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L’energia del cibo

LA FRAGOLA UNA MINIERA DI MINERALI
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LA FRAGOLA UNA MINIERA DI MINERALI

Sulle tavole dell’antica Roma questo frutto compariva regolarmente in onore delle feste di Adone, la leggenda narra che dopo la sua morte, Venere pianse copiose lacrime che giunte sulla terra si trasformarono in piccoli cuori rossi: le fragole.
Attualmente in Italia questa coltura la troviamo soprattutto in Campania, da dove proviene il 32% del raccolto nazionale, seguono Emilia Romagna e Basilicata, Veneto, Piemonte e Lazio.
La fragola fa aumentare la riserva alcalina e possiede proprietà dissetanti, rinfrescanti, diuretiche, antiuricemiche e depurative.
In fitocosmesi si utilizza la polpa dei frutti per maschere ad azione rassodante per pelli rugose, il succo lenisce le scottature solari, ha un effetto schiarente sulla cute, emolliente e rivitalizzante.
Se acquistate fragole da agricoltura non biologica consiglio un lavaggio con acqua e vino rosso o aceto, prima di strappare il picciuolo, la cui rimozione apre una cavità profonda, per eliminare i potenti antiparassitari, fungicidi e ormoni che vengono utilizzati nelle colture e che potrebbero penetrare nel frutto.
Questa procedura è importante in quanto essendo le fragole idrovore, il semplice lavaggio con acqua toglierebbe solo la polvere in superficie, lasciando assorbire dal frutto tutti gli antiparassitari utilizzati nel corso della coltivazione e stoccaggio. Per la loro liposolubilità, tali sostanze vengono rimosse solamente dai solventi alcoolici.
La fragola è un frutto acidulo e poco zuccherino, ideale per i disturbi epatici, in quanto il suo grado di acidità induce il fegato ad aumentare la sua attività, utilizzando al massimo gli zuccheri circolanti.
La fragola può essere impiegata anche nel diabetico in virtù della ridotta quantità di zuccheri, compensata dallo iodio in essa contenuto; quest’ultimo provoca un aumento dell’attività tiroidea, utile per stimolare un pancreas ipofunzionante.
La fragola contiene calcio in notevole quantità, il che la rende utilissima nei bambini in fase di accrescimento e per le donne in qualsiasi fascia di età.
Grazie alla concomitante presenza di iodio e bromo diventa fondamentale nelle donne in menopausa in quanto contrasta la riduzione dell’attività tiroidea, ma è anche in grado  di sedare l’irritabilità secondaria agli squilibri ormonali, facilitando l’induzione del sonno, consono ai ritmi circadiani, cioè la notte.
Quest’azione fisiologica viene sostenuta dal magnesio che seda l’ansia, le turbe psichiche e nervose, nonchè l’ipereccitabilità.

Grazie a questa proprietà è ottima anche per i bambini particolarmente reattivi e ipercinetici da alterato equilibrio di ioni magnesio-calcio. (Molto diffuso tanto quanto ignorato).
Contiene abbondante vitamina C, acido chinico e salicilico, che la rendono un alimento farmaco con azione aspirina like, ma senza controindicazioni o effetti collaterali.
Pertanto è utilissima sia per tutte le patologie dolorose e infiammatorie, da raffreddamento e anche nei casi in cui si desidera ottenere un effetto inibente dell’azione piastrinica.

Uniche controindicazioni: allergie respiratorie o orticaria reattiva alla fragola.

Grazie ad acido citrico, tartarico e malico, la fragola risulta molto attiva nei confronti di virus e batteri, mentre la ricchezza in polifenoli e antociani, associata alla capacità di inibire la formazione di nitrosammine nello stomaco, la rendono un importantissimo e attivo alimento anticancro.

L’acido folico presente al suo interno mantiene in buono stato la memoria. Un frutto perfetto per chi ha problemi a ricordare e concentrarsi.

