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Super food 4 care

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LA MELAGRANA PER RECUPERARE L’ENERGIA VITALE

La melagrana, frutto dell’albero del Punica Granatum, il Melograno, fiorisce in autunno e i suoi frutti sono reperibili durante tutti i mesi invernali.

E’ un frutto oggigiorno un po’ trascurato, ma nell’antichità è stato parte integrante dell’alimentazione di molte culture, dall’India fino al bacino del Mediterraneo. Sicuramente gli antichi avevano intuito il suo enorme potenziale benefico ed è descritto da poeti famosi. Nella poesia galante persiana, il melograno evoca il seno: “Le sue guance sono come il fiore del melograno e le sue labbra come il succo del melograno.”

Così come gli esperti del naturale da tempo la consigliano per le sue note proprietà, incluso un potente riequilibrio ormonale sia maschile che femminile. Come tutti  i frutti da seme rappresenta la fecondità, l’abbondanza e la proliferazione, caratteristiche che ben si addicono ai suoi benefici, come vedremo fra poco. Nell’antico Egitto il succo della melagrana aveva un grande potere magico e salvifico. 

La melagrana è un frutto squisito contenente circa 600 semi, detti arilli, un profluvio di composti fitochimici benefici. Per fortuna ora è tornata alla ribalta e perfino nei bar si trova il succo, spesso biologico, che è solitamente reperibile nei migliori negozi di alimentazione naturale e nelle erboristerie, ma lo troviamo spesso anche al supermercato. Controllate solamente che non sia da  concentrato, per averne tutto il potenziale.  Consumarlo intero, di stagione è il mio consiglio, ma il succo biologico consente di avere sostegno nutrizionale lungo tutto l’anno.

Si può comunque preparare anche in casa centrifugando i semi dei frutti freschi, consumatelo subito, perché i  suoi principi attivi si ossidano facilmente con l’esposizione a luce e aria. La stessa regola vale anche per il succo pronto: bere subito appena versato!

E’ incredibile, ma esiste un attrezzo, che potete comprare per poco su Amazon, per sgranare velocemente il frutto, senza ridurvi come Jack the Ripper.

Il succo si pone nelle prime posizioni del sistema ORAC (Oxygen Radicals Absorbance Capacity) che stabilisce il potere antiossidante degli alimenti.

100 grammi di succo ne contengono 6000 unità, dato che per stare in salute dovremmo assumere almeno 5000 ORAC al giorno, direi che è veramente una grande protezione dai radicali liberi.

Ha un’azione diuretica e drenante tissutale e un importante effetto cardiotonico, ma la sua principale azione terapeutica riguarda la microcircolazione generale: in particolare quella renale, cardiaca e cerebrale.

Soli 50 ml di succo al dì garantiscono un’azione ipoglicemizzante e ipocolesterolemizzante, è un frutto indicato nella malattia diabetica che causa danni vascolari a carico dei parenchimi nobili e per le alterazioni del metabolismo lipidico. La principale proprietà della melagrana riguarda, come scrivevo poc’anzi, l’azione su cuore e arterie: grazie al consistente contenuto in flavonoidi è un alimento perfetto per preservare l’elasticità dei vasi sanguigni e prevenire le malattie cardiovascolari. In svariati studi clinici i suoi potenti antiossidanti si sono rivelati in grado di far regredire l’aterosclerosi e di ridurre il colesterolo e la pressione sanguigna.

Le sostanze antiossidanti della melagrana comprendono antocianine, catechine, quercetine e particolari ellagitannini detti punicalagine: sono loro a dare il carico antiossidante quasi in toto. Nei diabetici (come nei non diabetici), la melagrana riduce il colesterolo totale e le LDL, lo stress ossidativo e l’infiammazione,secondo l’American Journal of Clinical Nutrition.  Agisce inoltre in modo simile agli ACE inibitori, favorendo in modo naturale la regolarità pressoria.

In uno studio condotto su pazienti con gravi ostruzioni carotidee, l’assunzione quotidiana di succo di melagrana per un anno ha ridotto la pressione  del 12% e le placche aterosclerotiche del 30%. Ha comunque un’azione generale sulla diminuzione delle lesioni aterosclerotiche.

I polifenoli presenti nel frutto agirebbero infatti con un’azione sbloccante sui grassi che si accumulano sulle arterie (causa dell’aterosclerosi), favorendo un netto miglioramento della circolazione.

Aiuta inoltre il corpo a regolare i livelli di zucchero e migliora la sensibilità all’insulina, è quindi di aiuto nella sindrome metabolica.

Utile nelle anemie sideropeniche e nelle piastrinopenie in virtù della grande disponibilità  del ferro  e dell’azione di attivazione sul midollo eritropoietico. Sostiene il tono dell’organismo e contrasta i danni al microcircolo e alla produzione di elementi corpuscolari del sangue in pazienti leucemici in cura con antiblastici.

Nelle demenze senili e nel morbo di Alzheimer il suo impiego quotidiano contribuisce alla ripresa della funzionalità neuronale, migliorando la capacità mnemonica e il controllo neuromuscolare, aiuta il trattamento della depressione e degli sbalzi d’umore, grazie all’azione combinata di antociani, tannini e acido ellagico.

La melagrana presenta anche caratteristiche detossificanti e drenanti (grazie al potassio). È un frutto alcalino, efficace nel regolare l’equilibrio acido basico: per questo è consigliato per tonificare lo stomaco e negli stati di acidità gastrica, spesso indotti da un consumo eccessivo di zuccheri raffinati e proteine.

Nel periodo invernale la sinergia di nutrienti con vitamina A e C, apporto di ferro ed elettroliti costituisce una valida difesa contro le malattie da raffreddamento.

Infine è dotata di una spiccata azione terapeutica nelle parassitosi, grazie alla pelletierina, altamente tossica per la tenia e altri vermi intestinali.

Da poco tempo si è scoperto che la melagrana, grazie alla massiccia presenza di antiossidanti e fitoestrogeni, con valenze specifiche nella donna e nell’uomo. Studi recenti hanno confermato la funzione regolatrice della melagrana sugli sbalzi d’umore tipici della menopausa e sul rafforzamento delle ossa. In caso di tumore della prostata, il succo di melagrana agirebbe addirittura da scudo contro le cellule cancerogene: lo rivela uno studio dell’Università del Wisconsin, negli Stati Uniti.

Ha un effetto antiproliferativo notevole inibendo la l’espressione dei geni reattivi degli estrogeni, inibisce infatti l’aromatasi (che converte il testosterone in estrogeni) ed è utile nella prevenzione e a supporto delle patologie ormonali sia maschili che femminili, per questa ragione specifica.

In particolare gli ellagitannini prevengono i tumori al seno estrogeno reattivi.  

Delle proprietà della melagrana beneficano anche gli uomini sia in prevenzione delle problematiche prostatiche ma anche per lo stimolo sulla spermatogenesi, (+62%) con aumento della motilità degli spermatozoi  e riduzione della frequenza di spermatozoi anomali. La degenerazione delle cellule di Leydig e le deformità della spermatogenesi indotte con veleni chimici scompaiono dopo il trattamento con succo di melagrana, fortemente utile quindi nelle subfertilità.

Previene sostanzialmente l’insorgenza e lo sviluppo nelle neoplasie della prostata, del seno e del colon. Ha un’azione riequilibrante anche sull’immunità, permettendoci di reagire meglio alle malattie da raffreddamento e agli attacchi virali, comprese le prime influenze della stagione, ora che il freddo è veramente arrivato.

Il succo di melagrana è una scorta di sali diuretici, ricco di potassio e per questo depura in profondità, stimolando il veloce drenaggio delle scorie attraverso i reni e l’intestino. 

Possiamo aggiungerne dei chicchi sia ai piatti sia dolci che salati, dato che migliora la digeribilità di tutti i vegetali e delle carni. In questo caso poi, abbiamo un valore aggiunto alcalinizzante, che contrasta la formazione di scorie acide che favoriscono la degenerazione dei tessuti.

Inoltre migliora la digestione, evitando reflusso e acidità.  E’ un perfetto antiaging: rallenta i processi di invecchiamento cellulare, riduce le macchie dell’età e le rughe.

