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febbraio 2016

La mia storia, Monique Bert
About Me, Staff

La mia storia

Mi presento, mi chiamo Monica Bertoletti, sono naturopata, nata il secolo scorso sulle rive di un fiume, oggi residente fra due fiumi e un castello medioevale, nutro la passione di guidare gli individui verso più alti livelli di coscienza e di salute psicofisica.

La mia missione professionale è anche quella personale ed è la ragione per cui mi occupo professionalmente di salute. Sono esperta del metodo Kousmine, basato sulle ricerche cliniche e gli studi scientifici della d.ssa Catherine Kousmine, che ha dedicato la sua vita alla ricerca e alla cura dei malati. Il metodo è interamente basato sui principi della medicina occidentale classica: forti basi biochimiche, analisi scientifica del metabolismo in tutta la sua complessità, ricerca delle reali cause delle malattie, uso di tutti gli strumenti diagnostici e terapeutici che il progresso scientifico fornisce. Con in più una visione olistica dell’organismo che è stata la ricchezza della visione classica della medicina, che è andata un po’ perduta nella eccessiva frammentazione delle scoperte scientifiche moderne.

Il metodo si è rivelato efficace nel migliorare le risposte del sistema immunitario e quindi nel prevenire e combattere tumori e malattie autoimmuni (come la sclerosi multipla, la colite ulcerosa, l’artrite reumatoide, il morbo di Crohn, la spondilite anchilosante, il lupus eritematoso, ecc) o legate ad altri squilibri dell’organismo, che sono difficilmente curabili con terapie tradizionali. E permette anche alle persone sane di prevenire le malattie e rafforzare il loro stato di salute.
Il metodo esiste in varie versioni, inclusa quella vegetariana/vegana, adattabile secondo le necessità personali etiche e/o di salute. Questo è il pilastro base dei miei consulti alimentari, ma è affiancato dalle conoscenze naturopatiche di fitoterapia, aromaterapia, floriterapia, micoterapia e di tutti i prodotti salutistici destinati a favorire le funzioni fisiologiche dell’organismo, finalizzati all’attivazione e allo stimolo delle capacità di riequilibrio dell’individuo mediante l’armonizzazione delle funzioni vitali, che si ottiene anche con tecniche specifiche per la parte di competenza psicoemozionale, che caratterizzeranno gli studi a Riza, l’Istituto di medicina psicosomatica dove mi son formata, diplomata cum laude e specializzata, in particolare sulla lettura psicosomatica del corpo e le tecniche antistress del dr Raffaele Morelli.

Per ragioni personali, etiche e professionali non ricevo persone da web, ma spendo molto del mio tempo libero a regalare consigli professionali, qualora la situazione lo consenta, perché so cosa vuol dire stare male, anche se ritengo che le terapie naturali andrebbero sempre personalizzate e suggerite solo dopo lungo e attento colloquio vis à vis, i miei durano 2/3 ore.
Vengo da un’esperienza di malattia personale che ha caratterizzato molti anni della mia vita e la condiziona tutt’ora, ragion per cui ho modificato il mio percorso di studi e lavorativo, giungendo ad oggi a praticare la professione di naturopata, ormai da oltre un decennio, con grandi riconoscimenti personali e professionali.
Appassionata di autosufficienza e desiderosa di aiutare chi vuole imparare a gestire da sé la propria salute e benessere: infatti la naturopatia è una professione sanitaria che enfatizza la prevenzione, il trattamento e la promozione della salute ottimale attraverso l’uso di metodi terapeutici e modalità che incoraggiano il processo di auto guarigione (Vis Medicatrix Naturae).  Questo blog nasce dal desiderio di condividere il mio sapere, le mie esperienze professionali e personali. Scrivo anche sul blog di Alessandra Mastrolillo: Myvegidea.

I gruppi facebook dove condividere esperienze sono:

MEDICINA EUBIOTICA©: ALIMENTAZIONE NATURALE E BIOTERAPIE e SALUTE UN BENE PREZIOSO, PROTEGGILA.

Massimo
Staff

Massimo

Eccomi qui !

Mi chiamo Massimo, nasco nella metropoli piemontese, dove mi specializzo nel campo della chimica conciaria, che non applicherò mai, occupandomi sempre di sicurezza ambientale e certificazione di qualità nei settori chimico e delle materie plastiche.

Ai giorni nostri sono un docente di chimica, sicurezza e qualità, in un centro di formazione professionale in provincia di Cuneo.

Appassionato di fotografia naturalistica e trekking in montagna, binomio indispensabile per il mio star bene.

Alias Maxpina, in onore di un incidente ciclistico in montagna, con brutta frattura al femore destro  e “Stop” di 6 mesi da ogni tipo di attività, fisica e lavorativa. Quando ci si ferma, qualcosa cambia: il mio approccio alla quotidianità si trasforma letteralmente.

Come approdo allo staff di Food4care?

Già  l’incidente mi fece intuire che nulla succede per caso, inclusi incontri con persone che offrono spunti motivazionali che, in molti casi, portano a radicali cambiamenti di vita.

Così è stato conoscendo Maurizio e Donatella, veterani del Metodo Kousmine, anche quella volta l’incontro fu del tipo  “puntualmente a fagiolo” per i miei svariati problemi intestinali,  che  finalmente potei risolvere mettendo in pratica il metodo, insieme alla mia stupenda famiglia: mia moglie Adriana, ottima cuoca che ha trasformato il metodo Kousmine in succulenti piatti,  rendendo piacevole questo tipo di alimentazione, anche grazie alla sperimentazione dei benefici, insieme a mia figlia Elisa, Biologa nutrizionista a breve, che si occupa della parte scientifica in casa nostra, affiancando il sapere alla sperimentazione dei vari alimenti in cucina.

Ai giorni nostri, dopo aver frequentato i corsi e le conferenze sul metodo Kousmine, organizzato eventi e laboratori di cucina con medici Kousminiani, conosco Monique, un incontro fortuito che si rivela subito bellissimo, anche qui le persone giuste nel posto giusto, la possibilità di essere uno degli amministratori del gruppo facebook   e non ultimo, vista la mia passione per l’informatica, l’occasione di dare una mano nello sviluppo del blog.

MICROBIOMA: L’ELISIR DI SALUTE E LONGEVITA’
La parola alla scienza

MICROBIOMA: L’ELISIR DI SALUTE E LONGEVITA’

Ogni giorno è un dono, potremmo morire diverse volte, in effetti.

Crescono cellule tumorali, muffe;  i batteri ci aggrediscono e i virus ci infettano, senza tregua.

Ogni giorno  e più volte al giorno, qualcuno ci salva miracolosamente la vita.

Le cellule che crescono in modo anomalo vengono eliminate senza pietà, distrutte spore poco utili, massacrati virus e batteri inesorabilmente.

Un servizio senza prezzo di cui il sistema immunitario si fa carico ogni giorno per ventiquattro ore al dì, senza pause sindacali, per mezzo delle sue operaie, innumerevoli piccolissime cellule, esperte nel riconoscere tutti gli estranei, killer, ed ogni sorta di delinquente che attenta alla nostra salute.

La gran parte del nostro sistema immunitario è situato  nell’intestino (circa l’80%).

Eppure  non è tutto!

Migliaia di migliaia minuscoli esseri risiedono  ovunque dentro di noi, e la maggior parte di loro vive come una ciurma allegra e beata in quel meraviglioso antro che è il nostro intestino. Siamo una specie di vascello che trasporta una ciurma di batteri che vivono in simbiosi con noi, trasformandosi continuamente in base sia a ciò che mangiamo, ma anche grazie a tutte le nostre abitudini, nessuna esclusa. E badate bene, non si limitano a viaggiare gratis e gozzovigliare a nostre spese, bensì ci forniscono un genoma ricchissimo, da cui prendiamo a prestito una grande quantità di geni necessari a sopravvivere in un mondo di grande cambiamento, quello odierno.

Questo genoma costituisce il nostro secondo corredo genetico, si chiama MICROBIOMA  umano.

E’ cioè l’insieme dei microorganismi che in maniera fisiologica a volte patologica, vivono in simbiosi con il corpo umano e di tutti i geni che essi sono in grado di esprimere.

Invece l’esercito di piccoli alieni, per la maggior parte unicellulari, che vive dentro di noi prende il nome di MICROBIOTA.

Se da un lato i progressi nella microbiologia umana hanno consentito di debellare malattie che per millenni hanno falcidiato vite umane, dall’altra hanno fatto nascere la convinzione che debellare i microbi sia un’ottima cosa sempre e comunque, anzi prima lo facciamo meglio stiamo.  Questa convinzione è così radicata che oggigiorno si danno antibiotici con estrema facilità, senza considerarne le conseguenze a volte devastanti.  In pediatria il fenomeno è macroscopico ed ha raggiunto proporzioni molto preoccupanti,  si danno antibiotici ai bambini ai primi colpi di tosse, pensando che questo possa evitare complicanze importanti o letali.

Nulla di più sbagliato.

I batteri  sono presenti in ogni anfratto del nostro corpo e sono fondamentali per moltissime funzioni, influiscono pressoché su tutti gli aspetti della nostra salute e finanche sulla personalità.La mappatura del microbioma umano ci ha insegnato che siamo abitati da forme di vita unicellulari che hanno i loro scopi, sono stacanovisti, instancabili e ci ridefiniscono ogni momento,  questo dovrebbe ridimensionare il nostro EGO.

Il corpo umano è formato da circa diecimila miliardi di cellule (dieci trilioni). I microbi sono almeno dieci volte tanto.

Fa riflettere su chi siamo veramente.

Siamo sicuri di saperlo?

Quei virus che ogni tanto ci fanno venire dolores de panza fanno sorridere al confronto del fatto che conviviamo ogni giorno con questa comunità microbica immensa che gioca un ruolo essenziale in tutte le maggiori funzioni come la digestione in primis, il sistema immunitario e perfino il nostro umore e comportamento. Veramente più che una comunità si tratta di un intero Paese, fatto di tante differenti tribù: in ogni parte del corpo questi minuscoli esseri svolgono differenti funzioni e sono infatti molto diversi fra di loro.