Calcio, magnesio e ferro rendono la fragola il frutto ideale per chi soffre di reumatismi.

E’ molto ricca  di vitamina C. Combatte i radicali liberi e  migliora l’assorbimento del ferro.

 Aiuta a prevenire la formazione della placca dentale. Se strusciata contro i denti li sbianca e uccide i germi.

Diversi studi hanno, infine, dimostrato che la fragola, oltre a possedere un’azione cardiotonica, ipotensiva e diuretica, (formata dal 90% di acqua è un potente idratante), trova valido impiego in tutte quelle condizioni caratterizzate da fragilità di capelli e unghie, grazie alla contemporanea presenza di silicio e magnesio.
E’ controindicata nelle ulcere gastroduodenali ed enterocoliti, per via dell’acidità.

Così come in individui predisposti può indurre risposte allergiche.

Per antagonizzare l’effetto eccitante delle fragole sulla tiroide è necessario abbinarle nel pasto al basilico tritato fresco.

La fragola insomma è un frutto buonissimo dalle molteplici proprietà, che è importante conoscere per utilizzare al meglio.

Queste in foto sono le fragole nature prodotte da un’amica in un terreno che ha cominciato a coltivare “per caso”.
Sono stra buone e la più grande raggiunge ben i 2 cm, tutta un’altra storia rispetto alle fragolone che vediamo comunemente in giro.

FRAGOLA

Il potere farmacologico degli alimenti
Bioterapia nutrizionale l’applicazione pratica

ANGURIA E MELONE, VIA LA RITENZIONE !
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ANGURIA E MELONE, VIA LA RITENZIONE !

L’anguria è un frutto tipicamente estivo, fra i più ricchi in vitamine e acqua di vegetazione.*

Contiene molti minerali, solo il sodio è  presente in quantità modeste, ed è resa disponibile dalla saggezza della natura nel periodo di maggior calore, quando la traspirazione e la sudorazione provocano una perdita di acqua e di elettroliti.

E’ un efficace attivatore della diuresi, in quanto agisce attraverso un meccanismo iperglicemico, in virtù del fruttosio presente  e per la grande quantità di acqua di vegetazione, nella quale c’è poco sodio e molto potassio. È povera di calorie ma ricca di vitamine e antiossidanti, fra cui il licopene: con una fetta al giorno proteggi la pelle dal sole, elimini i ristagni e combatti i cali d’energia.

E’ dissetante come pochi altri, combatte la calura, al contempo  depura l’organismo e reintegra vitamine e minerali.

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 L’ anguria ha una polpa rossa, è ricca d’acqua ed è molto zuccherina. Grazie a questo quantitativo di glucidi può sostituire, almeno in buona parte, un pasto giornaliero.  L’anguria può esser proposta anche ai diabetici, con moderazione.

Ha un’azione antiossidante e antitumorale, mediata dagli antociani, dalla vitamina C e da una modesta quota di vitamina E (più nella buccia che nella polpa rossa). L’anguria si associa con facilità a quasi tutti gli altri alimenti e ha una incompatibilità di azione metabolica solo col pomodoro: insieme nello stesso pasto finiscono per inibire le rispettive funzioni nutrizionali e metaboliche.

Ottima per gli sportivi

Grazie all’elevato contenuto d’acqua (oltre il 95%), l’anguria possiede una notevole capacità dissetante e svolge una buona azione diuretica.  E’ poco calorica:  100 grammi di anguria forniscono solo 16 calorie (il melone ne ha 33). Il cocomero (questo l’altro nome dell’anguria) ha anche un buon contenuto di vitamine A (betacarotene), C, B1 e B6 e di minerali come potassio e magnesio, assai utili per sconfiggere la stanchezza dovuta al caldo ed evitare, soprattutto per gli sportivi, il fastidioso fenomeno dei crampi muscolari.

Ha solo lo 0,2% di fibre, per cui non irrita l’intestino in chi ha problemi di colon irritabile o diverticoli o altre problematiche implicate con il consumo di fibra.

