi a piedi nudi dolorosamente.

Con kafkiana inevitabilità io prendo le scarpe in mano e provo a mettere un passo dietro l’altro.

Perché si sa,  anche un viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo (Lao Tzu).

Il grande potere dello charme: l'allure
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Il grande potere dello charme: l’allure

L’allure è il potere dello charme.
Ingrid Bergman in Casablanca aveva un fascino veramente speciale.
O Meryl Streep nel film I ponti di Madison County.
Juliet Binoche in Chocolat.
Aishwarya Rai nel film La maga delle spezie.
Donne dove l’unicità del viso è charme dipinto sul volto.
Noi siamo, prima di qualsiasi altra cosa al mondo, il nostro volto.
Il botulino depenna le rughe, il lifting ci trasforma in un’altra persona, le abbronzature poi, danno un tocco di incredibile falsità.
Espressioni o modelli identici, che ci fanno somigliare ai modelli dominanti, cioè bellezza omologata.
Tutte uguali.
Omologate.
Altro che il burqa.
Identiche fra di loro, succubi del pensiero comune, schiave in gabbie dorate.
Molto diverso è il make up!
Truccarsi invece giova alla nostra salute, perchè usciamo dal tempo e dipingiamo l’eterno sul volto.
Truccarsi appartiene all’Eros, all’Eterno, all’archetipo del femminile, ci trasforma in Cleopatra, nella Regina di Saba e ci fa viaggiare nel tempo, fino ai giorni nostri, abbracciando tutte le donne di tutti i tempi.
Farsi il botulino, spianare le rughe, abbronzature selvagge, rifarsi, trasformarsi con ginnastiche modellanti, è entrare invece nel regno del pensiero comune, degli esseri omologati, sempre uguali e sempre preoccupate di non invecchiare, di apparire giovani (?) belle (!!!) e magari felici.
Invece da qui all’infelicità il passo è breve.
Manca oggi a molte donne, l’allure.
L’allure è il potere dello charme, la capacità di attrarre grazie al fascino personale, misterioso e provocante.
Sensuale, ma velato.
Che vela e disvela, con pizzi e trine, ma non è mai sfacciato, non butta in faccia la nudità, che di misterioso non ha proprio nulla.
Oggi non ci sono più molti misteri in una donna, ed è un peccato.
Queste donne tutte uguali che vita avranno?
Aspetto magnifico.
Unghie perfette.
Tutte a fare zumba.
Tutte in pizzeria l’ otto marzo.
Chissà se le loro vite sono davvero interessanti.
Se lavi le verdure due volte al giorno, nemmeno i guanti ti salvano le unghie.
Se ti occupi personalmente del giardino o delle faccende domestiche, qualche mal di schiena ti viene.
Se cucini per chi vive con te, ti devi raccogliere i capelli e rassettare la cucina, poi, questo è certo.
Se non hai tempo per la palestra, non sei perfetta fisicamente.
E tenetevi le vostre mimose.
Qual è il segreto di visi tutti uguali? Forse prendono tutte il Prozac.
No, grazie, preferisco una connessione spirituale profonda.
Le mie serate trascorrono fra gli impicci della cena, un bottone da attaccare, i gatti da nutrire e i capricci della stampante quando proprio devi stampare una cosa urgente e l’ultimo dei miei desideri sarebbe stare in ginocchio cercando di capire dove cazzzpita è quel foglio incastrato, passando dalla parolaccia alla preghiera con le mani giunte, perchè riparta.
Questa è la ragione per cui un weekend in una spa mi sembra un sogno ad occhi aperti.
Mi fermo domandandomi cosa succederebbe senza di me in questa casa.
E mi rendo conto che una certa allure devo averla, dal momento che diverse faccende gravitano intorno a me.
Anche nel cuore della notte.
Sicuramente il mio viso non finirà mai sul grande schermo.
Nè sul piccolo.
Nè su riviste patinate.
Probabilmente nemmeno il tuo.
Ma sono altamente consapevole che vivere, amare, svolgere un lavoro che mi appaga e una intensa vita interiore, una profonda connessione spirituale, è già molto, molto affascinante.
La gioia nella vita, è il miglior cosmetico per una donna.

Finche non sarà scolpito nella pietra
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Finchè non sarà scolpito nella pietra

In questi giorni, per circostanze che non vi sto a raccontare, son stata nel piccolo cimitero del borgo medievale dove risiedo.

Non sfugge all’occhio ciò che è scritto sulle lapidi, ciò che è scolpito nella pietra.
Visitare i vecchi cimiteri può esser molto illuminante.
Sono silenziosissimi.
Quieti.
Tranquilli.
I vecchi cimiteri son lì a dirci che finchè il nostro nome non è scolpito sulla pietra, sarà possibile realizzare i nostri sogni.
Ogni giorno.
Se capiamo cosa ci può rendere felici.
Non la noia di un lavoro indesiderato e frustrante.
Cambiarlo si può!
Non lasciatevi consumare in una situazione simile.
Io ci stavo lasciando le penne.
Non un rapporto fatto di abitudini e malumori quotidiani, mal tollerati come un’artrosi cervicale che non se ne vuol andare e con cui conviviamo dolorosamente, o una gastralgia latente che ci inquieta le notti, con costanza.
Il mondo è pieno di uomini e donne, inutile cercare di sopravvivere così malamente per paura di rimanere soli, di non avere nessuno che ci lava e stira e cucina o peggio, dar la responsabilità a figli che crescono pieni di problemi a causa di genitori malnati.
Non una malattia, che può guarire!
C’è vita oltre la diagnosi!
Eh sì, è così!
C’è speranza, SEMPRE.