Ad esempio io vengo divorata dalle zanzare. Negli anni ho ipotizzato di tutto, da brava naturopata.

I rimedi omeopatici non funzionano, Ledum Palustre al massimo mi fa ingrigire un po’ il niveo manto epidermico, ma alle zanzare continua a piacere tanto. Il gusto del mio sangue è dovuto in gran parte alle varietà  microbiche che ospito. Hai voglia di metter Autan.

Essi influiscono anche sul peso, su allergie, sull’artrite, sull’autismo, sulla depressione, sulla predisposizione a certe patologie e perfino sui livelli di ansia, che non sono solamente legati agli eventi esterni, che pure hanno la loro importanza  nell’aumentare il nostro livello di allarme.

Ognuno di noi possiede circa 20.000 geni umani, ospitiamo però dai due ai venti milioni di geni microbici, la somma dei loro geni supera di un bel pezzo il totale dei nostri! Ma dove stanno tutti costoro?

Napoleone di ritorno da una campagna militare inviò un celebre messaggio all’imperatrice: Arriverò a Parigi domani sera. Non lavatevi.

L’odore che abbiamo e che tanto piace al nostro partner.. non dipende dal karma o da qualche altra diavoleria, ma bensì … udite udite…dai batteri che ospitiamo! I microbi banchettano con le nostre secrezioni et voilà… il nostro odore personale! La pelle è invasa letteralmente dai microbi, essi hanno l’importante funzione di respingere microbi che potrebbero infettarci.

C’è un mondo da scoprire davvero.

Naso e polmoni sono strapieni. Le narici contengono 900 tipi di batteri.

Bocca  e stomaco, pullulano, determinando digestione e salute.

Ma la più estesa comunità microbica di tutto il nostro corpo sta nell’intestino.

Qui i microbi fanno una gran bella vita, è il Grand Hotel del corpo umano:  pasti a volontà e un efficiente sistema fognario. Nell’ intestino tenue avviene l’assorbimento della maggior parte delle sostanze nutritive utili al nostro organismo e da lì passano  nel torrente ematico.

Nel crasso invece viene assorbita l’acqua e i microbi fermentano le fibre indigerite utili a molti processi di nutrimento della flora batterica. I microbi intestinali sono i veri guardiani del nostro metabolismo. Da essi dipende quante calorie assorbiremo, quali tossine entreranno in circolo, come i farmaci agiranno su di noi e via discorrendo.

Quando ci troviamo nella pancia della mamma, di norma siamo privi di microbi. Per nove mesi siamo intoccabili. Il cibo è pre masticato, l’ossigeno pre respirato.

I polmoni e l’intestino materni filtrano ogni cosa prima che arrivi a noi.

Perfino i pensieri son quelli della mamma e passeremo la vita a cercare di comprendere un inconscio sofferente.

Il liquido amniotico è la nostra armatura inossidabile. Appena la sacca protettiva si spacca comincia la colonizzazione.Se prima eravamo esseri costituiti al 100% da cellule umane, ben presto veniamo occupati dagli alieni, tanto che a livello cellulare siamo umani al 10% e microbi al 90%. Non si nota solo perché le cellule umane son più grandi di quelle dei nostri nuovi inquilini.

La flora del canale vaginale è rigorosamente selezionata, la metà di questi microbi è di un solo tipo: lattobacilli, molto bravi a produrre acido lattico (non son quelli che sentiamo nominare nello yogurt, per cui non illudiamoci). Qui può sopravvivere solo quello che riesce a superare i controlli di sicurezza svolti dagli acidi. Dopo il parto ci sono i padri fondatori della nostra prima colonia batterica: germi vaginali e intestinali della madre, oltre a germi della pelle e quello che ha da offrirci l’ospedale.

Il nostro microbioma proviene dal microbioma materno con cui entriamo in contatto nel canale del parto: è la base di partenza, imprescindibile, che determinerà moltissime situazioni di salute e di come saremo per il resto della nostra vita.

I bambini nati con il parto cesareo non ereditano il microbioma della mamma, ma quello presente a livello cutaneo e son più soggetti a un certo numero di problematiche, inclusa l’asma, intolleranze alimentari, dermatite atopica, obesità.

Il microbiota del bambino si modifica molto rapidamente nei primi mesi di vita, a seconda del cibo con cui viene nutrito. Latte materno o artificiale determinano differenze molto rilevanti. Il latte materno contiene sostanze capaci di favorire lo sviluppo di microbi utili. L’esercito acido ci protegge dai cattivi intrusi, altri batteri cominciano subito ad addestrare il sistema immunitario e volenterosi aiutanti scompongono le prime sostanze digeribili del latte della mamma. Alcuni di essi ci mettono circa venti minuti a fondare la colonia successiva, in poche ore ci sono i pro- pro- pro nipoti. Nonostante l’incredibile crescita demografica dei batteri, dovranno passare circa tre anni prima che sui campi intestinali si sia formata una flora batterica adeguata. Fino ad allora nella nostra pancia avranno luogo drammatiche lotte intestine. Alcuni popoli finiranno in bocca, altri scompariranno nel nulla e altri rimarranno per tutta la vita con noi. Quelli che si insedieranno stabilmente dipendono in parte da noi e dal nostro comportamento:  prima succhiamo il latte dal seno materno, poi rosicchiamo la gamba di un tavolino in salotto  nel frattempo diamo caldi bacini al vetro della finestra o al gatto della zia.

Non sappiamo cosa riuscirà a imporsi né se abbia buone o cattive intenzioni.

Con la bocca accogliamo il nostro destino, il risultato finale si potrà  vedere solo in un campione di feci, è un gioco immenso con troppi sconosciuti per comprenderne dinamiche e decorso. Ma non siamo privi di aiuto, quello che è più utile, da neonati è la mamma.Non importa quanti bacetti al vetro o al gatto possiamo dare:  coloro che saranno molto coccolati dalla mamma saranno al sicuro da pericolosi intrusi, perché protetti dai microbi di mammà!

Anche i bifido batteri amanti del latte materno ci proteggono.

Grazie al loro precoce insediamento, questi microbi contribuiscono a plasmare le future funzioni dell’organismo, come il sistema immunitario e il metabolismo. L’allattamento ha molta importanza ed è in grado di aumentare in modo esponenziale  i batteri buoni, riducendo ad esempio il rischio di intolleranza al glutine.

Il latte materno è la vera sostanza magica per noi piccoli umani:  possiede tutto, conosce ogni cosa e può tutto!

Nel latte materno sono presenti anticorpi che ci difendono da batteri nocivi che possono esser trasmessi dalle leccate degli animali domestici o da altre fonti.

Dopo lo svezzamento il mondo dei batteri del bambino si rivoluziona, man mano che si introducono alimenti nuovi si devono creare nuovi tipi di batteri capaci di scomporre i nuovi cibi. I bambini africani posseggono batteri capaci di elaborare ogni tipo di strumentazione per disintegrare una dieta molto ricca di fibre e vegetali; in Europa i bambini hanno dei batteri lassisti che non si degnano di svolgere questo duro lavoro pur mantenendo la coscienza pulita, visto che i piccoli hanno mangiato insulse pappette e carne piena di ormoni ben omogeneizzata: nessuna fatica.

Il prof. Pecchiai, mio docente di Eubiotica diceva sempre: se il canino cresce a due anni, perché dare la carne, frullata, a sei mesi?

Oltre a produrre per necessità determinati strumenti i batteri possono anche prenderne a prestito.Ad esempio si è scoperto che i batteri  enterici dei  giapponesi sono entrati in comunicazione con quelli marini e hanno ricavato un gene che li aiuta a scomporre le alghe. Molti batteri sono tramandati geneticamente, ma non è facile che siano trasmessi, infatti devono trovarsi bene sul loro luogo di lavoro.Per esser adatti al nostro intestino devono piacergli le nostre cellule intestinali, il clima e il cibo a disposizione, insomma l’ambiente deve essere accogliente e ben disposto;  questi fattori che sono totalmente differenti da persona a persona e dipendono dallo stile di vita, dagli incontri casuali, dalle malattie, da ciò che ci appassiona, da come trascorriamo il tempo e con chi e contribuiscono alla formazione del mondo nella  nostra pancia. Nemmeno i gemelli che condividono il patrimonio genetico hanno flora batterica identica.

Gli studi dimostrano l’importanza dei batteri che raccogliamo nelle prime tre settimane di vita, per formare il nostro sistema immunitario. Già tre settimane dopo la nascita possiamo prevedere quanto elevato sarà il rischio di soffrire di allergie, asma o dermatite atopica, in base ai prodotti del metabolismo dei nostri batteri intestinali. Un terzo circa dei bambini nei paesi industrializzati occidentali, viene al mondo con parto cesareo, niente angusti passaggi nel canale vaginale, né lacerazioni del perineo o espulsioni di placenta in modo naturale. Questi bimbi hanno contatto con la pelle di varie persone, prima ancora che con quella materna, guanti di lattice, dito indice della caposala Maria Luisa, germi e batteri che son passate dalla mano del pasticcere a quelle del babbo che porta i cioccolatini alla mamma e perfino il gatto della zia presente alla nascita poterebbe contribuire pesantemente alla costruzione della flora intestinale, dato che non si forma con i germi specifici della madre. Per questi piccoli sventurati anche il contributo di una perfetta sconosciuta come la donna pulizie, diventa importante: avrà pulito il lavandino con amore o recriminando per il basso stipendio ricevuto? La flora della pelle è esposta al mondo esterno e non rigorosamente regolata come quella vaginale e tutto ciò che viene raccolto in giro può trovarsi velocemente nell’intestino del neonato. Secondo uno studioso, l’ideale sarebbe trovare il modo, non è stato individuato quale, di passare sul corpo del bambino dei microbi vaginali, magari col cotton fiocc. Può sembrare un tantino poco ortodosso, ma data l’importanza di questo imprinting, un pensierino ce lo farei.

