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MoniqueBert

Alimentazione e salute, Malattie e Benessere, Prodotti consigliati

QUESTO NATALE CONFIDA IN BIO

Come possiamo esprimere pienamente la nostra essenza e star bene?

E’ il desiderio di tutti noi.
Veniamo in questo mondo meraviglioso con il necessario per realizzarci, nasciamo con inclinazioni ereditate dal nostro lignaggio ancestrale, le tante generazioni passate hanno lasciato la loro traccia.
Come vivevano, cosa pensavano, come coltivavano e preparavano il loro cibo, in quale misura educavano se stessi e aderivano alle regole naturali della vita, avranno tutti un impatto sul nostro corpo e i suoi processi.
Nessuno di noi arriva qui all’improvviso vergine.
Tutto questo è studiato dall’epigenetica: l’epigenoma si può cambiare.
Nascere ha in sè una storia unica e meravigliosa che conserviamo nella risonanza del corpo.
Essere consapevoli del corpo e dei suoi processi, prestare attenzione agli effetti che su di esso hanno i ritmi della vita, lo stress, il cibo, ci permetterà di mantenerlo nello stato e nella forma ideali, mentre rispondiamo agevolmente agli influssi esterni.
Perchè la chiave  del BENESSERE sta qui.
Interagire nel modo migliore con ciò che accade.

Uno dei segreti di questa interazione è proprio il  IL CIBO.

Consente di migliorare tutte le funzioni corporee, così tanto legate alla psiche e alla parte emozionale, come all’anima e a quella spirituale.

Oggi la situazione sta giungendo a un punto critico: il malessere della nostra società sta diventando sempre più evidente.
Disagio e malattia, non solo fisica, sono la visione predominante.
La gestione dell’agricoltura e dell’allevamento non sono confortanti.

La qualità del cibo però rimane un parametro molto importante per la nostra SALUTE.

Per questo vi consiglio di comprare bio ogni volta che potete. 

Il cibo e i prodotti biologici richiedono meno trattamenti e son più ricchi di nutrienti.

L’agricoltura biologica sostiene la salute del suolo, dell’ecosistema e delle persone. 

Ogni volta che scegliamo  un prodotto bio aiutiamo la nostra salute e quella dell’ecosistema.

Un oncologo francese ha scritto un libro documentando le differenze,  mediamente l’agricoltura bio offre prodotti 11 volte meno inquinati.

Fa una grande differenza, sia per i sani che per i malati.

Il prodotto realizzato con materie prime da agricoltura biologica e biodinamica è privo di pesticidi e fertilizzanti sintetici o antibiotici nell’allevamento degli animali, ma solo risorse naturali, e non contiene aromi artificiali, esaltatori di sapidità, coloranti o dolcificanti.

L’agricoltura biodinamica, oltre a seguire gli stessi criteri di quella biologica, è influenzata da cicli lunari, dalle stelle e dai pianeti che favoriscono la crescita delle piante in modo naturale.

Questo metodo conferisce a frutta e verdura maggior gusto e maggiori proprietà nutritive.

Sia nell’agricoltura biologica, sia nell’agricoltura biodinamica non viene utilizzata una coltivazione intensiva, ma si rispettano le tempistiche della natura. Questo oltre ad aiutare la terra, favorisce la filiera corta: ciò significa che il prodotto passa dal produttore al consumatore senza intermediazione di terzi.

Sostenendo l’agricoltura biologica e biodinamica salvaguardiamo il paesaggio in cui viviamo e promuoviamo sistemi di produzione e commercializzazione ecologicamente responsabili e socialmente equi.

A Dalmine, (uscita Dalmine sulla A4), possiamo trovare tutto questo in un bel negozio, accogliente, dove il personale è disponibile e cordiale, un posto da frequentare!

Oltre a una vasta gamma di alimentari ci sono tanti altri prodotti per la cura e l’igiene della persona, inclusi integratori e prodotti per il corpo, cibo sano per i bambini e per i  nostri animali,  libri e in questo periodo natalizio tantissime idee regalo, davvero alla portata di tutti.

Vorrei portare la vostra attenzione sulle bellissime lampade di sale.

Il sale porta nella nostra vita l’elemento Terra, molto utile durante le ore pomeridiane, per aumentare la concentrazione e la capacità lavorativa.

Le lampade di sale migliorano l’attenzione, oltre che rendere l’atmosfera piacevole, inoltre gli ioni negativi che vengono liberati con il calore della lampada a stretto contatto con l’involucro di salgemma, eliminano l’elettrosmog responsabile di sonnolenza, spossatezza e indebolimento psico fisico.

Insomma facciamoci un giro in questo bel posto e le nostre intenzioni di aiutare le nostre vite e il pianeta, diventeranno concrete.

Piacere Terra bio è una delle catene di cibi bio in maggior crescita nel Nord Italia.  Altri punti vendita sono a Parabiago, Milano, Rho, Arcore, Cantù, Cassano d’Adda e Casnate con Bernate, Giussano, Sesto Calende, Desio e Abbiategrasso.

Super food 4 care

LA MELAGRANA PER RECUPERARE L’ENERGIA VITALE

La melagrana, frutto dell’albero del Punica Granatum, il Melograno, fiorisce in autunno e i suoi frutti sono reperibili durante tutti i mesi invernali.

E’ un frutto oggigiorno un po’ trascurato, ma nell’antichità è stato parte integrante dell’alimentazione di molte culture, dall’India fino al bacino del Mediterraneo. Sicuramente gli antichi avevano intuito il suo enorme potenziale benefico ed è descritto da poeti famosi. Nella poesia galante persiana, il melograno evoca il seno: “Le sue guance sono come il fiore del melograno e le sue labbra come il succo del melograno.”

Così come gli esperti del naturale da tempo la consigliano per le sue note proprietà, incluso un potente riequilibrio ormonale sia maschile che femminile. Come tutti  i frutti da seme rappresenta la fecondità, l’abbondanza e la proliferazione, caratteristiche che ben si addicono ai suoi benefici, come vedremo fra poco. Nell’antico Egitto il succo della melagrana aveva un grande potere magico e salvifico. 

La melagrana è un frutto squisito contenente circa 600 semi, detti arilli, un profluvio di composti fitochimici benefici. Per fortuna ora è tornata alla ribalta e perfino nei bar si trova il succo, spesso biologico, che è solitamente reperibile nei migliori negozi di alimentazione naturale e nelle erboristerie, ma lo troviamo spesso anche al supermercato. Controllate solamente che non sia da  concentrato, per averne tutto il potenziale.  Consumarlo intero, di stagione è il mio consiglio, ma il succo biologico consente di avere sostegno nutrizionale lungo tutto l’anno.

Si può comunque preparare anche in casa centrifugando i semi dei frutti freschi, consumatelo subito, perché i  suoi principi attivi si ossidano facilmente con l’esposizione a luce e aria. La stessa regola vale anche per il succo pronto: bere subito appena versato!

E’ incredibile, ma esiste un attrezzo, che potete comprare per poco su Amazon, per sgranare velocemente il frutto, senza ridurvi come Jack the Ripper.

Il succo si pone nelle prime posizioni del sistema ORAC (Oxygen Radicals Absorbance Capacity) che stabilisce il potere antiossidante degli alimenti.

100 grammi di succo ne contengono 6000 unità, dato che per stare in salute dovremmo assumere almeno 5000 ORAC al giorno, direi che è veramente una grande protezione dai radicali liberi.

Ha un’azione diuretica e drenante tissutale e un importante effetto cardiotonico, ma la sua principale azione terapeutica riguarda la microcircolazione generale: in particolare quella renale, cardiaca e cerebrale.

Soli 50 ml di succo al dì garantiscono un’azione ipoglicemizzante e ipocolesterolemizzante, è un frutto indicato nella malattia diabetica che causa danni vascolari a carico dei parenchimi nobili e per le alterazioni del metabolismo lipidico. La principale proprietà della melagrana riguarda, come scrivevo poc’anzi, l’azione su cuore e arterie: grazie al consistente contenuto in flavonoidi è un alimento perfetto per preservare l’elasticità dei vasi sanguigni e prevenire le malattie cardiovascolari. In svariati studi clinici i suoi potenti antiossidanti si sono rivelati in grado di far regredire l’aterosclerosi e di ridurre il colesterolo e la pressione sanguigna.

Le sostanze antiossidanti della melagrana comprendono antocianine, catechine, quercetine e particolari ellagitannini detti punicalagine: sono loro a dare il carico antiossidante quasi in toto. Nei diabetici (come nei non diabetici), la melagrana riduce il colesterolo totale e le LDL, lo stress ossidativo e l’infiammazione,secondo l’American Journal of Clinical Nutrition.  Agisce inoltre in modo simile agli ACE inibitori, favorendo in modo naturale la regolarità pressoria.

In uno studio condotto su pazienti con gravi ostruzioni carotidee, l’assunzione quotidiana di succo di melagrana per un anno ha ridotto la pressione  del 12% e le placche aterosclerotiche del 30%. Ha comunque un’azione generale sulla diminuzione delle lesioni aterosclerotiche.

I polifenoli presenti nel frutto agirebbero infatti con un’azione sbloccante sui grassi che si accumulano sulle arterie (causa dell’aterosclerosi), favorendo un netto miglioramento della circolazione.

Aiuta inoltre il corpo a regolare i livelli di zucchero e migliora la sensibilità all’insulina, è quindi di aiuto nella sindrome metabolica.

Utile nelle anemie sideropeniche e nelle piastrinopenie in virtù della grande disponibilità  del ferro  e dell’azione di attivazione sul midollo eritropoietico. Sostiene il tono dell’organismo e contrasta i danni al microcircolo e alla produzione di elementi corpuscolari del sangue in pazienti leucemici in cura con antiblastici.

Nelle demenze senili e nel morbo di Alzheimer il suo impiego quotidiano contribuisce alla ripresa della funzionalità neuronale, migliorando la capacità mnemonica e il controllo neuromuscolare, aiuta il trattamento della depressione e degli sbalzi d’umore, grazie all’azione combinata di antociani, tannini e acido ellagico.

La melagrana presenta anche caratteristiche detossificanti e drenanti (grazie al potassio). È un frutto alcalino, efficace nel regolare l’equilibrio acido basico: per questo è consigliato per tonificare lo stomaco e negli stati di acidità gastrica, spesso indotti da un consumo eccessivo di zuccheri raffinati e proteine.

Nel periodo invernale la sinergia di nutrienti con vitamina A e C, apporto di ferro ed elettroliti costituisce una valida difesa contro le malattie da raffreddamento.

Infine è dotata di una spiccata azione terapeutica nelle parassitosi, grazie alla pelletierina, altamente tossica per la tenia e altri vermi intestinali.

Da poco tempo si è scoperto che la melagrana, grazie alla massiccia presenza di antiossidanti e fitoestrogeni, con valenze specifiche nella donna e nell’uomo. Studi recenti hanno confermato la funzione regolatrice della melagrana sugli sbalzi d’umore tipici della menopausa e sul rafforzamento delle ossa. In caso di tumore della prostata, il succo di melagrana agirebbe addirittura da scudo contro le cellule cancerogene: lo rivela uno studio dell’Università del Wisconsin, negli Stati Uniti.

Ha un effetto antiproliferativo notevole inibendo la l’espressione dei geni reattivi degli estrogeni, inibisce infatti l’aromatasi (che converte il testosterone in estrogeni) ed è utile nella prevenzione e a supporto delle patologie ormonali sia maschili che femminili, per questa ragione specifica.

In particolare gli ellagitannini prevengono i tumori al seno estrogeno reattivi.  

Delle proprietà della melagrana beneficano anche gli uomini sia in prevenzione delle problematiche prostatiche ma anche per lo stimolo sulla spermatogenesi, (+62%) con aumento della motilità degli spermatozoi  e riduzione della frequenza di spermatozoi anomali. La degenerazione delle cellule di Leydig e le deformità della spermatogenesi indotte con veleni chimici scompaiono dopo il trattamento con succo di melagrana, fortemente utile quindi nelle subfertilità.

Previene sostanzialmente l’insorgenza e lo sviluppo nelle neoplasie della prostata, del seno e del colon. Ha un’azione riequilibrante anche sull’immunità, permettendoci di reagire meglio alle malattie da raffreddamento e agli attacchi virali, comprese le prime influenze della stagione, ora che il freddo è veramente arrivato.

Il succo di melagrana è una scorta di sali diuretici, ricco di potassio e per questo depura in profondità, stimolando il veloce drenaggio delle scorie attraverso i reni e l’intestino. 

Possiamo aggiungerne dei chicchi sia ai piatti sia dolci che salati, dato che migliora la digeribilità di tutti i vegetali e delle carni. In questo caso poi, abbiamo un valore aggiunto alcalinizzante, che contrasta la formazione di scorie acide che favoriscono la degenerazione dei tessuti.

Inoltre migliora la digestione, evitando reflusso e acidità.  E’ un perfetto antiaging: rallenta i processi di invecchiamento cellulare, riduce le macchie dell’età e le rughe.