Ci sono alcune controindicazioni a cui fare attenzione: può inibire l’effetto di alcuni farmaci tra cui gli antidepressivi, gli anticoagulanti, quelli per il diabete, la pressione alta e gli antinfiammatori, in questi casi sarebbe meglio evitarne il consumo.

Per tutti noi è salubre una cura di mezzo bicchiere alla mattina o prima dei pasti, a cicli, di due o tre mesi, ripetendolo a ogni cambio di stagione. Sembra efficace anche l’estratto in polvere, in questo caso attenersi ai dosaggi del produttore.

Abbina la melagrana a mela, zenzero, arance e mandorle o nocciole per un effetto delizioso e profondamente depurativo e ringiovanente.

 

Molte delle informazioni qui riportate son tratte da Il potere farmacologico degli alimenti: bioterapia nutrizionale, Arcari Morini, D’Eugenio, Aufiero ed. Red. Foto da web. 

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LA PASTA SENZA CARBOIDRATI: SHIRATAKI

Ci sono leccornie particolarmente apprezzate dal nostro microbiota: all’amido resistente non può assolutamente dire di no, non ne ha mai abbastanza.

La fibra è classificata come solubile o insolubile.

Tuttavia altre proprietà come la fermentabilità, sono di grande importanza per la salute.

Per essere molto sintetici: l’amido contenuto negli alimenti, se fatto raffreddare, diventa più resistente alla digestione da parte del primo tratto dell’intestino, quindi nell’intestino crasso ne arriva una grande quantità che rimane a disposizione come fonte di cibo per la flora batterica.

Agisce come prebiotico, alimentando batteri benefici e senza fermentanzione gassosa.

Numerose ricerche hanno evidenziato come abbassare l’indice glicemico di pane, riso, patate, pasta ecc.: trasformandoli parzialmente in amido resistente, che è indigeribile per i nostri enzimi digestivi, ma è oro per la nostra flora batterica. Si abbassa IG del pasto e si riducono le calorie. Aumentare la quota di AR del cibo è un’ottima strategia per mangiare i carboidrati moderando la risposta insulinica. E’ sufficiente conservare i cereali cotti (o le patate o la pasta, ma poi il sapore non è il massimo), per almeno 24 h nel frigo. Se si conservano più giorni, aumenta la quota di amido resistente.

In freezer idem. In questo modo avremo un rialzo debole dei livelli di glucosio nel sangue, una migliore sensibilità all’insulina quindi minori infiammazioni e ossidazioni e un maggior equilibrio endocrino.

Una patata calda fornisce circa 2 grammi di amido, raffreddata quasi il doppio.

Una dose ideale di  amido resistente è circa 15 grammi al dì,  normalmente ne consumiamo meno di 5.

Anche le banane non del tutto mature, ancora un po’ verdi forniscono una dose alta di amido resistente,  circa 12,5 grammi, mentre una banana matura meno di 5.

Chi nelle banane verdi non ci trova niente di buono può metterla intera nella Budwig o in un frullato con latte di cocco, unendo l’utile al dilettevole: anche quest’ultimo è grande amico dell’intestino,  ne risana la mucosa  e lo ripulisce dal patogeno.

Le mandorle sono un altro cibo che fa prosperare i batteri buoni.

Alcuni studi dimostrano che l’amido resistente fa crescere i bifido batteri, attiva enzimi bruciagrassi perché questi batteri consumano lipidi,  inoltre induce il fegato a bruciare più grassi.

Stimola l’arresto delle  infiammazioni  nell’intestino!

Gli shirataki sono un amido resistente. Composti da glucomannano, ottenuti dalla radice della pianta di Konjac, son composti da fibra solubile, capace di assorbire fino a 50 volte il suo peso in acqua. La fibra si muove attraverso il sistema digestivo molto lentamente e ciò aiuta a ritardare l’arrivo dei nutrienti nel flusso sanguigno, modulando il carico glicemico del pasto.

Inoltre queste fibre viscose fungono da prebiotico, ovvero da nutrimento per i batteri che vivono nel colon.

Alcuni microbi intestinali sono specializzati nella fermentazione della fibra solubile, i sottoprodotti di questa fermentazione sono necessari per nutrire le cellule che rivestono il colon.

I più importanti sottoprodotti della fermentazione sono acidi grassi a catena corta come butirrato, propionato e acetato.

Questi acidi grassi a catena corta hanno molte funzioni utili per il nostro organismo.

Regolano il sistema immunitario, contribuendo a prevenire patologie infiammatorie; incrementano le cellule immunitarie T, che aiutano a prevenire le risposte autoimmuni; attraverso l’ematopoiesi sono coinvolti anche nella formazione di altri tipi di  cellule del sangue.

Servono come facili substrati per il fegato per produrre chetoni che alimentano in modo molto efficiente i mitocondri; stimolano il rilascio del peptide PYY che aumenta la sazietà.

Il butirrato in particolare influenza l’espressione genica e induce apoptosi (morte cellulare programmata) diminuendo il rischio di cancro al colon e in altri distretti.

Il glucomannano riduce i livelli di grelina , l’ormone della fame; riduce i livelli di zucchero e insulina nel sangue, migliorando la sindrome metabolica, riduce il colesterolo in particolare abbassa LDL  e  TRIGLICERIDI, allevia la stipsi e migliora i movimenti intestinali.

Mi sembra che ci siano molte ragioni per introdurre gli shirataki nella nostra alimentazione quotidiana.

So che i benefici immensi sembrano incredibili e miracolosi, ma nessun alimento in realtà lo è.

Gli shirataki, come altri alimenti interessanti,  forniscono all’organismo ciò di cui necessita per stimolare certi processi, coadiuvando il miglioramento di alcune problematiche.

Vi consiglio di consumarne una quantità di circa 50 grammi al dì, altrimenti potreste avere dei simpatici mal di pancia, del tutto innocui e transitori, ma finchè la vostra flora non si è abituata alla tipologia e quantità di fibra, potreste avere qualche piccolo inconveniente.

Se  ci rompiamo un braccio non ci aspettiamo certo di guarire in 3 giorni, nemmeno in un paio di settimane. Allora perché aspettarsi che altre problematiche possano guarire in fretta, in virtù di un alimento così benefico?

Per le problematiche a lungo termine occorre essere realistici e se poi il nostro organismo è indebolito da abitudini alimentari o mentali inadeguate, non possiamo aspettarci un recupero prima di aver fatto un vero cambiamento e non una semplice cosmesi della dispensa,  à brit et à brac.

Ricordate: la maggior parte dei problemi di salute ci mette molti anni a svilupparsi e  non possiamo aspettarci una soluzione improvvisa.

Ci vuole tempo affinchè il corpo possa effettuare la guarigione.

ADDOLCISCI L'ESTATE COL ROSSO CILIEGIA
Approfondimenti scientifici, Super food 4 care

ADDOLCISCI L’ESTATE COL ROSSO CILIEGIA

L’ingordigia è uno  fra i peccati che inducono a mangiare una ciliegia dopo l’altra, fino all’immancabile mal di pancia che, in altri tempi era curato a suon di sberle, in quanto spesso frutto di ruberie infantili.

In letteratura spesso simbolo erotico:  “Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”, scrive Pablo Neruda nel secolo scorso.

Le ciliegie appartengono alla famiglia delle Rosacee, la stessa delle rose, come albicocche, pesche e prugne.

Plinio il giovane ci racconta che il ciliegio era coltivato già in Gallia, ma l’origine è ancora più remota: son stati scoperti semi di ciliegio di origine preistorica e si pensa che i frutti siano giunti in Europa attraverso gli  uccelli che ne sono golosi.

Oggi ci son oltre 500 varietà di ciliegie coltivate!

Sono un frutto particolarmente prelibato disponibile solo un paio di mesi all’anno, da giugno a fine luglio circa; in agosto le loro caratteristiche nutrizionali son già piuttosto deteriorate.

Evitiamo di comprarle a Natale per far scena in tavola, è francamente ridicolo.

Sono molto sensibili al freddo, per cui non conservatele a lungo in frigo a basse temperature: meglio in un luogo fresco  e asciutto, in un sacchetto di carta e non di plastica.