I  bambini nati col parto cesareo ci mettono molti mesi per sviluppare normali batteri intestinali e solo  a partire dal settimo anno di vita non sarà più possibile distinguere la flora intestinale dei bambini nati col parto cesareo o naturale. Ovviamente anche un’alimentazione sbagliata, l’inutile utilizzo di antibiotici o altri farmaci, un’eccessiva quanto inutile pulizia con prodotti troppo aggressivi o l’ incontro con germi nocivi  influirà  pesantemente sulla flora batterica di un neonato, almeno nel breve termine. Sul lungo termine l’alimentazione determinerà invece un influsso determinante sul microbioma  (ricordo il significato dei due termini: microbiota:  insieme dei nostri microbi, microbioma:  definisce il patrimonio genetico).

Insomma abbiamo visto che sulla mucosa intestinale esiste un vero e proprio sistema immunitario capace di “dialogare” con le cellule di tutto l’organismo, dal cui benessere dipende  sostanzialmente tutta la nostra salute.

Prendersene cura è un DOVERE.

Il microbiota è sovente  molto sottovalutato. Eppure, sia che siamo in salute, o in malattia, esso determinerà l’evoluzione del nostro essere.

La simbiosi che stabilirà, ostacolerà o favorirà l’insediamento e lo sviluppo degli agenti patogeni e modulerà  i fisiologici meccanismi di difesa, regolando la digestione dei cibi, l’assorbimento e l’assimilazione di tutte le componenti del cibo, inclusa la corretta eliminazione e smaltimento delle sostanze inutilizzate. Sempre da qui parte o viene coadiuvata la produzione di  ormoni e altre sostanze che facilitano una comunicazione bi-direzionale con il sistema nervoso centrale.

E’ facile perdere questo equilibrio e la malattia sarà in agguato.

Il nostro ritmo di vita disumano, lo stress che ne deriva, l’alimentazione scorretta e raffinata,  l’uso prolungato di farmaci possono provocare alterazioni nella flora intestinale, causando moltissimi disturbi, incluso il senso di gonfiore e tensione addominale, pesantezza, nausea, difficoltà digestive, attività intestinale irregolare (accelerata o rallentata).

Questo squilibrio, sovente viene spesso ignorato dalla classe medica quando non trova diagnosi patologica e non sa come poter gestire la situazione per riportarla all’omeostasi.  Purtroppo questo atteggiamento è probabile che possa portare a compromettere anche le funzioni di altri organi quali fegato, reni, muscoli, articolazioni e pelle.

Ecco perché anche alcuni sintomi sia fisici che psicologici, pur non immediatamente correlabili all’intestino, come candidosi, intolleranze alimentari, cefalea, mal di testa, insonnia, dolori articolari, in realtà spesso dipendono proprio da esso! All’alterazione del microbioma umano si deve una più elevata incidenza di malattie autoimmuni, di malattie infiammatorie intestinali, malattie metaboliche, diabete, obesità,  disturbi cardiovascolari, disturbi d’ansia e via discorrendo quelle succitate.

Il nostro corpo è un ecosistema complesso che funziona grazie alla sinergia di una genetica mista fra geni umani e geni batterici.

Dai batteri prende in prestito molti geni  che gli servono per adattarsi e funzionare al meglio. Tutte le volte che una parte di questi batteri viene distrutta,  (con i loro geni), nell’organismo si origina un danno dovuto all’alterazione di questo ecosistema,  che può avere conseguenze per periodi molto lunghi, talvolta di molti anni.

I batteri non sono killer, al contrario sono nostri amici ed è importante imparare a nutrirli e accudirli al meglio delle nostre possibilità, per garantirci una miglior salute e longevità, ad esempio attraverso l’alimentazione.

batterio-buono

Ma come agisce esattamente l’alimentazione sul microbioma?

La ricerca sta ancora muovendo i primi passi e visto il grande potere del microbioma di modellarci a sua immagine e somiglianza, di certo un’alimentazione salubre è il modo migliore, nel frattempo, per limitare i danni e quando capiremo meglio come influenzarlo, avrà anche il potere di curarci meglio di tanti farmaci, soprattutto per quelle patologie refrattarie ad ogni tipo di terapia medica.

Ed ecco che il bipede implume di  Platone: l’UOMO, con intelligenza superiore ad ogni altra specie, erede dell’Universo pur col portafoglio all’ultimo grido ben pieno di carte di credito, nel terzo millennio scopre di non avere nessun potere o quasi su ciò che è in grado di salvargli davvero la vita.

Quanta strada ancora da fare, e ci proponiamo INSIEME di esplorarla!

MEDICINA NATURALE VS MEDICINA ALLOPATICA
La mia idea di salute

NATUROPATIA LA VIA DEL BENESSERE

La natura fa sempre ciò che è meglio per noi, per farci stare bene.

La malattia serve esattamente a questo: arriva per segnalarci che qualcosa non va e quasi sempre, all’origine del problema, c’è un nostro comportamento sbagliato: nell’ alimentazione e nelle abitudini di vita, nel modo di pensare o gestire le nostre forze, le emozioni e gli affetti. Oppure nella mancanza di conoscenza di qual è la nostra natura più profonda.

C’è una sola cosa che possiamo veramente fare per guarire: dare voce e ascolto al sintomo, per comprendere appieno le ragioni profonde della malattia e potervi porre rimedio. Questo è ciò che fa la naturopatia: mantenere una buona salute e prevenire le malattie! Un buon naturopata serve a guidarvi in questa direzione, con tutti i mezzi di cui dispone.  Scopo della medicina allopatica, oggi, per come è configurata e come si è evoluta, è invece l’eliminazione dei sintomi, senza ricercare una vera comprensione, ma limitandosi a trovare il meccanismo, su base organica, che  sembra generare il malessere.

La medicina moderna ha grandissimi pregi, sia ben inteso: una diagnosi accuratissima e una medicina d’urgenza senza pari, ragion per cui ammiro e sostengo chi svolge questo duro lavoro, fra mille difficoltà, ahimè anche burocratiche di questi tempi. Per quanto riguarda prevenzione e cura dell’organismo attraverso un profondo riequilibrio, purtroppo, davvero non ci siamo, la medicina allopatica è ancora lontana anni luce da questo traguardo. In parole povere, in caso di incidente stradale, attacco cardiaco, parto cesareo o febbre altissima senza evidente causa o in ogni altra situazione in cui si renda necessario un intervento d’emergenza per salvare la vita, è fondamentale (e aggiungerei esclusiva) la medicina allopatica.

Così come un antibiotico è doveroso di fronte a un’infezione grave se non è altrimenti risolvibile: va preso e non si discute nemmeno.

Ma questo non è costruire salute.

La medicina naturale, e in particolare modo la naturopatia di cui mi occupo, si rivela invece essenzialmente preventiva, cioè insegna uno stile di vita orientato a mantenere integro l’organismo il più a lungo possibile, riducendo il ricorso ai farmaci di sintesi o limitandone i danni qualora sia necessario assumerli.

In caso di problemi cronici, la naturopatia può inoltre affiancare la medicina allopatica, in quanto lo stile di vita sano può influire positivamente sulla modulazione dei sintomi. La differenza fondamentale fra l’approccio naturopatico e quello allopatico consiste nell’aspetto sul quale si focalizzano: la naturopatia osserva la persona nel suo insieme (cioè corpo inclusa la dimensione genetica, cioè la costituzione ereditata, mente, energia, spiritualità, socialità, ambiente in cui viviamo, sia la nostra casa che il nostro pianeta, in quella che viene definita “dimensione olistica”) mentre la medicina allopatica concentra sempre più l’attenzione sul singolo sintomo (per cui esistono vari specialisti, dal gastroenterologo, al cardiologo, all’ortopedico, ecc.).

David Servan Scheiber racconta una bellissima storia nel suo libro l’Anticancro:

“IL PRINCIPIO TIBETANO

La mia visione della medicina ha iniziato a scricchiolare nelle vie di Dharamsala, in India, dove ha sede il governo tibetano in esilio. Nel corso di una missione umanitaria presso gli orfani tibetani, mi sono reso conto che in quella città esistevano due sistemi sanitari paralleli. Il primo faceva perno sul Dalac Hospital, un moderno istituto occidentale, con i reparti di chirurgia e radiologia (compresa l’ecografia) e i medicinali a cui siamo abituati noi. Attorno a quell’ospedale, medici formatisi in India, ma all’occidentale, oppure in GB o negli USA, praticavano nei loro studi privati la stessa medicina che era stata insegnata a me. Nelle nostre conversazioni parlavamo degli stessi testi di riferimento e ci capivamo al volo.
Sempre lì esistevano, però, anche una facoltà universitaria in cui veniva insegnata la medicina tibetana tradizionale, una manifattura che produceva rimedi ottenuti dalle piante e una schiera di medici tibetani che curavano i pazienti con metodi completamente diversi da quelli che avevo studiato io. Esaminavano il corpo come se fosse un giardino: non cercavano i sintomi della malattia, spesso evidenti, quanto piuttosto i difetti del terreno, ciò che gli mancava per difendersi dalla malattia. L’obiettivo era capire come fortificare l’organismo, ossia la terra di quel giardino, per spingerlo a combattere con le proprie risorse il disturbo che aveva portato il paziente dal medico.
Non avevo mai guardato alla malattia in quell’ottica e un simile approccio mi lasciava parecchio perplesso, anche perchè i colleghi tibetani suggerivano rimedi che ai miei occhi apparivano del tutto esoterici e probabilmente inefficaci. Parlavano di agopuntura, di meditazione, di infusi e, soprattutto, di correggere l’alimentazione. Nel mio sistema di riferimento nulla di tutto ciò poteva essere veramente efficace, se non forse per dare un minimo di speranza al paziente, tenendolo occupato e lasciandogli credere che gli servisse a qualcosa…
Mi domandai allora che cosa avrei fatto se fossi stato tibetano e mi fossi ammalato. Potendo scegliere fra quei due diversi approcci sanitari, quale avrei preferito? Rivolsi questa domanda a tutte le persone con cui lavoravo o che avevo l’occasione di incontrare. […] Ero convinto di mettere quelle persone davanti a un dilemma: avrebbero scelto la medicina occidentale, moderna ed efficace, o quella ancestrale – che lo era necessariamente di meno – per rispetto della tradizione?
Puntualmente, tutti mi guardavano come se avessi posto una domanda assolutamente stupida. “Ma è ovvio”, era la risposta unanime, “se si tratta di una malattia acuta, come una polmonite, un infarto o un’appendicite, bisogna rivolgersi alla medicina occidentale, che ha terapie rapide ed efficaci per le crisi. Ma se si tratta di una malattia cronica è meglio rivolgersi ad un medico tibetano, che usa terapie più lente, si, ma che curano il terreno in profondità, il che a lungo termine è l’unica cosa che funziona davvero”.
E il cancro? Si calcola che occorrano fra i 4 e i 40 anni perchè una prima cellula mutante possa trasformarsi in un tumore maligno. Va dunque ritenuta una malattia acuta o cronica? E che cosa facciamo noi, in occidente, per “curare il terreno”?
tratto dal libro ANTI CANCRO del dott. David Servan-Schreiber”