Ci sono alcune controindicazioni a cui fare attenzione: può inibire l’effetto di alcuni farmaci tra cui gli antidepressivi, gli anticoagulanti, quelli per il diabete, la pressione alta e gli antinfiammatori, in questi casi sarebbe meglio evitarne il consumo.

Per tutti noi è salubre una cura di mezzo bicchiere alla mattina o prima dei pasti, a cicli, di due o tre mesi, ripetendolo a ogni cambio di stagione. Sembra efficace anche l’estratto in polvere, in questo caso attenersi ai dosaggi del produttore.

Abbina la melagrana a mela, zenzero, arance e mandorle o nocciole per un effetto delizioso e profondamente depurativo e ringiovanente.

 

Molte delle informazioni qui riportate son tratte da Il potere farmacologico degli alimenti: bioterapia nutrizionale, Arcari Morini, D’Eugenio, Aufiero ed. Red. Foto da web. 

La parola alla scienza

TANTE GRAZIE RADICALI LIBERI!

Sembra pazzesco, ma l’avventuroso studio dei radicali liberi e comprensione dei loro meccanismi, è iniziato grazie ai produttori di gomma inglesi, che volevano sapere perché la gomma degli pneumatici invecchiasse, crepandosi.  

Nel mentre esimi scienziati si domandavano perché sulla pelle si formano rughe, le mele tagliate scuriscono, il burro vecchio sa di rancido, insomma perché le materie organiche si deteriorano e invecchiano?

I radicali liberi sono frammenti di molecole cui manca un elettrone sull’involucro esterno, tentano di strappare l’elettrone mancante da un altro legame chimico, danneggiando così le strutture vicine, cellule e tessuti, alterandole. Sono molto reattivi e instabili. Possono anche attaccare il progetto genetico del nucleo della cellula, diventando così un fattore scatenante di quella fatale trasformazione, che sta all’inizio dell’evoluzione cancerogena.

I danni maggiori colpiscono il collagene e l’elastina, quindi le arterie e le strutture dei tessuti. I radicali liberi aumentano per cause esterne, ma anche per cause interne, come risultato dei processi di distruzione cellulare. Essendo molto instabili, nel tentativo aggressivo di integrare l’elettrone mancante, rischiano di nuocere all’intero organismo, dal DNA allo strato di collagene dell’epidermide. Sono un sottoprodotto del normale metabolismo ed è impossibile limitarli al cento per cento. Sono però anche provocati da fattori esterni come l’esposizione all’ozono, al fumo di tabacco, ai fumi delle auto e a molti altri tipi di inquinanti, come insetticidi, pesticidi, radiazioni e troppa luce solare.

Solventi, vernici, lacche, colle e pitture, l’ozono delle fotocopiatrici, i deodoranti di cui facciamo uso regolare, le radiazioni elettromagnetiche prodotte dagli apparecchi della vita quotidiana (sveglie, monitor del pc, schermi televisivi,  asciugacapelli, cordless, radiografie, cotture alla griglia di proteine, cotture in forni a microonde, metalli tossici nelle acque e nei prodotti per il corpo) son tutti fonti di radicali liberi.

Questo continuo furto aggressivo di elettroni snatura le cellule e le loro funzioni:  è ciò che chiamiamo stress ossidativo. 

I radicali liberi danneggiano tutto ciò che incontrano nelle cellule e nei tessuti e hanno un ruolo primario nel provocare infiammazione cellulare, il che può generare una risposta alterata della cellula ai problemi che incontra nell’esecuzione delle sue funzioni, fino a favorire un forte rilascio di eicosanoidi proinfiammatori (concorrono allo sviluppo di numerose patologie).

Sia gli stati di infiammazione che la produzione di radicali liberi fanno parte delle nostre salutari reazioni di difesa, ma in presenza di un’esposizione sistematica a sostanze nocive, i radicali liberi prodotti in grandi quantità e la cronicizzazione degli stati infiammatori impegnano costantemente il sistema immunitario, che diventa meno efficace su altri fronti. La ricerca di laboratorio conferma che quando le cellule muoiono, quasi un terzo delle loro proteine è stato danneggiato dall’attacco dei radicali liberi.

Secondo Bruce Ames, ricercatore nel campo delle neoplasie, ogni cellula umana riceve almeno 10 mila “colpi” nocivi di radicali liberi ogni giorno.

Sono soldati feroci e privi di remore!

Eppure hanno due volti, come il Giano bifronte, possono svolgere un ruolo benefico se associati ai globuli bianchi. E’ proprio la loro tossicità a renderli equivocamente utili: i leucociti se ne servono come armi di precisione per combattere virus e batteri. In certi fenomeni infiammatori purtroppo, i globuli bianchi calcano un po’ la mano e liberano troppi radicali liberi, aggravando i problemi.

Il nostro tallone di Achille sono  però i mitocondri: i maggiori produttori di energia sono anche i più grandi produttori di radicali liberi.

Vita e morte intimamente legate in un equilibrio perfetto.

L’organismo combatte i radicali liberi esattamente come fa con virus e batteri, sia cercando di neutralizzarli in partenza, procurando loro l’elettrone mancante prima che lo prelevino da tessuti vulnerabili, sia riparando i danni che provocano.

Gli antiossidanti agiscono per facilitare tale processo, oserei dire che sono la nostra unica salvezza. Si trovano in grandi quantità in frutta e verdura, specie se colorata. Perché siano ricchi di fattori di crescita, enzimi e vitamine, occorre che siano cresciuti in terreni sani, senza troppi diserbanti, antiparassitari, antimuffe e tutto ciò che di chimico concorre, anche a livello sistemico, ad alterarne i contenuti nutrizionali.

Il miglior modo per combatterli è proprio un’alimentazione corretta.

Consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno aiuta molto, ma anche gli integratori possono dare una buona protezione. Un dato interessante proviene da una ricerca condotta da Ranjit Chandra, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’immunologia nutrizionale: questo ricercatore ha analizzato l’effetto di integratori vitaminici su un gruppo di volontari, dimostrando che un tale intervento ha portato a un’impressionante riduzione delle malattie, senza effetti collaterali.

Il professor J. Blumberg del Human Nutrition Research Centre, luogo di ricerca dove ogni assunzione di cibo e integratori viene monitorata, ribadisce: “Abbiamo indizi sufficienti perché i medici inizino a suggerire ai pazienti di assumere integratori, o almeno a non scoraggiarli a farlo”

Nessuno sembra preoccuparsi dell’eccessiva prescrizione di farmaci, quindi perché non suggerire un complesso vitaminico economico e innocuo?

Vitamina C, vitamina  E (tocoferoli misti), vitamine del gruppo B, sono integratori basilari alla portata di tutti, ma  è meglio farsi consigliare da un terapeuta che sappia tradurre in consigli personalizzati le vostre esigenze, anche sulla qualità dei prodotti!

Alimentazione sana, esercizio moderato, riposo rigenerante restano le nostre armi migliori contro i radicali liberi.

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LA PASTA SENZA CARBOIDRATI: SHIRATAKI

Ci sono leccornie particolarmente apprezzate dal nostro microbiota: all’amido resistente non può assolutamente dire di no, non ne ha mai abbastanza.

La fibra è classificata come solubile o insolubile.

Tuttavia altre proprietà come la fermentabilità, sono di grande importanza per la salute.

Per essere molto sintetici: l’amido contenuto negli alimenti, se fatto raffreddare, diventa più resistente alla digestione da parte del primo tratto dell’intestino, quindi nell’intestino crasso ne arriva una grande quantità che rimane a disposizione come fonte di cibo per la flora batterica.

Agisce come prebiotico, alimentando batteri benefici e senza fermentanzione gassosa.

Numerose ricerche hanno evidenziato come abbassare l’indice glicemico di pane, riso, patate, pasta ecc.: trasformandoli parzialmente in amido resistente, che è indigeribile per i nostri enzimi digestivi, ma è oro per la nostra flora batterica. Si abbassa IG del pasto e si riducono le calorie. Aumentare la quota di AR del cibo è un’ottima strategia per mangiare i carboidrati moderando la risposta insulinica. E’ sufficiente conservare i cereali cotti (o le patate o la pasta, ma poi il sapore non è il massimo), per almeno 24 h nel frigo. Se si conservano più giorni, aumenta la quota di amido resistente.

In freezer idem. In questo modo avremo un rialzo debole dei livelli di glucosio nel sangue, una migliore sensibilità all’insulina quindi minori infiammazioni e ossidazioni e un maggior equilibrio endocrino.

Una patata calda fornisce circa 2 grammi di amido, raffreddata quasi il doppio.

Una dose ideale di  amido resistente è circa 15 grammi al dì,  normalmente ne consumiamo meno di 5.

Anche le banane non del tutto mature, ancora un po’ verdi forniscono una dose alta di amido resistente,  circa 12,5 grammi, mentre una banana matura meno di 5.

Chi nelle banane verdi non ci trova niente di buono può metterla intera nella Budwig o in un frullato con latte di cocco, unendo l’utile al dilettevole: anche quest’ultimo è grande amico dell’intestino,  ne risana la mucosa  e lo ripulisce dal patogeno.

Le mandorle sono un altro cibo che fa prosperare i batteri buoni.

Alcuni studi dimostrano che l’amido resistente fa crescere i bifido batteri, attiva enzimi bruciagrassi perché questi batteri consumano lipidi,  inoltre induce il fegato a bruciare più grassi.

Stimola l’arresto delle  infiammazioni  nell’intestino!

Gli shirataki sono un amido resistente. Composti da glucomannano, ottenuti dalla radice della pianta di Konjac, son composti da fibra solubile, capace di assorbire fino a 50 volte il suo peso in acqua. La fibra si muove attraverso il sistema digestivo molto lentamente e ciò aiuta a ritardare l’arrivo dei nutrienti nel flusso sanguigno, modulando il carico glicemico del pasto.

Inoltre queste fibre viscose fungono da prebiotico, ovvero da nutrimento per i batteri che vivono nel colon.

Alcuni microbi intestinali sono specializzati nella fermentazione della fibra solubile, i sottoprodotti di questa fermentazione sono necessari per nutrire le cellule che rivestono il colon.

I più importanti sottoprodotti della fermentazione sono acidi grassi a catena corta come butirrato, propionato e acetato.

Questi acidi grassi a catena corta hanno molte funzioni utili per il nostro organismo.

Regolano il sistema immunitario, contribuendo a prevenire patologie infiammatorie; incrementano le cellule immunitarie T, che aiutano a prevenire le risposte autoimmuni; attraverso l’ematopoiesi sono coinvolti anche nella formazione di altri tipi di  cellule del sangue.

Servono come facili substrati per il fegato per produrre chetoni che alimentano in modo molto efficiente i mitocondri; stimolano il rilascio del peptide PYY che aumenta la sazietà.

Il butirrato in particolare influenza l’espressione genica e induce apoptosi (morte cellulare programmata) diminuendo il rischio di cancro al colon e in altri distretti.

Il glucomannano riduce i livelli di grelina , l’ormone della fame; riduce i livelli di zucchero e insulina nel sangue, migliorando la sindrome metabolica, riduce il colesterolo in particolare abbassa LDL  e  TRIGLICERIDI, allevia la stipsi e migliora i movimenti intestinali.

Mi sembra che ci siano molte ragioni per introdurre gli shirataki nella nostra alimentazione quotidiana.

So che i benefici immensi sembrano incredibili e miracolosi, ma nessun alimento in realtà lo è.

Gli shirataki, come altri alimenti interessanti,  forniscono all’organismo ciò di cui necessita per stimolare certi processi, coadiuvando il miglioramento di alcune problematiche.

Vi consiglio di consumarne una quantità di circa 50 grammi al dì, altrimenti potreste avere dei simpatici mal di pancia, del tutto innocui e transitori, ma finchè la vostra flora non si è abituata alla tipologia e quantità di fibra, potreste avere qualche piccolo inconveniente.

Se  ci rompiamo un braccio non ci aspettiamo certo di guarire in 3 giorni, nemmeno in un paio di settimane. Allora perché aspettarsi che altre problematiche possano guarire in fretta, in virtù di un alimento così benefico?

Per le problematiche a lungo termine occorre essere realistici e se poi il nostro organismo è indebolito da abitudini alimentari o mentali inadeguate, non possiamo aspettarci un recupero prima di aver fatto un vero cambiamento e non una semplice cosmesi della dispensa,  à brit et à brac.

Ricordate: la maggior parte dei problemi di salute ci mette molti anni a svilupparsi e  non possiamo aspettarci una soluzione improvvisa.

Ci vuole tempo affinchè il corpo possa effettuare la guarigione.

ADDOLCISCI L'ESTATE COL ROSSO CILIEGIA
Approfondimenti scientifici, Super food 4 care

ADDOLCISCI L’ESTATE COL ROSSO CILIEGIA

L’ingordigia è uno  fra i peccati che inducono a mangiare una ciliegia dopo l’altra, fino all’immancabile mal di pancia che, in altri tempi era curato a suon di sberle, in quanto spesso frutto di ruberie infantili.