Ci son mille modi per guarire.
Dipende da noi?
In gran parte sì.
In quel che crediamo.
Sì, anche.
Ma soprattutto nel trasformare l’ordinario in Sacro, ogni giorno.
Vivendo le nostre priorità, con l’adesione del cuore.
I desideri a volte sembrano divorare tutto il resto.
Mass media che glorificano persone belle e oggetti costosi e inaccessibili non fanno altro che confondere e iper stimolare i nostri desideri, illudendoci che siano bisogni.
Non è così!
Non perdiamo la lucidità.
La risposta non sta in tv, in una pubblicità, in una rivista patinata nè dentro un film.
Per chi vuole una vita vera, piena di soddisfazioni e creatività, distinguere fra desideri e bisogni reali è una priorità cruciale.
Purtroppo molte persone confondono le due cose e per questo si sentono così povere.
L’unica miseria che dovremmo temere è quella interiore, quella del cuore, dei cuori di pietra, che pensano solo a se stessi, che non hanno nessuna propensione all’ascolto di chi li circonda, al dono di sè, all’aiuto per gli altri, che si può dare in mille modi.
Quel cuore di pietra che sarà l’unica cosa che rimarrà nella memoria quando il nome sarà scolpito nel marmo.
Nel frattempo, io confido che quando abbiamo bisogno di qualcosa, chiedendo allo Spirito, l’avremo.
Ciò di cui abbiamo bisogno lo attiriamo come un amante, l’amata.
Che siano persone, cose, situazioni, animali, non conta.
Arriveranno.
Citando Coelho:
Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano.
Generalmente essi avvengono quando arriviamo ad un limite.
Quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente.
Oui, c’est vrai.
Ve lo auguro di cuore.

 

Una vita semplice
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UNA VITA SEMPLICE

Mi domando chi di noi non desideri una vita più semplice.
Meno impegni lavorativi, più tempo libero, godersi le relazioni salubri e gli affetti, ogni giorno.
Qual è il desiderio più profondo che celiamo?
Piantare tutto per aprire un ristorante italiano in Costa Rica o in Micronesia?
Personalmente non amo il clima caldo e umido e ho inoltre necessità di alternare momenti in cui sto a contatto con la natura a momenti in cui mi godo il calore e il guscio protettivo della mia casa e delle mie cose.
Il mio desiderio profondo è potermi dedicare ad un compito alla volta.
Senza l’assillo del quotidiano.
Della preparazione dei pasti, ad esempio, che inizia alla spesa, che richiede un certo impegno, se si segue un’alimentazione salubre e termina in cucina, per molto tempo, a mondare verdure e cucinare pasti di alta qualità.
Dalle faccende domestiche, per cui ho una naturale avversione.
Dalle risposte alle molte richieste di aiuto che mi inviate ogni giorno anche qui e a cui, ahimè, non posso dare risposte esaurienti, perchè non vi conosco e per come la concepisco io e per come svolgo la mia attività lavorativa, la medicina naturale, può dar risposte solo vis à vis.
Dal mio nuovo nascente blog, che un amico mi sta aiutando a realizzare e non vedo l’ora di condividere con voi.
Vorrei potermi concentrare sulle terapie naturali da cucire ad personam sui miei amatissimi assistiti, leggere tutti i libri che voglio, assaporare lunghe ore di ininterrotta creatività, mentre leggo o scrivo, di cui la mia anima si nutre e gioisce.
Ogni giorno ed ogni notte.
Se riposiamo un buon numero di ore, ci alziamo presto (io stamane alle 5 in punto, l’ora degli yogi, certo è perchè il gatto ha fatto una danza della pioggia sul mio letto, ma insomma che importa) e ci volgiamo con un animo ben disposto (dopo aver pregato) alla giornata, è possibile!
Gratitudine è la chiave.
Per ciò che si è, per ciò che si ha, per la nostra vita.
Ieri ho ritrovato un paio di occhiali che credevo perduti per sempre e gioivo come una bambina.
Son le piccole cose quotidiane, le piccole scelte e i minuti gioiosi di ogni giorno che rendono la vita degna di esser vissuta.
Certo, grandi obiettivi, purchè non si disperdano energie in faticosi e forzati piani quinquennali dettagliati.
Perchè non servono a nulla, se non a mettere a dura prova quella meravigliosa macchina da guerra che è il nostro cervello nel realizzarli.
E lo stress, noi terapeuti seri ed aggiornati lo sappiamo, uccide.
E’ il più potente immunosoppressore del secolo scorso e pure di questo.
Impariamo cosa è fondamentale per la nostra felicità.
Ed infischiamocene bellamente del parere di chiunque.
Le persone che ci criticano lo fanno per mille motivi, ma credetemi, nessuno è quello giusto per voi.
Di solito è la miseria delle loro vite a guidare le loro povere lingue a blaterare.
La semplicità illumina la nostra vita dall’interno.
La vera semplicità è allegra e generosa, libera gli spiriti depressi dalla schiavitù e dal peso degli eccessi.
La vera semplicità può elevare i momenti ordinari, le vite squallide di chi sparla degli altri e persino oggetti inanimati (basti pensare alle opere d’arte nelle nostre chiese, che mai osserviamo).
Oggi pensa soltanto a quanto può esser attraente la semplicità.
Immagina un’orchidea ciclamino in un vaso bianco, su un tavolo di legno e cristallo, con la luce del mattino che entra dalla finestra, il fiume che scorre, un castello medievale sullo sfondo a togliere ogni dubbio sul fatto che il tempo non esiste, l’aroma e il chiarore tremolante di una candela naturale alla vaniglia e abbi fiducia.
Sì, abbi fiducia, che attraverso il balsamo della semplicità, la tua anima stanca stremata, può scoprire il luogo in cui dovresti essere.
Basta cercarla nel cuore.
caminolibri

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