Questo  squisito frutto è ricco di licopene, un potente antiossidante. Un recente studio fatto da alcuni scienziati dell’Università Juntendo di Tokyo, ha infatti evidenziato l’efficacia del licopene nel proteggere i polmoni di chi fuma o di chi vive in città ad alto tasso di inquinamento.           

Meglio utilizzarla a pranzo, in modo da avere un aumento della diuresi nelle ore pomeridiane, non di notte. Nei pazienti con patologie renali aumenta il filtrato glomerulare e la quantità di acqua eliminata, senza impoverire l’equilibrio elettrolitico del liquido interstiziale.

L’anguria ha il vantaggio di non contenere un eccesso di fosforo, per cui nei dializzati può essere utilizzata per aumentare la residua capacità renale.

L’anguria migliora la vigilanza e lo stato di lucidità mentale nei pazienti con iperazotemia, in quanto aiuta il fegato e il rene a metabolizzare e eliminare rapidamente l’eccesso di scorie azotate dal sangue.

Vantaggiosa per chi è afflitto da epatite o intossicato da sostanze esogene o endogene (il fegato ha bisogno di zuccheri, sali e molta acqua di vegetazione), mentre non va bene per chi ha disturbi di colecisti. In questo caso si ha pesantezza digestiva, ristagno gastrico, rigurgiti acidi dopo averla consumata.

Sulla funzionalità cardiocircolatoria, l’anguria ha un effetto positivo.

La massa liquida viene eliminata dal rene in quantità superiore a quella ingerita, inoltre il fruttosio è utile al cuore, essendo uno zucchero a rapida utilizzazione per le fibre muscolari miocardiche, che si giovano anche della quantità di minerali, con poco sodio.

Un’associazione interessante è con i fagiolini: si potenzia così la riduzione dell’imbibizione organica e si stimola il metabolismo, per cui è utile nelle diete dimagranti.

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Per sfruttare al meglio tutte le sue  virtù curative, consiglio di consumarla come spuntino o merenda, lontano dai pasti, perché diluirebbe eccessivamente i succhi gastrici, rendendo laboriosa la digestione. Si può utilizzare, come accennavo sopra, come pasto, consumandone quantità a piacere.

La sera potrebbe dare un importante effetto diuretico la notte, per cui sconsiglio il consumo dopo cena, perché i reni hanno diritto ad un sano riposo per rigenerarsi, dopo le 18.

I semi non vanno masticati: possono irritare fastidiosamente e dolorosamente l’intestino.

Riduce l’ipertensione  e migliora la vista

La citrullina contenuta in polpa, ma soprattutto nella scorza, è in grado di aumentare la quantità di arginina nell’organismo: sostanza che stimola il sistema immunitario,  protegge il cervello, riduce la pressione e migliora la sessualità.

La luteina migliora il malessere come  bruciore e secchezza oculare, inoltre si evitano, col caldo,  gli effetti negativi dei raggi UV, riducendo anche il rischio di degenerazione maculare e cataratta.

melone

Melone buono? Purchè  sia maschio.

Anche il  melone svolge un’azione dissetante, diuretica e rinfrescante. Le tisane ottenute dai semi dei frutti lasciati in infusione possiedono proprietà emollienti e sedative della tosse.  Con la polpa si preparano maschere tonificanti che rendono la pelle vellutata. Ottimo per macedonie, dolci, gelati e frullati.  Per la sua abbondante acqua di vegetazione e per la presenza di iodio e di zuccheri, il melone ha una notevole azione diuretica, sia per stimolazione della tiroide e attivazione pancreatica.

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Se vi è una sofferenza epatica il fegato è messo in difficoltà dal beta carotene e dagli altri flavonoidi, così si trattengono i liquidi, impedendone l’eliminazione renale. Quindi se si nota una mancata attivazione di diuresi mangiando melone significa che ci potrebbe essere una insufficienza epatica asintomatica e avremmo una importante informazione.