Le ciliegie sono ricchissime di vitamine A, C, B1 e B2, proteine, zucchero, potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo, numerosi oligoelementi e acidi organici, che contribuiscono a ridurre l’acidità dell’organismo, soprattutto in soggetti anziani.

Hanno un prepotente effetto carrier del ferro, stimolano il fegato e danno una sferzata di energia.

La loro azione è sedativa, ma non depressiva, sul sistema nervoso, utili nei soggetti ipercinetici, come i bambini. Rigeneranti del tessuto nervoso, ne migliorano la funzione, senza aumentare l’eccitabilità.

Soprattutto nei bambini la cui alimentazione è scorretta e/o c’è un abuso di terapie farmacologiche, gli oligoelementi delle ciliegie (manganese-cobalto), sono utili per attivare efficienti meccanismi di drenaggio, favorendo così i processi di accrescimento di maturazione neurologica, immunologica e ormonale, riducendo il rischio documentato in aumento per la statistica, di disturbi del sistema nervoso e disordini ormonali in età adolescenziale e patologie allergiche.

La ciliegia ha un’azione antiurica, utile per chi è affetto da iperuricemia e gotta, un tipo di artrite associato a una elevata concentrazione di acido urico nel sangue. L’acido urico è prodotto nel fegato e se non correttamente espulso (o se è prodotto in eccesso), si formano cristalli aghiformi di monosodio urato che si accumulano nelle giunture, causando infiammazione e dolore.

Soli 220 grammi di ciliegie al dì sono efficaci nell’abbassare notevolmente l’acido urico.

L’azione di stimolo del transito intestinale è indotto dall’acidità del ferro delle ciliegie, che eccitano la funzionalità epatobiliare e irritano le mucose gastroenteriche.

Per la caratteristica nutrizionale piuttosto aggressiva è bene evitare giornate disintossicanti a sole ciliegie, come invece si fa con l’uva, in quanto non hanno marcato effetto diuretico come l’uva, ma possono dare iperglicemia se consumate ad alte dosi.

Consumate crude in quantità normale, intorno ai 150 grammi, invece abbassano la glicemia, perché il contenuto in levulosio e la loro acidità, fa aumentare il consumo di zuccheri da parte del fegato, riducendo il glucosio circolante, anche nei diabetici.

In effetti la ciliegia contiene solo 40 kcal per hg, è molto saziante e soddisfa la voglia di dolce.

L’ideale è consumarla fuori pasto, come spuntino, perché a digiuno esplica meglio la sua azione terapeutica. Ma potrebbe essere usata come carboidrato in un pasto a cui aggiungiamo verdure e proteine. E’ ottima  ridotta in salsa come accompagnamento del pollo arrosto o del roast beef.

 

 

Le ciliegie sono ricche di flavonoidi, in particolare antocianidine  e proantocianidine, che conferiscono il colore intenso rosso-blu. Più e scura, meglio è!

I ricercatori dell’Università Statale del Michingam hanno studiato le proprietà delle ciliegie che agiscono come inibitori delle COX-1  e COX-2, fattori infiammatori, funzionano in prativa come la maggior parte dei farmaci antinfiammatori, impedendo l’invio di messaggi di dolore. L’attività inibitoria del COX delle antocianidine delle ciliegie si è rivelata paragonabile a quella dell’ibuprofene e del naproxen.

Le amarene contengono quantità significative di melatonina, l’ormone prodotto dalla ghiandola pineale (sì, si dice così), potente antiossidante e regolatore ormonale, nonché dei cicli del sonno e le ciliegie ne contengono una quantità efficace per indurre il sonno.

L’isoquercetina e la quercetina sono efficaci nell’inibire la crescita del cancro del colon e di altri tipi di cancro, grazie alla presenza dell’alcol perillyl, un monoterpene a largo spettro, che ha azione documentata nella riduzione delle proteine che consentono al cancro di proliferare, utile per tumori anche avanzati a seno, prostata e ovaie.

Inoltre i flavonoidi, in sinergia con la vitamina A e C, attivano la formazione di collagene, elemento di sostegno e protezione della nostra pelle.

Mangiare ciliegie tutti i giorni prima dell’esposizione ai raggi solari ci protegge dall’effetto invecchiante dei radicali liberi!

Le ciliegie migliori son quelle grosse, almeno 2 cm di diametro, con buccia piena e lucida e il peduncolo di colore verde vivace. Laviamole con cura prima di consumarle perché sono un facile terreno per le muffe dell’Aspergillus, che produce aflatossine cancerogene.

Le ciliegie si conservano non lavate in frigorifero, non vanno ammassate perché alcune ciliegie guaste causano il deterioramento delle altre.

Se acquistate ciliegie non biologiche,  lavatele molto bene ammollandole in acqua e bicarbonato.

Le ciliegie macchiano! Anche gli altri alimenti.

Sono strepitose immerse nel cioccolato fondente fuso (almeno 85% cacao)  e fatte indurire in frigorifero col loro picciolo.

 

Ricchi di potassio, i peduncoli delle ciliegie hanno un effetto drenante e diuretico. Si possono bollire per 10 minuti (2 g per 100 ml di acqua) e si beve il decotto in quantità di 2-3 tazze al dì, lontano dai pasti.

Ottimo rimedio per cellulite e ritenzione idrica. È un buon disinfettante delle vie urinarie e cura le cistiti.

Noti pittori come Van Gogh, Manet, Renoir, Degas, Monet e Gauguin non sono riusciti a resistere al fascino dei Fiori di ciliegio e nel lungo elenco di adoratori, che comprende nomi anche di letterati e artisti in senso ampio, troviamo anche l’autore del testo teatrale classico della letteratura drammatica: ‘Il giardino dei ciliegi’. A scriverlo Anton Čechov nel 1903, parlando dei cambiamenti sociali nella sua Russia, lo stesso Checov che,da amante del giardinaggio quasi quanto della scrittura, aveva piantato proprio un giardino di ciliegi per goderne in prima persona e farsi ispirare dai fiori di ciliegio.

I fiori del ciliegio sono protagonisti di una leggenda popolare risalente al 1166.  

Nel Lazio, un ciliegio secco fiorisce miracolosamente, un evento che gli abitanti interpretano come un incoraggiamento all’azione e ne approfittano per cacciare Federico Barbarossa! 

 

Lievito vivo fonte di vitalità dello spirito, del corpo e della mente!
Prodotti consigliati, Super food 4 care

Lievito vivo fonte di vitalità dello spirito, del corpo e della mente!

Nella medicina Eubiotica da noi professata, la cui base organica include i pilastri del metodo Kousmine, l’intestino è la chiave della salute.

Lo è per molteplici ragioni, ma vi basti ora sapere l’intestino che ha un legame indissolubile con sistema immunitario, endocrino e nervoso.

Scusate se è poco!

Rimandiamo agli approfondimenti negli altri articoli in cui parliamo di microbiota, ora l’argomento che vi vorremmo proporre è l’utilizzo mirato di un prodotto eccezionale, a base di lievito plasmolisato.

La prima regola di una medicina naturale vera è la non interferenza nei meccanismi di guarigione e il ptodotto che vi propongo rispetta questo criterio importante.

Parliamo  di lievito plasmolisato quindi, il cui nome commerciale è Biostrath, da oltre 50 anni il lievito del tipo Saccharomyces cerevisiae Meyen è utilizzato come base del rinomato e diffuso preparato alimentare svizzero e qui vi darò alcuni consigli sulle formulazioni che sovente consiglio ai malati, in diverse circostanze.

Contiene oltre 60 sostanze vitali: vitamine, aminoacidi, sali minerali, oligoelementi, glucani e mannani che favoriscono la crescita e rafforzano il sistema immunitario.

E’  utile nei periodi di particolare stanchezza, in caso di convalescenza, nella mancanza di concentrazione, nei bambini con disturbi dell’attenzione, con o senza iperattività.
E’ consigliato anche in gravidanza e allattamento per il suo contenuto di vitamine e nutrienti, agli anziani che necessitano sostegno e forza e agli sportivi per ottimizzare le loro prestazioni.

Contiene sostanze funzionali toniche ed antiossidanti che favoriscono la funzione digestiva, il rilassamento e il benessere mentale.