La naturopatia si occupa dunque del terreno in cui le nostre cellule crescono, vivono e muoiono.

Sostenere il terreno è di aiuto in qualsiasi patologia.

Della naturopatia, fanno parte varie pratiche: dall’alimentazione naturale a varie forme di digitopressione (come la rIflessologia plantare e lo shiatzu), dalle terapie energetiche (cromoterapia, cristalloterapia, reiki, kinesiologia, floriterapia e molte altre) ai massaggi (ayurvedico, thailandese, psicosomatico, ecc.), dalle pratiche di igienismo naturale (idroterapie, saune, infrarossi, ecc.) alla fitoterapia e omeopatia.

Tutte però sono volte a riequilibrare un organismo che ha perso la sua omeostasi.

Più nello specifico l’allopatia si concentra soprattutto sulla malattia organica, si rivolge prevalentemente su elementi esogeni, virus, batteri, come pure sulle lesioni e sulle malattie strutturali. L’approccio pratico si divide in diverse fasi, il malato racconta i propri sintomi al medico, che sono approfonditi in seguito attraverso indagini di laboratorio o strumentali, il medico giunge così a una diagnosi e una prognosi, ovvero come può evolvere la malattia, e quindi la terapia: prescrive dei farmaci per combattere la malattia, ovvero l’eliminazione dei sintomi, che in allopatia equivale a sconfiggere la malattia.

Anche nella medicina naturale occorre avere una diagnosi, che è demandata come compito specifico del medico, una volta individuato il problema si mettono in atto tutte le conoscenze, antiche e moderne, che possono aiutare quell’organo a riprendersi, dolcemente, senza effetti collaterali. La naturopatia non è necessariamente  una medicina alternativa, in quanto può integrare alimenti ed integratori basandosi anche sugli studi scientifici, per cui non è  nemmeno in opposizione alla medicina convenzionale, sovente è complementare.

C’è infatti un segreto ben nascosto dalle case farmaceutiche e anche molti medici se ne sono scordati da tempo: l’essere umano possiede straordinarie capacità di autoguarigione.

Per quanto riguarda in particolare la naturopatia da me praticata, con formazione psicosomatica, presso l’Istituto Riza di Medicina  Psicosomatica a Milano, il mio compito specifico è di favorire le condizioni propizie perché venga ripristinato l’equilibrio di mente e corpo, ovvero comprendere come posso costruire un percorso su misura, unico e personalizzato, per poter stimolare le capacità di autoguarigione di chi viene per chiedermi aiuto.

 La mente e il corpo umano sono il miracolo più soprendente del Creato.

Per recuperare il benessere più o meno intensamente compromesso, l’organismo elabora tutta una serie di azioni rivolte al processo di autoguarigione e così manifesta sintomi sia acuti che cronici: sta cercando di risolvere il problema.  Il vero pericolo è quando si arrende e si ha una patologia ben più grave, perchè non è più in grado di gestire la mole di lavoro intensa che gli abbiamo procurato. Il mio obiettivo non è mai quello di combattere il sintomo, bensì di comprendere come il malato può muoversi per far circolare al meglio le sue energie, al fine di attivare quei processi di autoguarigione che consentono di migliorare le cose.

Come? Educando alla prevenzione, cura e al mantenimento dell’equilibrio fisico o mentale, responsabilizzando in prima persona l’assistito.

E’ un vero e proprio ritorno alla natura mediante un’alimentazione equilibrata, respirazione corretta, esercizio fisico, rilassamento intenzionale e riposo mirato, utilizzo dei bagni con aromi naturali per eliminare le sostanze tossiche dall’organismo, aiutando la salute a manifestarsi di nuovo! Quando chi sta male comprende l’importanza della sua partecipazione attiva nel poter gestire la difficoltà che vive, spesso diventa il solo protagonista di ciò che accade e si incammina su un percorso di guarigione.

Chi ha studiato medicina lo sa: il termine guarigione non è mai contemplato, men che meno la guarigione spontanea. Un riferimento occasionale all’effetto placebo è invece menzionato nei testi convenzionali. Molti trattamenti convenzionali si limitano a poco più di un effetto placebo, col rischio di molti effetti collaterali. Spesso questo è bypassabile con il ripristino di uno stile di vita ottimale e integrazione adeguata.

La nostra salute è influenzata da fattori interni, che dipendono da noi ed da fattori esterni o climatici. Questi ultimi sono facilmente comprensibili e sappiamo che il nostro fisico è sensibile agli sbalzi di temperatura, specialmente se giungono improvvisamente o fuori tempo. Se un eccesso di freddo in inverno può causare malanni, questi saranno più seri se il freddo arriva d’estate ed anche un periodo eccessivamente caldo d’inverno è portatore di guai. Periodi particolarmente delicati sono poi quelli di cambio di stagione: l’autunno con i primi freddi e l’umidità favorisce i reumatismi, la pressione arteriosa sale e aumentano i rischi per gli ipertesi, l’inverno porta la classica influenza, in primavera i primi caldi portano stanchezza e sbalzi di umore mandando in crisi chi ha la pressione bassa ed i caldi estivi aggiungono problemi venosi e difficoltà circolatorie alle gambe. Fra le cause esterne di malattia l’antica medicina ayurvedica e cinese annoverano anche quelle cosmiche, causate cioè dal sovrapporsi dei campi magnetici creati da pianeti, stelle e costellazioni, capaci di influenzare il funzionamento di organi e apparati, compreso il sistema immunitario ed il delicato sistema nervoso.

Anche i materiali con cui è costruita la nostra casa possono esser complici di malessere. E ovviamente l’ alimentazione, l’inquinamento e le scorrette abitudini di vita come il fumo e l’abuso di alcolici sono attualmente una delle maggiori fonti di malattia. Le carenze alimentari nel terzo mondo o, peggio, la pessima qualità e gli eccessi dei paesi civilizzati indeboliscono il nostro corpo favorendo l’instaurarsi di mali che neanche la medicina moderna riesce a curare.  L’eccessivo uso di farmaci è estremamente nocivo per la nostra salute, ma il vero male della nostra epoca è sicuramente lo stress che assieme ai pensieri ed alle emozioni negative provoca effetti devastanti sulla nostra salute, è il più potente immunosoppressore del nostro secolo.

Se pensiamo che ci alimentiamo come minimo tre volte al dì e che secondo gli studi del WCRF (Word Cancer Research Foundation, il massimo organo medico che studia correlazioni fra cibo e cancro) oltre il 30% del rischio di cancro è dato esclusivamente dal cibo, comprendiamo come patologie e farmaci sono solamente eventi accidentali nel nostro percorso di vita e quanto si possa fare invece con un’adeguata prevenzione, ad esempio, attraverso il cibo, come si fa nel metodo Kousmine.  Ad esso possiamo dare un’ulteriore contributo con l’integrazione specifica, che sostenga le funzioni organiche carenti, a seconda della nostra costituzione, e sostenga l’organismo nei cambi di stagione, ottenendo così una buona qualità di vita, difficilmente raggiungibile se interveniamo sull’organismo solamente quando manifestiamo un sintomo: sarebbe come dare una martellata alla spia che si accende sul cruscotto quando siamo in riserva, certo non darebbe più un fastidioso lampeggiamento, ma prima o poi resteremo a piedi, senza alcuna ombra di dubbio.

Purtroppo in occidente la medicina si attiva quasi sempre quando abbiamo sintomi manifesti e lesioni patologiche che è spesso difficile curare e occorre intervenire con farmaci potenti, quali oggi disponiamo, con l’apparente risultato di stare meglio, per avere ridotto le manifestazioni sintomatiche, ma senza aver sostenuto e ricreato le funzioni che necessitavano di un intervento più profondo, anche sul piano psichico ed emozionale.

Del resto i medici studiano pochissimo alimentazione e anche dietisti e nutrizionisti si limitano all’aspetto fisiologico del cibo, eslcudendo tutto ciò che contribuisce a far di un essere umano un individuo unico.

Occorrono specifiche conoscenze per poter agire in riequilibrio  di un organismo provato e squilibrato e il medico di base o lo specialista, purtroppo, hanno solo una visione limitata del problema, a volte utile, a volte nemmeno tanto.

Vi è anche un problema di fondo: la sperimentazione farmacologica e gli studi sui farmaci sono effettuati in tutto il mondo, con poche eccezioni, dalle stesse aziende che producono farmaci, per cui non possiamo certo aspettarci che ci suggeriscano di mangiare cavoli a merenda, fra i più potenti antitumorali del pianeta, perché il cavolo, in quanto sostanza naturale, non può essere brevettato, mentre le molecole chimiche sì, con grandissimo profitto per molti anni.

