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settembre 2017

La parola alla scienza

TANTE GRAZIE RADICALI LIBERI!

Sembra pazzesco, ma l’avventuroso studio dei radicali liberi e comprensione dei loro meccanismi, è iniziato grazie ai produttori di gomma inglesi, che volevano sapere perché la gomma degli pneumatici invecchiasse, crepandosi.  

Nel mentre esimi scienziati si domandavano perché sulla pelle si formano rughe, le mele tagliate scuriscono, il burro vecchio sa di rancido, insomma perché le materie organiche si deteriorano e invecchiano?

I radicali liberi sono frammenti di molecole cui manca un elettrone sull’involucro esterno, tentano di strappare l’elettrone mancante da un altro legame chimico, danneggiando così le strutture vicine, cellule e tessuti, alterandole. Sono molto reattivi e instabili. Possono anche attaccare il progetto genetico del nucleo della cellula, diventando così un fattore scatenante di quella fatale trasformazione, che sta all’inizio dell’evoluzione cancerogena.

I danni maggiori colpiscono il collagene e l’elastina, quindi le arterie e le strutture dei tessuti. I radicali liberi aumentano per cause esterne, ma anche per cause interne, come risultato dei processi di distruzione cellulare. Essendo molto instabili, nel tentativo aggressivo di integrare l’elettrone mancante, rischiano di nuocere all’intero organismo, dal DNA allo strato di collagene dell’epidermide. Sono un sottoprodotto del normale metabolismo ed è impossibile limitarli al cento per cento. Sono però anche provocati da fattori esterni come l’esposizione all’ozono, al fumo di tabacco, ai fumi delle auto e a molti altri tipi di inquinanti, come insetticidi, pesticidi, radiazioni e troppa luce solare.

Solventi, vernici, lacche, colle e pitture, l’ozono delle fotocopiatrici, i deodoranti di cui facciamo uso regolare, le radiazioni elettromagnetiche prodotte dagli apparecchi della vita quotidiana (sveglie, monitor del pc, schermi televisivi,  asciugacapelli, cordless, radiografie, cotture alla griglia di proteine, cotture in forni a microonde, metalli tossici nelle acque e nei prodotti per il corpo) son tutti fonti di radicali liberi.

Questo continuo furto aggressivo di elettroni snatura le cellule e le loro funzioni:  è ciò che chiamiamo stress ossidativo. 

I radicali liberi danneggiano tutto ciò che incontrano nelle cellule e nei tessuti e hanno un ruolo primario nel provocare infiammazione cellulare, il che può generare una risposta alterata della cellula ai problemi che incontra nell’esecuzione delle sue funzioni, fino a favorire un forte rilascio di eicosanoidi proinfiammatori (concorrono allo sviluppo di numerose patologie).

Sia gli stati di infiammazione che la produzione di radicali liberi fanno parte delle nostre salutari reazioni di difesa, ma in presenza di un’esposizione sistematica a sostanze nocive, i radicali liberi prodotti in grandi quantità e la cronicizzazione degli stati infiammatori impegnano costantemente il sistema immunitario, che diventa meno efficace su altri fronti. La ricerca di laboratorio conferma che quando le cellule muoiono, quasi un terzo delle loro proteine è stato danneggiato dall’attacco dei radicali liberi.

Secondo Bruce Ames, ricercatore nel campo delle neoplasie, ogni cellula umana riceve almeno 10 mila “colpi” nocivi di radicali liberi ogni giorno.

Sono soldati feroci e privi di remore!

Eppure hanno due volti, come il Giano bifronte, possono svolgere un ruolo benefico se associati ai globuli bianchi. E’ proprio la loro tossicità a renderli equivocamente utili: i leucociti se ne servono come armi di precisione per combattere virus e batteri. In certi fenomeni infiammatori purtroppo, i globuli bianchi calcano un po’ la mano e liberano troppi radicali liberi, aggravando i problemi.

Il nostro tallone di Achille sono  però i mitocondri: i maggiori produttori di energia sono anche i più grandi produttori di radicali liberi.