In letteratura spesso simbolo erotico:  “Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”, scrive Pablo Neruda nel secolo scorso.

Le ciliegie appartengono alla famiglia delle Rosacee, la stessa delle rose, come albicocche, pesche e prugne.

Plinio il giovane ci racconta che il ciliegio era coltivato già in Gallia, ma l’origine è ancora più remota: son stati scoperti semi di ciliegio di origine preistorica e si pensa che i frutti siano giunti in Europa attraverso gli  uccelli che ne sono golosi.

Oggi ci son oltre 500 varietà di ciliegie coltivate!

Sono un frutto particolarmente prelibato disponibile solo un paio di mesi all’anno, da giugno a fine luglio circa; in agosto le loro caratteristiche nutrizionali son già piuttosto deteriorate.

Evitiamo di comprarle a Natale per far scena in tavola, è francamente ridicolo.

Sono molto sensibili al freddo, per cui non conservatele a lungo in frigo a basse temperature: meglio in un luogo fresco  e asciutto, in un sacchetto di carta e non di plastica.

Le ciliegie sono ricchissime di vitamine A, C, B1 e B2, proteine, zucchero, potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo, numerosi oligoelementi e acidi organici, che contribuiscono a ridurre l’acidità dell’organismo, soprattutto in soggetti anziani.

Hanno un prepotente effetto carrier del ferro, stimolano il fegato e danno una sferzata di energia.

La loro azione è sedativa, ma non depressiva, sul sistema nervoso, utili nei soggetti ipercinetici, come i bambini. Rigeneranti del tessuto nervoso, ne migliorano la funzione, senza aumentare l’eccitabilità.

Soprattutto nei bambini la cui alimentazione è scorretta e/o c’è un abuso di terapie farmacologiche, gli oligoelementi delle ciliegie (manganese-cobalto), sono utili per attivare efficienti meccanismi di drenaggio, favorendo così i processi di accrescimento di maturazione neurologica, immunologica e ormonale, riducendo il rischio documentato in aumento per la statistica, di disturbi del sistema nervoso e disordini ormonali in età adolescenziale e patologie allergiche.

La ciliegia ha un’azione antiurica, utile per chi è affetto da iperuricemia e gotta, un tipo di artrite associato a una elevata concentrazione di acido urico nel sangue. L’acido urico è prodotto nel fegato e se non correttamente espulso (o se è prodotto in eccesso), si formano cristalli aghiformi di monosodio urato che si accumulano nelle giunture, causando infiammazione e dolore.

Soli 220 grammi di ciliegie al dì sono efficaci nell’abbassare notevolmente l’acido urico.

L’azione di stimolo del transito intestinale è indotto dall’acidità del ferro delle ciliegie, che eccitano la funzionalità epatobiliare e irritano le mucose gastroenteriche.

Per la caratteristica nutrizionale piuttosto aggressiva è bene evitare giornate disintossicanti a sole ciliegie, come invece si fa con l’uva, in quanto non hanno marcato effetto diuretico come l’uva, ma possono dare iperglicemia se consumate ad alte dosi.

Consumate crude in quantità normale, intorno ai 150 grammi, invece abbassano la glicemia, perché il contenuto in levulosio e la loro acidità, fa aumentare il consumo di zuccheri da parte del fegato, riducendo il glucosio circolante, anche nei diabetici.

In effetti la ciliegia contiene solo 40 kcal per hg, è molto saziante e soddisfa la voglia di dolce.

L’ideale è consumarla fuori pasto, come spuntino, perché a digiuno esplica meglio la sua azione terapeutica. Ma potrebbe essere usata come carboidrato in un pasto a cui aggiungiamo verdure e proteine. E’ ottima  ridotta in salsa come accompagnamento del pollo arrosto o del roast beef.

 

 

Le ciliegie sono ricche di flavonoidi, in particolare antocianidine  e proantocianidine, che conferiscono il colore intenso rosso-blu. Più e scura, meglio è!

I ricercatori dell’Università Statale del Michingam hanno studiato le proprietà delle ciliegie che agiscono come inibitori delle COX-1  e COX-2, fattori infiammatori, funzionano in prativa come la maggior parte dei farmaci antinfiammatori, impedendo l’invio di messaggi di dolore. L’attività inibitoria del COX delle antocianidine delle ciliegie si è rivelata paragonabile a quella dell’ibuprofene e del naproxen.

Le amarene contengono quantità significative di melatonina, l’ormone prodotto dalla ghiandola pineale (sì, si dice così), potente antiossidante e regolatore ormonale, nonché dei cicli del sonno e le ciliegie ne contengono una quantità efficace per indurre il sonno.

L’isoquercetina e la quercetina sono efficaci nell’inibire la crescita del cancro del colon e di altri tipi di cancro, grazie alla presenza dell’alcol perillyl, un monoterpene a largo spettro, che ha azione documentata nella riduzione delle proteine che consentono al cancro di proliferare, utile per tumori anche avanzati a seno, prostata e ovaie.

Inoltre i flavonoidi, in sinergia con la vitamina A e C, attivano la formazione di collagene, elemento di sostegno e protezione della nostra pelle.

Mangiare ciliegie tutti i giorni prima dell’esposizione ai raggi solari ci protegge dall’effetto invecchiante dei radicali liberi!

Le ciliegie migliori son quelle grosse, almeno 2 cm di diametro, con buccia piena e lucida e il peduncolo di colore verde vivace. Laviamole con cura prima di consumarle perché sono un facile terreno per le muffe dell’Aspergillus, che produce aflatossine cancerogene.

Le ciliegie si conservano non lavate in frigorifero, non vanno ammassate perché alcune ciliegie guaste causano il deterioramento delle altre.

Se acquistate ciliegie non biologiche,  lavatele molto bene ammollandole in acqua e bicarbonato.

Le ciliegie macchiano! Anche gli altri alimenti.

Sono strepitose immerse nel cioccolato fondente fuso (almeno 85% cacao)  e fatte indurire in frigorifero col loro picciolo.

 

Ricchi di potassio, i peduncoli delle ciliegie hanno un effetto drenante e diuretico. Si possono bollire per 10 minuti (2 g per 100 ml di acqua) e si beve il decotto in quantità di 2-3 tazze al dì, lontano dai pasti.

Ottimo rimedio per cellulite e ritenzione idrica. È un buon disinfettante delle vie urinarie e cura le cistiti.

Noti pittori come Van Gogh, Manet, Renoir, Degas, Monet e Gauguin non sono riusciti a resistere al fascino dei Fiori di ciliegio e nel lungo elenco di adoratori, che comprende nomi anche di letterati e artisti in senso ampio, troviamo anche l’autore del testo teatrale classico della letteratura drammatica: ‘Il giardino dei ciliegi’. A scriverlo Anton Čechov nel 1903, parlando dei cambiamenti sociali nella sua Russia, lo stesso Checov che,da amante del giardinaggio quasi quanto della scrittura, aveva piantato proprio un giardino di ciliegi per goderne in prima persona e farsi ispirare dai fiori di ciliegio.

I fiori del ciliegio sono protagonisti di una leggenda popolare risalente al 1166.  

Nel Lazio, un ciliegio secco fiorisce miracolosamente, un evento che gli abitanti interpretano come un incoraggiamento all’azione e ne approfittano per cacciare Federico Barbarossa! 

 

olio di noce di cocco
Antiage e bellezza, Approfondimenti scientifici

OLIO DI NOCE DI COCCO UN GRANDE ALLEATO DELLA NOSTRA SALUTE

Del cocco non si butta nulla, tanto è prezioso!

Se ne ricava polpa, olio, latte e acqua.

Ciò che ne fa un alimento straordinario è però proprio l’olio, tanto demonizzato in questi decenni dall’informazione soprattutto di matrice USA. Delle altre componenti ve ne parlerò un’altra volta.

La più parte dei grassi della nostra dieta, che siano saturi o insaturi, sono acidi grassi a catena lunga, l’olio di cocco è composto invece da acidi grassi a catena media, che gli conferiscono straordinarie proprietà nutrizionali e curative.

E’ stato messo accuratamente al bando per svariate ragioni, alcune delle quali prettamente economiche costruite ad arte, ma principalmente per i pregiudizi e gli equivoci che riguardano i grassi saturi. Su pubmed ad oggi ci son circa 2000 studi riguardanti l’olio di cocco e 200 dei quali riguardano specificamente i benefici.

La lunghezza degli acidi grassi è un parametro importante perché il nostro organismo metabolizza gli acidi in modo differente in base alla grandezza. Gli acidi grassi a catena media sono più digeribili e più idrosolubili, non necessitano di enzimi pancreatici e bile per la loro digestione, per cui non gravano sui sistemi enzimatici dell’organismo. A differenza degli acidi grassi a catena lunga, che dopo i passaggi digestivi e intestinali vengono trasportati nel corpo e rilasciati in piccole particelle nel sangue, creando ostruzioni, gli acidi grassi  a catena media pur seguendo un percorso analogo, son già completamente scomposti quando lasciano lo stomaco e quando arrivano nel tratto intestinale vengono immediatamente assorbiti nella vena porta e inviati al fegato, dove vengono utilizzati come fonte di combustibile per produrre energia. 

Per questa ragione non ostruiscono le arterie, non producono placche arteriose né grasso corporeo: sono utilizzati per produrre energia!

L’olio di cocco migliora l’assimilazione delle altre sostanze nutritive, previene le carenze di vitamine del gruppo B (facilitandone l’assorbimento), migliora il metabolismo del calcio e la salute ossea. Anche il latte materno che è una buona fonte di acidi grassi a catena media, è più nutriente e offre maggior protezione antimicrobica dalle infezioni al neonato, se la madre consuma olio di cocco. Il latte materno aumenta in circa mezza giornata la percentuale di acido laurico e caprilico se si consumano 3 cucchiai di olio di cocco, potenziando la funzione protettiva del latte e migliorando la crescita e lo sviluppo del bambino, proteggendo dalle infezioni soprattutto nei primi mesi di vita, quando il sistema immunitario è in una delicata fase di sviluppo.

Data la caratteristica spiccata di fornire immediato nutrimento senza gravare sui sistemi enzimatici dell’organismo e poiché aumenta l’assorbimento delle sostanze nutritive contenute negli alimenti, è un alimento raccomandato nella terapia della malnutrizione.

Grazie all’utilizzo immediato da parte del fegato degli acidi grassi a catena corta, l’olio di cocco migliora il metabolismo, contribuisce a mantenerci vigili e ci offre una sferzata di energia pressochè immediata.

E’ un’azione sottile e durevole, non crea dipendenza o assuefazione (a differenza della caffeina).

Per gli sportivi può coadiuvare le prestazioni riducendo la stanchezza e l’affaticamento.

Nell’antica  visione medica cinese un fegato affaticato produce una serie di effetti corporei specifici, fra cui un rallentamento tiroideo. In realtà sappiamo che è proprio la tiroide a rallentare il metabolismo e quando il suo funzionamento si riduce, tutti i processi rallentano: digestione, guarigione e riparazione, risposta immunitaria, produzione di ormoni e degli enzimi, temperatura più bassa e così via. Tutto funziona più lentamente e iniziano a subentrare anche altri problemi di salute.

Se il malfunzionamento della tiroide non è legato ad altre patologie o a fattori genetici, l’olio di cocco può dare sollievo a diversi sintomi, sopratutto se si segue un’alimentazione adeguata a supportare il problema.

L’olio di cocco ha un effetto stimolante sulla tiroide, la rimette in moto a un livello di efficienza superiore, certo, come dicevo occorre riequilibrare la malnutrizione conclamata restrostante.

Lo stress sottostante a molte situazioni richiede un’impennata metabolica che non è sempre possibile  mettere in atto se non disponiamo di una quantità adeguata di vitamine e minerali, a causa di una malnutrizione subclinica; se questi non sono presenti il metabolismo cambia marcia e rallenta, dandoci la sensazione di vivere in un mondo al rallenty e ben ovattato.

Un’altra importante caratteristica dell’olio di cocco, insieme al fatto di non gravare su digestione e consumo di enzimi pancreatici, è che per il suo utilizzo non richiede nemmeno l’intervento dell’insulina, alleggerendo così il sistema anche in caso di patologie come il diabete o insufficienza pancreatica e non dimentichiamo l’importante impatto che gli eccessi insulinici hanno sui quadri endocrini con predominanza estrogenica.

L’azione antimicrobica aggiuntiva che esercita sul latte materno citato più sopra è valida anche per gli adulti, agisce su germi, parassiti e malattie infettive, aiutando a debellare batteri, funghi, virus e parassiti.

Negli ultimi quarant’anni la ricerca evidenzia che gli acidi grassi a catena corta dell’olio di cocco uccidono batteri che provocano infezioni del tratto urinario, polmonite, gonorrea, sono letali per lieviti e funghi che causano fastidiose malattie come piede d’atleta e candidosi.