Certo è che i medici si oppongono a volte in modo molto importante alla medicina naturale e non sempre per ragioni nobili. Citando Koestler, credo che si riassuma così questa avversione: “L’inerzia della mente umana e la sua resistenza all’innovazione si dimostrano più chiaramente non, come si potrebbe pensare, nelle masse incolte, ma bensì nei professionisti coi loro interessi acquisiti per tradizione e per il monopolio del sapere. L’innovazione costituisce una duplice minaccia per le mediocrità accademiche: essa mette in pericolo la loro autorità di oracoli ed evoca il timore più profondo che tutto il loro edificio intellettuale, laboriosamente costruito, possa crollare.” (Artur Koestler: da “I Sonnambuli”).

Anche l’OMS spiega benissimo ciò  che ci si aspetta da un NATUROPATA:

“La naturopatia mette l’accento su prevenzione, trattamento e promozione della salute attraverso l’uso di metodi terapeutici e modalità che favoriscono il processo di auto-guarigione -vis medicatrix naturae (forza guaritrice della natura). Gli approcci filosofici della naturopatia comprendono la prevenzione delle malattie, il promuovere le capacità di guarigione intrinseche del corpo, il trattamento naturale di tutta la persona, la responsabilità personale per la propria salute e l’istruzione dei pazienti a stili di vita salutari. La naturopatia miscela la millenaria conoscenza delle terapie naturali con i progressi in corso nella comprensione della salute umana. Naturopatia, pertanto, può essere descritta come la prassi generale delle terapie naturali. {…}”

“Benchmarks for training in naturopathy” – Organizzazione Mondiale della Sanità –

Ciò che facciamo col metodo Kousmine, di cui sono esperta, rispecchia per filo e per segno la definizione OMS, infatti utilizza l’alimentazione come pilastro fondamentale del riequilibrio generale, sia in salute che in malattia, insieme ad integrazione specifica. E’ un metodo che si è rivelato efficace nel migliorare le risposte del sistema immunitario e quindi nel prevenire e combattere tumori , malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, colite ulcerosa, artrite reumatoide, morbo di Crohn, spondilite anchilosante, lupus eritematoso, ecc.) o altre legate a squilibri dell’organismo, che sono difficilmente curabili con le terapie tradizionali. E che permette anche alle persone sane di prevenire le malattie e rafforzare il loro stato di salute.

Il metodo Kousmine è basato sulle ricerche cliniche e sugli studi scientifici della d.ssa Catherine Kousmine, che ha dedicato la sua vita alla ricerca e alla cura dei malati. Non è medicina alternativa. E’ interamente basato sui principi generali che hanno fatto grande la medicina occidentale classica: forti basi biochimiche, analisi scientifica del metabolismo in tutta la sua complessità, ricerca delle cause reali delle malattie, uso di tutti gli strumenti diagnostici e terapeutici che il progresso scientifico offre. Con in più una visione olistica dell’organismo, che è stata la ricchezza della visione classica della medicina e che è andata un po’ perduta nella eccessiva frammentazione delle specializzazioni mediche moderne. Il metodo è completamente aggiornato secondo le ultime ricerche documentate da fonti scientifiche attendibili.

Come esperta del metodo ho avuto modo di approfondire le dinamiche della malattia cancro e ho avuto l’ennesima conferma che le malattie non sono scollegate tra loro come potremmo pensare, alcune di esse sono una la causa dell’altra e così come viene fatto in Medicina Tradizionale Cinese, impiegata dagli stessi medici agopuntori per trattare le persone, sarebbe opportuno di una persona identificare piuttosto che una “malattia” il suo quadro, il suo “puzzle” appunto. Infatti ogni parte del corpo è collegata alle altre e la malattia, qualunque essa sia, va compresa a fondo, ma per fare questo è inevitabile dover considerare tutte le cause scatenanti anche sulla base di tali collegamenti dei vari distretti corporei. Quello che appare in una zona del corpo, infatti, non è legato esclusivamente ad un problema di quella specifica parte.

Avete mai avuto esperienza di un medico che vi chieda da quali cibi è composta la vostra alimentazione? Che vi interroghi sulla eventuale vicinanza della vostra abitazione ad una centrale elettrica o a dei cavi di alta tensione, ad un cementificio, ad un impianto di incenerimento, ad una discarica?

Esatto, nella quasi totalità dei casi i medici allopatici non considerano quelle che sono alcune delle maggiori cause scatenanti delle malattie, da quelle cardiovascolari fino al cancro.

La buona notizia  è che esistono strategie, anche naturali per disintossicare il corpo da specifiche tossine e veleni emesse dalle industrie nell’ambiente, sia con la fitoterapia che con cibi specifici.

Nella fitoterapia si utilizza il principio attivo di una pianta, cioè la particolare molecola con proprietà medicamentose che può trovarsi in maggiore concentrazione nella radice, nella corteccia, nella foglia, nel fiore o nel frutto. In questo caso si suppone che maggiore è la concentrazione del principio attivo, maggiore è anche l’efficacia terapeutica. In questo la fitoterapia si avvicina concettualmente alla medicina allopatica, i cui farmaci d’altronde hanno storicamente preso origine proprio dai rimedi erboristici. Vi è però una grande differenza fra l’azione di un farmaco e quella di una pianta: le piante hanno un enorme vantaggio in termini di sicurezza. Le sostanze ormonosimili presenti negli estratti vegetali sono sempre complessate (legate ad altre sostanze naturali come tannini o flavonoidi, che ne modulano il rilascio), l’organismo decide in base alle proprie esigenze e agli eventuali deficit SE e COME trasformarle gradualmente in sostanze di cui necessita.

Basti pensare agli isoflavoni della soia che si comportano come SERM (Selective Estrogen Receptor Modulator), ovvero stimolano gli estrogeni in difetto ed eliminano quelli in eccesso. E riguardo all’utilizzo di sostanze complessate, il classico esempio che si fa nelle scuole di erboristeria è questo: la spirea, pianta da cui è stata “copiata” la sostanza naturale dell’aspirina chimica, può essere utilizzata anche da chi è allergico all’aspirina, senza alcun danno. Inoltre la spirea non inibisce la sintesi del collagene, uno dei meccanismi di riparazione delle ferite, per cui dopo aver preso una sola aspirina, se dovessimo subire un incidente potremmo avere una grave emorragia, cosa che non accade con la spirea, che pur ha effetti similari sulle infiammazioni e dolori.

Appare chiaro che la via della natura è una via di grandi soddisfazioni, ma anche di considerevole impegno, dalla presa di coscienza al mettere in atto i comportamenti idonei a perseguire la propria salute.

Non esiste infatti un trattamento standard che vada bene per tutti, ma occorre un trattamento cucito su misura che vada bene proprio per ciascuno.

Questo non è facile e deve essere rivisto e aggiornato in base a esigenze che mutano, col tempo, con noi. Insomma, costruiamo insieme il nostro puzzle.

La medicina naturale, che sia alternativa, integrata o basata su studi scientifici, ha molto spesso una soluzione risolutiva, purchè ci si impegni a seguirla con serietà, correggendo i propri sbagli e non si abbiano aspettative magiche e purchè praticata da professionisti preparati (e questi non sono facili da trovare).

Resto dell’opinione che è assolutamente giusto che ciascuno si curi seguendo i dettami della medicina in cui si identifica, perché compiere scelte alternative, che non siano meramente votate a seguire pedissequamente le istruzioni del terapeuta, implica un prendersi cura di sé che va ben oltre ogni aspettativa e che si evolve insieme a noi. Certo la pillola da ingoiare senza alcuna fatica resta per molti la soluzione più semplice da gestire, ma non ci porterà molto lontano dal nostro problema, che prima o poi si farà sentire con voce più alta.

La malattia è un messaggio specifico dell’organismo, come un postino che suona per consegnare una raccomandata, se non apriamo tornerà, alzando sempre più la voce per farsi sentire. Sta a noi decidere se aprire al postino.

E suona molto più che due volte.

GLUCOSATA PER BOCCA
I rimedi naturali

GLUCOSATA PER BOCCA

Il nostro corpo segue regole perfette.
Conoscere la nostra fisiologia, rispettarla e utilizzare in maniera appropriata i rimedi che la stimolano adeguatamente, è molto utile e ci aiuta a vivere meglio.
In caso di cefalea da disordine epatico, nelle crisi allergiche, nei pruriti generalizzati apparentemente senza ragione, ma spesso provocati dai sali biliari, da tossine endogene o da conservanti alimentari, in caso di nausea e vomito, dissenteria, acetone, la seguente soluzione sovente aiuta, in quanto sostiene la funzione epatica disintossicando.

Sciogliere in un bicchiere di acqua 1 cucchiaio colmo di zucchero.
Bere a sorsi piccoli, anche per evitare picco glicemico.

Disintossicazione alimentare, da farmaci o di qualsiasi altra natura:
1 sorso (un cucchiaio circa) ogni 30′

Crisi allergiche (lingua che brucia o tosse stizzosa: un sorso ogni 5′ per eliminare velocemente la sostanza allergogena.

Crisi di cefalea da disordine epatico: 1 sorso ogni 15 minuti.

Pruriti generalizzati e tutti gli altri casi: 1 sorso ogni 20′, anche per tutto il giorno. (Un litro di soluzione).

In tutti i succitati casi, in genere già dopo il secondo o terzo sorso il malessere tende a diminuire, per assestarsi dopo il quinto o sesto.
Nei soggetti disidratati, bere mezzo litro nell’arco della giornata, con 3 cucchiai di zucchero.

Soluzione che corrisponde a una glucosata per bocca al 5%, che la via naturale di assunzione permetterà all’organismo di utilizzare questo zucchero in modo fisiologico, difendendosi da iperglicemie, benefici che spesso non si hanno con la somministrazione parenterale.