L’adenosina presente fluidifica il sangue, favorendo la funzione renale. A dimostrazione dell’armonia con la quale la natura mette a disposizione degli esseri umani alimenti perfettamente bilanciati, il melone contiene anche una discreta quantità di vitamina K, indispensabile per i processi corretti di coagulazione del sangue. Chi avverte pesantezza gastrica e rigurgiti dopo ingestione del melone può attenuarli con un pizzico di sale che migliora gli scambi di membrana e la secrezione dei succhi gastrici, facilitandone la digeribilità: ecco perché sovente si mangia col prosciutto crudo, è molto più digeribile.

Sul transito intestinale non ha effetti significativi. Nel contesto di una dieta dimagrante agevola l’eliminazione dei liquidi e aumenta il metabolismo attraverso la  stimolazione tiroidea provocata dal suo iodio. 

Durante la fase premestruale il melone aiuta tantissimo proprio perché fluidifica i sangue e favorisce la diuresi, inoltre facilita con i suoi zuccheri il fegato a gestire il passaggio dalla fase progestinica all’estrogenica, favorendola. In fase ovulatoria invece è meglio l’anguria, più diuretica.

Per l’azione diuretica, il melone è utile nell’oliguria, gotta e reumatismi articolari. Controindicato in chi soffre di dispepsia e nei diabetici, mentre nelle piastrinosi e per la prevenzione di infarto e ictus è molto utile per l’azione anticoagulante dell’adenosina.  La presenza di betacarotene, soprattutto in quello giallo, lo rende indicato come antineoplastico.

Il melone migliore  è il maschio,  che si riconosce da un punto nero situato all’estremità opposta a quella del picciolo, che annusata deve profumare, grazie all’etilene prodotto dalla fermentazione.

L’ideale è comprare il melone maturo al punto giusto e consumarlo subito. Ma quando questo non è possibile, va riposto in frigorifero, dove si mantiene per 2-3 giorni, meglio se a una temperatura non eccessivamente bassa: sotto i 5 gradi infatti la polpa può rammollire, dare macchie scure e diventare indigesta.

Possiamo utilizzare il melone per uno spuntino leggero o un pasto sostitutivo: frullare un paio di fette con uno yogurt di soia, dolcificare a piacere: disseta, sazia e drena la ritenzione idrica!  melonesorbetto

 

*Nota sull’acqua di vegetazione: il nostro organismo, di base, è predisposto in condizioni fisiologiche, a reintegrare le sue perdite liquide a partire esclusivamente dall’acqua contenuta negli alimenti. Questa è molto diversa dall’acqua “esterna”, in quanto è stata filtrata ed elaborata da un organismo vivente, tanto da potersi definire acqua di vegetazione, paragonabile al nostro liquido interstiziale. Se osserviamo macroscopicamente l’ecosistema terrestre, è possibile riflettere sul fatto che la distribuzione dell’acqua è confinata ai mari e nei bacini idrici. In più una quota nell’atmosfera, che assumiamo attraverso la respirazione. In condizioni medie non dovremmo avere una gran sete, se ci nutriamo CORRETTAMENTE, cioè abusando letteralmente di vegetali. L’acqua di vegetazione che contengono sempre in grande percentuale è pura e priva di residuo fisso rispetto a quella di qualsiasi sorgente, in quanto è filtrata, elaborata e arricchiti di nutrienti dai processi metabolici dell’organismo vegetale.

 

Molte delle informazioni derivano da: IL POTERE FARMACOLOGICO DEGLI ALIMENTI ED. RED

Immagini: google immagini

BURRO CHIARIFICATO MOLTI BENEFICI PER LA NOSTRA SALUTE
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BURRO CHIARIFICATO MOLTI BENEFICI PER LA NOSTRA SALUTE

Vorrei parlarvi in maniera più approfondita, anche se pur sempre parziale, di un prodotto particolare: il ghee, ma nel dettaglio, vi riferisco le informazioni a mie mani di un prodotto specifico: si chiama MATI GHEE ed è prodotto da Biosophia.