L’acido laurico che è l’acido grasso più importante del cocco (ne costituisce il 50% dei grassi), nel corpo umano e animale si trasforma in monolaurico che è un monogliceride ad attività antivirale, antibatterica e antiprotozoica nel tratto digerente, utilizzato dall’organismo per distruggere i lipidi che rivestono i virus come HIV, herpes, citomegalovirus, e altri batteri patogeni come quello che causa l’ulcera (Helicobacter Pylori), i virus che provocano influenza, morbillo, mononucleosi ed epatite C, streptococchi emolitici.

La polpa e l’olio di cocco uccidono ed espellono parassiti come la tenia, i pidocchi e la giardia.

Si è dimostrato utile anche, grazie all’acido caprico, contro la clamidia e altri batteri a trasmissione sessuale.

Nessun rischio di assuefazione nell’utilizzo reiterato, non si sviluppa cioè resistenza come succede con gli antibiotici. Inoltre, a differenza di questi ultimi, l’olio di cocco lascia illeso il microbiota, ragion per cui anche le infezioni da candida di cui molti persone  sono afflitte in forma subclinica, non diventano infestanti.

Nelle malattie croniche intestinali (IBS, morbo di Chron e coliti ulcerose) l’olio di cocco offre giovamento agendo sulle cause a monte delle lesioni, spesso create da microorganismi che danno origine a infezioni croniche localizzate di basso grado e febbre.

A differenza di altri olii che perossidano in cottura, l’olio di cocco contiene grassi saturi molto stabili e altamente resistenti alla perossidazione, che ne impediscono l’irrancidimento con la loro azione antiossidante, limitando tutti i danni che ne derivano come l’alta produzione di radicali liberi altamente infiammatori.

In sintesi 40 anni di ricerche evidenziano i benefici succitati a patto di farne un uso sensato, in giusta combinazione e proporzione con gli altri acidi grassi, come sempre proponiamo con l’alimentazione Eubiotica.

Utilizzato a queste condizioni di equilibrio il rischio di aterogenicità è neutro. Anzi, la Chlamydia pneumoniae, è uno dei microorganismi sospettati di avere un ruolo importante nello sviluppo dell’aterosclerosi, attivando un processo infiammatorio che provocherebbe l’ossidazione delle lipoproteine con induzione di citochine e viene inattivata proprio dagli acidi laurico e monolaurico, così come caprico e monocaprico, presenti nel cocco.

La d.ssa Newport, medico USA, ne ha sperimentato l’efficacia sul marito affetto da Alzheimer, somministrando da 4 a 8 cucchiai al dì, sfruttandone l’effetto in combinazione con una dieta chetogenica, al fine di nutrire correttamente le cellule cerebrali in sofferenza che non riescono a utilizzare correttamente il glucosio nelle malattie neurodegenerative. Ha osservato benefici dimostrati dalla risonanza magnetica, con diversi effetti degni di nota su deambulazione e funzioni mnemoniche. Tuttavia non vi consiglierei mai il fai-da-te in situazioni così complesse come la malattia di Alzheimer, però è chiaro che si aprono nuovi scenari nella cura di malattie come AD, Parkinson e SLA.

L’azione dell’olio di cocco sul cancro è altrettanto interessante: interferisce nella replicazione cellulare, promuove un’azione antiossidante, protegge le cellule sane, inattiva molti fattori carcinogenetici come le aflatossine e altri contaminanti alimentari e cancerogeni.

La noce di cocco è considerata un alimento alcalinizzante e ha un potente effetto anticarie  se utilizzata nell’’oil pulling antica pratica che consigliamo anche nel metodo Kousmine e nel gruppo.

Infine, l’olio di cocco è parte della formula del Monoi di Tahiti, un olio profumatissimo che mantiene la pelle setosa e giovane. Ma anche utilizzato da solo o con le giuste essenze è in grado di proteggere dalle scottature solari non interferendo minimamente con la formazione della vitamina D, ha un effetto antiaging spiccato e nutriente,  ed è anche un ottimo veicolante per la preparazione di un oleolito miracoloso sulla circolazione linfatica con le essenze di arancio, cipresso e limone. Viene anche  utilizzato in malattie come la SLA, sugli arti colpiti, con risultati molto interessanti.

La condizione FONDAMENTALE affinchè possiamo ricavarne tutti questi benefici è l’utilizzo di olio di cocco o crema di cocco di origine certificata biologica, extravergine e spremuto a freddo. E’ davvero molto importante che non subisca alcun trattamento che ne alteri le preziose proprietà.  

Simbolicamente raffigura il nutrimento femminile e materno, sia per il latte, sia per la sua capacità di prendersi così ampia cura degli esseri viventi, ve ne consiglio caldamente un uso quotidiano!

 

 

 

Alimentazione e salute, Approfondimenti scientifici

SEMI DI LINO, SEMI DI VITA!

I semi di lino hanno una storia antica che risale all’antico Egitto.

Carlo Magno costringeva i suoi sudditi a consumarli per via dei loro effetti benefici sulla salute.

Magari fosse così anche oggi!!!

Ci ammaleremmo molto, molto meno.

I semi di lino sono la miglior fonte disponibile di composti antitumorali e fitoestrogenici chiamati lignanti, con una concentrazione che è oltre cento volte superiore a quella di altri alimenti  (cereali, frutta e verdura). I lignanti sono sostanze vegetali che hanno un potente effetto anti-tumorale.

Ci sono semi dorati e semi marroni, entrambi vanno bene.

I semi di lino sono la principale fonte vegetale di omega 3, insieme ai semi di chia. Due cucchiai di lino forniscono il 140% del bisogno giornaliero.

Sono ricchi di acido linolenico (ALA), che si trasforma in EPA e DHA, due omega tre fondamentali nella lotta contro il cancro e le malattie cardiovascolari. Essi infatti contribuiscono a ridurre l’aterosclerosi, aumentando il colesterolo HDL e abbassando il colesterolo LDL.

Una carenza di questi acidi dà come esito affaticamento, pelle secca, unghie e capelli fragili, costipazione, cattivo funzionamento del sistema immunitario, giunture dolenti, depressione, artrite e squilibri ormonali.

Perché la trasformazione avvenga dobbiamo assumere solo piccole quantità di omega 6 con la dieta, perché gli enzimi che producono omega 3 e 6 sono gli stessi e entrambi gli acidi se li contendono.Gli omega 6 in squilibrio generano infiammazione, mentre gli omega 3 sono antinfiammatori.   Moltissimi studi hanno dimostrato che i lignanti dei semi di lino hanno un ruolo importante nella prevenzione e nel trattamento dei tumori alla mammella, prostata (e anche del colon), per la loro capacità di modulare la produzione, la disponibilità e l’azione degli ormoni.

Inoltre i semi di lino macinati sono ottime fonti di fitormoni. I lignanti sono infatti potenti fitoestrogeni con effetti simili a quelli degli isoflavoni della soia. Sono anche buoni antiossidanti con proprietà antivirali e antibatteriche; prevengono i danni derivati dall’azione dei radicali liberi ai tessuti, danni a livello cellulare associati a invecchiamento e malattie.  

Sono un’ottima fonte di fibre solubili e insolubili (il contenuto di fibre di 45 g di semi di lino è di 11.7 grammi)  e riducono problemi di costipazione, se consumati con molto liquido. Formano inoltre una  mucillagine che può ridurre significativamente anche il rischio di diabete.

I semi di lino contengono  fitoestrogeni  in quantità superiori a quelli della soia –quindi evitano i disastrosi effetto degli eccessi di estrogeni sulla salute- e lignani, molto importanti per la prevenzioni dei tumori ormonodipendenti, poiché impediscono l’unione fra gli estrogeni e le cellule mammarie e testicolari. I lignani sono inoltre antiossidanti e antiangiogenici.

Chi soffre di cancro alla prostata e assume 30 grammi al dì di semi di lino, può frenare la crescita del tumore del 30-40% e ridurre la massa tumorale e i livelli di PSA.

Nelle donne in premenopausa i livelli di estrogeni sono particolarmente alti (soprattutto se utilizzano cosmetici contenenti  xeno estrogeni  (parabeni e altri interferenti endocrini) e cibi a contatto con plastiche che contengono il bisfenolo A, quindi aumenta il rischio di sviluppare il carcinoma mammario.

Il consumo regolare di semi di lino previene la comparsa del cancro al seno grazie all’effetto regolatore dei livelli ormonali sia in premenopausa che in post menopausa.

A livello sperimentale, l’assunzione quotidiana di 25 grammi di semi di lino, ha gli stessi effetti del trattamento con tamoxifene, senza i pesanti effetti collaterali (k dell’endometrio e trombo embolia).

L’introduzione del lino nella dieta previene il cancro al seno e la comparsa di metastasi nel caso di avvenuta diagnosi del tumore, così come favorisce la riduzione della massa tumorale.

Mentre gli integratori con isoflavoni di soia in dosi elevate possono favorire la crescita dei tumori alla mammella, i lignani, essendo fitoestrogeni, ne fermano la crescita.

Riducono  anche la gravità del tumore ovarico e aumentano sensibilmente la sopravvivenza delle donne malate. 

Le donne che consumano i semi di lino regolarmente hanno una mortalità minore del 42% per cancro alla mammella e uno straordinario abbassamento del 40% della mortalità per tutte le cause.

L’olio di lino contiene meno lignani e meno fibre, quindi è meno efficace, ma è consigliato per chi ha disturbi digestivi. L’olio è sconsigliato in generale, fatto salvo i casi citati, perchè irrancidisce velocemente e ossida con  luce e calore. 

Se al contrario si soffre di stitichezza i semi di lino hanno un effetto lassativo incredibile e un’azione molte veloce.

Consiglierei di non superare i 25 grammi al dì, circa due cucchiai, per evitare l’accumulo di cadmio.

Da aggiungere a insalate, creme di verdure, zuppe, frullati, latte vegetale.

Personalmente li gradisco tritati insieme a un po’ di sesamo nero sulle verdure.

La sola precauzione: MACINARLI.

Tassativamente al momento.

Gli omega 3 si degradano velocemente. 

I semi vanno mangiati crudi, caso mai aggiunti alle zuppe proprio alla fine, quando la pietanza è tiepida.

Ma se decidiamo di usarli da cotti, ad esempio mescolandoli agli impasti in pane o pizza, sappiate che anche dopo essere passati in forno, purchè li abbiate lasciati interi, ne escono “illesi” ed ancora carichi di Omega3 validi. Dovrete solo darvi da fare a masticarli, perchè altrimenti passeranno sani nel vostro intestino. Comunque, come sempre, vi sconsiglio caldamente tutti i cibi a base di farine.
Il test è stato effettuato cuocendoli all’interno di alcune focaccine ad una temperatura di 350°F (circa 177° centigradi) ed il contenuto di ALA non è stato ridotto.
I semi sono stati anche esposti ad un livello di calore di 660°F (circa 349°C) senza apparentemente danneggiare il loro contenuto di ALA.
In uno studio, il consumo di focaccine SDG-arricchite di semi di lino è stato trovato per migliorare la produzione di lignani nelle donne, riflettendo la loro stabilità e la biodisponibilità.
In un altro studio, le donne hanno mangiato semi di lino crudi quotidianamente per quattro settimane ed al termine avevano profili degli acidi grassi plasmatici simili a quelli che hanno mangiato semi di lino cotti nel pane.
Entrambi i gruppi di donne hanno mostrato una riduzione del colesterolo totale e colesterolo “cattivo” LDL.

(http://whfoods.org/genpage.php?tname=dailytip&dbid=18)

La limitazione dei semi è questa: dopo i 50 anni la capacità dell’organismo di trasformare l’ALA in EPA e DHA diminuisce, per cui un consumo esagerato di ALA, soprattutto sotto forma di integratori, può causare un eccesso di questo acido e un aumento del rischio di sviluppare tumori ormonali, secondo alcuni studi. 20 grammi al giorno sono comunque una quantità sicura.

Un altro salubre utilizzo dei semi di lino è il decotto, che si prepara così: portare a ebollizione un litro di acqua. Quando bolle aggiungere 40 grammi di semi di lino e far sobbollire  a fiamma dolce, per 4 minuti. Spegnere. Colare immediatamente e lavare colino e pentola, altrimenti appiccica tutto in modo irreversibile. 

Fare intiepidire e bere 2/3 tazze al dì. Si conserva in frigorifero per 24 ore.

Questo decotto aiuta l’intestino a ripulirsi, mantiene i villi vitali e puliti, elimina anche i vecchi fecalomi.

Può essere utilizzato nella sacca del clistere, avendo un grande potere emolliente, anche addizionato ad altri medicamenti come tisane di camomilla, calendula, bardana ecc.

Può esser preparato a freddo, mettendo i semi a mollo la sera prima e utilizzando la gelatina il giorno dopo. E’ efficace nel lenire la mucosa intestinale irritata. (RCU, Chron, diverticolite ecc.).

I semi di lino sono un alimento prezioso per la salute.