E’ al 100% vegetale, non contiene ogm, lattosio, coloranti o conservanti di sintesi.

Lo speciale procedimento con cui viene prodotto permette di sfruttare questo potenziale come integratore alimentare di facile utilizzo. Se non fosse sottoposta a trattamento, la cellula di lievito non sarebbe assimilabile. Per questo motivo, la parete cellulare deve prima essere aperta. Nel preparato Strath ciò avviene tramite plasmolisi, dopo l’aggiunta di estratti selezionati di erbe attraverso un delicato processo di fermentazione.  L’equilibrio naturale delle sostanze vitali contenute nel lievito vegetale resta inalterato. La preparazione dura circa due mesi, il che spiega il valore del prodotto.

E’ consigliato a TUTTI per migliorare le condizioni intestinali, quindi tutto ciò che ne deriva, ossia praticamente tutte le funzioni corporee ottimali.

Aiuta a sostenere l’organismo in molte condizioni patologiche, in particolare vorrei consigliarlo come importante supporto a tutti coloro che hanno problemi di tiroide, per la prevenzione e il sostegno nelle forme pre Alzheimer e Parkinson (agisce con meccanismi molto complessi, ma ci interessano i risultati: migliora stanchezza, debolezza, memoria a breve termine, vigilanza mentale, umore depresso, indifferenza e insonnia), per chi si ammala frequentemente o ha problematiche intestinali importanti (Chron, gastroresecati, coliti ulcerose ecc.).

Nella prevenzione delle patologie invernali funziona perfettamente e nei bambini si vede benissimo celermente!

E’ un prodotto biocompatibile in tutte le fasce di età e con qualsiasi problematica di salute (fatto salvo le specifiche per l’Elixir) e totalmente biodisponibile, se utilizzato con le accortezze che andiamo ad illustrare.

Le cellule di lievito sono mini centrali elettriche naturali, da cui  dipendono numerosi processi del nostro corpo. Il lievito è un organismo unicellulare pieno di energia e attività biologica il cui metabolismo è per certi versi simile a quello dell’uomo. Fin dall’antichità, questi microrganismi, scoperti nel XVII secolo, aiutavano a produrre alimenti. Grazie al lievito di birra, la birra originaria veniva un tempo considerata “pane liquido”, cioè un importante alimento di base ricco di sostanze nutritive e vitali.

Questo preparato, unico nel suo genere è disponibile in forma liquida, in compresse, oppure come filtrato di lievito vegetale.  E’ anche disponibile per animali, con il nome di Anima-Strath. 

BIO-STRATH ELIXIR di Lizofarm è un integratore a base di plasmolisato di lievito vegetale arricchito con un concentrato di erbemiele e succo di arancia.

Ha un’azione molto veloce nel ripristinare la normalità in una fase post influenzale, ad esempio, ma è un complemento per la convalescenza in molte situazioni difficili, anche per altre problematiche, incluse fasi post operatorie o astenie pronunciate dovute a varie ragioni, chemio e radioterapie incluse.

Consiglio di conservare in  frigorifero dopo l’apertura. Ha un’azione molto VELOCE.

POSOLOGIA: 3 cucchiai die, prima dei pasti, se la situazione è particolarmente difficile aggiungiamo tranquillamente un 4° cucchiaio anche a metà pomeriggio.

Questo prodotto non è consigliato a celiaci e diabetici.

BIOSTRATH COMPRESSE

E’ adatto ai celiaci e diabetici, non altera l’IG, bensì aiuta a migliorare la resistenza insulinica.

POSOLOGIA: 4+4 die, prima pasti.

Poi abbiamo OLIGOSTRATH, un estratto citoplasmatico puro, con soluzione idroalcoolica pressato a freddo. Entra immediatamente in circolo anche per assunzione sublinguale, grazie a processi osmotici e poi direttamente nella sostanza fondamentale. Sì  a celiaci, vegani, diabetici. Mancano qui i betaglucani e i glucomannani.

Per chi ha malattie intestinali come il Chron, interventi intestinali gastroresecati ecc. è ottimale.

Oligostrath è eccezionale per la gestione dello stress e per la pulizia dei tessuti extracellulari.

Nell’asse ipofisi, tiroide, surrene, sistema nervoso riequilibra le energie e con magnesio da un supporto enorme al metabolismo cellulare di questi organi, grande necessità di chi ha sofferenze tiroidee, va bene anche se la ghiandola è stata asportata.

Come già detto contiene oltre 60 sostanze vitali e regola l’OMEOSTASI e  il sistema dello stress, concausa di tutti i mali, per cui ad esempio, in tutte le tiroiditi secondarie a problemi surrene offre un sostegno eccezionale, ovviamente l’optimo sarebbe aggiungere gli altri nutrienti necessari a seconda delle proprie necessità: il risultato è molto più eclatante e rapido.

Anche nella predominanza estrogenica tipica di alcune problematiche tiroidee e della fase premestruale, ma anche della vita fertile di molte donne (endometriosi, miomi e fibromi, problematiche ovariche incluse le cisti), se l’intestino non ha un’adeguata regolazione batterica, non può metabolizzare correttamente gli estrogeni in eccesso; grazie all’azione di nutrimento dei lactobacilli ad opera dei betaglutani, Biostrath riesce a modulare anche questa problematica.

Il prodotto ha un’azione chelante su diversi metalli tossici, come si è potuto constatare dopo la seconda guerra mondiale in chi era intossicato da piombo, nelle aziende belliche, anche per questo è molto utile in diverse patologie dove le intossicazioni croniche di metalli tossici sono suggestive di peggioramenti o manifestazione di malattia. (Tiroiditi, demenze, Parkinson, Alzheimer).

Nelle autoimmunità agisce in regolazione, bilanciando i piatti immunitari, rafforzando profondamente l’immunità.

Si usa come sostegno nelle anemie sia per integrare il ferro che, seppur in piccole dosi è totalmente biodisponibile; anche in gravidanza dal quinto mese quando triplica il bisogno di ferro, sia perché il bambino ne ha bisogno, sia perchè offre una sinergia di nutrienti che ne favorisce l’assorbimento dal cibo.

Il ferro ha una distribuzione elettronica particolarissima. A volte  anche in chi non ha problemi gastrici, senza una certa sinergia di nutrienti e minerali non sempre viene assorbito, questo fattore è by passabile da questo prodotto.

In certe carenze di ferro dovute a problematiche tiroidee è di grande aiuto proprio perchè l’assorbimento non richiede il passaggio gastrico.

Consente di supportare le cellule malate o che lavorano male, a favore di cellule nuove, fa una vera e propria selezione cellulare e aiuta le cellule a rigenerarsi.

E’ consigliata assunzione a cicli o secondo necessità.

Non interferisce con la coagulazione del sangue, pertanto può essere assunto da chi assume anticoagulanti di qualsiasi tipo.

Oligostrath facilita tutti gli scambi corporei. Agisce sulla sostanza fondamentale riducendo la viscosità e aumentandone la fluidità, nonchè aiutando a rigenerare i tessuti.

Riduce molto il rischio di osteoporosi perchè consente un adeguata assimilazione del calcio presente in piccole dosi, grazie ai micronutrienti sinergici in esso contenuti. Evita che gli errori alimentari della madre si ripercuotano sulla dentizione del bambino, i cui denti cresceranno sani e senza carie, annulla effetti microgravità e quindi riduce la perdita di massa ossea, oltre che favorirne la costruzione. Modifica l’espressione genica della tendenza osteoporosi (che poi ha ovviamente anche altre ragioni), supporta la produzione di ATP e aumenta il metabolismo cellulare.

In estate OLIGOSTRATH ( la cui posologia standard  è 50 gtt sublinguali x 3 vv die, meglio prima dei pasti) può essere sfruttato come rimineralizzante naturale introducendo  una quarta dose supplementare, in mezzo litro di acqua.

Secondo gli studi elaborati da Yordanka Ivanova, ricercatrice in campo medico quantistico, il lievito fa parte di quella categoria di cibi  che contengono in natura RNA e Nucleotidi, ne è fra le principali risorse. Riporto brevemente alcune sue importanti considerazioni al fine di esemplificare i molti benefici che il prodotto può apportare nelle nostre vite, migliorandone nettamente la qualità.