Credo che il ghee di buona qualità possegga caratteristiche similari.

Personamente lo utilizzo con grande parsimonia (2/3 cucchiaini la settimana) ed è mia opinione personale che contribuisca alla mia salute.

Teniamo presente il punto di vista del prof. Sergio Chiesa riguardo al burro (il ghee non è come il burro però, è un burro molto migliorato!), e se ci aggrada, consumiamolo con grande cautela.
“Usate in modo saltuario e moderato il burro crudo (biologico).
La dottoressa Kousmine consentiva piccoli quantitativi di burro.
Ma era cresciuta e viveva in Svizzera, dove se ne consumavano quantità assurde. Come eccezione, se non siete in crisi di malattia, possono essere consumati un paio di porzioni alla settimana che non eccedano i 25 grammi.
Se lo si desidera, piccole quantità di burro di qualità (20-25 g) usato a freddo sui cibi o spalmato sul pane (2 o 3 volte alla settimana). Il burro è stato inutilmente criminalizzato: pur avendo molti grassi saturi, contiene acido butirrico, un acido grasso a catena corta, valido nutrimento per le pareti dell’intestino, e vitamine liposolubili (anche omega-3, se è burro di animali al pascolo in alta montagna).

Mati Ghee è UN BURRO RIPULITO realizzato seguendo fedelmente un’antica ricetta Ayurvedica.
Attraverso un lungo e minuzioso procedimento termico vengono tolte le frazioni che appesantiscono il corpo umano.
Durante tutta la durata del trattamento vengono fatte vibrare musiche sacre Ayurvediche che dinamizzano e potenziano il preparato.
Viene scelta la posizione della Luna, le mucche sono scelte in piccole entità produttive in alta montagna, di una razza che non ha subito manipolazioni da parte dell’uomo e producono pochissimo latte, 4/5 litri al giorno, contro il 30/40 litri del latte commerciale.
La lavorazione è molto lunga, con calore moderato e dura diversi giorni e notti, questo garantisce l’eliminazione delle scorie che avviene per semplice e spontanea separazione e filtrazione.
Per aumentare le caratteristiche di questo preparato viene utilizzata una pentola rivestita di oro purissimo.
L’utilizzo di musiche sacre Ayurvediche, che si alternano a seconda dell’andamento energetico della giornata, elimina dona a questo ghee caratteristiche nutritive che appartengono al mondo delle energie sottili, è un alimento OJAS, una caratteristica divina che determina la Vita in tutto ciò che è manifesto.
Operando a livello energetico sottile crea l’essenza che permea funzioni fisiologiche, l’intelligenza e quant’altro utilizziamo tutti i giorni.
Gli alimenti OJAS hanno la capacità di raggiungere i tessuti vitali in 24h mentre gli alimenti non OJAS raggiungo la destinazione in 7/8 giorni, secondo la visione Ayurvedica.
Mati ghee aumenta l’energia vitale, sensibile e sovrasensibile, migliora il potere digestivo con le funzioni ed organi correlati, riequilibra gli enzimi, mette in equilibrio il livello gastrico e intestinale, nonché l’intestino tenue, dove equilibra l’assorbimento del cibo, presiede alla formazione del sistema immunitario e regola la funzione della valvola ileo-cecale.

Per gli esperti di Ayurveda: favorisce AGNI, dona forza a JATHARAGNI, a BUTHAGNI, a MADJA, a SHUKRA, a TEJAS, a MEDHAGNI, a SADHAKA.

Irrobustisce il fegato, ne regola le azioni, armonizzando le funzioni di trasformazione del glicogeno e tutte le altre funzioni in relazione al tessuto nervoso centrale e periferico, al midollo osseo, ai tessuti riproduttivi sia maschili che femminili, rafforza la mente, l’energia del cuore, sia come organo della circolazione che organo di senso. A livello sottile il cuore serve a regolamentare il passato e il futuro creando la percezione del presente, portando chiarezza ai nostri intendimenti e la Vita verso nuove realizzazioni.