Sono dotati di un guscio naturale duro che li mantiene freschi per un massimo di un anno in un contenitore ermetico. Possono essere assunti al mattino in un frullato di frutta. I semi di lino sono una soluzione migliore dell’olio di semi di lino. I semi costano poco e soprattutto perdiamo parte delle proprietà nutrizionali con l’olio. Infatti i semi non sono solo la fonte più ricca di lignani, sono una buona fonte di ferro, zinco, rame, calcio, proteine, potassio, magnesio, acido folico, fibra solubile che può abbassare il nostro colesterolo e trigliceridi, e anche di boro un minerale traccia importante per la salute ottimale delle ossa.
I semi di lino sono incredibilmente potenti a smorzare gli effetti degli estrogeni. Mangiare un solo cucchiaio di semi di lino al giorno estende la durata del ciclo mestruale di una donna, non le mestruazioni in sé, ma l’intero ciclo lungo il mese, il che significa meno esposizione agli estrogeni e un minor rischio di cancro al seno.

E’ noto da molto tempo che le giovani donne che hanno infezioni della vescica presentano un aumento del rischio di cancro al seno. Le infezioni della vescica frequenti sono legate al tumore al seno? Lo si è ipotizzato, ma oggi si ipotizza piuttosto che i trattamenti antibiotici ripetuti per le infezioni della vescica spazzino via tutti i batteri buoni che prendono i lignani dalla nostra dieta e li trasformano in questi potenti composti anti-cancro .

I semi di lino sono stati recentemente confrontati con un trattamento farmacologico leader per l’ingrossamento della prostata.
Da questo studio è emerso che funzionano bene come il farmaco, ma il farmaco può causare mal di testa, vertigini, diarrea etc Anche i semi di lino hanno alcuni effetti collaterali però, migliorano la glicemia ed il colesterolo, la pressione sanguigna e aiutano a controllare le vampate di calore, che, tuttavia, non è di solito un problema in chi soffre di ingrossamento della prostata.

SEMI DI LINO E SOPRAVVIVENZA IN CASO DI CANCRO AL SENO: EVIDENZE EPIDEMIOLOGICHE:

La classe di fitonutrienti noti come lignani può essere pensata come l’equivalente occidentale dei fitoestrogeni isoflavoni presenti negli alimenti a base di soia delle diete tradizionali asiatiche, in quanto condividono molti presunti meccanismi antitumorali. Dal momento che il consumo di soia è associato sia alla prevenzione sia ad una maggiore sopravvivenza nel cancro al seno, ci si potrebbe aspettare di trovare lo stesso per lignani.
Tre studi hanno seguito migliaia di donne con diagnosi di cancro al seno. Il primo proviene New York, e mostra una sostanziale riduzione dei rischi di mortalità generale e mortalità per cancro al seno. Va però precisato che l’assunzione superiore di lignani potrebbe essere solo un indicatore di una dieta ricca di alimenti vegetali, pertanto specifiche combinazioni di cibi particolarmente ricchi di lignani possono essere necessari per produrre effetti di riduzione della mortalità. Un 2° studio proviene dall’ Italia: entro 5 anni dalla rimozione chirurgica del cancro al seno, le donne che avevano livelli più bassi di lignani circolanti avevano significativamente più probabilità di morire per recidiva rispetto a alle donne con più lignani nel loro sangue . I ricercatori hanno concluso che i lignani potrebbero svolgere un ruolo importante nella riduzione della mortalità per tutte le cause e della mortalità cancro-specifica delle pazienti operate per cancro al seno. Il 3° studio proviene dalla Germania, il più recente e più grande studio fino ad oggi, le pazienti in post-menopausa con il cancro al seno che hanno livelli sierici di enterolattone alto possono avere una migliore sopravvivenza. La curva di sopravvivenza nel grafico è significativa più alto è il livello migliore è la sopravvivenza. Le donne che hanno avuto più lignani nel loro sangue hanno vissuto più a lungo e tendenzialmente con un maggiore periodo libero da malattia.

SEMI DI LINO E SOPRAVVIVENZA IN CASO DI CANCRO AL SENO: EVIDENZA CLINICA

I dati sulla popolazione sembravano così promettenti che i ricercatori hanno deciso di mettere alla prova i lignani alimentando le donne con semi di lino, la fonte più concentrata di lignani, per vedere cosa sarebbe successo.

Uno dei modi in cui il farmaco Tamoxifene funziona è aumentando i livelli di inibitori dell’ angiogenesi come l’ endostatina, che è una proteina che il corpo produce per cercare di inibire l’ apporto di sangue al tumore.

Usando una tecnica chiamata microdialisi, si può attaccare un catetere nel seno di una donna e se si dà alle donne tamoxifene per 6 settimane, i livelli di endostatina all’interno del seno tendono a salire, e la stessa cosa accade quando si aggiunge invece 3 cucchiai e mezzo di semi di lino alla loro dieta quotidiana. Il lino non sembrava potente come la chemio, ma un ulteriore studio era sicuramente giustificata: un doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo.

Le donne assegnate al gruppo con i semi di lino hanno visto, in media, calare la proliferazione delle cellule tumorali,un aumento della morte delle cellule tumorali, e scendere il loro punteggio  c-erbB2 che è un marker di aggressività del cancro e del potenziale di formazione di metastasi e diffusione.

I ricercatori hanno concluso che i semi di lino hanno il potenziale di ridurre la crescita tumorale nei pazienti con cancro al seno e questo solo in cinque settimane. Se l’indice terapeutico visto in questo studio a breve termine può essere sostenuto in un periodo a lungo termine, i semi di lino, pussono essere una potenziale alternativa alimentare o essere usati in aggiunta ai farmaci contro il cancro al seno.

Dulcis in fundo: di lino eran fatte le vesti sacerdotali di uomini e donne, un pezzo intero, da unica filatura: prezioso e segno della regalità divina che è insita in noi.

Lasciamo che, simbolicamente, la nostra regalità attiri a noi tutto ciò che ci serve per stare in salute.

 

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SOSTENERE I SURRENI IN OGNI STAGIONE PER UN BENESSERE TOTALE
Approfondimenti scientifici

SOSTENERE I SURRENI IN OGNI STAGIONE PER UN BENESSERE TOTALE

La stanchezza surrenalica  mi affligge personalmente a causa di una malattia genetica, per questo mi affanno tanto a studiarla e ad oggi, stiamo elaborando come team eubiotico, un progetto per poter proporre anche a voi soluzioni di problemi specifici, come questo ed altri ignorati.

Chi soffre di stanchezza surrenale si alza stanco, per non dire spossato, non può mettersi in movimento se non beve un paio di caffè, privo di energia e di motivazione e facilmente perde la concentrazione e l’energia sessuale.

Di notte, anche se si è esausti, non si riesce a prendere sonno perché i pensieri che ci hanno infatistidito di giorno, ci tengono svegli.

Il malfunzionamento dei surreni è anche associato a pensieri confusi, ipoglicemia, infezioni ricorrenti, calo di memoria, mal di testa e desiderio di dolci.

All’origine c’è una reazione eccessivamente prolungata allo stress, che può essere di varia natura, oppure, come nel mio caso, un deficit enzimatico.

Molte forme di ipotiroidismo celano una stanchezza surrenale che, se non curata, non consente in alcun modo la ripresa di una tiroide malata.

Viceversa, molte forme di stress surrenalico vengono scambiate per ipotiroidismo o esaurimento nervoso, per cui si prescrivono psicofarmaci inutili, visto che la causa non è la psiche, che sembrano calmare i sintomi, ma senza risoluzione, anzi peggiorando nel tempo le cose, come tutto ciò che sicotizza, cioè il correre sempre ovunque, il doping efficientista che ci coprirà la vera ragione dei nostri problemi e che induce nell’organismo la tendenza a presentare malattie a decorso prolungato-cronico e scarsamente rispondenti alle terapie praticate.

Lo stress ci fa produrre adrenalina (e noradrenalina), che determina i cambiamenti fisiologici necessari a sostenere a reazione di lotta o fuga. L’adrenalina è un potentissimo ormone che potrebbe danneggiare le nostre cellule, per mitigarne il rischio il corpo secerne cortisolo ad oltranza, fino ad arrivare, in taluni casi, a un vero e proprio esaurimento surrenalico. Ma nel frattempo, la maggior parte delle persone produce una dose così esagerata di cortisolo e adrenalina da creare un’infinità di problematiche di salute: malattie cardiovascolari, osteoporosi, problemi intestinali, obesità, cancro, ansia e depressione.

Nel breve periodo il cortisolo contribuisce a rilasciare maggior energia, ecco perché certe persone, nei periodi di forte stress, sembrano dare il meglio di sé.

Sappiamo tutti che poi …. CROLLANO!

E meno male, altrimenti non avremmo modo di ricaricarci.

Il problema serio è che senza i nutrienti specifici e necessari, non ci ricarichiamo affatto.

Se cerchiamo cibi zuccherati o caffè, abbiamo solo un apparente ricarica che poi scompensa ulteriormente il sistema ormonale, fino a varcare la soglia dell’irreversibile ed è una soglia davvero molto vicina per molti di noi.

Oltre il 40% degli adulti avverte gli effetti collaterali dello stress, fattore a cui sono in vari modi collegati fra l’80 il 90% delle visite mediche.

Lo stress è il più potente immunosoppressore del nuovo millennio e innalza il rischio di tutte le malattie soprattutto nelle fasce di popolazione più deboli, oppresse da fattori emozionali importanti.

Non abbiamo bisogno di riscontri ematochimici specifici, grazie a sintomi ben precisi è possibile sapere se le nostre ghiandole surrenali sono esaurite anche se tutti gli esami medici sono normali.

Stiamo improntando un piano per un rapido recupero surrenale che comprenda un’alimentazione adeguata, integrazione ad hoc e interventi sulla psiche che sono davvero la principale forma di soluzione per questo problema. 

E’ molto importante consultare un medico o un naturopata che sappia come trattare in modo naturale, ma completo e competente lo stress surrenalico.

Altre cause di stanchezza surrenalica possono essere alimentazione apparentemente sana, ma fortemente squilibrata perché carente di B12 e DHA. Le diete a base vegetale, a volte anche ben bilanciate, possono essere a rischio di stanchezza surrenale in persone già carenti di certi nutrienti, perché anche se ne assumessero a sufficienza (col DHA la vedo durissima però), potrebbero avere carenze pregresse difficili da sanare.

Così una dieta carente di vitamine del gruppo B, può dare una grande stanchezza e queste vitamine sono fondamentali per molti metabolismi. Assumerle da integratori non solo non è la stessa cosa, ma ci sono fior di integratori che se buttaste nella fognatura comunale rovinerebbero pure le tubazioni.

Un altro problema ignorato anche per chi seguisse una dieta sana e ben equilibrata è il malassorbimento dei nutrienti.

Sapete che se non masticate bene, non assorbite bene?

Per cui è importantissimo avere una dentizione sana, curata e molto efficace. E possibilmente NOSTRA. I nostri denti svolgono funzioni molto differenti da denti impiantati, anche a livello psico emozionale. La d.ssa Maria Antonietta Cambrea ci spiega che un boccone dovrebbe subire circa 30 atti masticatori alternati, cioè il cibo introdotto in bocca deve essere triturato e passato da una parte all’altra della bocca per fare lavorare entrambi i lati del nostro corpo; che i denti naturali rispetto ai denti artificiali, proprio perché contengono dei “sensori” di pressione, trasmettono impulsi ai due emisferi cerebrali rendendoli attivi: masticare da entrambi i lati in maniera bilanciata permette infatti, un’attività antinvecchiamento cerebrale, se invece masticheremo da un solo lato perché dall’altro ci mancano dei denti o ci fanno male, un emisfero verrà trascurato, inoltre la perdita dell’altezza dei denti, detta “Dimensione Verticale”, è strettamente connessa a fenomeni di perdita di memoria, morbo di Parkinson ed Alzheimer, nonché a ripercussioni di tutte le fasce muscolari discendenti e quindi postura!

Se gli enzimi digestivi sono carenti, non abbiamo una buona assunzione di nutrienti e se l’assorbimento è limitato non abbiamo i cofattori per produrre energia nelle cellule.

Infine, potremmo mangiar bene, assorbire bene e aver bisogno lo stesso di integrazione adeguata!

Ci sono anche molte condizioni fisiche ignorate (positività a certi virus, ad esempio, ma non solo) e assunzione di farmaci molto comuni che contribuiscono a dare molta stanchezza, per molto tempo.

E’ infatti un’esposizione costante a sostanze tossiche e con le 50.000 introdotte nel nostro ambiente dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi, fanno en plein di deterioramento del nostro sistema nervoso e ormonale.

Nella mia esperienza questi fattori sono importanti, concorrono insieme al problema, ma restano a fare la parte del leone le preoccupazioni, le arrabbiature, la collera repressa, i sensi di colpa, le ansie per il futuro e le paure per ciò che ci circonda.

Anche esercizio fisico in eccesso, i super lavori di tutti i tipi, gli interventi chirurgici e i traumi e le ferite da essi derivanti, le allergie croniche o gravi, il dolore e le malattie croniche, le situazioni climatiche estreme, la tendenza a dormire poco, i fattori di stress inevitabili come separazioni e lutti, perdita del lavoro o fare un lavoro che non ci piace contribuiscono in modo molto importante all’instaurarsi di questa situazione.