Fonte: Bioterapia nutrizionale e funzioni organiche
Ed. Red D. Arcari Morini, A. D’Eugenio, F. Aufiero.

Le leggi dell'amore,
Pensieri al femminile

LE LEGGI DELL’AMORE

Non mi piacciono le ricorrenze obbligate.
Ma proprio per nulla.
Soprattutto quelle che vengono dissacrate da gadget e parole inutili.
Credo che dell’Amore, di questa meravigliosa parola, si abusi, ogni giorno.
Soprattutto ai tempi del web.
Ma se proprio dobbiamo parlarne, ed oggi ci sarà modo per tutti noi, parliamo dell’ amore per noi stessi, presupposto fondamentale per poter amare chiunque altro.
Una giornata dedicata all’Amore è l’occasione ideale per fare un viaggio interiore e guardare con affetto, comprensione ed empatia al nostro percorso.
Una volta volevo dar fuoco al mondo.
Ed oggi, in effetti, conservo un po’ di cenere, a ricordo dei miei sogni.
Qualche scintilla luminosa ogni tanto ancora si vede, in certi momenti.
Quello che mi lascia sempre esterrefatta, quando ascolto le storie delle persone, è come nel corso degli anni abbiano sepolto i sogni preziosi sotto strati di macerie, anzichè dar loro vita.
Da piccola volevo curare le persone.
Oggi, sovente, quando parlo con i malati mi chiedono: “perchè non ha studiato medicina”?
Perchè non volevo studiare medicina, è semplice!
Volevo CURARE le persone.
Che richiede una vocazione e un’adesione del cuore totalizzante e capace di compassione, dedizione, sacrificio di sè e tanto tanto AMORE.
Il mio percorso non è certo stato semplice, nemmeno lineare.
Son passata dal cancro e diverse altre vicissutidini, per arrivare dove sono oggi.
Ma quel che è certo è che non ho sepolto nessun sogno.
Qualcuno l’ho realizzato e qualcuno è in attesa di realizzarsi.
E stiamo sicuri che non intendo rinunciarvi!
Alla faccia delle ciance vane, delle difficoltà di ogni tipo e delle malelingue.
Per strada ho perso strati di ingenuità, buone intenzioni, ho subito amare sconfitte, deviazioni, delusioni, rifiuti, scelte sbagliate, il mio tempismo a volte ha fatto veramente pietà, i miei sforzi sovente caotici, le circostanze impreviste mi hanno confusa e ferita, i capricci del destino li avrei presi per i capelli e probabilmente metterò nel conto anche qualche occasione perduta.
Perfino qualche amicizia che credevo per la Vita è finita per sempre.
Affetti prêt-à-porter di parenti improbabili son rimasti laddove dovevano rimanere.
Io non voglio certo essere una “se-potessi-sarei” o, peggio, “se volessi-potrei-essere”.
I sogni, per essere realizzati, richiedono un requisito fondamentale: che tu ci sia!
Oggi.
Tutta intera.
Fare, fare-fare-fare?!!!
Sì, qualcosina.
Ma se non SEI, è difficile che il FARE ti porti da qualche parte.
Essere una donna che si occupa di guarigione è ESATTAMENTE ciò che voglio essere.
Inutile raccontarcela, il nostro lavoro la dice molto lunga su chi vogliamo essere nel mondo, su dove siamo arrivati nella nostra evoluzione.
Non raccontiamoci storielle, che dopo una certa età, non son più adatte se non a farci ammalare.
Alcuni lavori forse non rappresentano chi siamo in sè, ma ci consentono spazi esterni di realizzazione di noi, per scopi che ci realizzano (acquistare una casa, vivere una vita relazionale come vogliamo, realizzare i nostri progetti e quelli di chi amiamo, nutrire i nostri animali … ), altri sono di grande utilità, anche se nascosti agli occhi dei più.
Tutti sono dignitosi, tranne quelli in cui si estorce denaro a fronte di un imbroglio o di un danno alle persone, anche in modo sottile, non crediamo di sottrarci all’ira divina se produciamo veleni, ad esempio.
Ma sicuramente, il lavoro che facciamo, è una parte importante della nostra identità e dei progetti esistenziali che stiamo giocando in questa vita, su questa Terra.
Oggi è la giornata dell’ESSERE.
Stai con chi ami e trattati con gentilezza.
Porta alla luce il sogno sepolto tanto tempo fa.
Nella tua anima la brace arde ancora.
“Non è bene escludere dai tuoi calcoli un drago vivo, se gli vivi accanto”
(J.R.R. Tolkien).
A volte, un drago, è tutto ciò che ci serve.

Maria Antonietta, Staff
Staff

Maria Antonietta

Dr.ssa Maria Antonietta Cambrea

Laureata in Odontoiatria e protesi Dentaria nel Giugno del 1993 presso l’Universita’ di Messina con 110/110 e Lode , nello stesso anno a Novembre ha conseguito l’abilitazione all’esercizio dell’Attivita professionale con Votazione 70/70 .

Nel Febbraio del 1994 vince la borsa di Studio CarloRodriguez-_Fondazione Bonino Pulejo per la Ricerca presso la cattedra di Chirurgia Speciale Odontostomatologia della Facolta’ di Medicina e Chirurgia dell’Universita Federico II di Napoli , dove si occupa di pazienti ortodontuici –chirugici.

Da qui nasce la sua prima passione per la chirurgia e l’ortodonzia e l’attivita’ ospedaliera che non abbandonera’ mai .

E’ infatti  Dirigente Medico di Primo Livello presso l’Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco Branca di Odontoiatria sin dal 1997 a tutt’oggi , ed e’ stata anche Responsabile di Branca presso lo stesso Ospedale.

Dal 2005 al 2015 e’ stata Consulente in Ortognatodonzia  presso la  di Chirurgia Maxillo-Facciale II

dell’IRCC Istituto Ortopedico R.Galeazzi di Milano.

Nei vari anni partecipa a numeri Corsi di Formazione e Master di Perfezionamento, conseguendo parecchi Diplomi.

Ma Sempre più affascinata e interessata alla connessione mente corpo e alle stupefacenti capacità di autoguarigione dell’uomo,  amplia le sue conoscenze al di fuori del campo odontoiatrico e si occupa di Medicina Olistica , Psico-Bio-Genealogia , Discipline parallele e a tutto cio’ che e’ legato alla capacita’ dell’essere umano di conoscersi.

Quindi ha sintetizzato le sue varie  passioni , apparentemente cosi’distanti dedicandosi particolarmente  allo studio dei Simboli e degli Archetipi nascosti nella bocca e nei denti tramite la  DECODIFICA EMOZIONALE DENTALE e DEL VISO e alla DENTOSOFIA considerando appunto l‘ortodonzia insieme alla Dentosofia non solamente un “allineare i denti” , ma uno stimolare la salute dei pazienti dal punto di vista globale, olistico;

facilitando infatti masticazione, deglutizione, respirazione nasale, armonia posturale si hanno benefici non solo estetici ma anche funzionali per tutto il corpo, in tutto il suo insieme.

Attualmente svolge la sua Attivita’ Professionale prevalentemente nel suo

Studio: sito in Varenna (LC) Via Corrado Venini , 156  Tel 0341-830396

Per contatti :

E-mail: ma.cambrea@gmail.com

Sito : http://www.dentosofiacambrea.it/

Pg FB: https://www.facebook.com/Dentosofia-Odontoiatria-Olistica-Drssa-Cambrea-MAntonietta-511444332235065/?ref=bookmarks

BURRO CHIARIFICATO MOLTI BENEFICI PER LA NOSTRA SALUTE
L'energia del cibo

BURRO CHIARIFICATO MOLTI BENEFICI PER LA NOSTRA SALUTE

Vorrei parlarvi in maniera più approfondita, anche se pur sempre parziale, di un prodotto particolare: il ghee, ma nel dettaglio, vi riferisco le informazioni a mie mani di un prodotto specifico: si chiama MATI GHEE ed è prodotto da Biosophia.

Credo che il ghee di buona qualità possegga caratteristiche similari.

Personamente lo utilizzo con grande parsimonia (2/3 cucchiaini la settimana) ed è mia opinione personale che contribuisca alla mia salute.

Teniamo presente il punto di vista del prof. Sergio Chiesa riguardo al burro (il ghee non è come il burro però, è un burro molto migliorato!), e se ci aggrada, consumiamolo con grande cautela.
“Usate in modo saltuario e moderato il burro crudo (biologico).
La dottoressa Kousmine consentiva piccoli quantitativi di burro.
Ma era cresciuta e viveva in Svizzera, dove se ne consumavano quantità assurde. Come eccezione, se non siete in crisi di malattia, possono essere consumati un paio di porzioni alla settimana che non eccedano i 25 grammi.
Se lo si desidera, piccole quantità di burro di qualità (20-25 g) usato a freddo sui cibi o spalmato sul pane (2 o 3 volte alla settimana). Il burro è stato inutilmente criminalizzato: pur avendo molti grassi saturi, contiene acido butirrico, un acido grasso a catena corta, valido nutrimento per le pareti dell’intestino, e vitamine liposolubili (anche omega-3, se è burro di animali al pascolo in alta montagna).