Vita e morte intimamente legate in un equilibrio perfetto.

L’organismo combatte i radicali liberi esattamente come fa con virus e batteri, sia cercando di neutralizzarli in partenza, procurando loro l’elettrone mancante prima che lo prelevino da tessuti vulnerabili, sia riparando i danni che provocano.

Gli antiossidanti agiscono per facilitare tale processo, oserei dire che sono la nostra unica salvezza. Si trovano in grandi quantità in frutta e verdura, specie se colorata. Perché siano ricchi di fattori di crescita, enzimi e vitamine, occorre che siano cresciuti in terreni sani, senza troppi diserbanti, antiparassitari, antimuffe e tutto ciò che di chimico concorre, anche a livello sistemico, ad alterarne i contenuti nutrizionali.

Il miglior modo per combatterli è proprio un’alimentazione corretta.

Consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno aiuta molto, ma anche gli integratori possono dare una buona protezione. Un dato interessante proviene da una ricerca condotta da Ranjit Chandra, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’immunologia nutrizionale: questo ricercatore ha analizzato l’effetto di integratori vitaminici su un gruppo di volontari, dimostrando che un tale intervento ha portato a un’impressionante riduzione delle malattie, senza effetti collaterali.

Il professor J. Blumberg del Human Nutrition Research Centre, luogo di ricerca dove ogni assunzione di cibo e integratori viene monitorata, ribadisce: “Abbiamo indizi sufficienti perché i medici inizino a suggerire ai pazienti di assumere integratori, o almeno a non scoraggiarli a farlo”

Nessuno sembra preoccuparsi dell’eccessiva prescrizione di farmaci, quindi perché non suggerire un complesso vitaminico economico e innocuo?

Vitamina C, vitamina  E (tocoferoli misti), vitamine del gruppo B, sono integratori basilari alla portata di tutti, ma  è meglio farsi consigliare da un terapeuta che sappia tradurre in consigli personalizzati le vostre esigenze, anche sulla qualità dei prodotti!

Alimentazione sana, esercizio moderato, riposo rigenerante restano le nostre armi migliori contro i radicali liberi.

Alimentazione e salute, Super food 4 care

LA PASTA SENZA CARBOIDRATI: SHIRATAKI

Ci sono leccornie particolarmente apprezzate dal nostro microbiota: all’amido resistente non può assolutamente dire di no, non ne ha mai abbastanza.

La fibra è classificata come solubile o insolubile.

Tuttavia altre proprietà come la fermentabilità, sono di grande importanza per la salute.

Per essere molto sintetici: l’amido contenuto negli alimenti, se fatto raffreddare, diventa più resistente alla digestione da parte del primo tratto dell’intestino, quindi nell’intestino crasso ne arriva una grande quantità che rimane a disposizione come fonte di cibo per la flora batterica.

Agisce come prebiotico, alimentando batteri benefici e senza fermentanzione gassosa.

Numerose ricerche hanno evidenziato come abbassare l’indice glicemico di pane, riso, patate, pasta ecc.: trasformandoli parzialmente in amido resistente, che è indigeribile per i nostri enzimi digestivi, ma è oro per la nostra flora batterica. Si abbassa IG del pasto e si riducono le calorie. Aumentare la quota di AR del cibo è un’ottima strategia per mangiare i carboidrati moderando la risposta insulinica. E’ sufficiente conservare i cereali cotti (o le patate o la pasta, ma poi il sapore non è il massimo), per almeno 24 h nel frigo. Se si conservano più giorni, aumenta la quota di amido resistente.

In freezer idem. In questo modo avremo un rialzo debole dei livelli di glucosio nel sangue, una migliore sensibilità all’insulina quindi minori infiammazioni e ossidazioni e un maggior equilibrio endocrino.

Una patata calda fornisce circa 2 grammi di amido, raffreddata quasi il doppio.

Una dose ideale di  amido resistente è circa 15 grammi al dì,  normalmente ne consumiamo meno di 5.