Altre fonti naturali di nucleotidi sono rappresentate dal miele, dai batteri probiotici e da alcune piante medicinali. Ne sono anche molto ricchi le frattaglie, il pesce marino, gli ortaggi ed i legumi; le ultime ricerche dimostrano che anche il latte bovino ed ovicaprino è una fonte importante di nucleotidi.
Al contrario, la carne ne contiene quantità irrilevanti, così come i cereali.

I nucleotidi, in quanto sintetizzabili dal corpo umano, non sono considerati un nutrimento essenziale ma lo diventano in caso di periodi di apporto insufficiente, durante la crescita e in presenza di malattie. Gli enterociti, cellule la cui velocità di turnover è elevata, hanno scarsa capacità di sintesi dei nucleotidi per cui si considera utile la loro supplementazione con la dieta, specialmente nella Sindrome del Colon Irritabile. Anche se non sono ancora conosciute malattie da deficienza di Nucleotidi, tuttavia una serie di pubblicazioni sono fortemente suggestive di vantaggi apportati dai nucleotidi esogeni in varie patologie.

In primo luogo, essi, agendo da carriers, permettono il trasporto della principale molecola energetica per le cellule viventi, l’ATP. Inoltre, essi assumono un ruolo centrale in numerosi processi enzimatici, influenzando il metabolismo di proteine, grassi e glucidi.

QUALI PROPRIETA’ FUNZIONALI HANNO RNA E NUCLEOTIDI?

E’ noto ormai che in molti tessuti e in particolari fasi fisiologiche della vita dell’organismo i fabbisogni di nucleotidi non sono coperti dalla sintesi ex novo.

In particolare, alcune cellule a rapido turn-over, come quelle della mucosa intestinale, del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario (linfociti, eritrociti e cellule del midollo osseo) non sono in grado di produrre quantità sufficienti di nucleotidi tali da coprire i loro fabbisogni.
A questo punto è stato dimostrato ormai da diversi studi che l’integrazione con una fonte alimentare di RNA e/o nucleotidi riveste un ruolo significativo nel superamento di fasi critiche, quali l’accrescimento e il recupero da traumi, interventi chirurgici o patologie.
Studi effettuati sull’uomo hanno dimostrato che l’integrazione dietetica con RNA e nucleotidi apporta notevoli effetti positivi su diversi tessuti dell’organismo.

– Sistema immunitario

I nucleotidi dimostrano un effetto positivo sul sistema immunitario agendo su due fronti: la risposta immunitaria umorale e quella cellulo-mediata.
Per quanto riguarda la prima, essi promuovono la produzione di anticorpi (soprattutto IgM) da parte dei linfociti B, in maniera direttamente proporzionale alla dose somministrata.
Anche la risposta immunitaria locale viene positivamente influenzata dall’apporto alimentare di nucleotidi, in quanto si rileva una più cospicua produzione di IgA.
Per quanto concerne la risposta immunitaria cellulo-mediata, i nucleotidi stimolano la proliferazione, la differenziazione e la maturazione dei granulociti neutrofili, aumentando la resistenza dell’organismo agli agenti patogeni.
I nucleotidi promuovono la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B, stimolano la proliferazione dei granulociti neutrofili.
Inoltre, essi promuovono la proliferazione delle cellule del midollo osseo, stimolano la produzione e la secrezione di interleuchina-2 ed interferone gamma ed incrementano la citotossicità delle cellule natural killer.
L’utilizzo dei nucleotidi, soli od in combinazione con i farmaci, si è dimostrato un efficace mezzo terapeutico nel caso di chemioterapia, terapie o patologie immunosoppressive o trapianti di organi.
I maggiori effetti si sono riscontrati nelle infezioni da Candida, Staphilococcus aureus e Cryptosporidiosi.

Studi recenti sulle proprietà immunitarie di RNA e NUCLEOTIDI

In particolare la supplementazione di nucleotidi appare di particolare utilità nel latte destinato alla alimentazione artificiale del neonato sia in ordine alla velocità di crescita che alla competenza del sistema immunitario, notoriamente inferiore a quella ottenibile con l’allattamento al seno materno. Una maggiore disponibilità di nucleotidi si compendia, a livello intestinale, in un aumento del peso della mucosa, in una accelerazione dei meccanismi riparativi specie dopo stipsi o diarrea, nel 25% di elongazione dei villi, in una maggior attività enzimatica, miglior assorbimento dei nutrienti e stimolo alla crescita di lattobacilli e bifidobatteri.

A questo proposito un esperimento effettuato su due gemelli nati sottopeso ha evidenziato come  quello a cui veniva somministato Oligostrath in breve tempo ha recuperato peso e vitalità, a differenza dell’altro neonato, a cui non è stato somministrato (ndr Monique).

Esperimenti condotti su animali suggeriscono che la supplementazione con nucleotidi influenza parecchi indici della funzione immunitaria. La dieta priva di nucleotidi riduce l’immunità cellulo-mediata e diminuisce la resistenza alla Candida albicans e allo Staphilococcus aureus Meticillino resistente mentre la reintroduzione normalizza i parametri. La supplementazione riduce la durata e l’intensità della diarrea sperimentale forse influenzando il recupero della microflora batterica.
Nell’uomo alcuni studi suggeriscono che l’introduzione nella dieta di nucleotidi, specie in situazione di malattie critiche, favorisce il recupero e riduce i giorni di ospedalizzazione.
Un altro aspetto degno di attenzione riguarda gli atleti sottoposti a sforzi prolungati. In costoro sono più frequenti e più gravi le malattie del tratto respiratorio come tosse e raffreddore correlate con la soppressione della produzione salivare di IgA, prima linea di difesa nei confronti dei patogeni respiratori.
La supplementazione con nucleotidi ha dimostrato un miglioramento della risposta immunitaria in tali soggetti.

Nel 2007 sul British Journal of Nutrition è stato pubblicato un meta-studio che ha dimostrato che la somministrazione di latte per l’infanzia con nucleotidi è associata ad una migliore risposta anticorpale a vaccini Haemopillus influenzae (P=0.001), difteria toxoide (P=0,001), vaccino orale antipolio (P=0,001).
I dati confermano i benefici effetti di un apporto di nucleotidi con nessun rischio correlato.
9 studi condotti tra il 1991 e il 2006 con basso dosaggio (12-35 mg/L) e 6 studi condotti tra il 1998 e il 2004 con alto dosaggio di nucleotidi nella dieta (72 mg/L) hanno fatto registrare un miglioramento dei parametri immunologici ed un minor numero di episodi diarroici, con performance inferiori solamente alla alimentazione con latte materno.

Nel 2001, 2003 e 2007 alcuni studi hanno raccolto e analizzato i risultati di molteplici sperimentazioni cliniche condotte su numerosi soggetti ospedalizzati e nutriti con alimenti enterali.

– I nucleotidi incrementano la citotossicità dei Linfociti Natural Killer

Molti studi singoli e almeno cinque meta-analisi sulla combinazione di diversi componenti immuno-modulanti, tra i quali i nucleotidi, hanno dato risultati positivi omogenei.
In particolare uno studio condotto su 22 sperimentazioni, che hanno coinvolto più di 2000 pazienti, ha dimostrato una correlazione tra la nutrizione enterale con aggiunta di sostanze immuno-modulanti (nucleotidi, arginina, omega-3, glutamina) e la diminuzione di complicanze dovute a infezioni. Nel 2003 uno studio ha riportato che in pazienti con tumore al tratto gastrointestinale la nutrizione pre- e post-operatoria con fattori immunizzanti (tra i quali RNA) ha potuto ridurre gli effetti collaterali gastrointestinali nella fase postoperatoria.