Mati ghee è un RASAYANA, pertanto svolge un’azione tonica e di ringiovanimento di tutti i tessuti corporei.

Usare alimenti OJAS è molto importante per migliorare la vita a tutti i livelli, inoltre può essere usato sia come alimento, considerando i dosaggi consentiti da Kousmine per il burro, ma anche come ANUPAM, ovvero come mezzo di trasporto per i preparati curativi di qualsiasi filosofia.

Mati Ghee non contiene caseina, che può influenzare negativamente molte funzioni corporee, non contiene nemmeno lattosio, responsabile di molte intolleranze negli adulti.
Mati Ghee è ricco di caroteni, incluso un carotene contenuto nell’erba medica, Luteina, Zinco, Acido butirrico, che riepitelizza le mucose del colon e aumenta l’effetto barriera delle mucose intestinali.

Considerando tutte le sostanze contenute, che non vi posso elencare in toto, possiamo asserire che agisce proteggendo dalla degenerazione articolare, utile alleato in artrosi, artrite reumatoide e psorisiaca.
Promuove la crescita dei capelli e combatte l’alopecia, normalizza molte funzioni ormonali e metaboliche, incluso il metabolismo del glucosio. Controlla i livelli di colesterolo e LDL, stimola l’aggregazione delle piastrine e vi sono studi che affermano che non crea i trombossani, quindi non ostruisce i vasi sanguigni.

Insomma, concludendo, per chi ama sperimentare, direi che è il caso di valutare l’introduzione di un prodotto di così alta qualità.
Può essere utilizzato sia crudo che cotto, senza alterazioni.
Può esser conservato in frigorifero, ma anche a temperatura ambiente, purchè non esposto alla luce diretta del sole o a fonti di calore.

Per il resto ritengo che intorno alla filosofia dei grassi ci sia parecchia confusione.
Dovremmo, forse, tenere presente che nel sangue troviamo l’essenza della nostra vita, tutto ciò che ci compone, ma proprio tutto, inclusa quella componente che dovrebbe differenziarci dal resto della Creazione, quella parte di noi che ci rende unici e irripetibili, che in qualsiasi momento ci dice intimamente chi siamo.
Dovremmo chiederci perché il sangue diventa denso e perché forma depositi che possono condurci alla morte. Dovremmo chiederci perché il sangue, che porta ciò che siamo intimamente, non può scorrere e concederci la Vita. Perché viene rallentato nel suo corso fino a ostruire il passaggio.
Non da ultimo dovremmo chiederci quanto ognuno di noi, non si conceda la VITA.
Non ci sono esami ematochimici che diano risposte a questi quesiti.

Crucifere: la Terra che trattiene il Fuoco
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Crucifere: la Terra che trattiene il Fuoco

 “Non est vivere, sed valere vita est” (La vita non è vivere, ma vivere in buona salute) Marziale – Epigrammi, Libro IV, 70:15

Le Crucifere (o Brassicacee), son Terra che trattiene il fuoco.

Ampia Famiglia di piante ad uso commestibile e medicamentoso, erano già citate da Catone il Vecchio per la prevenzione dei traumi dei soldati e dal Morgagni (1800) per la prevenzione e la cura delle sindromi catarrali; queste piante d’altronde sono conosciute da sempre dai contadini ed ampiamente inserite anche nelle alimentazioni “povere”. L’impiego tradizionale della piante infatti è basato, a ben vedere, sull’affinità energetica con il corpo umano, sull’habitat naturale e stagionale e sulle tipologie psico-fisiche umane in relazione a quello stesso habitat. Una visione più ampia dell’uso delle erbe, integrata con una lettura simbolica e psicosomatica delle tipologie umane e con attenzione agli aspetti energetici delle piante e alla valenza qualitativa della loro energia stagionale, può esserci di ausilio per comprendere al meglio come utilizzare la famiglia delle Crucifere, ottime da consumare nel periodo invernale.