Anche le banane non del tutto mature, ancora un po’ verdi forniscono una dose alta di amido resistente,  circa 12,5 grammi, mentre una banana matura meno di 5.

Chi nelle banane verdi non ci trova niente di buono può metterla intera nella Budwig o in un frullato con latte di cocco, unendo l’utile al dilettevole: anche quest’ultimo è grande amico dell’intestino,  ne risana la mucosa  e lo ripulisce dal patogeno.

Le mandorle sono un altro cibo che fa prosperare i batteri buoni.

Alcuni studi dimostrano che l’amido resistente fa crescere i bifido batteri, attiva enzimi bruciagrassi perché questi batteri consumano lipidi,  inoltre induce il fegato a bruciare più grassi.

Stimola l’arresto delle  infiammazioni  nell’intestino!

Gli shirataki sono un amido resistente. Composti da glucomannano, ottenuti dalla radice della pianta di Konjac, son composti da fibra solubile, capace di assorbire fino a 50 volte il suo peso in acqua. La fibra si muove attraverso il sistema digestivo molto lentamente e ciò aiuta a ritardare l’arrivo dei nutrienti nel flusso sanguigno, modulando il carico glicemico del pasto.

Inoltre queste fibre viscose fungono da prebiotico, ovvero da nutrimento per i batteri che vivono nel colon.

Alcuni microbi intestinali sono specializzati nella fermentazione della fibra solubile, i sottoprodotti di questa fermentazione sono necessari per nutrire le cellule che rivestono il colon.

I più importanti sottoprodotti della fermentazione sono acidi grassi a catena corta come butirrato, propionato e acetato.

Questi acidi grassi a catena corta hanno molte funzioni utili per il nostro organismo.

Regolano il sistema immunitario, contribuendo a prevenire patologie infiammatorie; incrementano le cellule immunitarie T, che aiutano a prevenire le risposte autoimmuni; attraverso l’ematopoiesi sono coinvolti anche nella formazione di altri tipi di  cellule del sangue.

Servono come facili substrati per il fegato per produrre chetoni che alimentano in modo molto efficiente i mitocondri; stimolano il rilascio del peptide PYY che aumenta la sazietà.

Il butirrato in particolare influenza l’espressione genica e induce apoptosi (morte cellulare programmata) diminuendo il rischio di cancro al colon e in altri distretti.

Il glucomannano riduce i livelli di grelina , l’ormone della fame; riduce i livelli di zucchero e insulina nel sangue, migliorando la sindrome metabolica, riduce il colesterolo in particolare abbassa LDL  e  TRIGLICERIDI, allevia la stipsi e migliora i movimenti intestinali.

Mi sembra che ci siano molte ragioni per introdurre gli shirataki nella nostra alimentazione quotidiana.

So che i benefici immensi sembrano incredibili e miracolosi, ma nessun alimento in realtà lo è.

Gli shirataki, come altri alimenti interessanti,  forniscono all’organismo ciò di cui necessita per stimolare certi processi, coadiuvando il miglioramento di alcune problematiche.

Vi consiglio di consumarne una quantità di circa 50 grammi al dì, altrimenti potreste avere dei simpatici mal di pancia, del tutto innocui e transitori, ma finchè la vostra flora non si è abituata alla tipologia e quantità di fibra, potreste avere qualche piccolo inconveniente.

Se  ci rompiamo un braccio non ci aspettiamo certo di guarire in 3 giorni, nemmeno in un paio di settimane. Allora perché aspettarsi che altre problematiche possano guarire in fretta, in virtù di un alimento così benefico?

Per le problematiche a lungo termine occorre essere realistici e se poi il nostro organismo è indebolito da abitudini alimentari o mentali inadeguate, non possiamo aspettarci un recupero prima di aver fatto un vero cambiamento e non una semplice cosmesi della dispensa,  à brit et à brac.

Ricordate: la maggior parte dei problemi di salute ci mette molti anni a svilupparsi e  non possiamo aspettarci una soluzione improvvisa.

Ci vuole tempo affinchè il corpo possa effettuare la guarigione.

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