– Effetti sull’apparato gastro-intestinale

I nucleotidi alimentari agiscono come fattori di crescita sulle cellule intestinali, promuovendone la differenziazione e la maturazione.
Ne consegue un maggior spessore della mucosa intestinale e dei villi e l’incremento dell’attività degli enzimi digestivi. Inoltre la lunghezza dei villi intestinali e la profondità delle cripte aumenta se nella dieta si aggiungono fonti di nucleotidi.
Diversi studi hanno dimostrato un maggiore assorbimento intestinale di alcuni nutrienti, in particolare Calcio, Fosforo e carotenoidi.
Inoltre, essi agiscono anche incrementando le difese immunitarie intestinali e promuovendo la crescita della flora batterica, in particolare Lattobacilli e Bifidobatteri, a scapito dei batteri Gram negativi, responsabili delle enteriti, come Escherichia coli.
Le conseguenze più immediate sono una maggiore resistenza alle infezioni, oltre che una guarigione più rapida da enteriti, carenze nutrizionali e proteiche.
Recenti meta-analisi su diversi studi clinici hanno posto in evidenza tra i parametri clinici, un minor numero di episodi di diarrea e un miglioramento della composizione della flora intestinale nel confronto con il latte non addizionato di nucleotidi e in linea con i risultati relativi a soggetti allattati al seno.
Il favorevole effetto dei nucleotidi sui Bifidobatteri è inoltre dimostrato già da numerosi studi in vitro; si pensa che la ragione di tale effetto sia dovuta all’aumento dell’assorbimento del Ferro, ione che favorisce lo sviluppo degli enterobatteri nell’intestino, e al fatto che i nucleotidi sono di per sé un fattore di crescita per i bifido batteri.
Sembra che una percentuale di circa il 10% dei nucleotidi arrivi al colon ed esplichi qui il suo effetto di crescita sui Bifidobatteri.
Una dieta ricca di nucleotidi si è dimostrata molto utile nel recupero clinico e funzionale delle affezioni epatiche. Infatti, in seguito ad epatectomie, intossicazioni, fibrosi e cirrosi epatiche, l’entità delle lesioni è minore ed il recupero avviene più velocemente. Questo accade perché i nucleotidi promuovono l’attività dell’epatocita, accelerando la sintesi proteica ed il deposito di glucosio e impedendo l’accumulo del colesterolo e degli altri lipidi.

– Miglioramento dell’apprendimento e della memoria

Le cellule cerebrali non sono in grado di sintetizzare i nucleotidi; quindi, l’apporto dietetico di questi ultimi riveste un ruolo di primaria importanza per il sistema nervoso centrale.
I nucleotidi stimolano la proliferazione delle cellule gliali, promuovono la vascolarizzazione cerebrale e migliorano il metabolismo lipidico della corteccia cerebrale.
Ne consegue un miglioramento dell’apprendimento e della memoria, evidenziabile soprattutto nei soggetti anziani.

Insomma ci sembra che ci siano moltissime ragioni per considerare questa importante integrazione nel nostro quotidiano o a cicli come consigliato dal vostro terapeuta!

 

MISO ALIMENTO DELLE MERAVIGLIE, NON SOLO SALE
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MISO ALIMENTO DELLE MERAVIGLIE, NON SOLO SALE

Un modo per mangiare saporito, ma senza consumare il sale è utilizzare il Miso.

Qui vi presentiamo le sue caratteristiche e qualche consiglio su come utilizzarlo in cucina.

Ricordate! preferitelo bio e non pastorizzato. E’ un alimento vivo, ricco di enzimi e lattobacilli, quindi non va cotto!!!!!

Il Miso ha una storia davvero molto antica, che affonda le radici addirittura all’800 a.C., quando le antiche popolazioni cinesi iniziarono a sottoporre a lunghissime fermentazioni alcuni cibi di origine animale, primo fra tutto il pesce e i molluschi. La prima versione di miso, così prodotta, prendeva il nome di Chiang ed era largamente utilizzato per insaporire i prodotti della terra.
In seguito, i monaci buddhisti scoprirono che il Chiang poteva rappresentare un valido alleato nell’integrazione delle diete vegetariane, semplicemente sostituendo il pesce con dei comuni fagioli di soia, più facili da reperire e soprattutto meno costosi.
In Giappone venne importato invece nel XIII° secolo e divenne rapidamente uno dei cardini della dieta giapponese. Durante la seconda guerra mondiale il miso fu usato dalle vittime della bomba atomica scoppiata a Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Un medico, il dott. Akizuki, suggeriva alla popolazione una dieta a base di riso integrale, zuppa di miso e alghe, perché si credeva potesse proteggere dalle radiazioni.
Negli anni sessanta dei ricercatori canadesi confermarono l’efficacia del miso e delle alghe e l’alimento fu inviato anche alla popolazione di Chernobyl dopo il disastroso incidente nucleare.

È ottenuto da fagioli di soia gialla lasciati a lungo in ammollo in acqua e sale marino, quindi vengono cotti in grandi recipienti, aggiungendovi eventualmente alcuni cereali, come orzo e riso. Questi serviranno a stemperare il sapore forte del miso, ma soprattutto a completare gli amminoacidi del legume, ottenendo una fonte proteica ottimale.
Il composto viene inserito in grandi tini di cedro, ed in seguito viene inseminato con un fungo specifico, l’Aspergillus oryzae, nutrito e tramandato con metodi totalmente naturali. Il fungo grazie alla fermentazione lattica, riuscirà a scomporre gli amidi presenti nell’orzo o nel riso, rendendoli molto più digeribili. Quindi si pressa con forza il tutto e lo si lascia a fermentare per un periodo molto lungo, non inferiore ai 12 mesi e in alcuni casi anche fino a 24 mesi. Durante i 12-24 mesi è sottoposto a due o tre travasi che hanno la funzione di ossigenare la massa in fermentazione e alla fine della quale si ottiene una pasta scura,
dall’aroma e dal sapore caratteristici, contenente un buon 12-14% di proteine già in parte “digerite” (e quindi più assimilabili), sali minerali, oligoelementi, vitamine ed enzimi.
Industrialmente, invece, la fermentazione si riduce anche a poche ore, che rende necessaria la pastorizzazione ed eventualmente l’aggiunta di additivi per stabilizzare il composto.
L’idrolisi delle proteine della soia, ad opera di enzimi che si sviluppano durante la fermentazione, dà luogo ad aminoacidi e peptidi che sono responsabili del sapore del miso.
Il maltosio e il glucosio sono scomposti producendo alcool e acidi organici responsabili della fragranza del miso. L’idrolisi dei grassi produce acidi grassi che reagiscono con l’alcool e donano al miso il suo tipico aroma.
Caratteristiche chimiche: il miso contiene un’alta percentuale di proteine vegetali, fornendo inoltre tutti gli otto amminoacidi essenziali, senza però colesterolo o grassi come il cibo animale. È ricco di sali minerali alcalinizzanti, calcio, sodio e magnesio, che aiutano a combattere l’acidità del sangue. Se si consuma un piatto di cereali accompagnandolo a del Miso, la quantità di proteine che il nostro organismo assume cresce anche del 30 – 40%.
È inoltre ricco di enzimi e lattobacilli, simili a quelli dello yogurt e migliora la flora batterica simbionte, venendo in aiuto nei disturbi intestinali.

Con i suoi 3200 milligrammi di sodio per 100 grammi, può essere sconsigliato agli ipertesi.

Il consiglio è comunque di utilizzare miso non pastorizzato (perché la temperatura della pastorizzazione inattiva i lattobacilli e gli enzimi) e di qualità biologica.
Dal punto di vista dell’alimentazione macrobiotica, il Miso è essenzialmente un alimento moderatamente yang perchè salato e fermentato e perchè la sua azione è quella di riscaldare ma, secondo il principio della relatività delle polarità yin/yang, secondo cui non esistono gli assoluti ma solo alimenti complementari e relativi gli uni agli altri, i diversi tipi di miso hanno gradazioni yang diverse.
In una scala decrescente dal più yang a quello meno yang possiamo classificare i più diffusi tipi di miso come segue:
• HATCHO MISO: ottenuto dalla fermentazione della sola soia per 24 mesi. È il miso dal sapore più forte e molto salato, è il più yang e va utilizzato soprattutto per zuppe curative. È privo di glutine;
• KOME MISO o MISO DI RISO: soia fermentata e riso Per le sue qualità è
consigliato nei mesi più freddi;
• MUGI MISO o MISO DI ORZO: soia fermentata per 18 mesi e orzo. Per le sue qualità è consigliato nei mesi più caldi;
• MISO DI SOIA semplice: ottenuto dalla fermentazione dei soli fagioli di soia per 12 mesi, quindi ha un sapore più leggero di tutti gli altri.