Per queste ragioni credo fermamente che l’approccio generale all’esistenza rimanga la modalità più duratura per sostenere i surreni, soprattutto per noi donne, che in menopausa tendiamo a ignorare questo ed altri problemi, considerandoli normali o viceversa, a correre da uno specialista all’altro per trovare confusione.

Questo sgallettare non ci aiuterà affatto.

Alla fine il corpo produrrà svariati sintomi per attirare l’attenzione sul problema vero; come un cavallo a cui chiediamo di correre senza dargli acqua e cibo, a un certo punto si fermerà e si rifiuterà di compiere anche un solo altro passo, sebbene frustato!

Gli studi dimostrano che imparando a “pensare” col cuore è possibile potenziare la naturale produzione di ormoni.  Stiamo improntando, con la nostra équipe, un programma di gestione dello stress basato su tecniche e lavori dell’Institute of HeartMath in California, per gestire lo stress, le paure, la colpa, l’ansia e la collera.

In generale, spingersi al di là dei propri limiti, in ogni aspetto della vita, indebolisce ancor  di più le surrenali, come sempre sosteniamo, il prenderci gran cura di noi significa anche imparare come farlo e noi siamo qui apposta.

Quando il cortisolo è carente, compaiono i sintomi classici dello stress è utile ricorrere alle piante adattogene.

E’ stato provato in numerosi esperimenti che il valore soglia dello stress non è fisso, ma può essere alzato se si aumenta l’efficacia della reazione di adattamento, attraverso specifici esercizi che ci allenano a uno stimolo negativo.

Le piante adattogene possono sostituire questi lunghi esercizi atti a neutralizzare lo stress.

La loro assunzione ritarda lo stadio di esaurimento, per cui possono essere usate sia nella stanchezza acuta che cronica, anche da iposurrenalismo.

ELEUTEROCOCCO

Incrementa le energie fisiche psicologiche che permettono all’organismo di gestire lo stress, riducendo l’ansia, l’indebolimento immunitario e gli scompensi metabolici (sbalzi glicemici), fattore da non trascurare affatto, soprattutto oggi che è così facile eccedere con carboidrati e proteine! (Tutto ciò si trasforma in zucchero, sì).

L’eleuterococco agisce sull’asse ipotalamo-ipofisi-surreni, riducendo la fatica.

Un ottimo prodotto è LABOR VILLA STODDARD nr 45, ma ce ne sono tanti altri, alcuni di ottima qualità sul mercato.

 LA WITHANIA

Aumenta  l’apprendimento e la capacità mnemonica, oltre che avere una potente azione antiossidante. Contiene sostanze steroidee con attività simili al cortisolo. Auementa l’attività dei recettori per l’acetilcolina, un neurotrasmettitore carente nelle sindromi demenziali e ottimizza la memoria, in tutti.

Molto indicata in caso di insonnia, ansia, fobie, crampi e algie muscolari. Contrasta inoltre l’impotenza  e l’eiaculazione precoce.

LA LIQUIRIZIA

Nelle carenze lievi di cortisolo, è ottima e anche nei periodi di forte stress.

La glicirrizina rallenta l’attività degli enzimi che degradano il cortisolo, lasciandolo più a lungo in circolo consentendogli di sedare le infiammazioni.

Nelle affezioni del tratto digerente è lenitiva, dallo stomaco all’intestino spastico. Aumenta la secrezione della bile e diminuisce il colesterolo.

Usatela tranquillamente a cicli, per brevi periodi, quando avete necessità di un sostegno, anche in tisana. Servono ben 50 grammi di liquirizia al giorno, per almeno 2/4 settimane, per avere un effetto ipertensivo. Assumendo i normali preparati che contengono dai 300 ai 500 mg di estratto, non si corre alcun rischio!

GLUTINE ADDIO!!! BENVENUTA SALUTE
Sani principi di alimentazione

GLUTINE ADDIO!!! BENVENUTA SALUTE

Amiamo il cibo.

E  lo odiamo.

Lo bramiamo.

Ma sappiamo davvero cosa stiamo mangiando?

In genere la maggior parte delle persone si occupa di appagare il gusto o al massimo di valutarne gli effetti sulla propria forma fisica.

Nessuno si domanda se la natura ha previsto che mangiassimo quel cibo, in quella modalità, con quegli abbinamenti o piuttosto ne prevedeva l’uso integro ed occasionale e non certo in almeno 5 porzioni al dì?

Noi umani abbiamo l’ardua convinzione di poter migliorare quello che la natura ha creato e ci applichiamo per dimostrarlo, fino a metter in gioco la salute e la vita stessa.

Quando consiglio ai miei assistiti di eliminare il glutine si scatena una vera e propria Apocalisse.

Niente cereali a colazione? Niente pasta? Niente cous cous? Niente pane? Niente croissants?

Non se ne parla davvero, no, non  posso farcela.

Il glutine perturba la digestione, danneggia i microvilli dell’intestino tenue dove assimiliamo i nutrienti fino a provocarne l’atrofia, visibile poi nelle biopsie che diagnosticano celiachia.

Inoltre rende più permeabile l’intestino, il che può portare alla sindrome da permeabilità intestinale, a intolleranze alimentari di varia natura, problemi immunitari, incapacità di assorbire le sostanze nutritive di tutti i tipi, causando veramente molte malattie e può inibire la capacità di sintetizzare la B12.

Purtroppo gran parte della comunità medica continua a non prendere atto del  fenomeno della sensibilità al glutine: secondo molti, chi non è un celiaco conclamato non ha problemi e non ha motivo di indagare ultieriormente.

In realtà esistono tanti falsi negativi, sia per la celiachia sia per qualunque forma di sensibilità al glutine, così solamente sperimentando di eliminarlo dalla dieta ci si sente ad un tratto molto meglio e si capisce che purtroppo vi è una diffusa incapacità di comprendere quanto sia importante poter sperimentare su di sè.

Quindi,  a mio parere  questo è il test migliore che possiate fare, meglio se coadiuvati da un gran bravo terapeuta esperto del naturale, medico o no, che vi ascolti e possa comprendere i vostri malesseri, purtroppo molto spesso incompresi dai nostri medici di base, supportati anche da analisi fuorvianti.

Si sa che la medicina non è una scienza esatta!

La gliadina è coinvolta nell’intolleranza al glutine e resiste ai tentativi di digestione sia da parte dello stomaco che da parte degli enzimi pancreatici, le due più importanti fasi di digestione.

Anche in chi non presenta particolari sensibilità, il glutine scatena il rilascio di una proteina, la zonulina, prodotta dall’intestino tenue, che è insidiosa e potenzialmente parecchio pericolosa, in quanto smantella le proteine che creano nella mucosa intestinale strette giunzioni che mantengono il rivestimento intestinale ben sigillato, in modo che tutto il cibo parzialmente digerito rimanga all’interno. Per via dei danni provocati dalla zonulina, una parte del cibo percola invece all’esterno e il sistema immunitario pensa di essere invaso. All’improvviso si sviluppa una sensibilità verso alimenti che un tempo si tolleravano benissimo e la risposta immunitaria complessiva aumenta il livello di infiammazione, la quale provoca una serie di sintomi e di danni e quindi potenziale concausa di tutte le malattie, inclusi i tumori.

A mio parere, se avete una malattia autoimmune, la prima cosa da fare è eliminare il glutine: deve sparire dalla vostra dieta.

Troppo spesso davanti a situazioni problematiche la sola risposta che la medicina fornisce è un farmaco oppure, se non si hanno esiti certi come nel caso della intolleranza al glutine, mal valutata e mal rilevata, i medici consigliano di aspettare e vedere cosa succede, anziché consigliare caldamente di abbandonare gli alimenti che possono aumentare il rischio di autoimmunità, anche perché chi sviluppa una malattia autoimmune ha molte più probabilità di svilupparne un’altra.

La celiachia è solo la forma più estrema di problema col glutine, così, come le allergie alimentari igE sono una forma estrema di sistema immunitario impazzito. Esistono molte forme intermedie di intolleranza, NON DIAGNOSTICABILI,  per cui il glutine infiamma l’organismo e ostacola la digestione.

La celiachia è relativamente rara, ma i disturbi provocati dal glutine sono invece molto comuni e la maggior parte delle persone è ignara di esserne affetta. Mediamente, un 30-40% della popolazione, me compresa, ha qualche tipo di intolleranza al glutine, anche sintomatico, con dolori articolari, annebbiamento mentale, disturbi gastrointestinali.   Teniamo presente che sovente (in USA accade regolarmente) i preparati a base di  cereali possono esser arricchiti di glutine, per renderli maggiormente appetibili migliorando la consistenza dei prodotti in cui sono inseriti. Non solo, il glutine può trovarsi in molti cosmetici, immaginiamo cosa succede se fa male a mangiarlo, se ce lo spalmiamo sulla pelle: il più grande organo del nostro corpo che, in sette minuti, lo immetterà nel torrente sanguigno.

Molti medici sbagliano nel diagnosticare la celiachia perché non sono a conoscenza della varietà di sintomi (circa duecento) che può causare  o del numero pressoché infinito di combinazioni di sintomi che possono esser presenti in una persona afflitta. La celiachia è solo la punta dell’iceberg, quando parliamo di intolleranza al glutine. La biopsia può dare falsi esiti e così i test sugli anticorpi, soprattutto nelle forme lievi.

La celiachia inoltre, pur potendo portare a patologie gravi, è subdola, perché molte persone non soffrono di sintomi visibili per anni. Solamente a fronte di un’osteoporosi grave o di un cancro al colon, si può scoprire che alla base vi era una celiachia non diagnosticata. Fra le forme gravi e non conclamate e quelle non diagnosticate vi è poi tutto un sottobosco di persone che soffrono di patologie o tremendi problemi di salute  che non vengono correlate al glutine.  Molte persone indagano ogni anno problemi legati al tratto digestivo e hanno esiti negativi per appendiciti, problemi alla cistifellea, ulcere, celiachia o qualunque altro problema conosciuto. Non ricevono spiegazioni per i loro malesseri  e vengono rimandati a casa con antidolorifici. Molte di loro soffrono di intolleranza al glutine.

Sebbene siano state fatte poche ricerche sulla diffusione di questi problemi, si può affermare, basandosi sull’esperienza clinica e su un’ampia consapevolezza dei problemi connessi all’intolleranza al glutine, che moltissime persone non celiache soffrono di intolleranza al glutine.

Se quella di stasera fosse la mia ultima cena vorrei mangiare una pagnotta a lievitazione naturale, bella croccante e magari farei il bis. Ma sta di fatto che spero di vivere ancora molti anni e più glutine mangio, peggio sto, sembrerei più vecchia, rugosa, malata e aumenterei di peso.

Io non voglio vivere così! E voi?

Abbiamo ingerito glutine tutta la vita, spesso nei cibi più impensati (carni in scatola, conservate, affettate, condimenti per insalata, sottaceti ecc. Davvero? Sììììì!!!) e così ora dobbiamo dire addio a pasta e pane!

Ovviamente anche al Seitan!

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La celiachia è malattia genetica e rara. I geni da soli però non sono sufficienti a provocarla. Per attivarli serve un trigger, ossia un elemento scatenante. Tra quelli più comuni si annoverano: un trauma fisico importante (interventi chirurgici, gravidanze, infezioni virali), insieme al più potente immunosoppressore del nostro secolo: lo stress! Queste situazioni possono slatentizzare qualunque tendenza patologica in realtà.

Potrete esser celiaci da anni e non saperlo ancora, perché ancora non vedete i problemi manifestarsi. Una volta manifestatosi però, le cellule del sistema immunitario, se ingerite glutine, tentano di attaccarlo e aggrediscono le cellule del vostro corpo. Anche se all’inizio non notate sintomi, ogni volta che mangiate un pezzo di pane o una barretta di cereali il vostro intestino tenue subisce un duro colpo. Risultato: non assimilate correttamente le sostanze nutritive e vi esponete a rischi gravi per la salute.

I cereali gluten free sono: Amaranto, Grano saraceno, Granoturco, Miglio, Quinoa, Avena (meglio se specificato che non è contaminata), Riso, Sorgo e Teff.

L’avena non contiene glutine o gliadina del tipo contenuto nel grano, ma sovente durante la mietitura o altre fasi della lavorazione, viene contaminata da altri cereali.   Per questa ragione è sconsigliata nei casi di celiachia o forte intolleranza al glutine. Si potrebbe inoltre soffrire di intolleranza all’avena, indipendentemente dall’avere reazioni specifiche verso il glutine.

Purtoppo le granaglie prive di glutine non ne sono necessariamente prive. Uno studio apparso già nel 2010 sul Journal of the American Dietetic Association ha riscontrato che su 22 granaglie senza glutine, più della metà conteneva tracce di questa sostanza.  Accade per una questione di vicinanza, a meno che il prodotto non sia coltivato in un campo isolato.