Mati Ghee è UN BURRO RIPULITO realizzato seguendo fedelmente un’antica ricetta Ayurvedica.
Attraverso un lungo e minuzioso procedimento termico vengono tolte le frazioni che appesantiscono il corpo umano.
Durante tutta la durata del trattamento vengono fatte vibrare musiche sacre Ayurvediche che dinamizzano e potenziano il preparato.
Viene scelta la posizione della Luna, le mucche sono scelte in piccole entità produttive in alta montagna, di una razza che non ha subito manipolazioni da parte dell’uomo e producono pochissimo latte, 4/5 litri al giorno, contro il 30/40 litri del latte commerciale.
La lavorazione è molto lunga, con calore moderato e dura diversi giorni e notti, questo garantisce l’eliminazione delle scorie che avviene per semplice e spontanea separazione e filtrazione.
Per aumentare le caratteristiche di questo preparato viene utilizzata una pentola rivestita di oro purissimo.
L’utilizzo di musiche sacre Ayurvediche, che si alternano a seconda dell’andamento energetico della giornata, elimina dona a questo ghee caratteristiche nutritive che appartengono al mondo delle energie sottili, è un alimento OJAS, una caratteristica divina che determina la Vita in tutto ciò che è manifesto.
Operando a livello energetico sottile crea l’essenza che permea funzioni fisiologiche, l’intelligenza e quant’altro utilizziamo tutti i giorni.
Gli alimenti OJAS hanno la capacità di raggiungere i tessuti vitali in 24h mentre gli alimenti non OJAS raggiungo la destinazione in 7/8 giorni, secondo la visione Ayurvedica.
Mati ghee aumenta l’energia vitale, sensibile e sovrasensibile, migliora il potere digestivo con le funzioni ed organi correlati, riequilibra gli enzimi, mette in equilibrio il livello gastrico e intestinale, nonché l’intestino tenue, dove equilibra l’assorbimento del cibo, presiede alla formazione del sistema immunitario e regola la funzione della valvola ileo-cecale.

Per gli esperti di Ayurveda: favorisce AGNI, dona forza a JATHARAGNI, a BUTHAGNI, a MADJA, a SHUKRA, a TEJAS, a MEDHAGNI, a SADHAKA.

Irrobustisce il fegato, ne regola le azioni, armonizzando le funzioni di trasformazione del glicogeno e tutte le altre funzioni in relazione al tessuto nervoso centrale e periferico, al midollo osseo, ai tessuti riproduttivi sia maschili che femminili, rafforza la mente, l’energia del cuore, sia come organo della circolazione che organo di senso. A livello sottile il cuore serve a regolamentare il passato e il futuro creando la percezione del presente, portando chiarezza ai nostri intendimenti e la Vita verso nuove realizzazioni.

Mati ghee è un RASAYANA, pertanto svolge un’azione tonica e di ringiovanimento di tutti i tessuti corporei.

Usare alimenti OJAS è molto importante per migliorare la vita a tutti i livelli, inoltre può essere usato sia come alimento, considerando i dosaggi consentiti da Kousmine per il burro, ma anche come ANUPAM, ovvero come mezzo di trasporto per i preparati curativi di qualsiasi filosofia.

Mati Ghee non contiene caseina, che può influenzare negativamente molte funzioni corporee, non contiene nemmeno lattosio, responsabile di molte intolleranze negli adulti.
Mati Ghee è ricco di caroteni, incluso un carotene contenuto nell’erba medica, Luteina, Zinco, Acido butirrico, che riepitelizza le mucose del colon e aumenta l’effetto barriera delle mucose intestinali.

Considerando tutte le sostanze contenute, che non vi posso elencare in toto, possiamo asserire che agisce proteggendo dalla degenerazione articolare, utile alleato in artrosi, artrite reumatoide e psorisiaca.
Promuove la crescita dei capelli e combatte l’alopecia, normalizza molte funzioni ormonali e metaboliche, incluso il metabolismo del glucosio. Controlla i livelli di colesterolo e LDL, stimola l’aggregazione delle piastrine e vi sono studi che affermano che non crea i trombossani, quindi non ostruisce i vasi sanguigni.

Insomma, concludendo, per chi ama sperimentare, direi che è il caso di valutare l’introduzione di un prodotto di così alta qualità.
Può essere utilizzato sia crudo che cotto, senza alterazioni.
Può esser conservato in frigorifero, ma anche a temperatura ambiente, purchè non esposto alla luce diretta del sole o a fonti di calore.

Per il resto ritengo che intorno alla filosofia dei grassi ci sia parecchia confusione.
Dovremmo, forse, tenere presente che nel sangue troviamo l’essenza della nostra vita, tutto ciò che ci compone, ma proprio tutto, inclusa quella componente che dovrebbe differenziarci dal resto della Creazione, quella parte di noi che ci rende unici e irripetibili, che in qualsiasi momento ci dice intimamente chi siamo.
Dovremmo chiederci perché il sangue diventa denso e perché forma depositi che possono condurci alla morte. Dovremmo chiederci perché il sangue, che porta ciò che siamo intimamente, non può scorrere e concederci la Vita. Perché viene rallentato nel suo corso fino a ostruire il passaggio.
Non da ultimo dovremmo chiederci quanto ognuno di noi, non si conceda la VITA.
Non ci sono esami ematochimici che diano risposte a questi quesiti.

MISO ALIMENTO DELLE MERAVIGLIE, NON SOLO SALE
Super food 4 care

MISO ALIMENTO DELLE MERAVIGLIE, NON SOLO SALE

Un modo per mangiare saporito, ma senza consumare il sale è utilizzare il Miso.

Qui vi presentiamo le sue caratteristiche e qualche consiglio su come utilizzarlo in cucina.

Ricordate! preferitelo bio e non pastorizzato. E’ un alimento vivo, ricco di enzimi e lattobacilli, quindi non va cotto!!!!!

Il Miso ha una storia davvero molto antica, che affonda le radici addirittura all’800 a.C., quando le antiche popolazioni cinesi iniziarono a sottoporre a lunghissime fermentazioni alcuni cibi di origine animale, primo fra tutto il pesce e i molluschi. La prima versione di miso, così prodotta, prendeva il nome di Chiang ed era largamente utilizzato per insaporire i prodotti della terra.
In seguito, i monaci buddhisti scoprirono che il Chiang poteva rappresentare un valido alleato nell’integrazione delle diete vegetariane, semplicemente sostituendo il pesce con dei comuni fagioli di soia, più facili da reperire e soprattutto meno costosi.
In Giappone venne importato invece nel XIII° secolo e divenne rapidamente uno dei cardini della dieta giapponese. Durante la seconda guerra mondiale il miso fu usato dalle vittime della bomba atomica scoppiata a Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Un medico, il dott. Akizuki, suggeriva alla popolazione una dieta a base di riso integrale, zuppa di miso e alghe, perché si credeva potesse proteggere dalle radiazioni.
Negli anni sessanta dei ricercatori canadesi confermarono l’efficacia del miso e delle alghe e l’alimento fu inviato anche alla popolazione di Chernobyl dopo il disastroso incidente nucleare.

È ottenuto da fagioli di soia gialla lasciati a lungo in ammollo in acqua e sale marino, quindi vengono cotti in grandi recipienti, aggiungendovi eventualmente alcuni cereali, come orzo e riso. Questi serviranno a stemperare il sapore forte del miso, ma soprattutto a completare gli amminoacidi del legume, ottenendo una fonte proteica ottimale.
Il composto viene inserito in grandi tini di cedro, ed in seguito viene inseminato con un fungo specifico, l’Aspergillus oryzae, nutrito e tramandato con metodi totalmente naturali. Il fungo grazie alla fermentazione lattica, riuscirà a scomporre gli amidi presenti nell’orzo o nel riso, rendendoli molto più digeribili. Quindi si pressa con forza il tutto e lo si lascia a fermentare per un periodo molto lungo, non inferiore ai 12 mesi e in alcuni casi anche fino a 24 mesi. Durante i 12-24 mesi è sottoposto a due o tre travasi che hanno la funzione di ossigenare la massa in fermentazione e alla fine della quale si ottiene una pasta scura,
dall’aroma e dal sapore caratteristici, contenente un buon 12-14% di proteine già in parte “digerite” (e quindi più assimilabili), sali minerali, oligoelementi, vitamine ed enzimi.
Industrialmente, invece, la fermentazione si riduce anche a poche ore, che rende necessaria la pastorizzazione ed eventualmente l’aggiunta di additivi per stabilizzare il composto.
L’idrolisi delle proteine della soia, ad opera di enzimi che si sviluppano durante la fermentazione, dà luogo ad aminoacidi e peptidi che sono responsabili del sapore del miso.
Il maltosio e il glucosio sono scomposti producendo alcool e acidi organici responsabili della fragranza del miso. L’idrolisi dei grassi produce acidi grassi che reagiscono con l’alcool e donano al miso il suo tipico aroma.
Caratteristiche chimiche: il miso contiene un’alta percentuale di proteine vegetali, fornendo inoltre tutti gli otto amminoacidi essenziali, senza però colesterolo o grassi come il cibo animale. È ricco di sali minerali alcalinizzanti, calcio, sodio e magnesio, che aiutano a combattere l’acidità del sangue. Se si consuma un piatto di cereali accompagnandolo a del Miso, la quantità di proteine che il nostro organismo assume cresce anche del 30 – 40%.
È inoltre ricco di enzimi e lattobacilli, simili a quelli dello yogurt e migliora la flora batterica simbionte, venendo in aiuto nei disturbi intestinali.

Con i suoi 3200 milligrammi di sodio per 100 grammi, può essere sconsigliato agli ipertesi.

Il consiglio è comunque di utilizzare miso non pastorizzato (perché la temperatura della pastorizzazione inattiva i lattobacilli e gli enzimi) e di qualità biologica.
Dal punto di vista dell’alimentazione macrobiotica, il Miso è essenzialmente un alimento moderatamente yang perchè salato e fermentato e perchè la sua azione è quella di riscaldare ma, secondo il principio della relatività delle polarità yin/yang, secondo cui non esistono gli assoluti ma solo alimenti complementari e relativi gli uni agli altri, i diversi tipi di miso hanno gradazioni yang diverse.
In una scala decrescente dal più yang a quello meno yang possiamo classificare i più diffusi tipi di miso come segue:
• HATCHO MISO: ottenuto dalla fermentazione della sola soia per 24 mesi. È il miso dal sapore più forte e molto salato, è il più yang e va utilizzato soprattutto per zuppe curative. È privo di glutine;
• KOME MISO o MISO DI RISO: soia fermentata e riso Per le sue qualità è
consigliato nei mesi più freddi;
• MUGI MISO o MISO DI ORZO: soia fermentata per 18 mesi e orzo. Per le sue qualità è consigliato nei mesi più caldi;
• MISO DI SOIA semplice: ottenuto dalla fermentazione dei soli fagioli di soia per 12 mesi, quindi ha un sapore più leggero di tutti gli altri.