Presupposto essenziale per tale analisi è la comprensione delle interessanti analogie che intercorrono tra gli elementi chimici e gli elementi naturali: ad esempio il Carbonio, garante della struttura del vegetale, ricco di energie aggreganti o centripete, può essere paragonato all’elemento Terra (così come l’Ossigeno all’Acqua, l’Azoto all’Aria e l’Idrogeno al Fuoco). Nelle piante le regioni che meglio esprimono l’energia centripeta sono le radici, i rami e i semi, mentre nel corpo umano la funzione di sostegno “carbonica” o “terrena” è collegata alle ossa, alle cartilagini, ai denti, ai capelli e alla cute (tessuti mineralizzati).

I vegetali centripeti tendono a crescere sotto terra con un corpo unico (ex: le rape) oppure molto vicine al suolo (ex: crescione, cavolo), hanno di norma forma solida e tondeggiante (ex: cavoli, cavolini di Bruxelles, verza) e sono pesanti e concentrati; esplicano la loro attività terapeutica curando in generale gli eccessi di dilatazione e in particolare sono adatti per infiammazione, congestione, emorragie, ansia e iperattività.

I vegetali a energia centripeta posseggono quella che secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) è l’energia Yin e sono anabolici, antinfiammatori, decongestionanti, detossicanti, astringenti, rinfrescanti, vulnerari e diuretici. Le Crucifere, per lo più ad energia centripeta, sono ricche in zolfo e devono il loro nome alla disposizione cruciforme delle foglie inferiori, disposte attorno al nucleo basale e strette l’una all’altra da una forte energia coesiva (centripeta): tale predominanza energetica si manifesta in particolare nella loro azione decongestionante su fegato e polmoni e nella loro proprietà cicatrizzante e rigenerativa sui tessuti (ulcere e piaghe). Questi vegetali sono particolarmente indicati per le costituzioni focose (o colleriche) e per quelle melanconiche (portate alle patologie da rigidità e da stasi): il rafano, ad esempio, mostra uno spiccato tropismo per le stasi epatiche e per le congestioni delle alte vie respiratorie (ex: sinusiti, raffreddori e conseguenti emicranie).

La loro stagionalità è autunnale e invernale, in parte ancora all’inizio della primavera, periodi in cui è maggiore l’impegno epatico per detossificare l’organismo o per sopperire ad un aumentato fabbisogno di minerali. Dal punto di vista alimentare, le più conosciute e utilizzate nella terapia nutrizionale tra le crucifere sono: cavolfiore, broccolo romano, verza, cavolo cappuccio, broccoli, cime di rapa, broccoletti siciliani, cavolini di Bruxelles, rapa, ravanelli, rucola e senape. Il cavolfiore (la cui parte commestibile è costituita dall’infiorescenza, meno ricca di cellulosa), è un vegetale di cui si consiglia largamente l’utilizzo in cucina, poiché contiene iodio, bromuro e vitamine ed è particolarmente adatto alla dieta di coloro che devono mantenere un buon controllo sull’indice glicemico. Affine ad esso è il broccolo romano, che rispetto al primo presenta però maggior contenuto salino: la sua componente sulfurea esalta tuttavia i problemi di meteorismo intestinale e va pertanto utilizzato con attenzione in caso di colite. Verza e cavolo cappuccio, organoletticamente analoghi, esplicano invece una buona attività lassativa: il transito intestinale viene assicurato per lo più dalla cellulosa contenuta nelle foglie. I cavolini di Bruxelles sono vegetali particolarmente adatti ai metabolismi in rapido accrescimento, quali quelli dei bambini e degli adolescenti e sarebbe raccomandabile inserirne l’abituale consumo all’interno delle loro diete. La rucola, da consumare cruda in insalata, possiede invece proprietà aperitive e diuretiche e facilita la digestione delle proteine animali (si trova infatti spesso accompagnata ai piatti a base di bresaola). La senape (o Brassica Alba), già citata da Pitagora come medicinale e come antidoto contro il veleno degli scorpioni e da Plinio il Vecchio come condimento energizzante, è energeticamente la più centrifuga della famiglia delle Crucifere: i senapismi si applicano come revulsivi per decongestionare gli organi sottostanti (utilizzando la caratteristica terra/fuoco per asciugare un eccesso di umidità).