La contaminazione può avvenire nei campi, ngli impianti di lavorazione, durante il trasporto o nei contenitori.  Purtroppo è sufficiente una quantità molto ridotta di glutine a causare effetti gravi sia sull’intestino che dal punto di vista immunitario. Bastano poche molecole di glutine per scatenare gli anticorpi antiglutine e scatenare un’autoimmunità in chi ne ha le caratteristiche predisponenti. Anche per causare la permeabilità in effetti, può esser sufficiente una piccola dosa, con conseguenze devastanti sul sistema immunitario. Il glutine spinge l’organismo ad attaccare le cellule dell’intestino tenue, un bel guaio!

Purtroppo viviamo in un mondo tossico, siamo molto stressati e non è sempre possibile sottrarsi allo stress (ma imparare a gestirlo sì!), perchè sottoporci anche a una condizione come l’intossicazione da glutine, che può essere evitata?

Fra i molti disturbi che possono esser causati dal glutine, ricordo che tre tipi di cancro colpiscono più comunemente le persone affette  da celiachia: l’adenocarcinoma dell’intestino tenue, il carcinoma esofageo e orofaringeo a cellule squamose e il linfoma non Hodgkin.

Un modo semplice per verificarlo è la dieta ad eliminazione, eliminarlo per tre settimane da la possibilità di comprendere se ci sono sintomi che migliorano.

E’ scioccante che si debba arrivare a fare autodiagnosi su un problema di così ampia portata, ma come già spiegato, ammesso che riusciate a convincere il vostro medico a farvi fare qualche test sugli anticorpi, questo probabilmente non vi dirà nulla di utile. Ritengo ancora peggio il fatto che i medici, se gli parlate di questo, vi trattino come modaioli che non si son fatti sfuggire il trend del web, l’ultima moda è esser intolleranti al glutine!  Ve ne parlano come se non assumendolo vi state privando di qualcosa di talmente prezioso che questo potrebbe danneggiarvi. Questo purtroppo l’ho visto anche ieri sera in una nota trasmissione televisiva, per cui tutti paghiamo una tassa e in cui un noto medico ne asserisce la totale atossicità.

Assurdità!

I medici semplicemente non approvano che i propri pazienti scoprano da soli di avere una reazione al cibo e forse si sentono minacciati da questo. Qualunque sia l’atteggiamento del vostro medico, ricordatevi che anche se è un buon medico sovente potrebbe essere di aiuto, è possibile che siate voi a dovervi occupare della vostra salute, in modi alternativi. Possibilmente non con Dr Google o in gruppi web dove soggetti inqualificati (e inqualificabili) vi daranno assurdi consigli su cosa mangiare, senza conoscere NULLA di voi.

glutine

E’ altresì vero che il business nato dai prodotti per celiaci induca a sospettare che effettivamente sia bene andare a fondo della questione, ma in realtà, senza fare uso di costosi alimenti gluten free, è possibile mangiare bene senza ricorrere a questi artifizi, spesso prodotti con additivi, conservanti e lavorazioni veramente poco salubri. Teniamo presente che il glutine potrebbe non essere la causa o la sola causa dei vostri problemi, ma una dieta correttamente gestita da un terapeuta vi porterà comunque evidenti benefici e vi aiuterà ad avere maggior consapevolezza di come gestire i propri malesseri.

E’ assolutamente necessario disintossicare l’organismo e riparare gli eventuali danni all’intestino e questo è possibile seguendo un protocollo totalmente naturale, che di certo vi aiuterà a star meglio in ogni caso!

Il glutine ha un ruolo impressionante e documentato da risonanze magnetiche, nell’infiammazione cerebrale, ancor prima che in quella intestinale, ma mentre i sintomi gastrici o intestinali fanno pensare immediatamente alla necessità di eliminarlo, quelli legati al cervello praticamente mai.

Bè, vi diranno, è facile sapere se si è celiaci.

Ma  come abbiamo visto, questo è l’ultimo dei nostri problemi.

Esiste un’enorme differenza fra la celiachia e la sensibilità al glutine, come abbiamo detto.
La celiachia è una reazione allergica che fa danni in particolare, ma non solo, nell’intestino tenue.

In realtà il glutine è in grado di coinvolgere qualsiasi organo del corpo, anche risparmiando l’intestino tenue.

E’ un discorso complesso e molto tecnico. Vi basti sapere che le citochine infiammatorie possono attaccare il cervello ed esercitare un forte effetto antagonista su di esso, danneggiandone il tessuto e lasciandolo vulnerabile a disfunzioni e malattie, soprattutto se questa situazione si protrae. La ricerca ha mostrato che alcune persone a cui è stata diagnosticata per errore la SLA o il morbo di Lou Gehrig, hanno semplicemente sensibilità al glutine e eliminandolo si fanno scomparire i sintomi. In soggetti sensibili al glutine si possono avere problemi di varia natura con le funzioni cerebrali in assenza di qualsiasi problema gastrointestinale. Tenendo presente che il 99% delle persone il cui sistema immunitario reagisce negativamente al glutine non è neppure consapevole, direi che fa riflettere.

Le informazioni provengono principalmente dalla mia esperienza professionale, informazioni specifiche son tratte da Più sani senza grano, Macro Ed., Dr Stephen Wangen e La Dieta delle intolleranze, Pickwick, JJ Virgin, La soluzione Autoimmune, Amy Myers, Ed. Gribaudi.

Immagini da google.

Lievito vivo fonte di vitalità dello spirito, del corpo e della mente!
Prodotti consigliati, Super food 4 care

Lievito vivo fonte di vitalità dello spirito, del corpo e della mente!

Nella medicina Eubiotica da noi professata, la cui base organica include i pilastri del metodo Kousmine, l’intestino è la chiave della salute.

Lo è per molteplici ragioni, ma vi basti ora sapere l’intestino che ha un legame indissolubile con sistema immunitario, endocrino e nervoso.

Scusate se è poco!

Rimandiamo agli approfondimenti negli altri articoli in cui parliamo di microbiota, ora l’argomento che vi vorremmo proporre è l’utilizzo mirato di un prodotto eccezionale, a base di lievito plasmolisato.

La prima regola di una medicina naturale vera è la non interferenza nei meccanismi di guarigione e il ptodotto che vi propongo rispetta questo criterio importante.

Parliamo  di lievito plasmolisato quindi, il cui nome commerciale è Biostrath, da oltre 50 anni il lievito del tipo Saccharomyces cerevisiae Meyen è utilizzato come base del rinomato e diffuso preparato alimentare svizzero e qui vi darò alcuni consigli sulle formulazioni che sovente consiglio ai malati, in diverse circostanze.

Contiene oltre 60 sostanze vitali: vitamine, aminoacidi, sali minerali, oligoelementi, glucani e mannani che favoriscono la crescita e rafforzano il sistema immunitario.

E’  utile nei periodi di particolare stanchezza, in caso di convalescenza, nella mancanza di concentrazione, nei bambini con disturbi dell’attenzione, con o senza iperattività.
E’ consigliato anche in gravidanza e allattamento per il suo contenuto di vitamine e nutrienti, agli anziani che necessitano sostegno e forza e agli sportivi per ottimizzare le loro prestazioni.

Contiene sostanze funzionali toniche ed antiossidanti che favoriscono la funzione digestiva, il rilassamento e il benessere mentale.

E’ al 100% vegetale, non contiene ogm, lattosio, coloranti o conservanti di sintesi.

Lo speciale procedimento con cui viene prodotto permette di sfruttare questo potenziale come integratore alimentare di facile utilizzo. Se non fosse sottoposta a trattamento, la cellula di lievito non sarebbe assimilabile. Per questo motivo, la parete cellulare deve prima essere aperta. Nel preparato Strath ciò avviene tramite plasmolisi, dopo l’aggiunta di estratti selezionati di erbe attraverso un delicato processo di fermentazione.  L’equilibrio naturale delle sostanze vitali contenute nel lievito vegetale resta inalterato. La preparazione dura circa due mesi, il che spiega il valore del prodotto.

E’ consigliato a TUTTI per migliorare le condizioni intestinali, quindi tutto ciò che ne deriva, ossia praticamente tutte le funzioni corporee ottimali.

Aiuta a sostenere l’organismo in molte condizioni patologiche, in particolare vorrei consigliarlo come importante supporto a tutti coloro che hanno problemi di tiroide, per la prevenzione e il sostegno nelle forme pre Alzheimer e Parkinson (agisce con meccanismi molto complessi, ma ci interessano i risultati: migliora stanchezza, debolezza, memoria a breve termine, vigilanza mentale, umore depresso, indifferenza e insonnia), per chi si ammala frequentemente o ha problematiche intestinali importanti (Chron, gastroresecati, coliti ulcerose ecc.).

Nella prevenzione delle patologie invernali funziona perfettamente e nei bambini si vede benissimo celermente!

E’ un prodotto biocompatibile in tutte le fasce di età e con qualsiasi problematica di salute (fatto salvo le specifiche per l’Elixir) e totalmente biodisponibile, se utilizzato con le accortezze che andiamo ad illustrare.

Le cellule di lievito sono mini centrali elettriche naturali, da cui  dipendono numerosi processi del nostro corpo. Il lievito è un organismo unicellulare pieno di energia e attività biologica il cui metabolismo è per certi versi simile a quello dell’uomo. Fin dall’antichità, questi microrganismi, scoperti nel XVII secolo, aiutavano a produrre alimenti. Grazie al lievito di birra, la birra originaria veniva un tempo considerata “pane liquido”, cioè un importante alimento di base ricco di sostanze nutritive e vitali.

Questo preparato, unico nel suo genere è disponibile in forma liquida, in compresse, oppure come filtrato di lievito vegetale.  E’ anche disponibile per animali, con il nome di Anima-Strath. 

BIO-STRATH ELIXIR di Lizofarm è un integratore a base di plasmolisato di lievito vegetale arricchito con un concentrato di erbemiele e succo di arancia.

Ha un’azione molto veloce nel ripristinare la normalità in una fase post influenzale, ad esempio, ma è un complemento per la convalescenza in molte situazioni difficili, anche per altre problematiche, incluse fasi post operatorie o astenie pronunciate dovute a varie ragioni, chemio e radioterapie incluse.

Consiglio di conservare in  frigorifero dopo l’apertura. Ha un’azione molto VELOCE.

POSOLOGIA: 3 cucchiai die, prima dei pasti, se la situazione è particolarmente difficile aggiungiamo tranquillamente un 4° cucchiaio anche a metà pomeriggio.

Questo prodotto non è consigliato a celiaci e diabetici.

BIOSTRATH COMPRESSE

E’ adatto ai celiaci e diabetici, non altera l’IG, bensì aiuta a migliorare la resistenza insulinica.

POSOLOGIA: 4+4 die, prima pasti.

Poi abbiamo OLIGOSTRATH, un estratto citoplasmatico puro, con soluzione idroalcoolica pressato a freddo. Entra immediatamente in circolo anche per assunzione sublinguale, grazie a processi osmotici e poi direttamente nella sostanza fondamentale. Sì  a celiaci, vegani, diabetici. Mancano qui i betaglucani e i glucomannani.

Per chi ha malattie intestinali come il Chron, interventi intestinali gastroresecati ecc. è ottimale.

Oligostrath è eccezionale per la gestione dello stress e per la pulizia dei tessuti extracellulari.

Nell’asse ipofisi, tiroide, surrene, sistema nervoso riequilibra le energie e con magnesio da un supporto enorme al metabolismo cellulare di questi organi, grande necessità di chi ha sofferenze tiroidee, va bene anche se la ghiandola è stata asportata.

Come già detto contiene oltre 60 sostanze vitali e regola l’OMEOSTASI e  il sistema dello stress, concausa di tutti i mali, per cui ad esempio, in tutte le tiroiditi secondarie a problemi surrene offre un sostegno eccezionale, ovviamente l’optimo sarebbe aggiungere gli altri nutrienti necessari a seconda delle proprie necessità: il risultato è molto più eclatante e rapido.

Anche nella predominanza estrogenica tipica di alcune problematiche tiroidee e della fase premestruale, ma anche della vita fertile di molte donne (endometriosi, miomi e fibromi, problematiche ovariche incluse le cisti), se l’intestino non ha un’adeguata regolazione batterica, non può metabolizzare correttamente gli estrogeni in eccesso; grazie all’azione di nutrimento dei lactobacilli ad opera dei betaglutani, Biostrath riesce a modulare anche questa problematica.

Il prodotto ha un’azione chelante su diversi metalli tossici, come si è potuto constatare dopo la seconda guerra mondiale in chi era intossicato da piombo, nelle aziende belliche, anche per questo è molto utile in diverse patologie dove le intossicazioni croniche di metalli tossici sono suggestive di peggioramenti o manifestazione di malattia. (Tiroiditi, demenze, Parkinson, Alzheimer).

Nelle autoimmunità agisce in regolazione, bilanciando i piatti immunitari, rafforzando profondamente l’immunità.