• ha un potente potere alcalinizzante;
• è ricco di fermenti vivi, benefici per la digestione;
• fornisce energia grazie alla lunga fermentazione e alla presenza di zuccheri complessi;
• ha la capacità di smuovere i ristagni nell’intestino;
• agisce su problemi di gonfiore intestinale.

Poiché contiene lecitina di soia e acido linoleico, può ridurre il tasso di colesterolo e acidi grassi e può avere effetto benefico anche sulle malattie dell’apparato cardiovascolare.
Secondo una ricerca compiuta dal Centro nazionale giapponese contro il cancro, una zuppa di miso al giorno riduce i rischi di tumori al seno, in virtù delle proprietà anticancerogene della soia.
Il miso è consigliato a tutti, ma in particolare è adatto per contrastare gli effetti di un’alimentazione ricca di carne e alimenti acidificanti (proteine animali, zuccheri, cibi raffinati dall’industria, alcol), a chi a problemi digestivi (può sorseggiare il miso durante il pasto per facilitare la digestione), a chi sente di essere debole nell’apparato gastrointestinale, a chi desidera prevenire malattie come l’asma, le allergie, la carie
dentaria, le malattie della pelle.
Ha un gusto molto deciso e molto salato e sia l’aspetto, come il gusto e l’odore, variano a seconda della stagionatura, della composizione e ovviamente della qualità del prodotto. In differenti regioni si producono tipi differenti di miso. Il miso viene usato per condire ed insaporire zuppe, salse, marinate, paté e biscotti. Esso compare infatti in molte ricette della tradizione giapponese, tra cui la più comune è la zuppa di miso, consumata giornalmente da milioni di giapponesi.

Zuppa di miso
Ingredienti per 2 persone
> 550 millilitri di Acqua
> un pezzo di alga wakame di circa 5 cm (da ammollare prima di cuocerla)
> 1 carota grande
> 1 cipolla
> 1 porro
> 3 cucchiai da tè di miso
> poche gocce di shoyu (o di salsa tamari se si è intolleranti al frumento)
Tagliamo le verdure e le facciamo bollire insieme alle alghe per qualche minuto, fino a quando si saranno ammorbidite. A fine cottura spegniamo il fuoco e aggiungiamo la pasta di miso precedentemente sciolta in poca acqua. Mescoliamo fino a quando si sarà completamente sciolta nel brodo, aggiungiamo lo shoyu a piacere per insaporire e serviamo calda.
I principi sono semplici: utilizzare verdura di stagione e non mescolare più di tre varietà nella stessa zuppa.
Solitamente la zuppa di miso è consigliata a inizio pasto per favorire l’assimilazione e la digestione di quanto viene ingerito successivamente.

Zuppa di miso: Valori nutrizionali e composizione
I valori di questa tabella si riferiscono a 100 grammi di prodotto
1 tazza corrisponde a circa 275 grammi

kcal 199
kj 831
Grassi g 6.01
Carboidrati g 26.47
Proteine g 11.69
Fibre g 5.4
Zuccheri g 6.2
Acqua g 43.02
Ceneri g 12.81
Minerali
Calcio mg 57
Sodio mg 3728
Fosforo mg 159
Potassio mg 210
Ferro mg 2.49
Magnesio mg 48
Zinco mg 2.56
Rame mg 0.42
Manganese mg 0.859
Selenio mcg 7
Vitamine
Retinolo (Vit. A) mcg 0
Vitamina A, IU IU 87
Vitamina A, RAE mcg_RAE 4
Tiamina (Vit. B1) mg 0.098
Riboflavina (Vit. B2) mg 0.233
Niacina (Vit. B3) mg 0.906
Acido Pantotenico (Vit. B5) mg 0.337
Piridossina (Vit. B6) mg 0.199
Folato alimentare mcg 19
Folato, DFE mcg_DFE 19
Folati, totali mcg 19
Cobalamina (Vit. B12) mcg 0.08
Alpha-tocoferolo (Vit. E) mg 0.01
Fillochinone (Vit. K) mcg 29.3
Colina totale (Vit. J) mg 72.2
Carotene, beta mcg 52
Zuccheri
Fruttosio g 6
Maltosio g 0.2
Lipidi
Acidi grassi, monoinsaturi g 1.242
Acidi grassi, polinsaturi g 3.204
Acidi grassi, saturi g 1.139
Colesterolo mg 0
Aminoacidi
Acido aspartico g 1.171
Acido glutammico g 1.915
Alanina g 0.5
Arginina g 0.784
Fenilalanina g 0.486
Glicina g 0.447
Isoleucina g 0.508
Istidina g 0.243
Leucina g 0.82
Lisina g 0.478
Metionina g 0.129
Prolina g 0.619
Serina g 0.601
Tirosina g 0.352
Treonina g 0.479
Triptofano g 0.155
Valina g 0.547

Il miso può costituire una alternativa al dado da brodo e al sale per insaporire risotti, minestre, vellutate e zuppe.
Bisogna ricordare che il miso è un alimento vivo, ricco di fermenti, pertanto si consiglia di aggiungerlo alle pietanze senza cuocerlo, quando la fiamma viva è spenta, dopo averlo sciolto in poca acqua calda prima di mescolarlo, lasciandolo riposare qualche minuto prima di servirlo. Solo così si mantengono intatte le sue qualità riequilibranti.

Ecco un paio di ricette di condimento per l’insalata a base di Miso:
2 cucchiai da tavola di Miso
½ cucchiano da te di senape
2 cucchiai di zucchero nero, oppure miele, oppure succo d’agave
2 cucchiai di succo di limone
¼ di tazza di aceto di riso
1/3 di tazza di EVO
1 cucchiano di olio di sesamo (opzionale)
Mescolare insieme gli ingredienti.

Oppure, più semplicemente:
2 cucchiaini di miso da stemperare con un cucchiaio di aceto balsamico
Olio EVO come di abitudine.
Questa salsina si può utilizzare anche per le verdure in pinzimonio.

CURIOSITA’ : il Miso contiene una buona percentuale di acido kogico, che sembra poter ridurre le aree più scure dovute ad una eccessiva pigmentazione della pelle.

Patrizia

Curcuma: la spezia della salute
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Curcuma: la spezia della salute

“Vi è anche un vegetale, che ha tutte le proprietà del vero zafferano, così come il colore, ma che non è vero zafferano. (La Curcuma) è tenuta in grande considerazione, ed è un ingrediente in tutti i loro piatti” Marco Polo – Il Milione

La Curcuma Longa (o Turmerico), della Famiglia delle Zingiberacee, soprannominata “Zafferano delle Indie”, è una vera e propria spezia della salute. La pianta perenne è alta circa un metro, originaria dell’Asia sud-orientale: se ne usa la polvere derivata dal rizoma schiacciato e pestato, dal colore giallo oro che ci rimanda a una simbologia solare e che ha fortissimo potere colorante, tanto da essere già dall’antichità impiegata come tintura per stoffe (le vesti dei monaci buddisti) e come cosmetico in occasione di nozze e festività in India. Scritti risalenti alla tarda antichità attestano l’uso della curcuma e Marco Polo la descrisse nel XIII Secolo nel corso della narrazione del suo viaggio in Cina; essa tuttavia veniva già utilizzata dagli Assiri nella zona del Vicino Oriente Antico per la tintura dei tessuti e dagli Indiani come spezia per uso culinario e per la Medicina Ayurvedica, presso i quali viene ancora consumata abitualmente perché rientra nella composizione dei vari tipi di curry che compongono la quasi totalità dei pasti indigeni. Introdotta in Europa verosimilmente dagli Arabi specializzati nel commercio delle spezie (da loro denominata Kurkum, “zafferano”), la curcuma era conosciuta in Occidente anche dai Greci e descritta nel I Sec. d.C. da Dioscoride (40 – 90 d.C.) nel “De Materia Medica”; nel 1500 Paracelso la consigliava per la cura del fegato e nel 1815 Voegel e Pelletier ne analizzarono la radice e i principi coloranti in essa contenuti.