• ha un potente potere alcalinizzante;
• è ricco di fermenti vivi, benefici per la digestione;
• fornisce energia grazie alla lunga fermentazione e alla presenza di zuccheri complessi;
• ha la capacità di smuovere i ristagni nell’intestino;
• agisce su problemi di gonfiore intestinale.

Poiché contiene lecitina di soia e acido linoleico, può ridurre il tasso di colesterolo e acidi grassi e può avere effetto benefico anche sulle malattie dell’apparato cardiovascolare.
Secondo una ricerca compiuta dal Centro nazionale giapponese contro il cancro, una zuppa di miso al giorno riduce i rischi di tumori al seno, in virtù delle proprietà anticancerogene della soia.
Il miso è consigliato a tutti, ma in particolare è adatto per contrastare gli effetti di un’alimentazione ricca di carne e alimenti acidificanti (proteine animali, zuccheri, cibi raffinati dall’industria, alcol), a chi a problemi digestivi (può sorseggiare il miso durante il pasto per facilitare la digestione), a chi sente di essere debole nell’apparato gastrointestinale, a chi desidera prevenire malattie come l’asma, le allergie, la carie
dentaria, le malattie della pelle.
Ha un gusto molto deciso e molto salato e sia l’aspetto, come il gusto e l’odore, variano a seconda della stagionatura, della composizione e ovviamente della qualità del prodotto. In differenti regioni si producono tipi differenti di miso. Il miso viene usato per condire ed insaporire zuppe, salse, marinate, paté e biscotti. Esso compare infatti in molte ricette della tradizione giapponese, tra cui la più comune è la zuppa di miso, consumata giornalmente da milioni di giapponesi.

Zuppa di miso
Ingredienti per 2 persone
> 550 millilitri di Acqua
> un pezzo di alga wakame di circa 5 cm (da ammollare prima di cuocerla)
> 1 carota grande
> 1 cipolla
> 1 porro
> 3 cucchiai da tè di miso
> poche gocce di shoyu (o di salsa tamari se si è intolleranti al frumento)
Tagliamo le verdure e le facciamo bollire insieme alle alghe per qualche minuto, fino a quando si saranno ammorbidite. A fine cottura spegniamo il fuoco e aggiungiamo la pasta di miso precedentemente sciolta in poca acqua. Mescoliamo fino a quando si sarà completamente sciolta nel brodo, aggiungiamo lo shoyu a piacere per insaporire e serviamo calda.
I principi sono semplici: utilizzare verdura di stagione e non mescolare più di tre varietà nella stessa zuppa.
Solitamente la zuppa di miso è consigliata a inizio pasto per favorire l’assimilazione e la digestione di quanto viene ingerito successivamente.

Zuppa di miso: Valori nutrizionali e composizione
I valori di questa tabella si riferiscono a 100 grammi di prodotto
1 tazza corrisponde a circa 275 grammi

kcal 199
kj 831
Grassi g 6.01
Carboidrati g 26.47
Proteine g 11.69
Fibre g 5.4
Zuccheri g 6.2
Acqua g 43.02
Ceneri g 12.81
Minerali
Calcio mg 57
Sodio mg 3728
Fosforo mg 159
Potassio mg 210
Ferro mg 2.49
Magnesio mg 48
Zinco mg 2.56
Rame mg 0.42
Manganese mg 0.859
Selenio mcg 7
Vitamine
Retinolo (Vit. A) mcg 0
Vitamina A, IU IU 87
Vitamina A, RAE mcg_RAE 4
Tiamina (Vit. B1) mg 0.098
Riboflavina (Vit. B2) mg 0.233
Niacina (Vit. B3) mg 0.906
Acido Pantotenico (Vit. B5) mg 0.337
Piridossina (Vit. B6) mg 0.199
Folato alimentare mcg 19
Folato, DFE mcg_DFE 19
Folati, totali mcg 19
Cobalamina (Vit. B12) mcg 0.08
Alpha-tocoferolo (Vit. E) mg 0.01
Fillochinone (Vit. K) mcg 29.3
Colina totale (Vit. J) mg 72.2
Carotene, beta mcg 52
Zuccheri
Fruttosio g 6
Maltosio g 0.2
Lipidi
Acidi grassi, monoinsaturi g 1.242
Acidi grassi, polinsaturi g 3.204
Acidi grassi, saturi g 1.139
Colesterolo mg 0
Aminoacidi
Acido aspartico g 1.171
Acido glutammico g 1.915
Alanina g 0.5
Arginina g 0.784
Fenilalanina g 0.486
Glicina g 0.447
Isoleucina g 0.508
Istidina g 0.243
Leucina g 0.82
Lisina g 0.478
Metionina g 0.129
Prolina g 0.619
Serina g 0.601
Tirosina g 0.352
Treonina g 0.479
Triptofano g 0.155
Valina g 0.547

Il miso può costituire una alternativa al dado da brodo e al sale per insaporire risotti, minestre, vellutate e zuppe.
Bisogna ricordare che il miso è un alimento vivo, ricco di fermenti, pertanto si consiglia di aggiungerlo alle pietanze senza cuocerlo, quando la fiamma viva è spenta, dopo averlo sciolto in poca acqua calda prima di mescolarlo, lasciandolo riposare qualche minuto prima di servirlo. Solo così si mantengono intatte le sue qualità riequilibranti.

Ecco un paio di ricette di condimento per l’insalata a base di Miso:
2 cucchiai da tavola di Miso
½ cucchiano da te di senape
2 cucchiai di zucchero nero, oppure miele, oppure succo d’agave
2 cucchiai di succo di limone
¼ di tazza di aceto di riso
1/3 di tazza di EVO
1 cucchiano di olio di sesamo (opzionale)
Mescolare insieme gli ingredienti.

Oppure, più semplicemente:
2 cucchiaini di miso da stemperare con un cucchiaio di aceto balsamico
Olio EVO come di abitudine.
Questa salsina si può utilizzare anche per le verdure in pinzimonio.

CURIOSITA’ : il Miso contiene una buona percentuale di acido kogico, che sembra poter ridurre le aree più scure dovute ad una eccessiva pigmentazione della pelle.

Patrizia

Qualcosa di meglio
Pensieri al femminile

QUALCOSA DI MEGLIO

Se non fossimo insoddisfatti di ciò che abbiamo, non cercheremmo mai qualcosa di meglio.
Certo non parlo dell’essere insoddisfatti del vestito o della macchina o financhè della nostra casa.
Parlo di quel filo di inquietudine che, anche nei momenti più sereni, tende lo sgambetto al nostro animo.
Quella cosa lì, che definiremmo odiosa se dipendesse da noi, è una vera e propria benedizione.
L’insoddisfazione DIVINA!
E’ così che la nostra parte spirituale ci tocca, cercando di avere la nostra attenzione.
E se il Cielo vuole la tua attenzione, l’avrà.
A costo di scomodare immaginazione, intuizione, desideri fisici o mentali, sincronicità apparentemente impossibili, conversazioni che sembrano “casuali”, sogni ad occhi chiusi (o aperti😍), rêveries d’ogni sorta e accuratissimi presentimenti, fin nei dettagli.
Potrebbe toccarti anche un regalo magnifico.
Che ti fa riflettere su quanto è preziosa la tua vita e chi ti sta vicino.
O lontano.
Certo se per anni ignoriamo questi solleciti, ed ogni giorno, come sporco all’angolo degli occhi al risveglio da una lunga notte, li rimuoviamo con l’acqua di rose, bè, prima o poi inizieranno a lesionare la nostra vita, come il granello di sabbia che nell’ostrica produce la perla.
Come sotto una gragnuola di sassi le note di un pianoforte che suona Bach offrono un segno di speranza, così quel filo di inquieta insoddisfazione sta per condurti altrove.
Dove?
Non ne ho la benchè minima idea e, davvero, non ha nessuna importanza.
E’ un altro pezzetto di me, della mia parte più vera.
Sepolto sotto strati di macerie, rimosse a mani nude, sotto il sole cocente del deserto.
La fragilità che si percepisce in quel frangente da l’idea che da un momento all’altro potremmo andare in pezzi.
Se ti guardi allo specchio ti chiedi: chi è quella?
Improvvisamente non sopporti le tende dello studio.
Ma non si abbinano con nulla.
Tagli le ughie corte, perchè hai già rotto 10 paia di calze sta settimana.
Per un istante l’idea di cambiare perfino il colore dei capelli.
Come se qualcosa potesse esimerti dall’angoscia di andare più a fondo.
Di vedere se quel frammento si infila da qualche parte.
E scoppi a piangere ad una parola detta al momento giusto, dalla persona giusta, mentre intravedi un angolo di oasi nel deserto.
Sali in macchina e ti ritrovi a destinazione senza sapere come.
Pregusti un lungo bagno fra essenze profumate, e se possibile vorresti passarci il resto della vita a mollo con la Rosa di Damasco.
Vorresti una flebo di Olive, con qualche goccia di Aspen e se fosse possibile una siringa di Cognac francese in vena.
Bene, rilassati e goditela.
E’ la fase che precede la magnificenza.
E’ una cosa strana, continui a ripetere.
Sei tu la cosa strana, dice il poeta sufi Rumi, tanto caro al prof. Raffele Morelli.
Hai dentro di te l’energia del sole, ma continui a bloccarla nella base della spina dorsale.
Sei uno strano tipo d’oro, che vuole rimanere fuso nella fornace per non dover diventare una moneta.
Tutto cambia.
Solo il desiderio è duraturo.

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