Tra le Crucifere si ricordano anche le meno note Capsella Bursa Pastoris (Borsapastore), pianta dall’interessante impiego terapeutico come emostatico e astringente del sistema venoso, il Nastrurium Officinale (Crescione), pianta rustica e resistente, con energia Yang (adatta alla calvizie maschile) e proprietà diuretiche, rimineralizzanti, toniche ed anti anemiche e il Sisymbrium Officinale (Erisimo), erba anti raucedine (altrimenti detta Singers Plant o Erba Cornacchia), ad energia centripeta, le cui caratteristiche intrinseche sembrano suggerire che per far sentire la propria voce bisogna sapersi adattare a tutti gli ambienti (essa cresce infatti in zone incolte o impervie) e non lasciarsi influenzare, temendo di offendere l’interlocutore con le proprie parole (in analogia al gusto amaro e all’odore pungente di questa pianta).

Trattiamo infine di uno tra i più importanti esponenti della Famiglia delle Crucifere, largamente impiegato dalla cucina italiana: il broccolo. Verdura a stagionalità tipicamente invernale, reagendo alle basse temperature climatiche proprie della stagione rigida e alla ridotta esposizione alla luce solare, essa produce una sostanza denominata sulforafano, utile alla propria integrità vegetale ma che risulta anche protettivo per le cellule umane, oltre ad aumentare la concentrazione di minerali, vitamine e polifenoli. Il Sulforafano è una molecola largamente indagata a livello biochimico e sulla quale si concentrano numerosi studi clinici, protettrice di stomaco, intestino e cellule; per tale ragione è risultato efficace per risanare lesioni dovute a gastriti erosive e ulcere gastriche, per contrastare il batterio Helicobacter Pylori e per proteggere la funzionalità dei villi intestinali. Una volta immessa dall’intestino al circolo ematico, il Sulforafano distrugge i radicali liberi (prodotti di scarto del metabolismo cellulare, dannosi per l’uomo), stimola e sostiene le difese naturali dell’organismo e contrasta lo stress ossidativo stagionale proprio dell’inverno (questa molecola aumenta infatti quantitativamente con l’abbassarsi delle temperature). Il broccolo contiene, per ogni 100 grammi, 1 mg di polifenoli, sostanze con elevato potere antiossidante: la cottura mediante bollitura comporta però la perdita del 70% dei composti polifenolici, mentre la cottura a vapore –sempre consigliata – ne provoca la riduzione del solo 20%; i broccoli possono essere consumati a crudo, in linea con le direttive dell’alimentazione Kousmine, in apertura di pasto, finemente tritati oppure in pinzimonio, o ancora cotti a vapore e conditi con olio E.V.O. (che accelera peraltro la sintesi del sulforafano e dei polifenoli). Si conclude questo excursus sulle Crucifere con un accenno ai cavoli, il cui consumo stagionale è fortemente raccomandato per la loro ricchezza di Indolo-3-carbinolo, micronutriente che contribuisce all’aumento della produzione di metaboliti estrogenici anti tumorali: questa molecola, secondo studi sperimentali, avrebbe dimostrato di contrastare efficacemente la crescita del Papilloma Virus (HPV) in colture cellulari, di supportare le funzioni immunitarie in presenza di patologie cancerose e di combattere il Lupus Eritematosus Sistemico (LES).

Alessandra

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