Il principale componente biologicamente attivo del Turmerico è la curcumina, principio attivo della pianta a cui si ascrive l’attività antinfiammatoria utile a contrastare molteplici problemi: raffreddore, influenza, infiammazioni, disturbi articolari, artriti, aumento dei valori ematici di colesterolo LDL, flatulenza, ulcere, colite ulcerosa, diverticoliti, sino a patologie molto gravi quali cancro e Morbo di Alzheimer ( più di settecento studi in merito, in corso da diversi anni, stanno fornendo risultati altamente incoraggianti, confermando le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti della curcuma).

L’estratto standardizzato contiene il 95% di curcuminoidi (antiossidanti) in grado di prevenire la formazione di radicali liberi e di neutralizzare in parte quelli già presenti. La curcuma è ricca di minerali (calcio, sodio, potassio, magnesio, fosforo, ferro, zinco, selenio, rame e manganese) e di vitamine (B1, B2, B3, B6, C, E, K) e pare essere utile nel contrastare l’insorgenza di leucemie, dei tumori del colon, della prostata, del cavo orale, dei polmoni, del fegato, dei reni, del seno e dei melanomi: gli studi condotti in merito hanno dimostrato a livello statistico come in Asia (continente in cui la curcuma è consumata abitualmente) l’incidenza di questi tumori sia più bassa rispetto ad Europa e USA.

Questa spezia è inoltre in grado di rafforzare il rivestimento dei vasi sanguigni, il che la rende valida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e alcuni recenti trial medici la stanno testando come supporto alla cura del Morbo di Alzheimer.

Interessante è anche un recentissimo lavoro, pubblicato nell’Agosto 2015 sulla rivista medica “Clinical Gastroenterology and Hepatology”, in cui si documenta l’efficacia dell’associazione di curcumina alla terapia convenzionale con mesalazina nella fase di attività lieve/moderata della Colite Ulcerosa: i risultati dello studio in doppio cieco hanno dimostrato una più veloce remissione della malattia (a livello clinico ed endoscopico), senza comparsa di effetti indesiderati; ciò pare dovuto all’incremento dei livelli di steroidi endogeni circolanti attraverso l’attivazione della corticale del surrene e alla contemporanea inibizione del catabolismo epatico degli steroidi.1 Occorre precisare che non soltanto la curcumina, presente nella curcuma nella percentuale di 0,3 – 5,5%, concorre all’alto potere antinfiammatorio di questa spezia, quanto piuttosto l’olio volatile dal caratteristico colore giallo oro, presente in una percentuale che varia dal 4% al 14% a seconda della qualità di curcuma presa in esame, composto prevalentemente di turmerone, atlantone e zenzerone: tali principi costituiscono tra i più potenti antinfiammatori presenti in natura, paragonabili – nel caso dell’atlantone – al betametasone disodico fosfato (principio attivo del farmaco commercializzato sotto il nome di Bentelan), senza presentare gli effetti collaterali tipici dei cortisonici di sintesi (in particolare la decalcificazione ossea). L’azione di questo olio volatile dall’altissimo potere colorante è responsabile dell’azione antinfiammatoria sistemica e protettiva anche a livello dell’endotelio arterioso.

La curcuma trova favorevole applicazione nei casi di dolore articolare e muscolare, rivelandosi pertanto un potente rimedio adatto gli sportivi (contratture muscolari, crampi) e a chiunque soffra di patologie artitiche e artrosiche. Secondo l’ approccio simbolico-analogico, l’Ayurveda ravvisa nella colorazione gialla, seguendo la Dottrina delle Segnature del Colore, un beneficio per il fegato e la medicina ayurvedica la utilizza in questo senso per dare sollievo a questo organo, stimolando la produzione di bile da parte della cistifellea e per la prevenzione della litiasi biliare. Secondo l’Ayurveda il gusto di questa spezia è piccante, astringente e amaro e viene per questa ragione considerata un ottimo bilanciatore dei Dosha (le tre energie che governano le funzioni psicofisiche, emozionali e strutturali di ciascun individuo): il suo potere riscaldante agisce su Kapha (Dosha derivato da Terra e Acqua, evoca il concetto di rilassamento e gestisce il raffreddamento corporeo) e su Vata (Dosha derivato dall’unione di Aria ed Etere, principio di leggerezza, dinamismo e movimento); il suo sapore amaro lavora su Pitta (l’umore biologico del fuoco, associato al processo digestivo, al riscaldamento e alla trasformazione dal livello cellulare e organico a quello della sfera emotiva e mentale).

Anche la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) riconosce il valore della curcuma, impiegandola in caso di problemi epatici e alla cistifellea, ma anche per le emorragie (essa in forma di cataplasma ha infatti un buon potere cicatrizzante), per le cogestioni al petto e per i disturbi mestruali; nelle flatulenze, nel mal di denti, nelle emorragie urinarie date da infezione e nelle contusioni e ulcerazioni (per uso esterno). Come utilizzare dunque questa preziosa spezia proveniente dall’Oriente? In prima istanza occorre considerare che la curcumina è una molecola scarsamente biodisponibile quando assunta per via orale: in particolare, essa viene rapidamente coniugata a livello epatico e intestinale in curcumina glucuronide e curcumina solfato, oppure ridotta a esaidrocurcumina, metaboliti che esplicano una minore attività biologica rispetto alla curcumina propriamente detta. Per migliorarne l’assorbimento intestinale si consiglia di assumerla ai pasti, oppure in alternativa a digiuno, in associazione ad enzimi proteolitici come la bromelina o la piperina. La curcumina inoltre è una molecola liposolubile, non viene quindi sciolta in acqua ma unicamente nei grassi (olio o burro): per aumentarne la biodisponibilità si consiglia di associarla al pepe nero (in grani, macinato al momento) in modo da utilizzare l’associazione con la piperina. Anche l’alcool rende assorbibile la curcumina (per via cutanea e intestinale), e può essere assunta la tintura dietro indicazione erboristica.

Secondo uno studio pubblicato nel Giugno 2009 sulla rivista “AAPS PharSciTech” da ricercatori dell’Università di Bangalore (India), la curcuma unita a zuccheri risulterebbe maggiormente solubile in acqua e sarebbe in grado di diminuire l‘infiammazione del colon nei ratti da laboratorio. Infine, la bromelina – enzima contenuto nella parte fibrosa e meno dolce della polpa dell’ananas, aumenterebbe la quantità di 1 Lang A, Salomon N, Wu JC, Kopylov U, Lahat A, Har-Nov O et al. “Curcumin in combination with mesalamine induces remission in patients with mild-to-moderate ulcerative colitis in a randomized controlled trial”; Clin Gastroenterol Hepatol 2015 Aug; 13(8):1444- 1449. curcumina assorbita dal tratto digestivo, ragion per cui spesso si trovano in commercio integratori comprendenti l’associazione curcumina-bromelina. In cucina la curcuma può essere utilizzata per il condimento di zuppe, riso, verdure; per la preparazione di salse di accompagnamento a carni o pesce; per insaporire formaggi freschi o crema di tofu; per la preparazione di centrifugati o frullati (utilizzando la radice fresca, magari in associazione all’ananas) nella quantità di due cucchiaini da caffè/die.

Per potenziarne gli effetti si suggerisce l’associazione con the verde, pepe nero e olio di oliva extra vergine.

Esistono in commercio numerosi preparati a base di curcumina, da assumere come integratori, coniugata ad altre molecole al fine di renderla maggiormente biodisponibile: la dose suggerita (da verificare con un terapeuta di riferimento) varia dai 400 agli 800 mg a somministrazione, da ripetere 3 vv/die; la curcuma non presenta effetti tossici sino alla quantità di 8 gr/die nell’essere umano.

Controindicazioni all’impiego terapeutico della curcuma sono dati dall’inibizione dell’aggregazione piastrinica in studi compiuti in vitro, che suggeriscono un potenziale aumento del rischio emorragico in pazienti in cura con farmaci antiaggreganti piastrinici, eparina o anticoagulanti orali (Coumadin o Warfarin).

Occorre prestare attenzione anche in caso di soggetti affetti da calcoli biliari o da processi ostruttivi delle vie biliari in genere, nel qual caso l’assunzione di integratori deve essere attentamente valutata con il terapeuta di riferimento.

Alessandra

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