Si usa come sostegno nelle anemie sia per integrare il ferro che, seppur in piccole dosi è totalmente biodisponibile; anche in gravidanza dal quinto mese quando triplica il bisogno di ferro, sia perché il bambino ne ha bisogno, sia perchè offre una sinergia di nutrienti che ne favorisce l’assorbimento dal cibo.

Il ferro ha una distribuzione elettronica particolarissima. A volte  anche in chi non ha problemi gastrici, senza una certa sinergia di nutrienti e minerali non sempre viene assorbito, questo fattore è by passabile da questo prodotto.

In certe carenze di ferro dovute a problematiche tiroidee è di grande aiuto proprio perchè l’assorbimento non richiede il passaggio gastrico.

Consente di supportare le cellule malate o che lavorano male, a favore di cellule nuove, fa una vera e propria selezione cellulare e aiuta le cellule a rigenerarsi.

E’ consigliata assunzione a cicli o secondo necessità.

Non interferisce con la coagulazione del sangue, pertanto può essere assunto da chi assume anticoagulanti di qualsiasi tipo.

Oligostrath facilita tutti gli scambi corporei. Agisce sulla sostanza fondamentale riducendo la viscosità e aumentandone la fluidità, nonchè aiutando a rigenerare i tessuti.

Riduce molto il rischio di osteoporosi perchè consente un adeguata assimilazione del calcio presente in piccole dosi, grazie ai micronutrienti sinergici in esso contenuti. Evita che gli errori alimentari della madre si ripercuotano sulla dentizione del bambino, i cui denti cresceranno sani e senza carie, annulla effetti microgravità e quindi riduce la perdita di massa ossea, oltre che favorirne la costruzione. Modifica l’espressione genica della tendenza osteoporosi (che poi ha ovviamente anche altre ragioni), supporta la produzione di ATP e aumenta il metabolismo cellulare.

In estate OLIGOSTRATH ( la cui posologia standard  è 50 gtt sublinguali x 3 vv die, meglio prima dei pasti) può essere sfruttato come rimineralizzante naturale introducendo  una quarta dose supplementare, in mezzo litro di acqua.

Secondo gli studi elaborati da Yordanka Ivanova, ricercatrice in campo medico quantistico, il lievito fa parte di quella categoria di cibi  che contengono in natura RNA e Nucleotidi, ne è fra le principali risorse. Riporto brevemente alcune sue importanti considerazioni al fine di esemplificare i molti benefici che il prodotto può apportare nelle nostre vite, migliorandone nettamente la qualità.

Altre fonti naturali di nucleotidi sono rappresentate dal miele, dai batteri probiotici e da alcune piante medicinali. Ne sono anche molto ricchi le frattaglie, il pesce marino, gli ortaggi ed i legumi; le ultime ricerche dimostrano che anche il latte bovino ed ovicaprino è una fonte importante di nucleotidi.
Al contrario, la carne ne contiene quantità irrilevanti, così come i cereali.

I nucleotidi, in quanto sintetizzabili dal corpo umano, non sono considerati un nutrimento essenziale ma lo diventano in caso di periodi di apporto insufficiente, durante la crescita e in presenza di malattie. Gli enterociti, cellule la cui velocità di turnover è elevata, hanno scarsa capacità di sintesi dei nucleotidi per cui si considera utile la loro supplementazione con la dieta, specialmente nella Sindrome del Colon Irritabile. Anche se non sono ancora conosciute malattie da deficienza di Nucleotidi, tuttavia una serie di pubblicazioni sono fortemente suggestive di vantaggi apportati dai nucleotidi esogeni in varie patologie.

In primo luogo, essi, agendo da carriers, permettono il trasporto della principale molecola energetica per le cellule viventi, l’ATP. Inoltre, essi assumono un ruolo centrale in numerosi processi enzimatici, influenzando il metabolismo di proteine, grassi e glucidi.

QUALI PROPRIETA’ FUNZIONALI HANNO RNA E NUCLEOTIDI?

E’ noto ormai che in molti tessuti e in particolari fasi fisiologiche della vita dell’organismo i fabbisogni di nucleotidi non sono coperti dalla sintesi ex novo.

In particolare, alcune cellule a rapido turn-over, come quelle della mucosa intestinale, del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario (linfociti, eritrociti e cellule del midollo osseo) non sono in grado di produrre quantità sufficienti di nucleotidi tali da coprire i loro fabbisogni.
A questo punto è stato dimostrato ormai da diversi studi che l’integrazione con una fonte alimentare di RNA e/o nucleotidi riveste un ruolo significativo nel superamento di fasi critiche, quali l’accrescimento e il recupero da traumi, interventi chirurgici o patologie.
Studi effettuati sull’uomo hanno dimostrato che l’integrazione dietetica con RNA e nucleotidi apporta notevoli effetti positivi su diversi tessuti dell’organismo.

– Sistema immunitario

I nucleotidi dimostrano un effetto positivo sul sistema immunitario agendo su due fronti: la risposta immunitaria umorale e quella cellulo-mediata.
Per quanto riguarda la prima, essi promuovono la produzione di anticorpi (soprattutto IgM) da parte dei linfociti B, in maniera direttamente proporzionale alla dose somministrata.
Anche la risposta immunitaria locale viene positivamente influenzata dall’apporto alimentare di nucleotidi, in quanto si rileva una più cospicua produzione di IgA.
Per quanto concerne la risposta immunitaria cellulo-mediata, i nucleotidi stimolano la proliferazione, la differenziazione e la maturazione dei granulociti neutrofili, aumentando la resistenza dell’organismo agli agenti patogeni.
I nucleotidi promuovono la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B, stimolano la proliferazione dei granulociti neutrofili.
Inoltre, essi promuovono la proliferazione delle cellule del midollo osseo, stimolano la produzione e la secrezione di interleuchina-2 ed interferone gamma ed incrementano la citotossicità delle cellule natural killer.
L’utilizzo dei nucleotidi, soli od in combinazione con i farmaci, si è dimostrato un efficace mezzo terapeutico nel caso di chemioterapia, terapie o patologie immunosoppressive o trapianti di organi.
I maggiori effetti si sono riscontrati nelle infezioni da Candida, Staphilococcus aureus e Cryptosporidiosi.

Studi recenti sulle proprietà immunitarie di RNA e NUCLEOTIDI

In particolare la supplementazione di nucleotidi appare di particolare utilità nel latte destinato alla alimentazione artificiale del neonato sia in ordine alla velocità di crescita che alla competenza del sistema immunitario, notoriamente inferiore a quella ottenibile con l’allattamento al seno materno. Una maggiore disponibilità di nucleotidi si compendia, a livello intestinale, in un aumento del peso della mucosa, in una accelerazione dei meccanismi riparativi specie dopo stipsi o diarrea, nel 25% di elongazione dei villi, in una maggior attività enzimatica, miglior assorbimento dei nutrienti e stimolo alla crescita di lattobacilli e bifidobatteri.

A questo proposito un esperimento effettuato su due gemelli nati sottopeso ha evidenziato come  quello a cui veniva somministato Oligostrath in breve tempo ha recuperato peso e vitalità, a differenza dell’altro neonato, a cui non è stato somministrato (ndr Monique).

Esperimenti condotti su animali suggeriscono che la supplementazione con nucleotidi influenza parecchi indici della funzione immunitaria. La dieta priva di nucleotidi riduce l’immunità cellulo-mediata e diminuisce la resistenza alla Candida albicans e allo Staphilococcus aureus Meticillino resistente mentre la reintroduzione normalizza i parametri. La supplementazione riduce la durata e l’intensità della diarrea sperimentale forse influenzando il recupero della microflora batterica.
Nell’uomo alcuni studi suggeriscono che l’introduzione nella dieta di nucleotidi, specie in situazione di malattie critiche, favorisce il recupero e riduce i giorni di ospedalizzazione.
Un altro aspetto degno di attenzione riguarda gli atleti sottoposti a sforzi prolungati. In costoro sono più frequenti e più gravi le malattie del tratto respiratorio come tosse e raffreddore correlate con la soppressione della produzione salivare di IgA, prima linea di difesa nei confronti dei patogeni respiratori.
La supplementazione con nucleotidi ha dimostrato un miglioramento della risposta immunitaria in tali soggetti.

Nel 2007 sul British Journal of Nutrition è stato pubblicato un meta-studio che ha dimostrato che la somministrazione di latte per l’infanzia con nucleotidi è associata ad una migliore risposta anticorpale a vaccini Haemopillus influenzae (P=0.001), difteria toxoide (P=0,001), vaccino orale antipolio (P=0,001).
I dati confermano i benefici effetti di un apporto di nucleotidi con nessun rischio correlato.
9 studi condotti tra il 1991 e il 2006 con basso dosaggio (12-35 mg/L) e 6 studi condotti tra il 1998 e il 2004 con alto dosaggio di nucleotidi nella dieta (72 mg/L) hanno fatto registrare un miglioramento dei parametri immunologici ed un minor numero di episodi diarroici, con performance inferiori solamente alla alimentazione con latte materno.

Nel 2001, 2003 e 2007 alcuni studi hanno raccolto e analizzato i risultati di molteplici sperimentazioni cliniche condotte su numerosi soggetti ospedalizzati e nutriti con alimenti enterali.

– I nucleotidi incrementano la citotossicità dei Linfociti Natural Killer

Molti studi singoli e almeno cinque meta-analisi sulla combinazione di diversi componenti immuno-modulanti, tra i quali i nucleotidi, hanno dato risultati positivi omogenei.
In particolare uno studio condotto su 22 sperimentazioni, che hanno coinvolto più di 2000 pazienti, ha dimostrato una correlazione tra la nutrizione enterale con aggiunta di sostanze immuno-modulanti (nucleotidi, arginina, omega-3, glutamina) e la diminuzione di complicanze dovute a infezioni. Nel 2003 uno studio ha riportato che in pazienti con tumore al tratto gastrointestinale la nutrizione pre- e post-operatoria con fattori immunizzanti (tra i quali RNA) ha potuto ridurre gli effetti collaterali gastrointestinali nella fase postoperatoria.

– Effetti sull’apparato gastro-intestinale

I nucleotidi alimentari agiscono come fattori di crescita sulle cellule intestinali, promuovendone la differenziazione e la maturazione.
Ne consegue un maggior spessore della mucosa intestinale e dei villi e l’incremento dell’attività degli enzimi digestivi. Inoltre la lunghezza dei villi intestinali e la profondità delle cripte aumenta se nella dieta si aggiungono fonti di nucleotidi.
Diversi studi hanno dimostrato un maggiore assorbimento intestinale di alcuni nutrienti, in particolare Calcio, Fosforo e carotenoidi.
Inoltre, essi agiscono anche incrementando le difese immunitarie intestinali e promuovendo la crescita della flora batterica, in particolare Lattobacilli e Bifidobatteri, a scapito dei batteri Gram negativi, responsabili delle enteriti, come Escherichia coli.
Le conseguenze più immediate sono una maggiore resistenza alle infezioni, oltre che una guarigione più rapida da enteriti, carenze nutrizionali e proteiche.
Recenti meta-analisi su diversi studi clinici hanno posto in evidenza tra i parametri clinici, un minor numero di episodi di diarrea e un miglioramento della composizione della flora intestinale nel confronto con il latte non addizionato di nucleotidi e in linea con i risultati relativi a soggetti allattati al seno.
Il favorevole effetto dei nucleotidi sui Bifidobatteri è inoltre dimostrato già da numerosi studi in vitro; si pensa che la ragione di tale effetto sia dovuta all’aumento dell’assorbimento del Ferro, ione che favorisce lo sviluppo degli enterobatteri nell’intestino, e al fatto che i nucleotidi sono di per sé un fattore di crescita per i bifido batteri.
Sembra che una percentuale di circa il 10% dei nucleotidi arrivi al colon ed esplichi qui il suo effetto di crescita sui Bifidobatteri.
Una dieta ricca di nucleotidi si è dimostrata molto utile nel recupero clinico e funzionale delle affezioni epatiche. Infatti, in seguito ad epatectomie, intossicazioni, fibrosi e cirrosi epatiche, l’entità delle lesioni è minore ed il recupero avviene più velocemente. Questo accade perché i nucleotidi promuovono l’attività dell’epatocita, accelerando la sintesi proteica ed il deposito di glucosio e impedendo l’accumulo del colesterolo e degli altri lipidi.

– Miglioramento dell’apprendimento e della memoria

Le cellule cerebrali non sono in grado di sintetizzare i nucleotidi; quindi, l’apporto dietetico di questi ultimi riveste un ruolo di primaria importanza per il sistema nervoso centrale.
I nucleotidi stimolano la proliferazione delle cellule gliali, promuovono la vascolarizzazione cerebrale e migliorano il metabolismo lipidico della corteccia cerebrale.
Ne consegue un miglioramento dell’apprendimento e della memoria, evidenziabile soprattutto nei soggetti anziani.

Insomma ci sembra che ci siano moltissime ragioni per considerare questa importante integrazione nel nostro quotidiano o a cicli come consigliato dal vostro terapeuta!

 

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